venerdì, 3 settembre 2010 ore 12:39

Italia

L'offerta di Bersani
di Stefano Cappellini

Di una possibile tregua tra i poli si parla da anni a scadenza più o meno semestrale e ogni volta col medesimo esito: i sondaggi reciproci, i timidi segnali di distensione e persino gli abboccamenti veri e propri - come i due faccia a faccia Veltroni-Berlusconi a cavallo delle politiche 2008 - evolvono sistematicamente in una nuova fiammata di guerra guerreggiata. Qualcosa può cambiare nei prossimi mesi? L'elezione di Pier Luigi Bersani, che ridà al Pd una guida stabile e al centrodestra un interlocutore pienamente legittimato, potrebbe aprire una fase nuova? La prudenza è obbligatoria. Ma qualcosa sembra muoversi davvero.

Piccoli segnali. Mosse formali più che sostanziali. Che indicano però una possibile direzione di marcia. Dice già molto, sul versante di centrosinistra, il fatto che Bersani abbia scelto di affrontare subito il dossier Antonio Di Pietro, incontrato ieri mattina al quartier generale democratico del Nazareno. Disinnescare l'ex pm, fermare la guerriglia quotidiana dell'Idv, interrompere la rincorsa giustizialista che ha imposto al Pd, rappresenta una priorità per il neosegretario. Il quale sa bene, però, che oggi nessuna coalizione di centrosinistra che si privi dell'apporto di Di Pietro ha i numeri per impensierire il centrodestra. E questo vale già per le prossime regionali, dove i dipietristi minacciano di andare da soli in alcune regioni del sud (Campania e Calabria), di fatto consegnandole in partenza al Pdl.

Bersani ha chiesto a Di Pietro di darsi una regolata. L'offerta all'ex pm poggia su una sorta di divisione dei ruoli all'interno dell'opposizione: il Pd fa da baricentro riformista, l'Idv è libera di organizzarsi altrimenti purché, in piazza come nelle altre sedi, tolga il Pd e il Colle dal suo mirino e si concentri sull'opposizione al Cavaliere. «Con l'Idv avremo anche degli incidenti di percorso, ma lavorerò perché ce ne siano di meno», ha spiegato Bersani al termine dell'incontro. Un Di Pietro insolitamente moderato ha commentato: «Abbiamo stabilito un impegno comune e sottolineato la necessità di iniziare insieme un percorso programmatico e di credibilità».

Il disarmo con Di Pietro è la prima mossa per ridare centralità al Pd nel gioco politico. Da mesi la dinamica maggioranza-opposizione è tutta interna al centrodestra, con Fini e Tremonti a fare le veci dei leader democratici impegnati a congresso. Bersani intende riprendersi il mestiere. Ma vuole anche stare attento a non impelagarsi in un nuovo stucchevole e astratto dibattito dialogo sì-dialogo no: «Dialogo è una parola malata. C'è un posto per discutere, si chiama Parlamento», ha spiegato l'altro giorno a Prato nel suo primo giorno da leader. E sarà in aula - senza tavoli, caminetti o bicameraline - che sul tema delle riforme istituzionali il Pd è pronto a dare seguito concreto alla piattaforma congressuale uscita vincente dalle primarie.

Bersani ha alcuni paletti che non può valicare. Sul capitolo giustizia i suoi margini di manovra e di confronto con le proposte del governo sono strettissimi: avrebbe seri problemi all'interno del suo stesso partito e minerebbe la tregua con Di Pietro, specie con un Berlusconi sotto processo per il caso Mills e che insiste nel cercare lo scontro frontale con la magistratura. Ma è convinzione profonda del segretario che il Pd non può stare a guardare se parte un serio tentativo di riforma dell'assetto istituzionale: poteri del premier, superamento del bicameralismo con l'istituzione di un Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari e via dicendo. C'è un segnale però che Bersani attende per verificare le intenzioni del centrodestra ed è la disponibilità a rivedere, insieme al resto, la legge elettorale, «perché - spiega un autorevole rappresentante della nuova maggioranza interna - non si può pensare di riformare lo Stato e poi tenersi una legge-porcata come quella attuale e quindi un Parlamento di nominati». La preferenza di Bersani è nota: va al modello tedesco, mix di maggioritario e proporzionale. Lo schema cui tendere lo è altrettanto: un quadro di cinque-sei forze politiche in tutto, che ruotano intorno a due partiti principali, uno di qua uno di là.

