venerdì, 30 luglio 2010 ore 04:16

Italia

Al Pd non serve un succedaneo di Romano Prodi
di Claudia Mancina

©LaPresse 16-3-2009 Politica: Prodi, Mastella mi disse "se volete farmi fuori sono io a far prima fuori voi" Nella foto Romano Prodi e Clemente Mastella FOTO DI REPERTORIO

Il ritorno di Romano Prodi sulla scena italiana ha suscitato una certa emozione: la sua ricostruzione della caduta del Governo, in seguito all’affermazione di Walter Veltroni di voler chiudere l’esperienza dell’Unione e andare alle elezioni senza alleanze raffazzonate, è sembrata la pietra tombale sulla strategia della vocazione maggioritaria, già affossata del resto dal fallimento del suo principale interprete.

Com’è corta la memoria del Belpaese, sempre pronto a tornare indietro in questo eterno gioco dell’oca; sempre pronto a resuscitare gli sconfitti sui quali appena ieri ha infierito. Prodi non ha detto nulla che non si sapesse già; anche la sua disapprovazione delle scelte politiche veltroniane, anche se non così esplicitamente dichiarata, non era stata certo dissimulata. Com’era del tutto legittimo, d’altronde.
Oggi però si dovrebbe ricordare qual era la situazione, non solo in quei giorni, ma fin dalle elezioni del 2006, addirittura dalla stessa notte elettorale, quando fino a notte fonda i dirigenti dei partiti non sapevano che cosa dire, perché non sapevano se avessero vinto o perso. E dopo: il Governo sovraffollato, i ministri in piazza contro il Governo, l’impossibilità di decidere, l’inutile seminario di Caserta… Prodi che tenacemente, testardamente, ricuciva sempre una tela che tutti strappavano. Questa era la situazione, ed era tale per un deficit strutturale, che neanche la tenacia di Prodi poteva sanare: quella che ora la tenerezza del ricordo fa sembrare una vittoria era in realtà una mezza sconfitta; l’equilibrio politico che ne era derivato non poteva essere stabile e durevole. L’uscita di Veltroni – forse imprudente – fece solo precipitare qualcosa che comunque era destinato a crollare. Per quanto poi riguarda i risultati del 2008, anche qui non si capisce come si dimentichi che, prima della campagna elettorale, ci si aspettava un tracollo, e solo un’incredibile capacità di autoillusione poteva far pensare che si potesse vincere. In realtà il risultato del 33,4% era un ottimo risultato, che avrebbe dovuto consentire un serio lavoro di ricostruzione e di costruzione del nuovo partito.

Non intendo certo dire che la nuova leadership del Partito democratico non abbia fatto errori. Non sono tra quelli che attribuiscono a complotti e cospirazioni dei soliti nemici interni il fallimento della breve esperienza veltroniana. L’elenco degli errori è lungo e vario (dall’alleanza con Di Pietro all’incapacità di aprire con forza il dibattito sui risultati, dalla continua oscillazione tra dialogo e anti-berlusconismo al timore di affrontare lo scontro politico negli organismi del partito, con conseguente incapacità di decidere su questioni fondamentali…), e del resto con le dimissioni lo stesso Veltroni ha messo sulla sua leadership il marchio del fallimento. Da questo a pensare che sia smentita l’idea della vocazione maggioritaria, però, per tornare alle belle ammucchiate di una volta, ce ne corre.

Intanto di mezzo c’è un mutamento estremamente significativo della presa berlusconiana sul Paese. Oggi l’egemonia del Cavaliere è indiscussa e ci vorrà altro che la perdita di qualche punto nei sondaggi per metterla a rischio. Bisognerebbe invece chiedersi perché il consenso verso di lui ha raggiunto questi livelli: non sarà anche perché gli italiani non ne possono più delle coalizioni inconcludenti e apprezzano la capacità di decidere e di fare, qualche volta anche a prescindere dal suo oggetto? Vedi il caso Englaro: sembrava che la maggioranza degli italiani non fosse d’accordo con la forzatura di Berlusconi, tuttavia il suo consenso non è diminuito e la sua forza politica non ha avuto la minima flessione. Tornare al formato dell’Unione non sarà certo la via efficace per scalzare un consenso così solido: ci vorranno idee, e capacità di direzione. Il Pd, se vuole avere in futuro delle chance di vittoria, deve semplicemente mettersi la strada sotto i piedi e camminare. Senza cercare scorciatoie, come strane alleanze o figure provvidenziali. La scelta di Prodi nel 1995 era giustificata da un’alleanza inedita, ma tutt’altro che estemporanea: era un’alleanza strategica, l’espressione di un progetto politico di grande respiro (che fu rallentato e quasi soffocato in culla, per responsabilità di molti). Già la seconda volta era tutt’altra cosa.

