venerdì, 30 luglio 2010 ore 04:30

Italia

Che cosa sta succedendo nel Pdl?
di Peppino Caldarola

divisioni e dossier

©Lapresse 22/07/2009 Urago D'oglio (Brescia) ,italia Interni Cerimonia di avvia dei lavori del collegamento autostradale brescia bergamo milano BREBEMI con la partecipazione del presidente del consiglio Silvio Berlusconi Nella foto : Silvio Berlusconi

La Seconda Repubblica comincia ad assomigliare alla Prima. È la dinamica nei partiti a rendere simili gli anni del trionfo e del declino democristiano (e socialista) con quelli del berlusconismo dilagante.
Le differenze fra i due sistemi politici sono ancora tante. Ci sono meno partiti, si sa chi ha vinto e chi ha perso le elezioni, la sinistra è alle prese con una nuova crisi di identità.

Diversa è la comunicazione politica fondata su una estrema personalizzazione e c’è maggiore protagonismo dei media che è esploso mesi fa con la campagna stampa di Repubblica a cui rispondono oggi con nerboruto vigore giornali dell’area opposta. Ma è nei partiti che si riaffacciano gli antichi vizi e le vecchie tentazioni.

Sulle divisioni nel Pd sappiamo tutto. Ma solo la straordinaria pigrizia intellettuale di analisti e vecchi politicanti dell’area di sinistra impedisce di portare allo scoperto ciò che sta accadendo, per esempio, nel maggior partito di governo. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che è arrivato il momento di buttare nel cestino affermazioni obsolete sul “partito di plastica” e persino sul “monolite berlusconiano”. Il Popolo della libertà sta cambiando. È una pentola in ebollizione. Se uno immagina di trovare vecchie divisioni in correnti a trazione ideologica, resterà deluso. Se invece il binocolo viene puntato sull’approfondirsi di differenze politiche e culturali talvolta incentrate su singole personalità si scoprirà che il Popolo della libertà è un partito “normale”.

Possiamo riassumere le divisioni interne e il saliscendi di alcuni dirigenti aprendo alcuni dossier.
Il primo porta sulla pagina di copertina il nome di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera su immigrazione e laicità ha ormai da tempo un profilo autonomo. Spesso a destra si considera questo suo protagonismo come una follia e un allontanarsi dalla base tradizionale. Credo sia vero il contrario. È probabile che Fini, per legittime aspirazioni personali, stia strutturando una cultura politica di destra assai più simile a quella dei partiti conservatori europei. Non a caso ieri al Meeting di Rimini di Comunione e liberazione Renato Schifani, presidente del Senato, si è radicalmente contrapposto a Fini sui temi etici. Il dossier Fini-Schifani rivela una spaccatura verticale nel vecchio partito berlusconiano. Eravamo stati abituati a considerare il rapporto fra la Chiesa e il partito di governo come un rapporto puramente utilitaristico. Anche qui la pigrizia intellettuale ha preferito la narrazione del partito di destra come il più grande commerciante nello scambio fede-politica. Invece di analizzare il cambiamento si è preferito raccontare un suk inesistente. Chi guarda da vicino il rapporto fra credenti e non nel Popolo della libertà deve invece prendere atto che la dialettica è assai più profonda e riguarda vertici e base del partito. Prendete il caso Boffo. Nessuno ci dirà mai se Berlusconi fosse al corrente del’iniziativa di Vittorio Feltri. Tutti abbiamo notato, però, che nel Popolo della libertà c’è stata una significativa levata di scudi a favore del direttore dell’Avvenire. Prima conclusione, il dossier Fini interviene attorno al primo manifestarsi di una dialettica fra laici e cattolici nel Popolo della libertà destinata a strutturarsi nel tempo.

Il secondo dossier porta il nome di Giulio Tremonti. Dopo alcune settimane di silenzio il super-ministro dell’Economia è tornato a far valere le sue ragioni e, soprattutto, il suo potere. Uomo chiave del rapporto con la Lega, Tremonti rappresenta l’anima governista del Popolo della libertà. Ogni tentativo di altri colleghi di cercare di stanarlo per favorire iniziative di spesa si infrange sui suoi secchi dinieghi. Nel vecchio centrosinistra il suo ruolo era svolto da sacerdoti della finanza severa come Ugo La Malfa. Oggi Tremonti ha preso il centro della scena, né nasconde future ambizioni, ma soprattutto si contrappone a quel largo partito della spesa pubblica che si è fatto notare a ridosso della polemica sul “partito del Sud”.

Un altro dossier porta il nome di Gianni Letta. L’antico deus ex machina del berlusconismo si trova a vivere forse la sua stagione più amara. Fino a che lo schema politico del partitone di destra era il rapporto fra il Capo e la miriade di colonnelli oltre che i mondi esterni, la stella di Letta sembrava brillare di piena luce. Ora che nel Popolo della libertà si affacciano contrapposizioni che assomigliano molto a correnti di partito, la capacità mediatoria di Letta sembra affievolirsi. Al tempo stesso a Letta sembra essere sfuggito il controllo del proprio protetto. Celebre la frase con cui ha commentato il viaggio di Berlusconi a Casoria: «Se l’avessi saputo prima, mi sarei straiato sulla pista dell’aereoporto per impedire all’aereo di volare». Il nuovo Letta si trova di fronte a un leader innervosito e battagliero e deve fare i conti con un partito non più monolitico. Se il ruolo di Letta dovesse declinare cambierebbe molto nella struttura politica del Popolo della libertà e nella stessa vita del berlusconismo.