Bersani pensa che si possa fare. Però non vuole accelerare al buio. I suoi spin doctor spiegano che la prassi del nuovo corso non sarà mai “prima l'annuncio e poi la discussione” e quindi il segretario si muoverà solo quando avrà un chiaro mandato del Pd. Il resto dipenderà dalle novità nel campo di centrodestra. Ma anche lì qualcosa pare muoversi. C'è il lavorìo trasversale di Gianfranco Fini. La ritrovata centralità di Gianni Letta, uomo chiave di qualsiasi eventuale trama di distensione. I molti e autorevoli esponenti del Pdl che invocano una moratoria bipartisan sull'uso politico degli scandali a sfondo sessuale. E poi lo stesso Berlusconi: quando rivendica di aver avvisato Piero Marrazzo che in Mondadori circolava il famigerato video sull'ex governatore, a suo modo lancia anche un segnale all'opposizione per uscire dal tunnel dei dieci cento mille sexgate già in incubazione. Che poi il premier lo faccia con una mossa a dir poco eterodossa, che riapre un sesquipedale caso di conflitto di interessi, è altro discorso. La buona disposizione di Berlusconi verso il nuovo segretario è confermata dal racconto di deputato Pdl che lunedì era ad Arcore: «Bersani? Il “Migliore”, con la M maiuscola - ha detto il premier - è una persona che stimo, è bravo e bada alla concretezza. Ma...». Ma? «È comunista», ha risposto il Cavaliere. Riassumendo così il quadro della situazione: il confronto sulle riforme può davvero decollare. O naufragare alle prime difficoltà.

giovedì, 29 ottobre 2009

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commenti dei lettori

38 commenti presenti

norberto

02 nov 2009 05:51

A furia di prendersi liberta`con la forza, divorzio e aborto si stanno vendicando. Uno dei fondatori del Partito ha deciso dividersi, il Pd e`abortito.

lupimor@gmail.com

02 nov 2009 03:56

Caro Direttore, leggere gli autorevoli pareri di coloro che dovrebbero unirsi a Bersani per salvare l'Italia dalla rovina berlusconiana, lascia perplessi, o meglio sconsolati, non fa presagire nulla di utile, in senso di una revisione della strategia politica della Sinistra. S'inizia ironizzando un po' sull'entusiasmo per la sua elezione. Cosa sarà mai? Si prosegue con la vivisezione del suo operato come ministro, voto d'insufficienza, e si chiude col rimprovero di essere contiguo ai poteri forti. In conclusione, con questo Bersani, molta attenzione e una richiesta esplicita di piena autonomia dal PD. Partito, che per essere credibile dovrebbe:<porre in dubbio tutti gli assetti della politica economica, sociale ed internazionale che, in tutti questi anni sono stati estranei agli interessi del lavoro e delle classi popolari> Si esige, perciò un processo di chiarificazione e di definizione delle rispettive posizioni e, udite, "del riconoscimento della diversità dei propri obbiettivi di lungo periodo". Questo scrive Simone Oggionni, Direzione nazionale Prc. L'aspetto più crudo dell'insieme è la rivendicazione "della diversità dei propri obbiettivi di lungo periodo". Quelli del PD non possono non essere, proprio nel lungo periodo, che quelli del Governo. Quali possono essere quelli del Prc? Con questi nobili propositi sarebbe da escludere la cupidigia di poltroncine alle prossime regionali. Allora la palingenesi della società italiana? Su quali basi culturali e politiche? Nelle democrazie, versione occidentale, non può esistere un Sinistra ideologicamente compatta e con obbiettivi univoci. La filosofia da cui proviene lo rende impossibile in quanto non considera, nei suoi presupposti, la forza insopprimibile della libertà del pensiero umano. Che si manifesta anche contro il monolitismo ideologico e i suoi metodi d'azione. Sono sessanta anni che la Sinistra s'incarta su se stessa alla ricerca dell'Isola che non c'è. Allora? Auguri a Bersani, deve stare attento per evitare d'essere seppellito dai miliardi di parole, intriganti, fascinose, suggestive, imploranti e pretenziose, seriose e ricattatorie che gli verranno riversate addosso. Al cartello unitario delle sinistre non importa niente del PD, sono disposti a portare voti. Certamente, se utili a loro stessi. Per governare, come vorrebbe Bersani, quei voti non servono, sarebbero il classico cavallo di Troia. Anche perché, in fondo, a quel Cartello, più che Governare, interessa continuare ad esistere per praticare il loro sport preferito, quello per cui vanno pazzi: cercare l'Isola che non c'è. Cordialmente Moreno Lupi

salvo

01 nov 2009 19:14

un partito nuovo si fa con gente nuova tipo marino,serracchiani, etc. ma in italia sono sempre gli stessi.

letterio siclari

01 nov 2009 19:03

PDS non ha funzionato; PDS - P = DS non é decollato; DS - S piu' P = PD non mi fido. Mi fido soltanto di un partito socialista anticomunista antigiustizialista RIFORMISTA.

