Il 27 novembre il primo partito tedesco a scrivere la riunificazione tedesca in cima agli obiettivi programmatici è il partito neonazista di Franz Schönhuber. I Republikaner sono tra l'altro reduci dal più grande successo elettorale della loro breve storia.
Nati nel 1983 da una scissione della Csu, l'ala bavarese dei cristianodemocratici, i Republikaner hanno ottenuto alle elezioni europee di giugno due milioni di voti, un clamoroso (e fortunatamente ineguagliato) 7 per cento, conquistando sei seggi al Parlamento europeo e scioccando il paese. È il più grande successo ottenuto da un partito di estrema destra nel dopoguerra tedesco. È un'altra ombra sulle prospettive di una Germania unificata.
Ma il partito fondato dall'ex ufficiale delle SS Schönhuber chiede, oltre all'unità tra le due Germanie, la restituzione delle terre orientali. Una provocazione per i polacchi e per Mosca. Ma la fuga in avanti dei Repubblicani è soprattutto una pessima notizia per Bonn.
L'intera politica tedesca è ancora ispirata, lungo l'intero l'arco parlamentare, ad un'estrema cautela, per non acuire le tensioni con i partner europei più contrari alla riunificazione come Gran Bretagna, Francia e Olanda. Almeno, ufficialmente.
Dietro le quinte un piccolo gruppo di collaboratori fidati, scelti accuratamente dal cancelliere Helmut Kohl, sta preparando in segreto una bomba. Ha scelto di andare all'attacco. La bomba esploderà il giorno dopo al Bundestag, con il famoso programma di dieci punti che traccerà il percorso verso l'unità tra le due Germanie. Farà saltare sulla sedia le cancellerie di mezzo mondo, da Mosca a Washington, ma anche il ministro degli Esteri di Kohl, Hans-Dietrich Genscher. «La discussione internazionale e interna sulle chance di una riunificazione è ormai esplosa ed è incontenibile» aveva annotato il consigliere di Kohl, Horst Teltschik qualche giorno prima. Sarà proprio lui uno dei più convinti sostenitore del “contropiede” di Kohl. Intanto, quel 27 novembre dell'inquietante fuga in avanti dei neonazisti è un lunedì. Ancora una volta centinaia di migliaia di persone scendono in piazza a Lipsia, per la tradizionale manifestazione di inizio settimana. L'“effetto Muro” è durato poco. Per qualche giorno le proteste sono quasi ammutolite e le piazze sono rimaste vuote. Ma tra il 9 e il 30 novembre nel paese si contano 550 manifestazioni. I toni, naturalmente cambiano. Compaiono bandiere della Germania Ovest e lo slogan più frequente di quel periodo diventa “Germania patria unita” e la famosissima trasformazione dello slogan pre-caduta del Muro “Noi siamo il popolo” in “Noi siamo un popolo”.
Fino alla fine di ottobre i manifestanti si erano battuti per le più elementari libertà civili. Dopo la caduta del Muro le centinaia di migliaia di persone in piazza volevano impedire soprattutto la stabilizzazione della “svolta” di Krenz e protestavano contro il partito unico Sed, contro la Stasi, la Gioventù comunista e anche contro il neo primo ministro Hans Modrow.
Ma un'altra spinta forte in direzione della riunificazione è il continuo, inarrestabile flusso di tedeschi orientali che continua ad abbandonare la Ddr per la Germania federale. Anche se il giornale di regime, il Neues Deutschland si ostina a descrivere le fughe dei suoi connazionali come delle allegre scampagnate che si risolvono sempre con un ritorno a casa, la realtà è un'altra. Scrive lo storico Gerhard A. Ritter: «Era chiaro che la maggioranza dei tedeschi non credeva in un socialismo riformato in una Ddr indipendente, né in una “terza via” tra socialismo e capitalismo, ma vede nella riunificazione con la Germania federale la prospettiva per una vita migliore, un benessere maggiore, ma anche per una duratura garanzia di libertà». Furono i tedeschi dell'Est, soprattutto quelli in fuga, l'alleato più importante di Kohl, nel percorso verso la Riunificazione dei mesi successivi.
Chi marcia invece nel senso contrario, chi immagina ancora un'alternativa al regime e al capitalismo tedesco occidentale, è buona parte dell'opposizione. Una delle protagoniste delle manifestazione della “rivoluzione pacifica” è la scrittrice Christa Wolf. Il 26 novembre sottoscrive un appello che viene pubblicato due giorni dopo. “Für unser Volk”, “Per il nostro popolo” è un appello per una «società solidale», un'«alternativa socialista alla Repubblica federale», nella quale siano garantite «la pace e l'eguaglianza sociale, la libertà di ogni individuo, la libertà di circolare e la protezione dell'ambiente». Ma nei mesi a venire saranno sempre di meno ad ascoltare quelle parole, nella Germania “liberata” dal giogo comunista.
sabato, 28 novembre 2009
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