Il progetto del Pd, che tardivamente veniva a realizzare l'idea originaria, era valido e una sconfitta peraltro annunciata non ne smentisce la validità. Oggi l’ipotesi del “secondo Prodi” – l’imprenditore, il tecnico, l’uomo fuori dei partiti – è un’ipotesi assurda, è appunto una scorciatoia. A che pro mettere di nuovo insieme un arco di alleanze che vada da Vendola a Casini, con una specie di deus ex machina che dovrebbe garantire la capacità di governo, per ritrovarsi (dopo un’eventuale vittoria) con un Governo che invece di risolvere i problemi del Paese è il problema principale? E pensiamo davvero che gli italiani ci caschino ancora?

Quello di cui abbiamo bisogno è un partito: moderno, certo, leggero, certo, non burocratico, non ingessato da riti che appartengono a un passato ormai finito. Ma un partito. Un soggetto politico capace di scegliere, di decidere, di elaborare analisi, soluzioni, proposte, magari anche una cultura politica adatta ai tempi. Un partito che abbia sedi di dibattito e procedure di formazione e selezione dei dirigenti. Un partito che si proponga come candidato a governare il Paese, non in splendida solitudine ma con un progetto chiaro. Non so se il Pd è ancora in tempo, o se è già definitivamente fallito. Ma questa è l’unica strada per riprendere un ruolo e una funzione adeguata e per poter competere per il governo del Paese.

mercoledì, 18 marzo 2009

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commenti dei lettori

21 commenti presenti

guido

19 mar 2009 16:56

quoto cara claudia

Adriano

19 mar 2009 15:50

Cara Mancina lei e quelli come lei hanno consegnato l'italia alle destre. Perché non seguite walter ? Perché non "correte da soli" , il più lontano possibile ?

Un socialista

19 mar 2009 14:31

ottimo risultato cara mancina. un partito liquido, lei lo definisce leggero(!), che ha forzato l'elettorato al voto utile, nato dai vertici e non dalla base, che non pensa ad alleanze da casini a vendola( lui peraltro uomo di sinistra, forse non le piace per questo..), ma ne ha al suo interno di ben più inconciliabili.Sarebbe impietoso citargliele tutte.L'unione un fallimento? concordo.Il partito democratico la soluzione? In meno di un anno berlusconi vince in tutte le tornate elettorali, e di tanto, Di Pietro (lui uomo di destra, forse per quello il pd lo scelse come alleato) rafforzato e pronto a dar battaglia. Sparuti discorsi sul sociale, lotte intestine per i sindaci . Amministrazioni che crollano.Il fenomeno villari.Il pasticcio delle europee ( ma siete ancora compagni?? o dobbiamo chiamarvi amici democratici??).. Cara Mancina mediti sul passato e sul futuro di questa italia sempre più bigotta e destrorsa e si chieda come può un partito che pensa alla sinistra senza definirsi ( e ovviamente essere) socialdemocratico possa essere funzionale al bene di chi ancora lotta.

f. de marco

19 mar 2009 11:48

Con PRODI nel 2013 come candidato alla prossima presidenza della repubblica Italiana avremmo una`alternativa tra una repubblica OLIGARCHICA ostentatamente di parte e una repubblica DEMOCRATICA molto superpartes .Il superpartes tout court credo che non esista.

