La gran parte degli analisti concorda sul fatto che l'inchiesta di Trani può far bene a Berlusconi. In senso elettorale, s'intende. Il perché un'inchiesta così deleteria per l'immagine di un premier che s'incazza perfino guardando «Parla con me» possa invece trasformarsi in un vantaggio politico, è molto chiaro. Tutto lo sforzo di Berlusconi in queste ore è finalizzato a portare alle urne i suoi elettori: delusi, infastiditi, astensionisti. Sono loro che possono fagli perdere le regionali. Sono loro che devono essere motivati a votare.
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Allarme astensionismo a destra. Silvio Berlusconi non nasconde la preoccupazione e chiama alle armi i suoi per compattare l’elettorato. Ma l’appello al voto come «referendum su di lui» sembra destinato «a funzionare sempre meno», secondo Luca Ricolfi, sociologo, docente di Analisi dei dati presso l’Università di Torino, fondatore e direttore della rivista italiana di analisi elettorale Polena.
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Da un lato ci sono Nichi Vendola e Antonio Di Pietro, sostenuti da un pezzo di centrodestra. Dall'altro c'è il Pd, in particolare gli esponenti di rito dalemiano del partito pugliese, un altro pezzo di centrodestra e addirittura il candidato governatore “avversario” Rocco Palese. Naturalmente si tratta di schieramenti ideali. Ma, dietro le quinte, sono gli uni contro gli altri armati.
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Perché Nichi Vendola piace così tanto al popolo della sinistra? Proviamo a ragionare sulla base degli elementi che possediamo. Il primo elemento è la certezza della popolarità di Vendola, che va ben oltre il “piccolo popolo” della sinistra radicale. Lo abbiamo visto alle primarie pugliesi, dove ha sbaragliato il candidato ufficiale del Pd, e lo abbiamo visto a piazza del Popolo, sabato scorso, dove ha vinto largamente la gara dell'applausometro. Il secondo elemento che abbiamo è l'oratoria di Nichi, che è molto poco tradizionale. Si fonda su uno slancio poetico, che è una sua caratteristica chiarissima e molto forte, e sulla ricchezza dei contenuti.
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Scopriamo la Puglia. Si chiamava così il libro di lettura delle scuole medie. Era verde. Diceva quanti eravamo e dava piccole sintetiche informazioni sulla natura dei terreni ad Alessano, a Margherita di Savoia o sul folklore di Lucera. All’epoca la Puglia vista da fuori era le grotte di Castellana, l’acquedotto pugliese, lo Zoosafari, Alberobello, Castel del Monte, parecchio Federico II, i natali di Carmelo Bene, Aldo Moro e Rodolfo Valentino, un po’ di barocco leccese e un po’ di cattedrale di Trani, ma appena un assaggio, come se fosse un duomo di Orvieto, ma molto più meridionale. Per i locali ovviamente era un’altra cosa. 450 chilometri di federalismo antropologico.
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«La terza rivoluzione industriale è alle porte e dobbiamo saperla cogliere». L’economista americano Jeremy Rifkin è a Roma per presentare il suo ultimo libro “La civiltà dell’empatia” (Mondadori, 634 pagine, 22 euro). Al Riformista il guru dell’economia all’idrogeno spiega che «il mondo è in ritardo sul rinnovamento energetico». Dopo il fallimento procedurale del vertice di Copenhagen, il presidente della Greenhouse Crisis Foundation ci ha confessato che era scettico sull’effettiva attuazione di una riforma energetica. Con Europa 2020, la strategia comunitaria per il prossimo decennio, «qualcosa è cambiato in positivo», dice Rifkin. Ma c’è anche spazio per discutere con lui della crisi subprime e del crollo di Lehman Brothers.
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Paramilitary policemen play games during a break in their anti-riot training at a military base in Suining, Sichuan province, March 9, 2010. Big on spit and polish and parades but short on experience, new technology and force coordination, China's military has far to go before its bite begins to approach its increasingly loud, and for some fearsome, bark. China has invested billions of dollars in its armed forces and is developing advanced fighters and missiles, considering building its first aircraft carrier and is trying to slim its bloated ranks down to a lean, high-tech military. REUTERS/Stringer (CHINA - Tags: MILITARY POLITICS) CHINA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN CHINA