Gerardo

01 nov 2009 17:47

Nemmeno i tarocchi darebbero responsi cosi azzardati.

gioacchino azzolini

01 nov 2009 15:50

Una cosa è certa, dopo questa recessione economica con perdita strutturale di potere di acquisto nei ceti medi , impoverimento dei lavoratori subordinati e il fallimendo delle politiche per il Mezzogiono, per noi italiani è scaduto il tempo dei rinvii.QUESTO DEVE ESSERE CHIARO A TUTTI NOI ITALIANI E, PARTICOLARMENTE, AI nostri POLITICI di .DESTRA E SINISTRA CHE DEVONO,DICO DEDVONO, FARE LE RIFORME STRUTTURALI( parlamento unicamerale,ruoli delle regioni ,eventuale eliminazione delle Province o dei Prefetti,snellimento apparato burocratico,costi standard.) Infine bisogna dare competitività alle nostre imprese con l'abbasamento del costo del lavoro E' da oggi la notizia che la Germania ha abbassato l'i,v.a. sui servizi alberghierI al 7%,mentre già in Francia è al 5,5% e in Spagna al 7%.iN iTALIA resta al 10%. Gioacchino azzolini

lectiones

01 nov 2009 13:20

A Berlusconi non sfugge il lavorìo “ispirato” da settori di un establishment pur provato che, su tanti quotidiani, si compie per disarticolare la maggioranza di centrodestra, cercando di contrapporre risparmiatori a produttori, ceti medi a lavoratori, per destabilizzare chiunque abbia un rapporto di lealtà con il governo. Quindi, bene riportare Tremonti a una logica più politica, malissimo disarmare la capacità di guida autonoma dell’esecutivo. La scelta concreta, cercare di costruire non solo una pratica gestita nella solitudine di via XX settembre ma anche una linea di politica economica del governo partendo dal partito, cioè dal Pdl, è un tentativo con tanti ed evidenti limiti. Potendo, era più ragionevole costruire una direzione strategica di politica economica partendo dal governo. Ma era chiaro che questo avrebbe richiesto non solo una vicepresidenza di Tremonti ma anche una di Gianfranco Fini. In mancanza di un assetto più unitario dell’esecutivo bisogna partire dal partito, con anche il vantaggio di dare più spazio alle mediazioni di Berlusconi. Si tratta, però, nonostante tutto, ora, di attribuire peso a questa scelta, di darle una sorta di continuità come con le famose “cene di Arcore” con Bossi, cosicché i temi strategici della prossima fase (dal federalismo fiscale alla diminuzione della pressione fiscale ai temi al centro di una politica per il sud) siano discussi con una certa sistematicità e tradotti in obiettivi coerenti. di Lodovico Festa Diciamo che il ragionamento non fa una grinza. Come si potrebbe nascondere che i tentativi di disarticolare la maggioranza siano l’ultima scialuppa di salvezza che offrirebbe alle opposizioni sparse – di sinistra, di centro e dipietrista – di galleggiare nel mare procelloso della democrazia? L’unica speranza che li sostiene è quella che l’equipaggio del PdL s’ammutini e il capitano venga messo ai ferri nel profondo della stiva (e non è una metafora). Nella marineria britannica gli ammutinamenti erano severamente repressi e gli ammutinati, tutti, venivano appesi per il collo agli alberi di maestra delle rispettive imbarcazioni. Nel caso specifico siamo in Italia, patria di Cesare Beccaria, e le sentenze capitali sono state umanitariamente cancellate dal C.P. e sostituite con l’ergastolo. Umanitariamente l’ergastolo: una vita intera chiusi in 20mq di una cella in attesa della morte liberatrice. Ma questo è un altro argomento e non c’entra punto in questa discussione. Tornando al ragionamento di Lodovico Festa è opportuna qualche considerazione. Sembra che del sagacissimo impegno di Tremonti a mantenere salda la barra dell’economia, più di qualcuno abbia a criticare la fermezza con la quale Giulio, il nocchiero di Via XX Settembre, mantenga la prua all’onda. Si vorrebbe da parte di qualche “Pierino”, componente il quadrato ufficiali, una timonata più dolce e un veleggiare a fior di vento che consentisse al galeone PdL una navigazione meno burrascosa. Alla fermezza del Giulio si oppone il “laissez faire, il laissez passer” di molti “keynesiani” che mal sopportano la stretta parsimoniosa che Tremonti ha imposto al Tesoro. Sfugge ai cultori del liberismo ad ogni costo che è la necessità a rendere avara la scarsella tremontiana ed è appunto la mancanza di risorse economiche a fare di Tremonti il bersaglio di molti facinorosi. Ammutinandi? Forse, chissà. Naturalmente, in questa quasi sollevazione degli ufficiali del quadrato, c’è anche lo zampino di qualche speranzoso della sinistra che, dall’abbandono dimissionato di Tremonti, immagina altri orizzonti pel suo futuro; e si moltiplicano così le voci inciuciose che danno per certa la fuoriuscita del deputato Tizio e del senatore Caio dal PdL per dar vita, con Rutelli-Casini, a quel partito dei centristi dove l’agognato centro sarebbe ancorato, con loro, ai Bottiglioni, ai Cesa, ai Tabacci, ai Follini eccetera, anime inquiete la cui definitiva collocazione politica è di là da stabilire. Non si può negare che la navigazione del galeone berlusconiano navighi in acque agitate, lo stesso Comandante (Primus super pares!) s’è visto colpito dalle raffiche della Consulta che gli ha negato il riparo dalle onde anomale che aggrediscono la timoneria. Ma il Capitano non demorde, sa di avere sotto il suo comando un equipaggio di coraggiosi e di volontari che hanno scelto lui perché conducesse la nave (già … “Nave senza nocchiere in gran tempesta” …) nel porto più sicuro della libertà. Bisogna affrontare i pericoli con coraggio, senza timore di rischiare (Numquam periclum sine periclo vincitur). Dio lo voglia!

