L'ultima fatica letteraria di Walter Veltroni e l'ultimo articolo di Romano Prodi sono due contributi al dibattito nella sinistra italiana di gran lunga più interessanti di quanto i due autori ci abbiano mai detto da leader, perché incarnano l'ultimo immaginario di quel popolo. Entrambi hanno flirtato a lungo con la cosiddetta «sinistra liberale», con la Terza Via, con l'Ulivo mondiale, con John F. Kennedy e con Bill Clinton. Ma entrambi, ora che sono a casa e dispongono di molto tempo libero per riflettere, sono tornati alle loro rispettive radici culturali, in realtà mai abbandonate. Che sono poi sintetizzabili proprio nel titolo del romanzo di Veltroni: la centralità del «Noi». Mi spiego. Il pensiero liberale - e dunque anche quello della sinistra liberale di origine non marxista, che esiste eccome in Europa e nel mondo - ha come categoria fondante l'«Io». L'individuo, o la persona se preferite. La sua realizzazione, il suo successo, il suo progetto di vita, la sua grinta nel perseguirlo: la sua felicità, per dirla con la Costituzione americana. Cercando di promuovere se stesso, l'Io sviluppa quella forza motrice che migliora anche la società in cui vive. Esercitando appieno la sua libertà, l'Io accresce il benessere e la libertà di tutti. Non è affatto vero, come lascia capire Prodi, che questo pensiero non sia altro che neo-liberismo camuffato. Per Margaret Thatcher, non esisteva «una cosa chiamata società», ma solo gli individui. Per Tony Blair, invece, la società esiste; ma solo gli individui, con la loro azione, possono renderla migliore, non certo quell'entità astratta, occhiuta e spesso inefficiente che è lo Stato.
La sinistra liberale sa che lo Stato non è la soluzione dei problemi degli individui, ma spesso è il problema. Pensa che siano gli individui a sapere che cosa è meglio per loro, e se lasciati liberi di prosperare l'intera società ne trae profitto. Sostiene che lo Stato deve intervenire per rimuovere gli ostacoli al successo individuale (Costituzione italiana) e per tendere una rete di protezione a vantaggio di coloro che, in questa scalata, non ce la fanno.
Invece, per il pensiero solidaristico, sia marxista che cattolico, il soggetto della Storia, e dunque del progresso, è il Noi. I grandi movimenti collettivi, le masse organizzate, il popolo del Novecento. Del quale si presume la volontà generale, che lo Stato è chiamato a interpretare e realizzare. Quando Veltroni condanna «l'egoismo e l'individualismo» come mali della società italiana contemporanea anche peggiori di Silvio Berlusconi medesimo, ci indica implicitamente come virtù i loro opposti. L'opposto di egoismo è «altruismo»; l'opposto di individualismo è «collettivismo».
Il punto è che altruismo e collettivismo non sono più, almeno dagli anni Ottanta, concetti politici spendibili nelle moderne società del benessere. Hanno fatto il loro tempo nella grande stagione dell'età dell'oro socialdemocratica, dalla fine del conflitto mondiale fino allo shock inflazionistico degli anni Settanta. La gente aveva allora un ricordo ancora così forte della sofferenza e dei rischi comuni della guerra da accettare lo scambio tra minori possibilità di successo individuale e maggiori assicurazioni e protezioni collettive. Dalla fine degli anni Settanta in poi, non è più così. Non a caso, è in quel momento che nasce il cosiddetto neo-liberismo, prima con Margaret Thatcher e poi con Ronald Reagan, dopo il quale la sinistra non potrà mai più essere la stessa di prima.
Questa nostalgia del Noi, elevata a dignità letteraria nel romanzo di Veltroni e indicata come motivo dell'insuccesso del suo governo nell'articolo di Prodi, non solo è inattuale, perché non corrisponde più alla società italiana di oggi. È anche pericolosa. Per due ragioni. La prima è che se una politica di progresso è giudicata impossibile in presenza di egoismo e individualismo così diffusi, non c'è niente da fare se non aspettare una palingenesi culturale e antropologica. E, a quel punto, effettivamente romanzi e articoli servono più della politica. La seconda ragione è che ogni volta che si esalta un Noi, si indica implicitamente anche un Voi. E quel Noi generico e aulico diventa allora un noi-noi, la nostra parte politica, quelli che la pensano come me, la nobile minoranza che condivide la mia stessa nostalgia. Mentre voi, gli altri, la maggioranza che state dall'altra parte, siete ciò che impedisce a noi, i migliori, di trionfare. Il che equivale - se mi si passa la battuta - alla più perfetta delle vocazioni minoritarie.
