venerdì, 3 settembre 2010 ore 12:47

Prima pagina

Meno tasse, più soldi al Sud. Finisce la monarchia di Giulio
di Alessandro De Angelis

Berlusconi in cattedra. Annuncia il taglio dell'Irap all'insaputa del ministro dell'Economia che non replica. Dietro la scelta, la voglia di cambiare passo in vista delle Regionali. Le pressioni di Letta.

Silvio Berlusconi ha deciso di chiudere il periodo monarchico di Giulio Tremonti all'Economia, riprendendo il timone delle scelte. E, per ora, senza mettere in discussione la coabitazione con «Giulio». Per ora. Ieri la svolta. Nel saluto inviato all'assemblea degli artigiani della Cna ha annunciato che il governo agirà sul fronte fiscale: «Abbiamo allo studio interventi per ridurre la pressione fiscale, aumentare i consumi e agevolare gli investimenti. Tra questi il taglio graduale dell'Irap, fino alla sua soppressione». Una predellinata - approfittando del silenzio della trasferta russa - di cui non era a conoscenza proprio Giulio Tremonti. Che - forse per la prima volta dall'inizio della legislatura - si è trovato a leggere sulle agenzie scelte che riguardano anche il suo ministero senza essere stato consultato. Un fatto che lo ha reso furioso, anche se poi ha preferito la linea del silenzio.

Già, Tremonti. Perché l'annuncio del taglio dell'Irap è servito a Berlusconi - spiegano i suoi - a «dare un segnale» in due direzioni. A Confindustria, che infatti ha apprezzato e non poco, dopo che il premier si era trovato costretto a «coprire» il titolare dell'Economia sul posto fisso registrando il malumore di Emma Marcegaglia. Con l'Irap, invece, il premier ha ritrovato quella sintonia di linguaggio - l'occupazione si crea col sostegno all'imprese - indispensabile per rafforzare la constituency elettorale del Pdl che l'estremo rigorismo tremontiano ha minato, e non poco. Ma la predellinata è servita soprattutto ad avvertire il titolare dell'Economia che - per dirla con un fedelissimo - «non si può andare avanti che o si fa come dice lui o minaccia di andarsene». E non è un caso che nel governo erano a conoscenza della mossa a sorpresa proprio quelli che nelle ultime settimane hanno spinto, e non poco, su una maggiore «collegialità» nelle scelte: Gianni Letta, che ha letto il messaggio del premier, ma anche i ministri di spesa sempre più insofferenti alla scure di Tremonti, come Fitto e Scajola.

Che il taglio della pressione fiscale sia qualcosa di più di una trovata estemporanea lo si capisce anche dal pressing che tutto il mondo berlusconiano ha esercitato in questi giorni verso l'inquilino di via XX settembre. Persino il Giornale di Vittorio Feltri, che ha dovuto mitigare le scudisciate sul super-ministro, nel fondo di ieri auspicava un cambio di passo: «Caro Berlusconi, è ora di abbassare le tasse». Più dura la posizione di Libero che da giorni martella sul tema: «Caro Tremonti, taglia le tasse», firmato Belpietro. Per non parlare dei ministri che contano. Come Claudio Scajola che in un'intervista a Repubblica il cambio di passo lo ha annunciato prima di Berlusconi: «Tremonti ha fatto bene a preservare i conti pubblici. Ora però serve altro». E chissà se è un caso che proprio la riduzione della pressione fiscale stava al primo punto di quel documento preparato da molti big del Pdl, anche se poi smentito, in funzione anti-Tremonti.