Dante

01 nov 2009 12:24

per chi dice che bisognava mandare in galera i dirigenti del PCI dopo l'89? beh c'è qualcuno che è sceso in politica proprio per non andare in galera... e insieme a lui Previti e Dell'Utri...

Piero2

01 nov 2009 10:08

Già perde pezzi di partito; piagnucola con Di Pietro di lasciar stare il PD ma di continuare ad attaccare B., mentre nello stesso tempo, incredibilmente, spera in un'alleanza con Casini; ricandida i peggiori capibastone nelle regioni a rischio. E poi, in ogni occasione, le solite battutine bolognesi ad effetto, "religiosamente" riportate dai giornali: Dio mio, basta!! Cordialmente.

Salvatore

01 nov 2009 05:20

Speriamo che Bersani non faccia come Franceschini una campagna rlrttorale sul sesso di Berlusconi e ragioni parlando di programmi suoi lasciando a Berlusconi. Non si puà vivere in questo paese senza che si parli di Berlusconi come se l'Italia non possa avere una politica senza sesso o ruberie varie. E sopratutto nonzavorri il PD con Ferrrero e Diliberto.

bruno bruni

31 ott 2009 23:08

Bersani, continuare la strategia delle sconfitte in attesa dell`arrivo di idee, a parere di Rutelli e` suicidio. Quest`ultimo, anch`egli sconfitto tenta nuove strade sapendo dover confluire per ottenere la meta`di percentuali disponibili prima dell`errore Pd. Ora, tenterebbe riemergere con uno sbaglio a riparazione di un`altro. Avverto la fine di un`epoca, ho gia cambiato modo di ragionare.

giulio

31 ott 2009 21:40

Per Giulia Delfino. Bersani è amico e sodale di Visco, il che costituisce un particolare non proprio marginale né rassicurante a proposito della competenza in economia. I due, Visco e Bersani, colpirono uniti sin dalle prime ore successive alla risicata vittoria di Prodi del 2006, facendo fare a quest'ultimo la figura del perecottaro. Prodi non aveva forse dichiarato solennemente pochi giorni prima delle elezioni (e dell'avvio delle ostilità di Visco contro tutto e tutti) che non avrebbe aumentato le tasse?. Riveda gli atti del governo Prodi, a partire dal DL del luglio del 2006, quello che martirizzò il settore edilizio e prosegua per la finanziaria, quella che ha aumentato tutte, dico tutte le aliquote e ricostruisca il clima di terrore per le giornaliere esternazioni non proprio necessarie. La somaraggine di costoro sta nel fatto che, dopo l'incredibile ed ingiustificato aumento delle tasse, dichiararono la guerra ai contribuenti che pagano, i soliti. E vigliaccamente dissero che avevano colpito l'evasione. Anche i bambini sanno che la lotta all'evasioen non si fa aumentando le tasse. Visco si dovrebbe vergognare, perché è stato lui la sciagura del centro sinistra, oltre alla filosofia prodiana dell'Arca di Noè: tutti a bordo, allegramente. Se vuol saperne di più si Visco (e su Bersani economista) approfondisca l'analisi sulla Nens, il pensatoio di Visco (e di Bersani) e su qualche interrogazione parlamentare riferibile a quel pensatoio.

