La Germania nella borsetta di Margaret di Tonia Mastrobuoni
24 novembre 1989. A un certo punto Margaret Thatcher tira fuori una cartina dell'Europa che porta sempre con sé, nella borsetta. La mostra a George Bush e traccia con il dito il vecchio confine tra Germania e Polonia del 1937, ben oltre la linea Oder-Neisse che delimita dal 1945 la reale frontiera orientale della Ddr.
«Guardi, questa è la Germania» sottolinea la Lady di ferro disegnando col dito la vecchia frontiera. «La riunificazione significherebbe che Gorbaciov è perso. Vorrebbe dire la dissoluzione del Patto di Varsavia. Una Germania unificata significherebbe un paese di ottanta milioni di abitanti nel cuore dell'Europa, un paese con un bilancio commerciale forte. Se i tedeschi la vogliono, non potremo impedirla. Ma in questo momento si stanno concentrando sulla democrazia. Questo promette di risolvere alcuni problemi e di mitigare in futuro le paure che scatena ora».
Il premier britannico il 24 novembre è a colloquio con il presidente americano a Camp David. In un libro a quattro mani scritto successivamente con il consigliere per la Sicurezza nazionale, Brent Scowcroft, Bush annota che «la scarsa simpatia di Margaret Thatcher per la riunificazione, addirittura la sua diffidenza, furono evidenti in questo colloquio». Un atteggiamento che secondo il presidente e Scowcroft aveva profonde radici nei rapporti del passato tra Gran Bretagna e Germania. In sostanza, l'atteggiamento della Thatcher si spiegava, secondo gli americani, con «lo storico tentativo del suo paese di accreditarsi come garante degli equilibri continentali, con il suo sforzo perenne di non far emergere mai, in Europa, un paese dominante. La Gran Bretagna «aveva combattuto contro la Francia napoleonica, la Germania imperiale e, con costi sempre più alti e un impegno sempre più forte, contro la Germania nazista».
Dopo il 1945 la “questione tedesca” era stata gestita a Londra attaverso un legame forte con la Germania Ovest e affidandosi alla Nato e ai rapporti privilegiati con gli Stati Uniti. Questo era il modo scelto da una Gran Bretagna - «uscita comunque forte, economicamente e politicamente, dal risultato di due guerre mondiali» annotano Scowcroft e Bush - per «prevenire qualsiasi minaccia tedesca. La questione della riunificazione poneva un serio interrogativo per il futuro: la Germania era davvero riformata, o avrebbe tentato di nuovo di dominare l'Europa - anche se solo economicamente? La Germania occidentale era già il motore della Comunità europea. Una Germania unificata avrebbe fatto ombra all'Europa. Accettare questo, avrebbe significato accettare la supremazia di Bonn in Europa».
Ma Bush reagisce con freddezza al discorso durissimo della Lady di ferro. Gli americani, pur comprendendo le ragioni della Thatcher, non condividono le catastrofiche visioni sulla Germania unita. L'unica cosa che preoccupa anche la Casa bianca è il riflesso degli stravolgimenti di là della Cortina di ferro su Gorbaciov. Sono gli sviluppi a Mosca a interessare maggiormente gli americani - anche nella prospettiva realistica di un graduale disarmo e dunque di un enorme sollievo per le casse dello Stato. Ma Bush confida che gli Stati Uniti «possano fare - grazie al loro forte rapporto bilaterale con la Germania e la loro posizione nei confronti dei sovietici - da catalizzatore per una soluzione pacifica del problema».
L'impressione di un colloquio non soddisfacente è chiaramente condivisa anche dalla Lady di ferro. Nelle sue memorie si legge che Bush sembra «nervoso» durante l'incontro. Al duro attacco della Thatcher contro la riunificazione, il presidente americano non risponde direttamente (un atteggiamento che gli era stato caldamente consigliato proprio da Scowcroft). «Ma mi chiese con durezza se la mia posizione avesse creato tensioni con il cancelliere tedesco Kohl e quale fosse la mia posizione rispetto alla Comunità europea». Bush la mette anche al corrente di ritenere l'evoluzione a Est un'opportunità per l'Occidente di tagliare le spese militari. La Iron Lady replica che «potranno sempre verificarsi minacce imprevedibili contro le quali bisognerà rimanere sufficientemente protetti. Del resto, uno non smette mica di pagare l'assicurazione sulla casa perché nel vicinato non si sono verificati furti per un po'».
martedì, 24 novembre 2009
foto del giorno
Paramilitary policemen play games during a break in their anti-riot training at a military base in Suining, Sichuan province, March 9, 2010. Big on spit and polish and parades but short on experience, new technology and force coordination, China's military has far to go before its bite begins to approach its increasingly loud, and for some fearsome, bark. China has invested billions of dollars in its armed forces and is developing advanced fighters and missiles, considering building its first aircraft carrier and is trying to slim its bloated ranks down to a lean, high-tech military. REUTERS/Stringer (CHINA - Tags: MILITARY POLITICS) CHINA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN CHINA