venerdì, 30 luglio 2010 ore 04:33

Italia

Borsellino voleva morire da solo
di Luca Mastrantonio

AGNESE BORSELLINO. La vedova parla per la prima volta degli agenti caduti assieme al marito, il 19 luglio 1992, perché non siano dimenticati. Parole ferme sui colpevoli e le ombre dell'inchiesta, ancora aperta. L'intervista esclusiva nel documentario di Francesca Fagnani (su RaiStorie domenica).


La vedova di un eroe e gli angeli custodi caduti con lui, per mano della mafia. Agnese Borsellino e gli uomini della scorta del marito, il procuratore aggiunto di Palermo, ucciso il 19 luglio 1992, sono i protagonisti del documentario che domenica prossima verrà trasmesso da RaiEducational, di Gianni Minoli. 57 giorni a Palermo. La scorta di Borsellino, di Francesca Fagnani, andrà in onda domenica su RaiStoria, alle 21,15, e poi mercoledì 22 luglio alle ore 23.40 su RaiDue.

La puntata della Storia siamo noi vuole illuminare il cono d'ombra in cui il tempo e lo spazio, l'oblio e la marginalità dei co-protagonisti, possono gettarli. Per questo, Agnese Borsellino ha rotto il suo silenzio rispettoso sugli uomini che sono morti per suo marito. Nelle sue parole, come nelle parole dei familiari degli agenti, riecheggia la paura diffusa di Borsellino di portarsi dietro, nel suo destino, altre vite umane.
«Mio marito non credeva al 100% che la scorta lo potesse salvare da un attentato - racconta Agnese Borsellino -. Non perché dubitava della loro attenzione o professionalità, ma quando avrebbero deciso di ucciderlo lo avrebbero fatto, come del resto è stato, con tecniche ultramoderne. Infatti mi diceva - quando decideranno di uccidermi i primi a morire saranno loro -. Per evitare che ciò accadesse, spesso e alle stesse ore usciva da solo per comprare il giornale, le sigarette, quasi a mandare un messaggio per i suoi carnefici perché lo uccidessero quando lui era solo per la strada e non quando si trovava con i suoi angeli custodi. Mio marito non si poteva rifiutare di farsi proteggere o di farsi accompagnare, le sue capacità finivano qui, non poteva fare altro per salvarli».

Gli uomini della sorta sono Claudio Traìna, 27 anni, agente scelto di Polizia. Agostino Catalano, 43 anni, assistente capo di Polizia. Emanuela Loi, 24 anni, agente di Polizia. Vincenzo Fabio Li Muli, 22 anni, agente di Polizia. Eddie Walter Cosìna, 31 anni, agente scelto di Polizia.

Borsellino, sapendo di essere stato condannato a morte dalla mafia, decisa a chiudere la partita con lui, dopo averlo fatto con Falcone, tentava disperatamente di andare incontro al proprio tragico destino, per salvare gli altri. Il clima, in quei giorni, era emotivamente torrido. Emilia Catalano, madre di Agostino Catalano, racconta che il figlio «non rideva più, non parlava, ed io gli dicevo ”Agostino cosa hai?” E lui ”No, niente... no, niente”». Grazia Traina, madre di Claudio Traina, ricorda un cambiamento nella vita affettiva del figlio. «Vedevo mio figlio più attaccato, spuntava la notte e veniva, la sera mi telefonava e di giorno mi chiedeva ”Mamma hai bisogno?” Insomma era più vicino».

Per la strage di Via D’Amelio sono state condannate in via definitiva 47 persone, di cui 25 all’ergastolo. Dal 1992 ad oggi, però restano aperti interrogativi su chi ha collocato ed azionato il congegno esplosivo, da dove, chi ha sottratto l’agenda che Paolo Borsellino aveva con sé e, soprattutto, su che cosa aveva scoperto Borsellino sulla strage di Capaci. Perché la mafia ha accelerato il progetto di uccidere Borsellino? Ci sono mandanti esterni? L’inchiesta è ancora aperta, ricorda il documentario di Francesca Fagnani. Per gli assassini, da parte di Agnese Borsellino, ci sono parole ferme. Aperte alla possibilità del perdono, cristiano, se troveranno il coraggio di dire tutta la verità. Coraggio che non hanno e che invece suo marito ha avuto nel cercarla e non tradirla. «Se mi dicono perché l’hanno fatto, se confessano, se collaborano con la giustizia, perché se arrivi ad una verità vera, io li perdono, devono avere il coraggio di dire chi glielo ha fatto fare, perché l’hanno fatto, se sono stati loro o altri, dirmi la verità, quello che sanno, con coraggio, con lo stesso coraggio con cui mio marito é andato a morire, di fronte al coraggio io mi inchino, da buona cristiana dire perdono, ma a chi?, io perdono coloro che mi dicono la verità ed allora avrò il massimo rispetto verso di loro, perché sono sicura che nella vita gli uomini si redimono, con il tempo, non tutti, ma alcuni si possono redimere è questo quello che mi ha insegnato mio marito».