Carlo

31 ott 2009 19:18

Mi dispiace per il riformista e per il suo padrone. Ma l'Italia non potrà mai divenire un paese normale finche avremo un piccole duce. Vi invito a rivedere Il grande dittatore di Chaplin ed a confrontare il Mussolini-macchietta lì rappresentato con il Berlusconi-macchietta rappresentato ogni giorno sulle nostre televisioni. Ben vengano Bersani, Fini, Casini, Rutelli, ... Ma non volete capire, o vi conviene non capire (!), che fino a quando ci sarà Berlusconi l'Italia non potrà essere un paese normale. Devo dire che, dopo tanti anni, non riesco a capire come non si fa a dire questa semplice realtà! O forse lo capisco: Berlusconi mette in campo tanti interessi er cui se la Marcegaglia critica il governo Berlusca da aiuti di stato al settore industriale delle aziende della famiglia Marcegagli, se qualche giornale parla, sappiano come va a finire. I vostri fondi sono ormai semplicemente penosi. L'unica fortuna è la biologia! Tutti, prima o poi, dobbiamo morire.

D'accordo con lectiones

31 ott 2009 16:13

Sono vent'anni che il Prof Sartori compare in televisione e parla dei sistemi elettorali e da interpretazioni sul voto etc.Con il tempo è diventato ancora più confuso e sconclusionato di prima!! Fa confusione e non si fa capire.Ad un certo punto della propria esistenza,verificato che la lucidità sta diminuendo,intelligenza vorrebbe che si faccia ciò che la testa ed il fisico in generale sopportano di fare,lasciando campo a nuove intelligenze.Invece ciò non avviene!!! Questi continuano a "bofonchiare"e preferiscono fare le figure dei confusi pur di continuare nella loro immensa presunzione!!!!!!

giulio

31 ott 2009 15:39

Rutelli se ne è andato e Bersani colloquia con Ferrero e con Diliberto, dopo avere calmato Di Pietro. E si profila l'ombra di Prodi, mentre Visco sarebbe pronto per il Ministero dell'Economia. Alla faccia del partito nuovo!

lectiones

31 ott 2009 12:45

ILCAPITANO DELLA NAVE È IL KAPITANO. Scrive e conclude il prof Sartori (Corriere del 31/X/09): "Deve anche essere chiaro che il voto per FI, e ora per il Pdl, non equivale automaticamente ad un voto per Berlusconi. Una parte degli elettori di destra vota (LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI) contro la sinistra, non necessariamente per Berlusconi. Fa una bella differenza". Eccome no?! fa sì una bella differenza. Ma la sua affermazione, Egregio professor Sartori, è apodittica, non ha elementi per agitarla autorevolmente. Una metapsicologia del voto non ancora è suffragata dal dato scientifico, restano illazioni quelle che vorrebbero attribuire al voto dei cittadini talune preferenze anziché talaltre. Per il momento il Partito è il PdL, chi vi aderisce o lo vota, sa bene che il leader è Berlusconi. Soprattutto quando va nell'urna a legittimare il potere del presidente del Consiglio: "PRIMUS SUPER PARES", direi. Senza imbarcarmi in sottili arzigogoli costituzionalistici che lasciano il tempo che trovano. CF

forzista

30 ott 2009 23:43

L`unione fa la forza. Sempre che ognuno non e`ridotto ai minimi termini. Se Rutelli crede di trovare scampo in centro, significa scappare da un pericolo ma affossare Casini, gia in croce per suo conto. Nemmeno i numeri indicano l`alternativa tanto cercata, l`opposizione al completo non coprirebbe il fabbisogno, figurarsi le piccole alleanza. Non c`e che tirare a campare, come infatti s`e fatto.

Paolo Paoli

30 ott 2009 23:33

Non credo a una lira da parte di nessuno. Dopo gli insuccessi, altri ancora in viaggio prossimi a venire, chi mai vorra`rischiare altri soldi nell`impresa, dopo i risultati ottenuti da D`alema.

Giulia Delfino

30 ott 2009 19:32

Bersani è bravo e ne sa di economia molto di più di quelli che malauguratamente ci stanno governando. Speriamo bene! L'Italia deve riuscire a cambiare. Non si può continuare così!

corrado

30 ott 2009 18:48

mah!

nanni de caro

30 ott 2009 17:26

La questione non e`mai stata Bersani o altri. E`invece la condotta decisa da tanti anni fa, quella di perseguire Berlusconi fino a demolizione. Idea creduta di facile realizzazione, visti i successi resi da mani pulite e di tutte quelle dove la magistratura ha spazzato gli ingombri con prepotenza. Questa volta il signor D`alema, sara` lui uscirne con le ossa rotte per aver valutato l`avversario come un comune mortale.