LUCA

19 mar 2009 10:45

Coloro che vorrebbero riproporre l'Unione (o l'Ulivo) mi sembrano dei bambini che si ostinano a non crescere. Come è possibile parlare di riforme e allo stesso tempo scendere a patti con persone che sono andate in Russia a vegliare la salma di Lenin (mi riferisco a Diliberto)? Come sarebbe mai possibile tenere insieme persone come Ichino, Follini, Colannino, magari Casini e Tabacci con Vendola oppure Mussi? Forse si fa confusione tra alleanze e zoo. Mi sembra pure bambinesco attribuire la caduta di Prodi solo a Mastella. Quasi tutti i ministri si prendevano a pesci in faccia e Mastessa è stato usato come capro espiatorio dai mezzi di informazione rossi: Santoro, Ballarò, L'Espresso. Evidentemente si è stufato di fare il parafulmini.

serghievich

19 mar 2009 10:16

La sola idea di ritornare alla malinconica politica prodiana, un po' di Marx e un po' di Vaticano, è stomachevole. Il Pd è l'unica prospettiva seria per il Paese, purchè Prodi e il prodismo ne rimangano fuori. L'idea di una unione-accozzaglia che consenta di vincere le elezioni e un'idea democristiana, fuori tempo. Avanti invece con il progetto democratico, sopportando, visto che è indispensabile, il reazionario dipietrismo sinchè non sarà possibile toglierselo dai piedi. Ma ci vuole un leader:in tempi di crisi, ci vuole qualcuno che si prenda le responsabilità delle scelte necessarie e impopolari. Qualcuno che abbia carisma, come il cav. sull'altro fronte.

f. de marco

19 mar 2009 10:08

Sicuramente non é colpa di Berlusconi se l`Italia scivola continuamente nel ranking dei paesi occidentali, egli é una persona di grande talento molto fortunato come individuo e sicuramente sfigato come uomo politico( quando cé lui arriva sempre la crisi) . Lui di questa situazione, ne è solo la massima espressione.Faccio un`esempio quando Boniperti era il miglior giocatore ITALIANO della JUVE e d`ITALIA ,la JUVE e l`Italia contro le squadre degli altri paesi vincevano pochissimo. Questo a mio parere,é cio`che sta succedendo in italia e li non ci piove. Per cio che riguarda PRODI penso che dati i suoi trascorsi europei , internazionali,e nazionali ,potrebbe essere in seno alla politica partitica Italiana un presidente della repubblica il piu superpartes possibile. Cordialmente