Ha ragione Nicola Rossi, che l'ha detto al nostro giornale: ciò che la sinistra italiana, anche quando era guidata da Prodi o da Veltroni, non è mai stata capace di fare è proprio questa complessa e difficile operazione: trasformarsi da collettivista in liberale, mettere l'Io al posto del Noi. Blair usava dire: noi siamo con i poveri, con chi non ce la fa, con chi ha bisogno di aiuto; ma anche con le famiglie che stanno bene perché lavorano duro ma vogliono stare meglio, che sentono la spinta ad accrescere il loro benessere, ad assicurare un futuro migliore ai loro figli. Come si fa a non vedere che è questa Italia a non fidarsi della sinistra? E come si fa a non vedere che questa Italia è in maggioranza? E come si fa a non ricordare che l'unico attimo di popolarità del governo Prodi ci fu quando attaccò le corporazioni del Noi (tassisti, farmacisti, benzinai) in nome dell'Io-consumatore, mentre il suo picco più basso fu quando si lanciò in astruse operazioni di ingegneria sociale sulle aliquote fiscali?
La rivoluzione liberale sarebbe accettare l'idea che l'individualismo non è sinonimo di egoismo sociale. Mentre da noi la sinistra si trova a suo agio solo con i grandi soggetti collettivi e organizzati, rispetta e teme soltanto ciò che comincia per Conf, dalle Confederazioni sindacali alla Confindustria, dalla Confcommercio alla Confesercenti. Ma non sa nulla di tutti coloro - e in Italia sono molti di più che negli altri Paesi europei - che ogni giorno si muovono nella giungla della società allo stato brado, contando solo su se stessi, senza nessuna Conf che copra loro le spalle. I piccoli: piccoli imprenditori, piccoli risparmiatori, piccoli proprietari di case, piccoli commercianti, piccoli artigiani. Quei piccoli di cui la cultura di sinistra sorveglia e critica il 740 molto più di quanto si sia permessa di fare con quello di Gianni Agnelli. È per questo che, mentre la sinistra vive di nostalgia del Noi, l'Io degli italiani è finito ostaggio del Super-Ego di Berlusconi. Triste epilogo per la sinistra, certo; ma più ancora per l'Italia.
martedì, 25 agosto 2009
commenti dei lettori
24 commenti presenti
goliotok
26 ago 2009 00:19
Senta Polito, azzarderei affermare che condivido quasi tutto, per non dire tutto, il suo articolo. Però dovrebbe spiegare non tanto a me, ma a tutta la platea dei suoi lettori, la differenza che esiste con il sotteso contendente del liberale di sinistra: il liberale di destra. Quando lei afferma che " La sinistra liberale sa che lo Stato non è la soluzione dei problemi degli individui, ma spesso è il problema. Pensa che siano gli individui a sapere che cosa è meglio per loro, e se lasciati liberi di prosperare l'intera società ne trae profitto. Sostiene che lo Stato deve intervenire per rimuovere gli ostacoli al successo individuale (Costituzione italiana) e per tendere una rete di protezione a vantaggio di coloro che, in questa scalata, non ce la fanno." non le pare che coincida esattamente col pensiero del liberale di destra? Non sarà, Polito, che si continua a disquisire su questioni di lana caprina per poi arrivare inevitabilmente e candidamente ad ammettere con grave ritardo che in fondo in fondo aveva ragione chi doveva avere torto? Se si guarda alla storia della sinistra italiana è un lentissimo ma continuo trasformismo-revisionismo in direzione destra. La società liberale non nasce dalla cultura di sinistra e fino a che non avremo la forza di cambiere l'articolo 1 della nostra Costituzione in " L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla liberta e sull'individuo" rimarremo sempre un Paese ibrido in mezzo al guado.
Ner
herbert
25 ago 2009 21:25
Berlusconi e`come dire, prosciutto e melone. Copiarlo, significherebbe, mortadella con anguria.
