venerdì, 30 luglio 2010 ore 04:25

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Barbarossa flop, nonostante Bossi e i soldi nostri
di Michele Anselmi

DELUSIONE. Solo sesto al botteghino il kolossal leghista, in coda a Tarantino, Tornatore e Allen. Non sono serviti a nulla gli appelli del Senatùr e un finanziamento pubblico di 1,6 milioni di euro, elargito prima dell'austerity di Tremonti. E dire che il regista Martinelli, fino a poco tempo fa, teorizzava un cinema senza l'assistenza dello Stato.

A quanto pare “il soccorso verde” non ha funzionato. Il Senatùr aveva ordinato: «Andate a vederlo come se andaste a votare». Ma il popolo leghista non ha risposto compatto all’appello. La doccia fredda arriva di lunedì mattina, coi dati Cinetel. Barbarossa, il kolossal di Renzo Martinelli, è solo sesto al box-office: 401 mila euro in tutto, con una media per schermo molto bassa, 1.505 euro (e sono in giro 267 copie). Al primo posto, in classifica, irrompe Bastardi senza gloria, ma Baarìa continua a macinare consensi (è a un passo dagli 8 milioni di euro), seguito da Fame, G-Force, Basta che funzioni. Sesto, appunto, Barbarossa. A leggere il Corriere avrà pure sbancato nella multisala tra Legnano e Cerro Maggiore, in quelle terre del Nord che videro il 29 maggio 1176 la Lega lombarda sconfiggere a colpi di falce il centralismo imperiale, ma la Padania tutta non sembra, per ora, così scaldarsi più di tanto per l’Alberto da Giussano incarnato da Raz Degan. E neanche per la comparsata digitale di Bossi.

La parte della falce l’ha svolta invece, con sibilante ruvidezza, il mercato. Molto evocato, di questi tempi, come regolatore naturale, valore unico, controprova della bontà di un film. Martinelli, che è regista anche spiazzante e controcorrente, dice di aver girato Barbarossa infischiandosene della presunta committenza politica: gli andava di realizzare un kolossal all’antica, pieno di cavalli e battaglie, per piacere non ai critici ma al grande pubblico. L’obiettivo dovrà essere ridimensionato. Brandito come un’alabarda dalla Lega (pure dal centrodestra, giornali inclusi), Barbarossa non trafigge il muro di gomma dell’indifferenza popolare, e anzi rimbalza, dimostrando quanto fossero ingiuste e strumentali le accuse dal ministro Brunetta rivolte al cinema finanziato dallo Stato.

Nella girandola delle cifre attorno al costo di Barbarossa (30 milioni di dollari? 30 milioni di euro? 20 milioni di euro?), un dato appare incontrovertibile: il film, alla voce “interesse culturale nazionale”, ha ricevuto dal ministero 1 milione e 600mila euro. Basta collegarsi al sito ufficiale. La delibera risale al 7 ottobre 2008: dodici i film passati in quella sessione, per cifre che vanno da un minimo di 300 mila euro (Matrimoni e altri disastri di Nina Di Majo) a un massimo di 1 milione e 900 mila (Il caso dell’infedele Klara di Roberta Faenza). Il film di Martinelli sta nella fascia alta, e leggendo la motivazione acclusa capiamo il perché: «Si preannuncia come un grande epic-movie, con spettacolari scene di battaglia, il Barbarossa, vero e proprio kolossal di appeal internazionale che nulla ha da invidiare, per mezzi e spettacolarità, alle mega-produzioni americane». Naturalmente è possibile che Barbarossa, nonostante il deludente avvio in sala, trovi acquirenti all’estero e riporti un po’ dei soldi concessi dal ministero prima che Tremonti (non Bondi) chiudesse “i rubinetti” per far sbocciare un sorriso sul viso di Brunetta. Capita infatti che per il 2009 in corso, alla voce produzione, cioè fondi di garanzia, opere prime, documentari, cortometraggi e copioni da sviluppare, la Direzione cinema ministeriale possa disporre di appena 35 milioni di euro. Il che significa tagliare ancora, selezionare con cura, ridurre al minimo il sostegno: infatti, salvo rare eccezioni (L’uomo nero di Sergio Rubini, La passione di Carlo Mazzacurati, Il gioiellino di Andrea Molaioli), il contributo statale è sceso a 500-900mila euro a film.

Eppure, in un’intervista che non risulta smentita, Martinelli teorizza: «Trovo che il cinema italiano debba essere affossato. Nelle condizioni in cui è, va chiuso, va tolta lo spina. Lo Stato italiano deve smettere di finanziare i film perché non è giusto, perché è immorale, perché io vorrei che qualcuno mi spiegasse la differenza tra me, cineasta, e un saggista, un musicista, uno scultore, un pittore. Il cinema non è forma d’arte. Il cinema è merce». E ancora, lodando il tax credit, che consente di detassare gli utili una volta reinvestiti in produzione cinematografiche o in esordi: «Così verrebbe meno il meccanismo perverso del cinema assistito, dove lavorano gli amici degli amici, i film non incassano e il regista pensa alla sua visione del mondo e non al mercato».