Dunque, il premier vuole una «fase due» - guai però a metterla così - nella politica economica del
governo, la cui cabina di regia sia condivisa. Quello di ieri infatti è l'ultimo capitolo di un braccio di ferro per riportare il timone dell'economia a palazzo Chigi, iniziato il giorno del litigio tra Tremonti e Scajola sul fondo di sostegno alle imprese. Anche in quel caso Berlusconi lo avocò a sé: otto miliardi utilizzati poi per le spese del terremoto abruzzese. Poi il nulla. Ora si riparte proprio dalle imprese, con la proposta di riduzione fiscale. E la sensazione è che il premier ha solo anticipato una mossa che inizialmente aveva previsto per la fine dell'anno, cioè a ridosso delle regionali. Ma un segnale simbolico serviva - anche se è difficile procedere a strappi a finanziaria in corso, e prima che sia terminato l'effetto dello scudo fiscale - perché le fibrillazioni nel governo avrebbero potuto produrre un remake del 2004. Del resto sono settimane che il superministro viene visto come il principale attore di una manovra politica alternativa al governo attuale: «Tremonti - spiega un ministro a microfoni spenti - ha il disegno di mettere da parte un tesoretto quando arriverà, se arriverà, il suo momento. Ma un conto è tenere in ordine i conti, un conto è mandare in bancarotta commercianti, artigiani e piccole imprese».

Per questo Berlusconi ha voluto far sentire la sua leadership. C'è di più. Il premier ha pronto il secondo colpo in canna. Nell'incontro tra governo e Regioni previsto per oggi pomeriggio annuncerà che l'accordo sul piano sanitario per il prossimo biennio c'è. E la cifra dell'accordo - sette miliardi di euro - è la stessa su cui Tremonti, solo tre mesi fa, alzò le barricate. Non solo. Oltre a queste risorse il premier annuncerà lo sbocco di una parte dei fondi Fas destinati al Mezzogiorno, non sotto la forma di finanziamento a pioggia, ma - neanche a dirlo - attraverso quel «piano» da affidare a Scajola, di cui si parla da mesi. Finora è stato bloccato da Tremonti. Ma era la fase monarchica del governo dell'economia.

venerdì, 23 ottobre 2009

invia il tuo commento alla notizia

commenti dei lettori

5 commenti presenti

Moreno Lupi

24 ott 2009 13:14

Caro Direttore, finisce, finirà, la monarchia di Tremonti? Sono ipotesi, vedremo. Invece fuori da ipotesi, ma certezza, è che Marrazzo, come minimo, è un pover'uomo. Patetico nelle parole di difesa e arrogante nel minacciare querele. Non entriamo nei particolari, quello che emerge è sufficiente per poter sostenere che "chi semina vento raccoglie tempesta". Non è mai esistito, non esiste e mai esisterà. un seminatore extraterrestre, escludendo l'Essere supremo per chi ci crede. Solo lui potrebbe seminare senza essere, a sua volta seminato. Quando smetteremo di dividere l'Italia tra i difensori della morale, civica, religiosa, politica, e violatori della stessa, sarà un bel giorno. Il giudizio morale è come la Parca, riguarda tutti, senza eccezioni. Pretendere di chiamarsene fuori, in nome di una specificità di specie, è già di per se, oltre che razzismo politico, miseria morale. Cordialmente Moreno Lupi

Piero2

24 ott 2009 09:53

La cosa veramente ridicola è questo patetico sogno che la maggiornaza "crolli" da sola, improvvisamente e miracolosamente, per litigi interni, o per un intervento divino (una inaspettata scomunica di B. da parte del Papa?). Cappellini è uno dei "sognatori" più frequenti, ma anche De Angelis non scherza. Ma scusate, se Berlusconi odiasse tanto Tremonti, perchè lo avrebbe fatto ministro, per la terza volta, se non sbaglio?? Ma cerchiamo di ragionare! Cordialmente.

MI manda Marrazzo

23 ott 2009 21:42

Oggi nessun forum su Marrazzo. Come mai? Forse perchè gli assegni non portano la firma del Cav:?

Michele Marzulli

23 ott 2009 20:51

Egregio Direttore : non le pare strano che a due giorni dalla fantasmagorica rappresentazione del nulla assoluto rappresentato dalle cosiddette primarie del partito DADDARIANO nel suo giornale da giorni non se ne parli ? Dica la verità , da quando si è passati dal teatrino della politica al mercatino della politica in cui vengono esibite magliette, mutande e calzini Lei, offeso nella sua professionalità ha deciso di guardare altrove, ovvero dove si fa politica seria ovvero verso il Presidente Berlusconi e il suo governo. Meglio tardi che mai SEE YOU LATER Distinti Saluti

Maurizio

23 ott 2009 16:01

Che tagli pure le tasse... ben accetta la proposta! ma di certo non riceverà voti in cambio del finto favore...