Quella maledetta domenica 19 luglio di 17 anni fa, Agnese Borsellino la ricorda così: «Era una giornata normale, mio marito si sentiva molto stanco, voleva accontentare me ed i miei figli e fare una passeggiata a Villa Grazia, al mare… alle 16.30 quando sono venuti gli altri sei uomini della scorta, è andato dalla sua mamma perché doveva accompagnarla dal medico. Ha baciato tutti, ha salutato tutti, come se stesse partendo. Lui aveva la borsa professionale, e da un po’ di giorni non se ne distaccava mai. Allora mi è venuto un momento di rabbia quando gli ho detto “Vengo con te”, e lui “No, no, io ho fretta”, ed io “Non devo chiudere nemmeno la casa, chiudo il cancello e vengo con te”. Lui continuava a darmi le spalle e a camminare verso l’uscita del viale, allora ho detto: “Con questa borsa che porti sempre con te sembri Giovanni Falcone”. Sono arrivata a dire queste ultime parole».

Sono circa le 16 e 30. Le tre macchine di Paolo Borsellino e della sua scorta lasciano Villagrazia di Carini, a 20 km da Palermo, e si dirigono verso via D’Amelio, a casa dell’anziana madre del magistrato.
Ad accompagnare il racconto di quei 57 giorni che intercorrono fra la l’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche la testimonianza dell’unico sopravvissuto al massacro della scorta di Borsellino, Antonio Vullo. «Siamo arrivati in Via D’Amelio, mi sono soffermato perché ho visto tante auto parcheggiate. Sapendo che era l’abitazione della madre, ci siamo un po’ preoccupati… Il giudice è entrato direttamente, ha parcheggiato l’auto proprio al centro della carreggiata, ed io ho fatto scendere i componenti della mia scorta per fare una bonifica all’interno dello stabile… – prosegue Vullo - avrò fatto altri 5/6 metri con l’auto e sono stato investito da una nube caldissima. L’auto si è sollevata e si è spostata di qualche metro. Mi sono sentito schiacciato proprio all’interno dell’ abitacolo e sballottato. Ho visto subito il corpo di un collega dilaniato dall’esplosione, non sapevo che fare e mi sono messo a correre, poi ho visto brandelli di carne, addirittura ero fermo sopra un piede di un collega».

giovedì, 16 luglio 2009

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commenti dei lettori

6 commenti presenti

claudio m.

17 lug 2009 11:55

E pensare che nell'altro articolo c'è gente che difende lo psiconano e qua ci sono solo 5 commenti è una tristezza.Nelle ultime interviste infatti non per niente BORSELLINO parlava di BERLUSCONI sara'un caso mah!Questi uomini avrebbero potuto salvare l'Italia con la loro onesta ma purtroppo gente come certi politici li hanno uccisi.Se ci fosse un 10% di magistrati con le palle di BORSELLINO e FALCONE la gustizia in Italia potrebbe funizionare ma purtroppo quando un magistrato scopre qualcosa sui politici poi viene immediatamente rimosso dal CSM altro cancro dell'italia. W GLI ONESTI.

ALESSANDRO AMOROSO

17 lug 2009 08:38

MERAVIGLIOSO UOMO EROE ANGELO DEI NOSTRI CUORI SIMBOLO DEI NOSTRI OCCHI POVERI DI CULTURA GRANDE ESEMPIO DI INFINITA BONTà UN UOMO COME TE E COME GIOVANNI NON ESISTERà MAI PIU'.MERAVIGLIOSO PAOLO BORSELLINO.dR.aLESSANDRO AMOROSO

mariano

16 lug 2009 14:16

A Francè non si capisce un c..zo di quello che dici. Ti conviene riscrivere tutto da capo!