Matteo Baldan
25 ago 2009 21:11
Sottoscrivo. Perché la sinistra riesca a promuovere e realizzare le riforme urgentissime di cui necessita il nostro Paese è necessario che si rinnovi culturalmente. E tale rinnovamento è ostacolato sia dai giornali che si dichiarano vicini alla sinistra (Repubblica ed Espresso in primis) che dall'alleanza con un partito ultrareazionario come l'IdV. Voi del Riformista insieme ad Italianieuropei mi pare che siate tra i pochi a sostenere ragioni e idee per una sinistra liberale. Sinistra che c'è, ma che, per il momento, è minoritaria. Basta fare un giro per le varie feste democratiche per rendersene conto.
In ogni caso, pur essendo convinto che il discorso su liberalismo e nostalgie collettiviste sia validissimo, penso che Veltroni non faccia testo. Uno che passa da Berlinguer a Bob Kennedy a Craxi con così tanta facilità non andrebbe preso troppo sul serio.
Harold Mueller
25 ago 2009 20:59
Caro Polito, un editoriale di classe giornalistica ineccepibile, il Suo. Una sintesi di grande chiarezza, che può essere a buon diritto di riferimento per chi insiste in un giornalismo improntato sulle mediocrità del gossip da cassetta. Non è importante condividere i concetti limite dell’io e del noi, posti in quella sorta di schematico manicheismo che a Lei è servito per chiarire; né è importante che quel limite sia tanto labile da poter – e dover – continuamente dilagare dall’una all’altra parte in funzione non tanto del segno di disuguaglianza, ma nel segno dell’equipollenza e della reciprocità. L’importante è aver spiegato i concetti, e lei l’ha fatto con stile ed efficacia. Prosit, si diceva una volta per riconoscenza al maestro. Ma dopo la sintesi estrema, personalmente mi aspetterei altrettanta efficacia dallo scendere in profondità nell’analisi: centrando, per cominciare, l’essenza vera di quel “noi”, a cui appartiene la grande tradizione della solidarietà che è storia comune nelle vicissitudini delle genti d’Italia. Una solidarietà che travalica i concetti di comunismo e di cattolicesimo e che, anzi, ne rappresenta il più elevato punto d’incontro. E non trascurerei neppure quell’insieme di fattori etici, tra cui la generosità e la lealtà, che sono stati punti di riferimento per molti dei nostri padri e dei nostri nonni, quando nella volonterosa ricerca d’una comunanza di obiettivi la stretta di mano valeva più di mille contratti, e le regole dell’onore e della dignità (l’essere…) valevano più d’ogni odierna strategia di mercato (…). Sarà bene scenderci seriamente, in questa analisi, caro Polito, se si vuol dare una spiegazione ed un significato vero a quella presa di distanza dalla politica cui oggi si assiste da parte di milioni di italiani. Soprattutto da parte di chi vorrebbe continuare a vedere nella sinistra quei valori che sono appartenuti ai padri, e che vede sempre più sfuggenti ed indistinti; ma che a quei valori non vuol rinunciare, anche soltanto per dovere di dignità (troppo riduttivo?) nei confronti dei propri figli. Chi, da un punto di osservazione privilegiato qual è il Suo, avrà la buona volontà, la capacità e il coraggio di scendere in questo tipo di analisi, credo che darà prova di aver capito di quante lunghezze si sia passato il segno, e quanto sia opportuno e necessario rientrare al più presto nei limiti. Cioè ridare ai valori etici la dignità che loro spetta, soprattutto nelle farragini della politica. Che si tratti dell’io, del noi, del voi o del freudiano superego non ha, poi, così tanta importanza. Cordialmente, H.M.
giuseppe guastella
25 ago 2009 19:20
Riassumendo: liberismo,sinistre liberali purché di origine non marxista;sinstra armata di 740 che ha graziato G.Agnelli e suppongo pure tutti glialtri grandi evasori e piccoli puttanieri ;IO-noi e noi-noi contro voi-voi e voi-noi ; lo Stato problema . Tutto vero. Ma,chiedo,lo Stato é veramente un´entitá astratta o é fatta di individui con nomi e cognomi propri,con storie e pedine personali note?
È possibile almeno in teoria che un uomo di Stato possa far coincidere l´IO con un NOI piú grande del NOI tassisti o del Noi Padani ?
