lunedì, 21 maggio 2012 ore 10:45

Culture

Contro Larsson
Chiudere il rubinetto di questa inondazione

Stieg Larsson, tradotto in 29 Paesi e venduto in 9 milioni di copie, è un arcano letterario. Anche leggendo l’ultimo episodio della sua trilogia “La regina dei castelli di carta”, appena uscito nelle librerie italiane da Marsilio con una tiratura iniziale di 250 mila copie, non si viene a capo del mistero editoriale.

Nella foto Gian Paolo Serino

Non si comprende come la serie di romanzi gialli dello scrittore svedese abbia potuto appassionare tanti milioni di lettori in tutto il mondo. E non solo: anche la critica sembra accodarsi al successo planetario con una conformità di giudizi che dall’«Avvincente» all’«Impedibile» non perdono superlativo per spiegare un fenomeno che se non annichilire dovrebbe perlomeno allarmare chi si occupa veramente di letteratura. Tralasciando i quotidiani nazionali - nessuno che abbia sinora alzato il minimo dubbio sulla qualità dei romanzi - da Le Monde («Un affresco poliziesco pieno di colpi di scena e popolato di personaggi di cui ci si innamora») a Paris Match («Dovete leggere Larsson e la vostra dipendenza sarà totale») è stato un coro unanime di consensi. D’altro canto proprio la Francia è stata la prima vittima dello scrittore svedese dando il via ad una vera e proprio Larssson mania ed elogiando una scrittura definita di «qualità popolare». Un neologismo, evidentemente, per definire quella che un tempo, più semplicemente, era definita «narrativa popolare» o «letteratura di consumo».

Anche Dumas, tanto per restare in Francia, era considerato uno scrittore popolare. Ma può esistere confronto? Con la Trilogia di Larsson siamo ai confini del più niente, siamo al puro entertainment spacciato per letteratura di cassetta. Pile e pile di libri che ci aspettano nelle librerie, nei supermercati, negli autogrill, negli aeroporti. Larsson ha prodotto libri da aeroporto, romanzi di linea: assolutamente prevedibili e, solo come nella fiction può accadere, sempre perfettamente in orario. Perché sai già che in quel punto, in quella pagina, troverai esattamente quello che vuoi trovare.

Davanti al fenomeno Larsson la critica si è piegata dimostrando ciò che anni avevano previsto Piero Chiara e Giorgio Manganelli: Chiara ironicamente sottolineava come la letteratura non avesse più bisogno di critici ma di pubblicitari mentre Manganelli vedeva nei bestseller «fulminei ectoplasmi senza un passato». Ed è di questo che si parla: soprattutto con il genere giallo stiamo assistendo ad una trasformazione della narrativa in un reality, una «corrida» di dilettanti allo sbaraglio che si impongono non grazie alle proprie qualità ma al sistema mediatico. Basta aprire qualsiasi pagina di questo ultimo romanzo di Larsson per avere la netta sensazione di vivere un loop di letteratura postribolare, di pagine trasformate in un peep show di sentimenti, in un meccanismo ben congegnato dove il lettore è intrappolato tra pagine e pagine di nulla catodico (tantissimi i rimandi televisivi più che espliciti: da E.R. a C.S.I) alla ricerca non di un colpevole ma di passaggi in cui i protagonisti si ritrovano invischiati in scene di sesso estremo, lesbico o sadomaso.

Si ha l’impressione, come ha dichiarato Franco Lucentini, unica voce fuori dal coro, che i libri di Larsson «non sembrano scritti con il computer ma dal computer: è come se la macchina producesse direttamente questa brodaglia, un pezzetto di carota, una buccia di patata, e su tutto un certo colore verdino. Insomma mi ricorda le antiche minestre che pare servissero nei collegi dei bambini poveri, tanti anni fa». E pensando, evidentemente, a lettori bamboccioni, Lucentini ha ricordato anche il compositore Ravel quando polemizzava con i suoi contemporanei accusandoli di fare «musique de robinet», musica di rubinetto, quella «che poteva andare avanti all’infinito, sempre uguale».

I libri di Larsson sono esattamente questo: uno studiato marchingegno che tritura i suoi lettori costringendoli, come ha scritto Paris Match, alla «dipendenza totale» da una semplice musica da rubinetto. Leggendo Larsson si ha la sensazione di estraniarsi dal mondo, che la realtà esista soltanto sugli schermi televisivi: ma non la tivù ad essere nata per intrattenerci? La letteratura non era quella che, come scriveva Kafka, ha il dovere di provocare «un colpo di ascia nel mare di ghiaccio delle nostre coscienze»? Ed invece siamo, di nuovo, ai confini del più niente: ad una letteratura non più di consumo ma che, ed è questo il pericolo mai evidenziato, ti consuma. Costringendoci a prodotti narrativi preconfezionati dove l’importante è arrivare all’ultima pagina. Con il silenzio e il consenso di una critica letteraria che dovrebbe difenderci da simili trabocchetti e che, invece, se ne sta immobile, silente, paralizzata. Una critica letteraria che, come scriveva Honorè De Balzac in Papà Goriot, «da vecchia parassita dei festini letterari è scesa dal salotto per andarsi a sedere in cucina, dove fa impazzire le salse prima ancora che siano pronte». La critica letteraria è morta. Le pile di Larsson aspettano lettori da divorare.