stanco

16 lug 2009 13:53

MA QUESTE NOTIZIE QUANDO LE DARETE MAI? A VOI INTERESSA SOLTANTO IL POLLAIO NAZIONALE? GERUSALEMME (15 luglio) - Sparare senza preoccuparsi della sorte dei civili palestinesi: questa era la prassi seguita dall'esercito israeliano a Gaza durante l'operazione “piombo fuso”, che dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio scorso ha provocato circa 1.300 morti, secondo le testimonianze di alcuni soldati, che hanno partecipato alle operazioni di guerra, raccolte dall'organizzazione non governativa israeliana “Breaking the Silence” (Rompere il silenzio). Il rapporto dell'ong israeliana. Le testimonianze di 54 soldati, che hanno preso parte all' offensiva militare lanciata da Israele contro Hamas nella Striscia di Gaza all'inizio dell'anno, denunciano gravi eccessi commessi dalle truppe e evidenziano un ampio divario tra la loro versione degli eventi e quella ufficiale delle forze armate. Dalle testimonianze, raccolte dall'organizzazione, composta da ex militari che si batte per il rispetto dei diritti umani, risulta chiaramente che era meglio colpire un innocente che impegnare tempo per individuare il nemico, perché la regola era «prima sparare e poi preoccuparsi». Il rapporto della ong, finanziato anche dai governi di Spagna, Gran Bretagna, Olanda e dall'Ue, parla di «civili usati come scudi umani, costretti a entrare in siti sospetti davanti ai soldati che usavano la loro spalla per tenere il fucile puntato». Il rapporto, secondo quanto riferisce oggi il quotidiano Financial Times è composto da 112 pagine e raccoglierebbe oltre alle testimonianze anche video di uomini «coinvolti nelle operazioni a ogni livello». «Se non sei sicuro spara». Un piano basato sull'imperativo di ridurre al minimo le perdite israeliane, avanzando sempre ad armi spianate. Secondo le testimonianze, l'ordine era: «Se non sei sicuro, spara». Il fuoco, racconta un soldato, «era dissennato, appena raggiunta la nostra nuova postazione cominciavamo a sparare contro tutti gli obiettivi sospetti». Perché, come dicevano i capi, «in guerra sono tutti tuoi nemici, non ci sono innocenti». Secondo Mikhael Mankin, di “Breaking the Silence”, «le testimonianze provano che il modo immorale in cui la guerra è stata condotta era dovuto al sistema in vigore e non al comportamento individuale di soldati». «Si è dimostrato - continua - che le eccezioni delle forze armate sono divenute la norma e ciò richiede una profonda riflessione e una seria discussione. Questo è un urgente appello alla società israeliana e alla sua dirigenza a guardare sobriamente alla follia delle nostre politiche». Il ministro della Difesa Ehud Barak: «critiche inappropriate». «Le critiche rivolte alle forze di sicurezza israeliane da questo o quel gruppo sono inappropriate»- ha commentato il ministro della Difesa Ehud Barak- «le forze di sicurezza israeliane sono uno degli eserciti che meglio rispettano l'etica al mondo e agiscono nel rispetto di alti valori morali. Ogni critica alle operazioni delle forze di sicurezza dovrebbe essere rivolta a me, in quanto ministro della Difesa israeliano». In precedenza la portavoce dell'esercito Avital Leibovich aveva definito il rapporto «non credibile» perchè basato su testimonianze anonime. L'ong, aveva affermato la portavoce, «non ha avuto la decenza di presentare il rapporto alle forze armate e non ha permesso di investigare le testimonianze prima della sua pubblicazione pur continuando a diffamare le forze armate e i suoi ufficiali». Viene sottolineata inoltre l'assenza «di ogni elemento atto a identificare gli autori delle testimonianze, il loro grado e la loro posizione al momento degli incidenti denunciati».

Francesco Spinelli

16 lug 2009 12:36

Tra qualche giorno, il 19 luglio ricorre l'anniversario della strage di Via D'Amelio,in cui fu messo a tacere definitivamente, dopo Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Dalla Calabria, da Lamezia Terme partirà un pullman organizzato dal movimento dei ragazzi di Locri: E adesso ammazzateci tutti. Partirà dalla Stazione di Lamezia Terme alle 2,45 del 19 luglio. Durante la manifestazione di Piazza Farnese, Grillo ha dato voce a Salvatore Borsellino, il quale ha detto cose gravissime sul coinvolgimento dei Servizi Segreti in quella strage. Ha detto che, mentre Lui ha saputo della fine del Fratello cinque ore dopo, due ore dopo Giacchino Genchi arrivò sul posto e si rese conto che il telecomando dal castello Utiveggio in cui c'era una sede dei Servizi Segreti e successivamente scoprì che Contrada lo seppe 80 secondi dopo. Ecco il link che ognuno può rivedere e risentire l'accusa di indegnità per il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino: Quello che fa paura, che deve fare paura, è il fatto che nessuno ha parlato di quella accusa gravissima: al confronto della quale, quelle che vengono mosse a Berlusconi sono bruscolini, ma veramente bruscolini e tutti hanno gridato allo scandolo per il cartello " NAPOLITANO DORME " e le parole di Salvatore Borsellino sono state letterarmente nascoste. Ecco di cosa si tratta ecco di cosa si tratta. Grillo da fastidio, Grillo fa quello che un tempo facevano i radicali. " Si ho capito, ma io non solo lo tento quel pensiero, ma anche ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare ad un loro congresso). Pier Paolo Pasolini, ultima intervista prima di morire a Furio Colombo per la Stampa. Siamo tutti in pericolo. Titolo suggerito da PPP Una proposta a pochi giorni dall'anniversario del Sacrificio di Paolo Borsellino: abbiamo il coraggio di mettere sul sito quel video ? di riuscire a discutere a quel livello ? http://video.google.it/videosearch?hl=it&q=Piazza%20Farnese&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=wv# Francesco Spinelli nato a Falerna l'11.01.1950, residente a Falerna in Vico 3° Marconi n. 12 Tesserato PCI-PDS-DS-PD dal 1974 e che non ha nessuna intenzione di restituire la tessera ma che chiede umilmente di discutere delle cose, perchè altrimenti si da ragione a Salvatore Borsellino che rispondendo proprio a Catanzaro ad una ragazza che gli chiedeva chi dobbiamo votare ? rispondeva: " Bisogna spazzare via questa classe politica " Che Dio ci guardi !

49franco

16 lug 2009 12:08

Bravo. Giusto non dimenticare. Un articolo serio.