Certo che l´indiviualismo non é sinonimo di egoismo sociale ,come quattro e quattro non é sinonimo di otto,ma l´egoismo sociale si! Non é la rivoluzione liberale auspicata dal direttore ma semplicemente mettere i piedi a terra e rilevare quella dose di relativismo culturale che tanto spaventa i saccenti conservatori-camuffati.
È semplicememte, prendere atto che l´impresa di rimozione degli ostacoli al successo individuale mentre in Europa va scemando ,in Italia l´assenza di ammortizzatori viene elevata a dignitá sociale sotto la dizione : Cassa d´integrazione in deroga .
Caro direttore,forse la questione Italiana é piú il Noi-corporativo ,il Noi -peccatori che non l´IO-cittadino ,di "questo" mondo. Forse "una palingenesi culturale e antropologica" ancorché urgente e tardia é giá in atto.
giuseppe guastella
Gregorio Viali
25 ago 2009 18:46
La sinistra dovrebbe riflettere su questa frase di Le Carré: "Ogni società è un agglomerato di minoranze". Gli ipertrofici Noi/Conf sono invece tentativi, sempre più perdenti, di voler tenere insieme tutto e il contrario di tutto, con il solo risultato dell'immobilismo sociale.
gianni solazzo
25 ago 2009 16:56
Direttore ha ragione: per la sinistra di prodi bersani veltroni d'alema franceschini l'individuo si realizza compitamente solo nelle comunità. il tutto è più importante dell'uno ( elo era anche per stalin hitler mussolini). per i liberali è esattamente il contrario.
prodi s'inventa una sinistra succube del neo liberismo dopo che due suoi governi sono caduti per mano dei neomarxisti. gli dei l'avranno accecato.
Altamante Fruzzetti
25 ago 2009 16:10
"picco piu' basso". Geniale.
Lupo Rex
25 ago 2009 16:05
Polito, io sono indignato con te! Ma come? Per anni, da buon liberale, ho difeso certe idee dagli attacchi dei sinistri ed oggi che mi succede? Mentre navigo tranquillamente sul web mi vedo sorpassato da teppisti come te ed i tuoi giannizzeri, in arte Giampaolo Pansa e Peppino Caldarola. Tutti e tre vi siete ricicciati come commentatori di una improbabile liblab con pummarola in coppa. Come dicevo sono indignato. Sto pensando seriamente, fosse pure solo per amor di polemica (cosa che so fare discretamente…) di passare a sinistra. Certo, mi basterebbe poco. Un’idea qualsiasi, cosa che non vedo. Quanto alla simpatia che mi ispira Bersani, meglio lasciar perdere. Per questo motivo io auguro a te, a Pansa e a Peppino Caldarola che vi scoppino i contrappesi come mortaretti a Piedigrotta, così vi togliete di mezzo ed io posso continuare nella mia consueta opera di liberal senza se e senza ma. Un giorno dovrai spiegarmi perché provo simpatia per un disastrato come te. Ma ne riparleremo, come direbbe Vittorio Feltri, un altro che te lo raccomando… :)
giovanni savignano
25 ago 2009 15:18
SCRITTORI , VISIBILITA' e PUBBLICITA'
Senza nulla togliere alla capacita' comunicativa e sensibilita' verso il sociale di Veltroni,dobbiamo ammettere che nel nostro Paese ormai chiunque abbia un po' di celebrita' sente il bisogno ?! di pubblicare libri ( spesso libri-interviste ). anche molti Giornalisti gia' affermati, perche'? certo e' utile per gli Editori. Poi assistiamo ad inviti e presentazioni trasversali - reciprocamente solidali. Una gran parte di Scrittori ed Editori "minori " restano tagliati fuori dal meccanismo. L 'ultimo Premio strega ha commosso anche i piccoli bimbi per il pathos mostrato da alcuni Partecipanti. Oggi , come nei giorni passati, leggo di Veltroni su tutti i quotidiani , con grande risalto , e relativa pubblicita'. Io ,come medico, ogni tanto scrivo per divulgare problematiche sulla sanita'. bene,pur avendo spedito libri alle redazioni TV e dei giornali , non ho avuto,come tanti Altri, il piacere di essere considerato. comunque apprezziamo lo "sforzo" di Veltroni ma non altri politici che vogliono imitarlo per non sentirsi diversi ed inferiori.
