Fuksas & co: Jiménez, chi era costui? Ma una mostra «non si nega a nessuno» di Stefano Ciavatta
Dibattito/2. L'arte ai Fori? Zero scandalo, solo una «mescolanza» per Carandini. Settis ricorda il precedente Hill. L'Italia per Daverio? «Ridotti a una scenografia eccellente». E comunque «gli scavi sono in condizione pietosa» (Portoghesi).
Deredia sì, Deredia no? Ma forse sarebbe meglio dire Deredia chi? A sentire gli addetti ai lavori, dell'artista del Costarica Jiménez Deredia nessuno sa niente. In teoria tempo per colmare la lacuna ci sarebbe perchè manca un mese all'apertura ufficiale della mostra che durerà fino a novembre, Deredia. La genesi e il simbolo. Ma per problemi logistici, compresa la parata del 2 giugno, le otto grandi sculture in marmo dell'artista che da trent’anni vive sotto le cave di Carrara, sono già state installate ai Fori, tra l’Arco di Tito e la Curia del Senato, e - per la prima volta nella stessa area - sulla Via Sacra che attraversa il Foro Romano.
Non c'è bisogno di aspettare allora. Intanto però Deridia non sarebbe la prima pietra dello scandalo. L’archeologo e direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, ricorda che c'è un precedente simile nella capitale, «si tratta dell'artista americano Gary Hill», vincitore del Leone d'oro alla Biennale di Venezia nel 1995, che quattro anni fa portò nel Colossero un complesso lavoro di video installazioni intitolato Projecting Rome, che durò a lungo, da aprile fino a luglio, come nel caso del costaricano. Lo ricorda anche il professor Carandini, ignaro però sia di Deredia che della mostra: «A me queste mescolanze non piacciono, però non ho pregiudizi ideologici. Bisogna verificare l'impatto, e l'effetto finale. Come presidente del Consiglio superiore dei beni culturali non ne so nulla. Però i Fori, più che metterci cose moderne, preferirei illustrarli, raccontarli, valorizzarli».
I due massimi archeologi non sono i soli a non aver presente Jiménez Deredia. «Non lo conosco però magari avremo la fortuna di scoprirlo- racconta al Riformista Philippe Daverio - le mostre sparse nei paesi sono più da Montecarlo che da Roma, ma il Principato non ha un vissuto storico. Uno non si aspetta che Roma faccia una cosa simile. Non è la cosa più normale. Un dato un po’ umiliante però è che l'Italia non è considerata più una protagonista, come dimostrano le ultime due biennali, è solo un palcoscenico offerto al business internazionale. Siamo un paese in fase di liquidazione, che non sa più come reagire. Un protagonista che è diventato un affittacamere, siamo una scenografia eccellente. Avrei capito se l'esposizione avesse riguardato Giuseppe Spagnulo, ma è inutile aspettarsela in Italia. Si procede a secondo della corrente che riesce a influenzare le varie aree decisionali, che a loro volta soffrono perchè non riescono a esprimere giudizi autonomi. Queste esposizioni vanno benissimo per chi li possiede».
Ma è davvero così invasivo mescolare il sacro e il profano, i Fori con l'Arte contemporanea? «Sono progetti che possono avvenire come celebrazione dei grandi. Ci sono state mostre simili di contemporanei in contesti e musei classici. Come è avvenuto al Louvre, nella parte della pittura storica, con la mostra di Ian Fabre. Il dialogo non è di per sé sbagliato, ma sono poche le persone che posso entrare nel merito. Il fatto è che sono tutti a libro paga. Io no, e infatti non sono un critico d'arte».
Anche l'architetto Paolo Portoghesi non conosce Deridia «ma non c’è nulla di male che si esponga. Piuttosto i Fori sono in condizione pietosa. C'è bisogno di ordine, e due figure un archeologo e un architetto che lavorino insieme. Gli scavi hanno rappresentato una conquista per la cultura archeologica, ma l’immagine dei Fori va sempre più peggiorando. Più che una scenografia eccezionale direi uno scenario in fieri, tanto che un commissario dovrà metterci le mani. Gli scavi per la metro sicuramente hanno danneggiato l’area. Meglio allora i Mercati traianei per queste iniziative».
Portoghesi ricorda il precedente dell'americano Gary Hill: «Ma il Colosseo non dovrebbe ospitare cose simili: è uno spazio consacrato dalla storia, e uno spazio considerato sacro è difficile sconsacrarlo. I Mercati Traianei andrebbero meglio. Ci sono luoghi che vogliono il silenzio, il Colosseo è ancora un luogo di silenzio. Anche se evoca il rumore delle arene, non è come Verona, che infatti non ha mai avuto una funzione sacrale. Nel Colosseo un papa voleva farci addirittura una chiesa». Roma conserva ancora degli spazi sacri, da mantenere inviolati? «Sì. Per esempio fare una mostra nel cimitero acattolico di Piramide sarebbe fuori luogo».
Taglia corto ma con tono divertito un altro nome illustre dell'architettura, Massimiliano Fuksas: «Basta polemiche, non litigate più. Prendete Noemi, dategli la legion d’onore! Deridia? Mai sentito nominare, ma non è grave. Una mostra non si nega a nessuno. I mesi passano in fretta, niente di grave, nulla si distrugge. Sono molto più indignato che non mettiamo mano alle metropolitane in periferie. Gli scavi per la metro C? Dovevamo fare la D, la E, Roma non ha 127mila abitanti, ma circa 4milioni di persone e venti milioni di turisti all’anno. A Parigi Sarkozy, con vero senso della realtà, ha pensato per una città di 10 milioni di abitanti di costruire altri due anelli di metro spendendo 26 miliardi di euro per collegare 150 km di rete. Un lavoro incredibile. Lavoriamo su grandi idee e grandi opere, non ci perdiamo in polemiche inutili». E le aree archeologiche come i Fori? «I Fori stanno malissimo, anche il parco dell'Appi antica è mangiato dai depositi delle macchine. Con La Regina avevamo presentato un progetto al Ministero. Investiamo, facciamo debiti! Lavoriamo su cose sensate. Non ci perdiamo».