Giuseppe Castellano

19 mar 2009 09:46

Voglio commentare il ritorno di Prodi, trascrivento una lettera iviata allo Stesso Prodi il 30/5/2007. Naturalmente, non ho mai avuto risposta, però anticipava tutto quelo che poi si puntualmente verificato. Ill.ssimo Sig. Presidente Oggetto: disfatta di un progetto Inizio con una breve premessa. Io sono stato un suo ammiratore, quando alcuni suoi alleati d’oggi, la chiamavano Fascista-servo della DC(si sa in politica si cambia spesso opinione). Quando lei scese in politica con il progetto dell’Ulivo, da semplice cittadino ho abbracciato quel sogno, schierandomi a favore col mio umile voto tutte le volte che sono stato chiamato a votare. Il mio sogno era: “L’ULIVO” diventa un unico partito!!!. Come tutti i sogni anche questo è quasi svanito, o quanto meno non è più il mio(credo che non lo sia più di tanti altri italiani delusi come me). Ho iniziato a perdere fiducia nella sua persona e nel progetto del Partito unico, quando: 1) Non ha aderito alla Margherita, formazione politica fondata e voluta anche dalla sua volontà; 2) Quando ha voluto a tutti i costi le 3) primarie (la più grande farsa che poteva essere fatta. Le spiego il perché ponendogli una semplice domanda: Si è mai chiesto se fossero scesi in campo nelle primarie Fassino, Rutelli, Veltroni, O Mussi; il risultato plebiscitario sarebbe stato lo stesso? Io credo di no, lei l’investitura se la sarebbe sognata. 4) L fabbrica del programma(programma lungo noioso ed inapplicabile). Gli elettori vogliono poche cose concrete e realizzabili, es. i problemi che gli italiani toccano con mano tutti i giorni e che non vedono da parte dei politici ci sia la voglia di risolverli con serietà e concretezza sono: A) Sicurezza; B) Giustizia; C) Lavoro; D) Scuola; E) Burocrazia inefficiente; F) Vere liberalizzazioni(non fantasie come quelle di Bersani, senza ombra di smentite per il momento si sono dimostrate solo penalizzanti per i cittadini, sono pronto a dimostrarlo concretamente nei fatti ); G) Lotta Seria alla Evasione Fiscale e soprattutto alla Elusione Fiscale; H) Adeguamento dei salari al reale costo della vita (milioni di operai, di lavoratori non arrivano più a fine mese, le finanziarie sono cresciute come funghi negli ultimi anni); I) La fine delle baronie, che non danno spazio ai giovani e a chi non ha la fortuna di avere amici che contano. Come vede non cera bisogno di scrivere un programma lunghissimo e noioso, e sono più che convinto non l’hanno capito nemmeno chi l’ha scritto e sottoscritto. 5) La pessima campagna elettorale, tutta rivolta all’estrema sinistra dimenticandosi che in Italia vi è un grande partito che pur non avendo leader è il partito maggioritario, cioè gli astensionisti, entrare nella trappola dell’avversario cioè controbattere Berlusconi sul piano dell’immagine(lo sanno anche i bambini dell’asilo che per il momento in Italia in questo campo non ha avversari; 6) La pessima immagine che si è data nel conferire gli incarichi istituzionali e nella stessa formazione del governo; 7) L’approvazione dell’ultima finanziaria (la peggiore approvata dal parlamento italiano della storia repubblicana. Non serviva scomodare Padao-Schioppa per emanare una così demenziale finanziaria, bastava conferire l’incarico di ministro del tesoro ad un semplice cassiere/tesoriere di un centro sociale, avrebbe partorito una legge finanziaria magari più pesante ma sensata); 8) Arriviamo al futuro o presente partito Democratico? Se la nascita sarà come la gestazione è destinato a morire prima di nascere. Dopo dieci anni di attesa per la nascita del Partito –Democratico dove tutto si è fatto tranne che discutere e far discutere soprattutto i futuri aderenti ci si è trastullati. Ora di punto in bianco i vuol dare uno sprint finale, per usare una metafora ciclistica: come far fare una volata ad uno scalatore puro. Il caso Mussi lo dimostra. Io circa un anno fa avevo chiesto di fare degli incontri con le basi dei due partiti politici che avrebbero dato vita al PD, aspetto ancora risposte. Qualcuno mi dirà: negli ultimi mesi ci sono stati convegni dibattiti sul tema. Io gli rispondo che più falsa demagogia non si può fare, perché quando ad un dibattito che dura circa due ore e ci sono sette oratori lascio fare i conti di quanti minuti sono lasciati per far aprire la bocca ai partecipanti. A mio avviso, se si vuole un partito con questi termini e condizioni, si può andare tranquillamente nelle vicinanze degli stadi ed assumere le varie tifoserie di turno. In questo modo non si esprime la Democrazia. 9) Per ultimo questa coalizione è unita finché Berlusconi e leader dell’altra coalizione nel momento in cui quest’ ultimo capirà che se abdica se si mette in disparte, il collante che tiene unito il centro-sinistra, perde la sua coesione. Purtroppo passeranno cinquantenni prima che il centro sinistra torni a governare. Giuseppe Castellano

Adriano

19 mar 2009 09:39

Cara dott.ssa , nel suo testo non c'è una sola riga che descriva o denunci lo stato di cose italiane. La sua è una posizione tutta politica che nasce e muore nella dinamica dei partiti. Sembra non accorgersi che l'italia avrebbe disperato bisogno di un'alternativa al berlusconismo. Stiamo scivolando nel medioevo ma né lei né il PD sembrate esserne consci. Se si avesse misura della drammaticità della situazione forse si accetterebbe il fatto che di un qualche tipo di Prodi , invece , l'italia ne ha forte bisogno. E abbiamo bisogno di un PD che non "corra da solo" , perché non andrà da nessuna parte, ma si faccia carico di ri-costituire un fronte democratico di opposizione.