g.savignano autore libro "Codice rosso sanita',medicina e ricerca in Italia"
maria
25 ago 2009 14:55
X ORCA- come fai a sintetizzare tutti problemi che abbiamo con la frase: se si diminuiranno lo stipendio li voterò! scherzi? ho paura di no! purtroppo la poca sinistra che è rimasta è formata quasi tutta da gente come te che pensa che tutto il male sia negli stipendi d'oro dei nostri parlamentari! come fai a non capire che non è solo così! scommetto che sei un elettore di di pietro, i suoi ragionano così. capisci che è a gente come te che hanno parlato in tutti questi anni, a gente che ha creduto alle palle che ci hanno raccontato e infatti i più sono scappati sentendosi traditi. te le ricordi le lenzuolate di privatizzazioni del buon bersani che ora rischia anche di diventare il nuovo segretario' io le ricordo. praticamente ha privatizzato, per le coop, l'aspirina e ha rotto l'anima ai poveri tassisti già in piena crisi, si è ben guardato di toccare le banche, alle quali hanno dato ancora più poteri, i notai, ecc. si perchè se proprio si troveranno persi, come in effetti è, può essere che riducano gli stipendi per poter sopravvivere proprio per raccattare i pochi voti che creduloni come te saranno disposti a dargli ma poi ti fregheranno in mille altri modi, ricordalo questi politici sono tutti da buttare nella spazzatura.
virginia
25 ago 2009 14:43
direttore, mi scusi tanto, io ho imparato a stimarla quando lei parlamentare nel governo prodi, spesso cantava fuori dal coro, ancora più l'ho stimata quando si è tenuto fuori dall'odierna sinistra non ricandidandosi e tornando al suo vecchio mestiere, quello di giornalista, ma oggi leggendo questo articolo mi sorge spontanea una domanda: con queste idee, che peraltro condivido in pieno, cosa ci fa uno come lei alla direzione di un giornale di sinistra? forse lo immagino, spera che le sue idee sottoscritte su un quotidiano e lette in internet da migliaia di persone aprano la mentalità di tutti quelli che ancora non si sono resi conto che la sinistra di oggi non ci porterà da nessuna parte se non alla completa rovina. spera, con il suo intelligente contributo di accendere quella scintilla che manca a molti elettori, non per colpa loro ma per demerito dei nostri inetti e immobili parlamentari,
e di farsi paladini delle nuove ideologie che la moderna società richiede. dio voglia sia così e che il cielo ci aiuti. ripeto, la mia stima per lei si è andata consolidando man mano la sentivo parlare in parlamento, alla 7, oggi sul sulla sua testata e non ultimo ho ammirato il coraggio che ha dimostrato conferendo il premio di uomo politico dell'anno proprio a quel silvio berlusconi additato da tutta la sinistra come la causa di tutti i mali ! giuro, direttore, l'avrei baciato in fronte per il suo coraggio e mi sono detta:"il partito avrebbe bisogno di uomini così..", altro che i poveri franceschini omuncoli da niente con le le loro cattiverie:"..fareste educare i vostri figli...", e in ultimo l'infelice frase, sempre da esponenti del pd:"..non abbiamo invitato berlusconi perchè questa è una festa non un festino..". poveracci, direttore, con ometti del genere il partito è e rimarrà al palo, non hanno ancora capito che non è trattando l'avversario politico da nemico che porteranno a casa voti o che si riacquisterà quella credibilità che si è perduta andando dietro a di pietro o a repubblica. complimenti direttore continui così chissà che non riesca in quello che i nostri politici non sono riusciti. il suo articolo mi ha commossa, ha detto quello che da anni mi aspetto dicano i cosiddetti leader della sinistra, leader che ci hanno condotto in questo baratro dal quale, per ora, non vedo vie d'uscita.
Sempervoster
25 ago 2009 14:17
Aridanghete !! Un altro articolone, dopo i ben due di ieri, sull'ultima "fatica" di mister "ma anche" !! Spero che la promozione non prosegua fino al 27 agosto o addirittura oltre !
franco
25 ago 2009 14:17
più del super ego di berlusconi, mi piace pensare al triste epilogo della sinistra.....per quanto riguarda l'italia e gli italiani siamo adulti e vaccinati e, quando andiamo a votare sappiamo cosa fare....secondo me veltroni vola troppo alto per rendersi conto di tutto il male che ha fatto alla sinistra...adesso parla al plurale.noi. ma quello che ha fatto come sindaco di roma è sua responsabilità!.......anche questo libro non l'ha scritto per ( noi )ma per sè....sono 40 anni che fà politica e, non ne ha mai azzeccata una....un consiglio la smetta di fare il parolaio.....la sinistra tutta, pensa che gli italiani siano senza memoria....ma non è così.....