Purtroppo, pensare al mercato non significa “fare” mercato. Ogni film, in quanto prototipo, fa storia a sé. Anche Barbarossa: finanziato generosamente dalla Rai e dallo Stato, quindi “assistito”, infine snobbato dal pubblico, nonostante il capillare marketing politico-identitario. Sarebbe il caso che Brunetta parlasse (ma non parlerà).

martedì, 13 ottobre 2009

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commenti dei lettori

9 commenti presenti

suppostone

18 ott 2009 17:27

x 49franco, jordan, dany_vero, avete ragione è proprio un mondo di comunisti, cattivi e criticoni, e dai su stiliamo una bella lista dai... fatelo.... su per favore!! una bella lista contro questo culturame schifoso, dai fatelo!!!! Ditelo, vogliamo le veline, vogliamo le veline, vogliamo le veline...... Ma accettate le critiche per favore! Che palle che siete! Dovete tirare fuori la solita tiritera, questa sinistra qua, questa sinistra là, se il film fa schifo e ha incassato appena i soldi per comprare una villetta, dovete cercare il colpevole, vero? che pietà. Per citare un titolo di un film "Signore e signori, buonanotte" (guardatelo)

corrado prestianni

15 ott 2009 01:07

Prima di andar pari con tutti i soldi dati per anni ai registi della parrocchia sinistrata,si possan girare dieci Barbarossa.Ma non ho sentito la sua critica.Si tratta pur di un film,un buon film,senza toccare i vertici di pallosità di Nanni Moretti,Caro Diario,nei cui confronti la vituperata fantozziana corazzata potemkin è un déjeuner sur l'herbe.

Riccardo

13 ott 2009 22:27

Ho visto il film non pensando alla politica e mi e' piaciuto, un bel film di azione in costume . Certo che si fanno articoli come questo il film si affossa per forza .

Riccardo

13 ott 2009 22:27

Ho visto il film non pensando alla politica e mi e' piaciuto, un bel film di azione in costume . Certo che si fanno articoli come questo il film si affossa per forza .

49franco

13 ott 2009 18:24

Certo, voi siete per "Pinocchio" di Benigni. Quello si che fu un successo.

Jordan

13 ott 2009 17:33

Non tiriamo facili conclusioni .E' arcinoto che la sinistra ha monopolizzato l'intelligenza in questo paese propinandoci porcate e lodando registi che già a Locarno non sono più nessuno.Il loro pubblico applaude quasi a comando e così il successo è garantito.L'immagine del festival di Venezia rimarrà legata al faccione beota di Placido che con il pugno alzato,omologandosi nelle anime belle,cerca di riscattarsi dalla sua mediocrità.Non conta la bravura,la determinazione,conta lo schierarsi,il dichiararsi contro.E poi che barba se uno non la pensa come te è sempre un venduto a questo e quello. Se invece di Barbarossa si fosse trattato della distruzione del Tempio ad opera dei Romani chissà che urli di ovazione.Ma il Barbarossa no non è politicamente corretto. Che schifo ! sa di Bossi ! E poi come si fa a fare i funerali di Stato a Mike ! Ma chi era ? Tutto sto casino per dei mercenari ! In fondo se la sono andata a cercare ! Questi sono i discorsi dei radical shic che con i loro soldini determinano il successo dell'artista impegnato e pessimista ma di sinistra ! Tutti legati alle poltrone come in arancia meccanica a vedere buoni film,ottimi attori e straordinari registi ,dimenticavo critici indipendenti,purtroppo tutti o quasi stranieri.

bramino

13 ott 2009 16:17

che dire..in perfetto stile destrista italiota: parlano bene e razzolano male. Questo è ciò che ci è capitato, ministri che parlano ancora di culturame,senza però riferirsi ai fiaschi in atto e a nostre spese. Addà passà a nuttata!

Piero2

13 ott 2009 15:50

Ma si, Anselmi, li insulti 'sti leghisti di merda, che se lo meritano! A proposito, visto che pontifica, lei che titoli ha per parlare di mercato, di contributi statali o di cinema? Una formazione particolare, esperienze di lavoro specifiche, o sono solo, diciamo, sue "sensazioni"? Cordialmente

dany_vero

13 ott 2009 12:11

Ha ragione con "I SOLDI NOSTRI" , però per completezza di informazione e per dimostrare che Lei non è al servizio di nessun padrone pd o altri ci indichi quanto ci sono costati tutti quei CAPOLAVORI di Film che non hanno avuto più di 150 spettatori. Sarebbe interessante anche sapere se questo del finanziamento ai CAPOLAVORI non sia un modo x foraggiare una delle tante Caste inventate da ARCI e sx in genere