Pietro

19 mar 2009 08:45

Mancina, la tua analisi pecca perchè è destrorsa: Berlusconi vince perchè gode dell'apparato ecclesiastico (Ruini e seguito!) La chiesa si immischia tanto, vedi da ultimo Betori a Firenze, perchè avrà le sue contropartite che uno Stato veramente laico non può sempre garantire quando esse diventano ingiustizia. Cosa sarebbe Berlusconi senza il clero? Perchè il Prodi, con la scuola di Montefiorino, ai curiali sta veramente sulle scatole mentre il Berlusconi con il suo stile da impero e la prosopopea sta bene ai "zucchetti rossi". Partiamo, nelle analisi, dalla posizione dei curiali e poi proseguiamo.....oppure abbiamo tutti paura a toccare l'argomento?

aloisio felsineo

19 mar 2009 01:57

Il grosso problema di questa Sinistra (?) è non aver capito che ormai certe proposte politiche sono fuori dal tempo e tornare ora a ridiscutere Prodi, cotto e ri-cotto storicamente e politicamente, è la classica mossa del disperato! Le Teste d' Uovo del PD che già hanno "eletto" Monsignor Franceschini, ora pensano di riesumare il Vescovo Romano? Peggio la toppa del buco! Questo para-politico reggiano non doveva fare il nonno per i suoi nipotini? ed allora che lo faccia, capendo, una volta per tutte, che il suo ritorno (Romano 3 - la vendetta!) è fuori dalla Storia! I tempi sono cambiati e gli Italiani, in maggioranza, l'hanno capito! Non quelli che si reputano i più intelligenti, i più onesti ed i più bravi, bensì la parte produttiva della Nazione, quella che sgobba, quella che ci mette del suo, quella che deve far quadrare i conti tutti i giorni, specialmente ora che le difficoltà del Mondo Globalizzato sono venute a galla! Smettiamola, una volta per tutte, di riciclare il Vecchio e si pretenda il Nuovo: le Cariatidi non sono più di moda! Ora per sostenere le sorti della Politica italiana occorrono forti travi d'acciaio al titanio, non certo statue d' arenaria consunte e corrose. Certo il richiamo al riciclo, va bene per il vetro, per la carta, per le lattine, per la plastica e per tutti quei prodotti d'uso comune, ma Romano da Reggio proprio no: ci costerebbe una follia, in termini politici e d' immagine, ed il prodotto che ne uscirebbe avrebbe certamente lo stantio e il colore tipico dell'avariato! Prenda la bicicletta e si faccia una bella pedalata, si goda tutti i milioni di Euri che ha guadagnato nei suoi mandati politici e se ne vada in pensione una volta per tutte: di Andreotti ne abbiamo già uno ed uno è più che sufficiente! Abbia un minimo di decenza e si tolga dall' agòne politico: ritorni una persona normale, nonno tra i nonni, e sicuramente la Sinistra Democratica ne trarrà presto giovamento! La zavorra va buttata e forse la nave riprenderà il mare, il porto è lontano ma sicuro: il Progetto Italia deve essere rimesso in essere anche dalla Sinistra! Senza l' Opposizione si governa con difficoltà, specialmente quando questa non esiste più da diversi anni....ed il successo del Cavaliere lo dimostra ogni giorno di più!

mario piccirilli

18 mar 2009 23:45

Vedo il PD un bambino non ben riuscito. Non alto ma paffuto, non una cima a scuola, preso in giro dalla maestra e dai compagni . Pero` ha il fiore all`Occhetto, corre su pattini a Rutelli, poi corre a dondolasi sull`alDalema come fosse il sei gennaio, aspettando l`Epifani . Con i numeri sul tavolo si desume ; la difesa della dirigenza e` fine a se stessa, con noi dal nostro cantuccio a farle caldo.

Teopeo

18 mar 2009 20:28

Molto bene, via Veltroni dentro Prodi! ! Tutto ciò alla faccia del rinnovamento promesso da Veltroni nel discorso del Lingotto. Naturalmente il prof. si presenterà con i suoi due fiori all'occhiello: Il primo ,.profumato ed esaltante per le due vittorie riportate su Berlusconi, mentre il secondo, appassito e maleodorante anche se, purtroppo per noi, con ben maggior valenza, per i due disastrosi governi presieduti. Ormai con Franceschini e Prodi credo che al PD non resti che aggiungere alla sigla una C e divenire PDC, Partito Democratico Cristiano, così che i vari Dalema, Veltroni, Bersani, La Torre ecc. ecc., in ossequio ad una vecchia premonizione, possano morire tutti democristiani e salire beati e contenti in Paradiso.

cheneso

18 mar 2009 17:42

# PIERO # e # F.DE MARCO # Piero hai ragione: f. de marco è sicuramente tra quelli che sono all'estero, però non conosce le lingue e capisce l'esatto contrario di quello che gli dicono!