tommaso merlo
25 ago 2009 14:05
bell'articolo, ma secondo me oggi abbiamo superato il contrasto netto tra Io e Noi, e siamo arrivati al conrasto tra diversi Io. l'Io di destra e' egoista, l'Io di sinistra e' altruista. Proprio quello che secondo me rappresenta Obama, e cioe' la riscoperta della necessita' di cooperare nelle grandi sfide comuni anche per una societa' liberale come quella statunitense, un Io cooperativo appunto. E continuo a pensare che nella sinistra italiana basterebbe un leader figlio dell'oggi per superare certi problemi teorici e ricominciare a fare politica.
Tommaso Merlo
25 ago 2009 14:00
bell'articolo, ma secondo me oggi abbiamo superato il contrasto netto tra Io e Noi, e siamo arrivati al conrasto tra diversi Io. l'Io di destra e' egoista, l'Io di sinistra e' altruista. Proprio quello che secondo me rappresenta Obama, e cioe' la riscoperta della necessita' di cooperare nelle grandi sfide comuni anche per una societa' liberale come quella statunitense, un Io cooperativo appunto. E continuo a pensare che nella sinistra italiana basterebbe un leader figlio dell'oggi per superare certi problemi teorici e ricominciare a fare politica.
Tommaso Merlo
Prigogine
25 ago 2009 13:56
Caro direttore,
bellissimo articolo !
Le segnalo un testo che tutti i dirigenti della sinistra italiana dovrebbero imparare a memoria:
M.Stirner- L'UNICO e la sua proprietà Adelphi
Ale
25 ago 2009 13:19
Infatti il partito laburista del “grande” Blair e’ al minimo storico in UK e tutti i partiti socialisti hanno preso delle belle scoppole alle elezioni europee. Non si tratta di essere contro il liberalismo, ma addirittura diventare liberisti? Non sono stati i grandi movimenti a conquistare piu’ diritti nel mondo del lavoro? E le masse non sono fatti di individui? O si pensa davvero che un precario da solo riesce a cambiare le cose? Siamo Io e Noi, Individuo e Massa (Societa’) allo stesso tempo, a che serve questa dicotomia? Questa crisi ha dimostrato che le regole sono indispensabili. E chi le stabilisce le regole? Possibile che la teroia regaeniana (lo Stato e’ il problema) continua ad esistere anche dopo questo disastro?
E tra persone che si definiscono di sinistra!! Adesso capisco perche’ la gente vota Berlusconi, Merkel, Sarkozi.
Roberto
25 ago 2009 12:56
Io sto con Calearo "ma anche" con l'operaio dell Thyssen, io sto con il piccolo imprenditore "ma anche" con il piccolo operaio... Pensiero di Veltroni, mutuato da Blair e, a quanto pare di capire, anche da Lei con questo suo articolo. In sostanza, stiamo con tutti, l'Italia è un unico grande Moloch indivisibile formato da tanti piccoli "Io" e che hanno tutti le stesse necessità e che, in assenza di grandi regole, hanno la possibilità di crescere felici e contenti...
Balle di fra Giulio... Se il ragionamento finale è questo, allora buttiamo via il termine sinistra e parliamo solo di liberalismo, altrimenti si ricade esattamente nel paradosso "noi-voi" denunciato nel suo articolo (dualismo tra liberalismo di Destra e liberalismo di Sinistra, qual è meglio? e soprattutto: dove stanno le differenze? che differenza c'è tra il Veltroni degli albori del PD e Berlusconi?). D'accordo con il rivedere il concetto di alcune Confederazioni di troppo, vetuste e inefficienti, d'accordo con l'osservazione che la gente si è allontanata dai partiti di sinistra perché non si sente rappresentata, ma credo che anziché buttare a mare i valori della sinistra, sia necessario buttare a mare i suoi esponenti politici che non fanno che scimmiottare gli esponenti conservatori, le cose non sono così tanto cambiate da anni fa, il sistema del capitale non è in grado di soddisfare le necessità più intime dell'essere umano né di assicurargli la felicità, lo Stato Liberale sta con i potenti, che gli altri si arrangino. Come in America, dove per prosperare continuamente, è necessario un esercito che si conquista i mercati a suon di bombe. Cosa sarebbe infatti il tanto declamato liberalismo americano senza la politica di "conquista" dei mercati stranieri?
