venerdì, 3 settembre 2010 ore 12:35

Prima pagina

Il Pd risale a quota 30 per cento
di Marco Innocente Furina

Lo staff di Silvio conferma: effetto Bersani

© Marco Merlini / LaPresse 07-11-2009 Roma Politica Nuova Fiera di Roma, Assemblea nazionale del Partito democratico Nella foto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani © Marco Merlini / LaPresse Rome, 11-07-2009 Politic New Rome Fair, Democratic Party's National convention

Gli elettori del Pd che stavano guardando martedì scorso Ballarò hanno fatto un balzo sulla sedia quando Nando Pagnoncelli ha letto il consueto sondaggio con le percentuali delle forze politiche italiane. I dati Ipsos letti in diretta su RaiTre davano il Pd a oltre il 30 per cento.

Il fatto è che Bersani ha in mano un altro paio di sondaggi che confermano la risalita sopra quota 30. E persino il “mattinale” di Palazzo Grazioli, la rassegna stampa confezionata ogni giorno a uso e consumo di Berlusconi e dei vertici del Pdl, parla di «effetto Bersani» citando i dati di una rilevazione Digis che fissa i democratici al 29 per cento.

Quasi un sogno per i sostenitori democratici, dopo mesi in cui l’appuntamento coi sondaggi era un'autoflagellazione e le rilevazioni più ottimistiche “vedevano” il partito intorno al 26 per cento. A segnalare la ripresa dei democratici sono tutti i maggiori istituti di rilevazione. Lo confermano con una certa soddisfazione gli uomini vicini al neosegretario, i quali assicurano che la forbice col Pdl si sta riducendo, citando oltre i dati Ipsos, quelli dell’Ipr Marketing e dell’Swg. E un’ulteriore conferma del risveglio del principale partito d’opposizione arriva pure da un’altra fonte insospettabile: “Il Mattinale”, la rassegna stampa di area Pdl che quota il Pd appena sotto il 30. Anche se – aggiunge il “Mattinale” – la nuova formazione di Rutelli potrebbe rosicchiare fino al 3 per cento dei voti. Un auspicio più che una previsione, che tradisce un pizzico di timore per l’impennata degli avversari.

Certo, dalle parti del Nazareno nessuno si illude: i sondaggi segnalano gli umori più che i voti degli elettori, ma il fatto che più faceva allargare il sorriso ai dirigenti democratici impegnati ieri nell’ assemblea regionale del Lazio è che per la prima volta dalla sua fondazione il Pd sembrerebbe in grado di raccogliere lo scontento per le politiche del governo Berlusconi.

Effetto Bersani? Dall’entourage dell’ex ministro dell’Economia non si lasciano andare a trionfalismi e parlano piuttosto di un “effetto primarie”. La mobilitazione di 3 milioni di persone avrebbe dato una scossa benefica a un partito irrigiditosi nei contrasti intestini, e indotto molti ad avvicinarsi, o riavvicinarsi, al maggior partito d’opposizione. Secondo questo ragionamento il merito di Pierluigi Bersani in queste settimane sarebbe stato principalmente quello di avere riportato il Pd a essere il naturale baricentro dell’opposizione.

La controprova della nuova centralità acquisita dai democratici sarebbe fornita proprio dal tema più caldo di questi giorni, la giustizia. Per la prima volta da qualche mese a questa parte il Pd non si è trovato a rincorrere Di Pietro. Coperto a destra da Casini, netto nel suo “no” al ddl sul “processo breve” («è una porcheria»), il Pd si è potuto permettere di inviare segnali di distensione all’ex Pm. Lo ha fatto col vicesegretario Filippo Penati che ha dato una mezza benedizione al “No Berlusconi Day”, previsto per il 5 dicembre a Roma, iniziativa nata sulla Rete, ma molto sponsorizzata dall’Idv.

E che il clima sia cambiato, e in meglio, tra le fila dei democratici lo dimostrano i tanti gesti, piccoli e grandi, della vita di partito. In molti temevano che l’assemblea romana che doveva formalizzare ieri l’elezione del bersaniano Alessandro Mazzoli a nuovo segretario regionale, fosse l’occasione per un nuovo scontro con gli uomini di Roberto Morassut, che dopo aver vinto nei circoli ma perso alle Primarie aveva mosso più di qualche rilievo ai risultati del 25 ottobre. Invece l’ormai ex segretario del Lazio vicino a Franceschini si è presentato in camicia e maglione, e ha riconosciuto la vittoria dell’avversario. Un segnale di distensione.

Certo, i problemi più spinosi per il nuovo segretario iniziano proprio adesso. I centristi di Casini hanno fatto sapere di non volere sostenere la ricandidatura di Nichi Vendola in Puglia e Mercedes Bresso in Piemonte. Almeno per ora. Ma le cose potrebbero cambiare, specie in Piemonte, se l’Udc ottenesse un proprio candidato alla guida del Lazio dove dopo lo scandalo dei “trans” si cerca un candidato moderato per ingraziarsi l’elettorato cattolico. Per questo continua il pressing sul fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi che però non pare intenzionato ad accettare. Poi c’è il fronte interno.

Col broncio degli ex popolari per come va formandosi il nuovo organigramma di partito. Di sicuro non basterà la propensione al dialogo e all’ascolto di tutti, parole evocate come un mantra dai dirigenti del nuovo corso. Ma se anche nel Lazio del caso Marrazzo i sondaggi segnalano un recupero del Pd, significa che il periodo più buio è forse alle spalle. E con un Berlusconi sempre più all’angolo, e sempre più tentato dal gesto di forza – le elezioni anticipate – non si tratta di un dettaglio da poco.

lunedì, 16 novembre 2009

invia il tuo commento alla notizia

commenti dei lettori

7 commenti presenti

MATTIA

17 nov 2009 18:01

SIG. BERSANI VOI IN PIAZZA NON CI ANDATE SOLO PERCHE' SIETE LA CODA ALLUNGATA DE PDL. E LEI STIA ZITTO CHE E' QUELLO CHE HA LIBERALIZZATO LE LICENZE PER LE SUE COOP.DANNEGGIANDO TANTI COMMERCIANTI QUESTO NON E' CONFLITTO D' INTERESSI?

Carlo Signore x Antonio Polito

17 nov 2009 11:17

EGREGIO DIRETTORE, che succede al Riformista coi messaggi dei lettori? Un venticello di "normalizzazione" sta tirando su un murettino berlinese? Con simpatia. C Signore

filomena

16 nov 2009 21:28

Sicche, abbiamo ancora il trenta per cento di disadattati. Poco piu degli immigrati, ma minoranza.

rebyjaco

16 nov 2009 16:40

Sono convinto che questi sondaggi sono fatti per far prendere coraggio a Bersani. Forse è Berlusconi che li ordina, forse pensa che se gli fa credere che è in recupero allora nel caso LUI voglia portare il Paese a elezioni anticipate il PD. l'accompagnerebbe nell'avventura anche contro il Parere del Presidente della Repubblica. Se nel PD. non ci sono CAMBI VISIBILI, difficile che i polli cadano nel tranello.

GioRgio

16 nov 2009 16:00

30 % ? Non ci credo .

daniele

16 nov 2009 14:36

Che con Bersani il PD possa ricomniciare a risalire nei consensi era abbastanza scontato; sicuramente ha una credibilità ed una statura diversa dai suoi predecessori; spero vivamente che la sua serietà e pragamatismo possano farlo apprezzare anche dagli elettori PDL ( come in parte sta già accadendo) e che il periodo della propaganda e del fumo Berlusconiano è oramai al termine.

quintino

16 nov 2009 14:36

Bum!