Federico

30 ott 2009 15:04

Prima di dare pareri, direi che si può aspettare qualche giorno!facciamo passare almeno un mese, poi vedremo! intanto la parte politica descritta nell'articolo, lascia un po' di speranza che i militanti del PD devono coltivare. poi con il cambio di organizzazione che porterà a una maggiore presenza sui territori, arriverà di conseguenza il consenso che ci rafforzerà soprattutto nei confronti di Di Pietro prima e poi a cascata UDC e Lega! io sono fiducioso e per il momento non ho motivo di non esserlo!

X Anna

30 ott 2009 12:39

Stimolante ed ottimo intervento!!!Hai posto una questione esistenziale e ritengo che la stragrande maggioranza degli Italiani la pensa come te.!! La gente ha visto,ha considerato,ha memoria,sa ragionare e vota di conseguenza!!!!

Nunzio Longobardi

30 ott 2009 11:51

Condivido anch'io quanto scritto da Piero, facendo solo un distinguo, che da parte di un elettore di centrodx, come il sottoscritto, credo sia opportuno. Confesso che leggere che le trame del nuovo(?) PD le tessi o le abbia tessute "baffino" D'Alema a parere, ovviamente, di Piero, scatena in me due sentimenti: di gioia e di curiosità. Di gioia perchè fino a ieri sembrava che fosse il solo centrodx ad avere un padre padrone, il Cav., per poi scoprire che nei fatti non è così, tutt'altro. Di curiosità perchè capire cosa e/o dove voglia arrivare "baffino" è difficile. In passato ha quasi avallato una sua candidatura al soglio quirinalizio oggi, evidentemente, improponibile. Però la scelta Bersani e i primi cauti passi dello stesso fanno pensare che il "nostro" abbia decisamente cambiato obiettivo e punti in alto, molto. Elminare il Berlusca. Certamente non fisicamente e nemmeno per via giudiziaria; credo invece che la scelta di un'opposizione che tendi più ad "un basso profilo" possa aprire nuovi orizzonti facilmente, a queso punto, identificabili. Il Cav. alla Presidenza della Repubblica (l'unico modo per liberarsene effettivamente) e partita tutta da giocare quando si tratterà di andare a votare. E' fantapolitica?. Chissà.

anna 2

30 ott 2009 11:45

Noto con piacere che c'è un'altra Anna (29 ott 2009 19.05) che la pensa come me. Aggiungerei al suo commento puntuale e degno di nota che ormai, in tema di giustizia, la parata che i cittadini hanno davanti è solo quella di una guerra di principio tra due parti avverse a causa della quale si assiste ogni giorno a sentenze orrende e clamorose in nome del proprio schieramento politico! Ciò nella più totale indifferenza verso i cittadini normali abbandonati e vessati da una giustizia accidiosa, barbara, incivile, menefreghista che con una mano, per un fotografo troppo aggressivo, chiede austermanete sette anni di galera e con l'altra, per un assassino seriale come quello del Circeo, concede distrattamente la libertà vigilata! E vogliono fare pure lo sciopero. Vergogna!

49franco

30 ott 2009 11:07

Come è costume nella sinistra, le proposte di Bersani vengono con 20 anni di ritardo.

angiolo

30 ott 2009 10:42

non c'entra niente con questo articolo, ma non posso esimermi dallo scriverlo e visto che non posso farlo sull'articolo che ho letto lo faccio qui. mi perdonerete ma la verità bisogna dirla tutta non come spesso si fa solo a metà! anno zero 24% di share ma dite pure che ancora una volta ha vinto la serata don matteo e che il vostro tribuno nonostante la puntata promettesse scintille, continua a perdere spettatori. questo per amore di verità...

maria

30 ott 2009 10:16

daniele guarda che piero ha ragione! c'entra si d'alema, chi ha candidato bersani, secondo te? proprio baffino, e quelle che tu definisce elezioni democratiche in effetti sono una presa per i fondelli, perchè ti sei trovato davanti tre nomi che non li abbiamo scelti noi ma la nomenclatura del partito, caro daniele. tu dici che hai votato bersani non perchè te lo ha detto dalema, non è vero, non te lo ha detto te lo ha imposto. se poi vuoi dire che dei tre bersani è quello che ti da più fiducia va bene, ok, ma l'analisi di piero è esatta.