Paolo G
25 ago 2009 12:55
Non condivido l'analisi di Polito, e non credo che il fallimento della sinistra italiana sia legato all'incapacità a trasformarsi da collettivista in liberale: casomai questo potrebbe essere vero per i movimenti neocomunisti, e aver determinato le loro débacle elettorali, ma non per il PD che nella sua anima contiene molti germi di liberalismo (la ex-Margherita non era un movimento collettivistico e non aveva mai avuto nulla a che fare con il comunismo, e soprattutto Prodi non si è mai mosso come fautore del collettivismo). Uno dei grandi motivi del fallimento del centrosinistra è al contrario una forma di individualismo: la coalizione, così come lo stesso partito democratico, non si è mai proposta come una squadra compatta, che decide e agisce con delle regole e degli accordi di principio al suo interno, ma come un'accozzaglia incontrollata di individualità, correnti, gruppuscoli con reciproche rivalità, idee, principi irrinunciabili, e ha prodotto veti incrociati, complicati processi di accordo (spesso rapidamente disattesi), eccetera con conseguente totale assenza di pragmatismo. Il fallimento del governo Prodi, al di là dell'operato del famigerato Mastella, è stato causato dai movimenti all'interno della coalizione, e i successivi fallimenti del PD sono sempre stati causati dalle divisioni interne: qualunque leader non rappresenta che una parte (che tende a diventare sempre più piccola) del movimento, e gli altri pezzi si trincerano dietro interessi "di parrocchia", e difendono il loro miserabile orticello senza essere in grado di proporre all'esterno messaggi coerenti, positivi e di unità. Potrei sbagliarmi, ma non credo che, al di là di qualche frangia nostalgica, la nostra sinistra sia così anacronistica da ispirarsi a modelli collettivistici ormai obsoleti, anche se per abitudine questo può ancora avvenire. Il problema vero è che non sa dove andare e non è in grado di prendere decisioni e agire coerentemente, a differenza di Berlusconi, che essendo l'unico a decidere (a parte qualche sparata di Bossi su temi molto specifici, gli altri non incidono per nulla, incluso Fini che se ne sta seduto sulla riva del fiume a filosofeggiare) non ha problemi di dissenso - la rapidità con cui i suoi si mettono sull'attenti quando parla il capo non cessa di stupire e generare qualche sospetto.
Francesco
25 ago 2009 12:53
Giudico positivo l'articolo, ma mi chiedo quando l'uomo politico comprenderà la necessità di privilegiare gli interessi di tutta la collettività e metterà da parte i propri. Forse questo giorno per la nostra cara e amata Italia non verrà mai. Sia la sinistra che la destra si presentano come interlocutori non credibili. Prima pensano ai propri interessi e poi alla gente.
c.g.
25 ago 2009 12:46
complimenti Polito,
ha perfettamente centrato il motivo per cui la sinistra resterà sempre minoritaria in questo paese
claudio
Paolo Francini
25 ago 2009 12:43
Finalmente alcune analisi che cominciano a scalfire la bottiglia che ci imprigiona. Però rilancio: questo Ego berlusconiano alla fine è riuscito a creare un solido blocco sociale di riferimento, ideologicamente mutevole quanto basta per adattarsi alle variegate esigenze di questo blocco o imposte dalle circostanze. Dal brodo primordiale liberista al quieto accomodamento corporativismo, passando per gli equilibri e le garanzie offerte al mondo cattolico, fino agli scampoli di protezione sociale all'occorrenza sfoderati con questa o quella misura. Si è cementato un blocco ed una egemonia in termini grossomodo gramsciani (casematte comprese...). Come la mettiamo? Forse siamo stati un po' distratti? fra_paolo@fastwebnet.it
orca
25 ago 2009 12:20
che veltroni e prodi e tutta la sinistra ,altruista, diminuiscano il loro stipendio e rinuncino ai loro privilegi, se questo avverrà e sarà provato io li voterò,è facile predicare più difficile è fare.
foto del giorno
Lussana: Cooperative sotto controllo dei Comuni soggette al fisco