di Gian Paolo Serino

venerdì, 23 gennaio 2009

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commenti dei lettori

6 commenti presenti

fabio piol

10 feb 2009 16:14

Non entro nel merito della critica. Ho letto i libri, mi son piaciuti. Ne penso esattamente quello che scrive Chicco Testa. Ciò detto chiunque può giudicarli come vuole e come si sente. Epperò mi turba il riferimento alla citazione kafkiana secondo la quale la letteratura ha il dovere di provocare «un colpo di ascia nel mare di ghiaccio delle nostre coscienze» Sono allergico ai 'doveri'. La storia dell'umanità è costellata di contesti sociali o politici dove si è stabilito che la letteratura e le altre arti 'devono' essere guidate da questo o quell'altro nobile intento. Non sono state esperienze edificanti. La letteratura come e più di altre arti 'deve' poter essere qualunque cosa: divertimento, turbamento, stimolo, obnubilamento, amica e insegnante, oppio e caffè. Leggere è un'attività anarchica, libertaria. Ti consente di seguire qualsivoglia inclinazione. La letteratura è una delle più belle conquiste dell'umanità e, vivaddio, qualunque tentativo di imbrigliarla è destinato a fallire.

Stefania

07 feb 2009 14:57

La lettura a mio avviso si è evoluta come la stessa società, vedo persone che fagocitano libri come in uno stato di ipnosi... Non si può parlare di letteratura pensando a Larsson ,si può parlare di riempitivo,in linea di massima si neecessita di fantasia acquisita tramite letture leggere e disimpegnative sintomatologia di una società gravemente malata . L'uomo verso la scoperta dell' IO (specie rara in via d'estinzione),il Critico letterario ha un bel compito...deve scontrarsi con una realtà che ha pochi fondamenti umani,Tematica dalla quale si potrebbe ripartire. Non si può inglobare informazioni e pensare di tenersele per sè,senza metterle DISPOSIZIONE di chi non ha strumenti. Quindi ,LA CRITICA motore dell'evoluzione,ha il dovere di appesantirsi per poter arrivare anche in quelle sfere in cui si preferisce il silenzio.

teresa dainelli

27 gen 2009 12:38

..Sto leggendo l'ultimo libro della trilogia di Larsson (li ho letti tutti), carino, coinvolgente, divertente, ma sono completamente daccordo con Serino....la letteratura seria e' un altra cosa. Il mito dellla democrazia (tutto per tutti) sta appiattendo ogni forma di espressione...musica,pittura,architettura, scultura etc....l'eccellenza non si coltiva piu'....perche' e' per pochi...bisogna massificare...rendere accessibile a tutti......e per farlo si impoveriscono i contenuti investendo copiosamente sul marketing! Purtroppo nel mercato qualsiasi cosa che abbia a che fare con il gusto personale (bello/brutto) puo' essere manipolato perche' ogni giudizio sara' sempre relativo, mai assoluto e la missione del marketing e proprio quella di indirizzare i gusti verso i prodotti "giusti".

Stefania Montis

26 gen 2009 12:07

Sono una fra le milioni di persone che sono state catturate da Larsson, forse per ignoranza, forse perchè ci si accontenta di poco. Ma comunque mi piace mettere l'accento sul fatto che almeno Larsson è stato in grado di catturare un numero enorme di persone in Italia, nazione sicuramente poco dedita alla lettura, e di ciò non si può che essergli grati. Peraltro mi meraviglia che una persona così sicura di se come lei Sig. Serino, per riempire il suo articolo ricorra troppo spesso a citazioni altrui, sarebbe stata sufficiente la sua di opinione. Ma forse sentiva il bisogno di avere manforte da personaggi degni di nota? Tra l'altro la minestra ottenuta con le bucce di verdure in un altro articolo viene attribuita a Frutteto e non a Lucentini, ma questo ha poca importanza. Credo che comunque sarebbe meglio una più profonda lettura da parte sua, soffermandosi meno sulle scene di "sesso estremo", "lesbo" e "sadomaso", visto che occuperanno al massimo 10 pagine su 2000.......

AngoloNero

23 gen 2009 15:15

Posso dire quello che penso? Serino non lo ha nemmeno aperto, Larsson. Tant'è che non critica il libro ma il fenomeno. Altrimenti saprebbe che nel terzo volume, su 850 pagine, non c'è nemmeno una scena di "sesso estremo, lesbico e sadomaso".

pabloz

23 gen 2009 13:23

Il problema è che questa recensione mette la curiosità di andare a vedere come è fatto questo nulla! Comprerò il libro, grazie. Paolo

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)