Dante

30 ott 2009 10:01

mah mi capita di leggere cose assurde, ma alcune sono ancora più assurde. ad esempio il Sig. Piero che scrive che Chiamparino ha fatto lavorare e messo in riga i magistrati di Torino. se Torino è uno dei pochi tribunali che funzione è perchè il presidente del tribunale sa bene organizzare il lavoro, cosa c'entra il sindaco??? quanto alla riforma della giustizia volevo rispondere ad Anna il problema che Berlusconi non è affatto interessato alla riforma della giustizia, ma solo ai suoi processi. quando ha governato non hai proposto alcuna riforma, ma solo continue leggine ad personam (lodo Schifani, lodo Alfano, Cirami, ex Cirielli sulla prescrizione, depenalizzazione falso in bilancio ecc..ecc..) se veramente facesse una riforma di sistema troverebbe il mio plauso, ma non lo farà perchè in realtà non gliene frega nulla ma è solo preoccupato dei suoi guai...

dany_vero

30 ott 2009 08:40

Tanti commenti negativi... solo il signor Daniele, anima candida, ritiene che Bersani sia stato scelto 'dal popolo delle primarie' , qualcuno ha citato Chiamparino che è forse l'unica faccia presentabile di sinistra ma molto poco comunista, gli altri sono vecchi arnesi (bindi..., turco..., prodi...) nè tra le giovani leve vi sono altri presentabili (Dalla vincenzi ai fiorentini sono già tutti implicati in vicende che se vedessero implicati uomini del PDL sarebbero sulle prime pagine...). La mia idea è che caduto il muro bisognava mandarli tutti (Dalema e soci) in galera per alto tradimento e fare la nostra BadGoldsberg

LAURAELISA BRAGGION

30 ott 2009 00:00

il caro amico putin, COSI' SI ABBRACCIANO UNO DI DESTRA E UN COMUNISTA, SOLAMENTE ALL'ESTERO? MANDIAMOLO DEFINITIVAMENTE DA PUTIN NELLA SUA DACIA A GUARIRSI DALLA COSIDETTA SCARLATTINA, IL CARO AMICO DEL CARO AMICO PUTIN

Moreno Lupi

29 ott 2009 23:06

Caro Direttore, la prova del nove per Bersani, è quella di riuscire a far parlare il PD con una sola voce. In modo univoco e trasparente. Questa voce deve essere la "sintesi" di un pluralismo che converge, consapevolmente e decisamente, sulla linea politica ufficiale. Non si tratta di riesumare, sarebbe anche impossibile, il comitato centrale, sarebbe l'uscita dal triste destino che accompagna la Sinistra dal suo nascere: quello dei contrasti, eufemismo, interni su base ideologica in apparenza, per la conquista del potere in realtà. Questa "sintesi" deve essere immune da criptici contenuti interpretativi e scappatoie di comodo. Il futuro politico del PD è tutto qui, e questa "sintesi" è pure indispensabile per qualsivoglia strategia d'alleanze. Allearsi con qualcuno vuol dire mettere in chiaro che a questo qualcuno non venga in mente di usare il PD per interessi propri. Mentre scrivo mi chiedo se ho fatto indigestione d'ingenuità. Berlusconi ha definito Bersani il "Migliore", l'aggettivazione successiva è un complimento, magari involontario. Vedremo come lo considera Bersani. Cordialmente Moreno Lupi

anna

29 ott 2009 19:05

Se Bersani ha deciso di concordare i campi di intervento con Di Pietro, pensando che la politica dei " distinguo" sia la molla della riscossa, commette un grave errore, e non recupererà il suo elettorato. La riforma della giustizia è una necessità ed un obbligo. Se la sinistra non è stata capace di intervenire, deve collaborare con chi si mostra deciso a farlo. E' ridicolo pensare che una sentenza negativa possa scalfire Berlusconi a 73 anni. Non si può invece pensare che sia un blocco sociale significativo che avvertendo il peso di una giustizia inefficiente che a volte può apparire ricattatoria, richiede interventi strutturali, di sotanza? La gente, avendo visto tanto, nutre seri dubbi sull'imparzialità e sull'indipendenza dell'azione penale, civile ecc.. I processi sono lunghi, farraginosi, costosi, imprevedibili. Basti ricordare che per comprendere i bizantinismi con cui si costruiscono le sentenze, bisogna avere un avvocato e non sempre basta. Che si chiami Rossi o Neri poco importa, perchè se uno solo di noi non si sente garantito perchè l'applicazione delle leggi non è trasparente, e può dimostrarlo, lo Stato deve intervenire per eliminare i guasti. ANNA

petro

29 ott 2009 18:14

la sinistra ha esaurito la sua funzione storica. Non e' questione di uomini, e' questione di programmi e di prospettive.Vedere la germania.