Infine c’è il dossier sui veleni. A distanza di qualche mese dalla campagna scandalistica avviata da Repubblica sono ancora in molti dentro al Popolo della libertà a pensare che al fondo dello scandalo vi sia stata una “gola profonda”. Troppe rivelazioni dettagliate, troppi nomi sconosciuti, troppi particolari inediti.

Insomma troppo di tutto. Anche questo fa del Popolo della libertà un partito “ancien règime” quando le classi dirigenti e i leader venivano impallinati dall’interno.
Insomma occhio al Popolo della libertà. Sta diventando un partito normale. Lo si vede dai difetti, ma alcuni di questi difetti rappresentano imponenti serbatoi di voti e settori di opinione pubblica.

lunedì, 31 agosto 2009

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commenti dei lettori

6 commenti presenti

maria

31 ago 2009 15:12

don peppino, non si preoccupi più del dovuto! all'ex partito di plastica, ora partito normale, non succederà proprio niente di male, continuerà ancora per molto a governare alla faccia nostra. cosa crede, gli elettori di centro destra non sono tutti pecoroni, quanto entrano nella cabina elettorale sanno bene quello che devono fare e cosa è conveniente per l'italia, produttiva, per l'italia che lavora, per l'italia che vuole sicurezza, dorma pure sonni tranquilli, non succedà nulla. la chiesa sa benissimo con chi gli conviene stare ed eccetto baruffe di comodo o don galli sparuti, non è sprovveduta come lei crede. stia sereno che c'è già anche un bel futuro già delineato per il dopo berlusconi e tutto continuerà, magari con qualche uscita e con qualche nuova entrata, ma lo dice lei questo è un partito normale!

Francesco

31 ago 2009 13:50

"campagna scandalistica avviata da Repubblica"......" a cui corrispondono con nerboruto vigore giornali di area opposta " SI vergogni!!!!! A FATTI emersi da indagini della Procura di Bari si risponde com "veline",patacche,lettere anonime....scritte da chi?

ambrogino

31 ago 2009 13:44

Berlusconi fra qualche anno sarà rivalutato da molti. Il progetto politico di dare all'Italia un'alternativa di centro destra dopo la stagione oscura di tangentopoli è perfettamente riuscita. Solo a sinistra ci si è cullati nell'idea che il suo fosse un passaggio estemporaneo e che sarebbe stato facilmente abbattuto dalla gragnuola di iniziative giudiziarie a cui è stato sottoposto per 15 anni. E' evidente che l'errore più grande che è stato commesso a sinistra è stato un errore di miopia e di scarsa conoscenza del paese. Finchè a sinistra ha retto il collante dell'antiberlusconismo è stato possibile nascondere il vuoto di iniziativa politica della sinistra stessa Quando si è trattato di governare invece gli itaiani hanno visto la differenza e di conseguenza hanno scelto.

roberto b

31 ago 2009 13:11

x antonio boiano che boiata a scritto ! La lega si sa è come l'alta marea,una legislatura alta una legislatura bassa,Fini mira molto più in alto per fare il premier del pdl non occorre il consenso del PD ma per la Presidenza della Repubblica si e fini ne sta raccogliendo consensi, in quanto a Gianni Letta e l'erede naturale anche se esiste un ostacolo la Lega,Bossi è escluso Maroni potrebbe ma.....Resta appunto Gianni Letta

antonio boiano

31 ago 2009 12:34

Peppino Caldarola è un politico di lungo corso,cresciuto nella 1^ Repubblica e perciò profondo conoscitore della vita dei partiti. Egli ha ragione quando dice che il Popolo delle libertà sta vivendo un profondo sommovimento di cui è causa,in parte la difficile convivenza di anime politiche diverse tra di loro,ma evidentemente anche,o soprattutto,per il malcelato appannamento della stella berlusconiana.Il marasma che assilla il PDL nasce dall'incubo del dopo-Berlusconi ,quando cioè all'inevitabile sbandamento di quasi tutti gli uomini del Cavaliere,assolutamente privi di "vis decidendi",si contrapporrà la Lega che proprio Berlusconi ha fatto colpevolmente crescere a dismisura e soltanto per interessi personali.Gianfranco Fini non è uno sprovveduto,ma ormai è troppo solo per poter alimentare una qualche speranza di rinascita politica. I fatti a venire ci diranno quale significato avrà il suo costante smarcamento dalla posizione sia del Governo che della maggioranza. Infine Gianni Letta del quale si può dire soltanto che è un galantuomo finito nelle secche della politica. Per ora ci tocca sentir parlare dell' "ars amatoria" di Berlusconi e di altre vomitevoli brutture,nella speranza che i cattolici,quelli veri,si dissocino da quanti barattano la fede(che forse neppure hanno) con una poltrona parlamentare o governativa. Se ne renda conto anche la Chiesa....! (an.bo.)

orca

31 ago 2009 12:30

molto buona l'analisi, ho letto con piacere, qualcuno comincia ad impegnarsi per capire il pdl cioè il progetto di Berlusconi, e adesso? non avendo strategie, nulla da dire e incapace nel fare, il pd sarà sempre meno utile.