Piero

18 mar 2009 16:45

f. de marco osserva che con la prevedibile e probabile sconfitta elettorale di B. da parte di Prodi "l`Italia finirà di perdere posizioni politicoeconomiche,morali,culturali ecc,rispetto a tutti gli altri paesi occidentali". E' la voce della "sinistra" divisa in due grandi gruppi: quelli che vorrebbero andare all'estero perchè si vergognano di B. e quelli, che sono già all'estero, che lamentano di essere lo zimbello degli stranieri perchè in Italia c'è B. Proprio non c'è scampo!

M.

18 mar 2009 16:27

Condivido. Il punto è: dove e come trovare un leader capace di comunicare un programma politico credibile dalla maggioranza delgli italiani? Attraverso le Scuole di Formazione di cui riferisce Michele Salvati, per esempio. Non, di certo, a mio avviso, facendo ricorso alla logora dirigenza degli ex (DC,PCI, ecc, ecc..).

ferny

18 mar 2009 16:22

Brava! Finalmente qualcuna che ragiona! Condivido pienamente l'analisi Finchè non ci saranno idee nuove e uomini nuovi non ci potrà essere nessuna possibilità di battere Berlusconi.

Benedetto Serra

18 mar 2009 14:23

Mi viene il dubbio, ma non sarà che il problema della coalizione fu che non erano capaci di governare? A parte Prodi e Visco e pochi altri, non è forse vero che quel personale politico era bravo a chiaccherare ma di fronte ai problemi reali (vedi ordine pubblico, immigrazione, etc...) non sapeva che pesci prendere? E l'elettorato non ha premiato che si dava da fare per i DICO ma taceva imbarazzato davanti alle questioni più spinose, se non per prendersela con Berlusconi colpevole di tutti i mali.

f. de marco

18 mar 2009 14:19

Romano PRODI va bene solo come prossimo PRESIDENTE della REPUBBLICA ! ! L`effetto PRODI é ,non cé due senza tré:! ! ! La terza sconfitta elettorale per San Silvio Berlusconi d`ACORE con molta probabilità si sta proponendo, Cosi quando ci ritroveremo in un`ITALIA conciata da Berlusconi come l`America di Bush, inizierà l`alba e la speranza per un domani migliore e solo dopo cio`, l`Italia finirà di perdere posizioni politicoeconomiche,morali,culturali ecc,rispetto a tutti gli altri paesi occidentali .

Piero

18 mar 2009 12:36

Portavano la Montalcini a votare in autoambulanza, i ministri delle varie sinistre erano in piazza a dimostrare contro il governo ed ora, incredibilmente, la colpa della caduta di Prodi ... è di Veltroni!! Nel frattempo Franceschini (erede e continuatore) vuole dare un mensile a tutti gli italiani (e stranieri), e Renzi (il "nuovo") apre la campagna elettorale con la foto di un bimbo down. La domanda non è più cosa DOVREBBE FARE questa sinistra, ma piuttosto SE E' IL CASO DI FARLO.

roberto b

18 mar 2009 11:56

qualsiasi politico del PD che si ispirasse a Romano Prodi nel fare politica e a Di Pietro il PD non può che sparire,i giovani devono emergere e buttare nella spazzatura chi vechio vuole il potere,Franceschini e alla DiPietro e alla Prodi quindi solo danni.poi lontano ,dai sostenitori in tv ,della sinistra, sono solo conservatori ,e purtroppo del peggio,ci vuole un dirigente che nelle proposte del centrodestra sappia trovare lo spazio e fare sue determinate soluzioni,fino a che avremo gente che butta nella spazzatura anche il piano case che aiuterebbe chiunque a risolvere dei problemi,questo PD sarà sempre,peggio