carlotta

29 ott 2009 16:58

PIERO, hai fatto il ritratto dell'oggi e del domani del pd. bravo! la penso esattamente allo stesso modo. bersani tra qualche mese sarà anche lui arrostito, pronto per essere mangiato, esattamente come gli altri. possibile che tutti quei cervelloni del pd, nonostante i risultati che hanno davanti agli occhi continuino imperterriti negli stessi errori, possibile che continuino a dar retta a d'alema che non ne ha azzeccata neppure una? si continua con la sfilata delle cariatidi, con i dinosauri, di quelli che del mondo del lavoro non sanno un accidenti perchè non hanno mai lavorato un'ora in vita loro, hanno vissuto sempre e solo di politica e nonostante questo non hanno imparato niente! sbagli su sbagli, errori a quintali ma si continua, tu fai l'esempio di chiamparino ma si potrebbe parlare anche di cacciari e di altri, invece no di mezzo c'è sempre lui baffino.

daniele

29 ott 2009 16:13

Leggo l'interessante commento di Piero, che vede nell'elezione di Bersani la lunga mano del solito D'Alema; caro Piero, io sono andato a votare per Bersani non perchè me lo dice D'Alema, ma perchè è una persona valida, credibile e penso che possa dare una svolta sia al centro sinistra che al paese; cosa c'entra D'Alema con il voto di 3 milioni di persone ? Poi leggo tutta una serie di cavolate come la magistratura, Di Pietro ecc..; ma è possibile che anche quando c'è una manifestazione democratica come quella di domenica si deve sempre criticare e tirare fuori inutili polemiche o frasi fuori luogo ( comunisti ecc..); il governo ( se ci riesce) continui a governare, il popolo del PD ha scelto democraticamente una persona sulla quale costruire nel tempo un'alternativa credibile; il resto sono solo frasi senza senso.

Fratino

29 ott 2009 15:20

Se si verificasse quanto esposto nell' articolo forse ci potrà essere salvezza per il PD e per la sinistra riformista; ma ho molti dubbi. Se non ho capito male Bersani punta ancora su Prodi e questo significa essere sotto pressione di Bazoli, Agnelli e DeBenedetti e quindi saremo alle solite: i grandi amici miliardari che detteranno le linee politiche al PD (lotta furibonda a testa bassa senza un minimo di ragionamento) , puntando, come al solito, al saccheggio del popolo per i propri interessi. Conclusione: il Caimano al governo per altri vent' anni.

PIERO

29 ott 2009 14:41

Ritengo ancora per lennesima volta che il grave errore voluto da Dalema nel candidare Bersani il P.D. dovrà pagarlo molto ma molto caro. Dalema volle azzoppare Chiamparino che voleva partecipare alle primarie, ed è facilmemnte intibile il motivo, Chiamparino la pensa molto diversa mente da Dalema e da Bersani, un Bersani che sarà sempre sotto tutela di Dalema, cioè il vecchio cne non vuole farsi da parte, ed il nuovo che nel P.D. trova sempre le porte sbarrate. Avere accantonato Franceschini è un grande merito, ma a questo dovrebbe seguire anche la Bin di, la donna che non è a disposizione, ma che tiene il piede in due staffe. Tornando a Chiampa rino, nessuno della nomenclatura si è accorto che Chiamparino è riuscito a far lavorare i magistrati, ed i processi si sono ridotti al termine massimo di tre anni, e questo senza dover andare ad asciugare le lacrime di magistrati fino a ieri fannulloni. Perché questo non è possibile nelle altre regioni rosse? Non è che i magistrati non si toccano per il motivo che stanno soper chiando un vaso in cui la sinistra a raschiato il fondo, e di conseguenza tali magistrati vanno superprotetti, affinchè abbiano compassione dei degenerati rossi in Calabria, Puglia, Campania Lazio, Toscana ecc.ecc. CHIAMPARINO sarebbe stata la persona idonea a trattare sia con Berlusconi che con la magistratura e con lui la riforma della giustizia si sarebbe fatta sicuramente Trascorsi questi quattro/cinque mesi a seconda di come vanno le elezioni regionali cosa succede BERSANI resta o sarà arrostito come gli altri? Ricordate una sola c osa CHIAMPARINO aveva dichiarato di votare scheda bianca, cosa sta a dimostrare? Per sconfiggere il Berlusca ci vuole un vero politico, ne la magistratura ne Di Pietro, sicuramente i processi gli faranno (per dirla con Benigni) un baffo. Gli elettori di destra purtroppo pensano con la loro testa e non con quella di un Dalema che impone i suoi uomini e, ricordiamo sempre che in Italia siamo circa SESSANTACINQUE milioni, i duemilioniottocentomila delle primarie sono solo una goccia d'acqua nell'oceano.