giovedì, 18 marzo 2010 ore 16:40

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Macaluso predica cautela su Spatuzza: «Cosa nostra non prende ordini, li dà»
di Sonia Oranges

Sulle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, la parola d'ordine deve'essere: cautela. Emanuele Macaluso, storico dirigente del Pci e direttore delle Ragioni del socialismo, aspetta le risultanze del lavoro dei giudici nella ricerca di riscontri: «Sono in ballo molte Procure, una pluralità di magistrati che rappresentano una garanzia per tutti. In un contesto così, nessuno può puntare il dito contro il singolo pm». Certo, l'ex senatore è un po' scettico circa le rivelazioni del pentito: «Francamente, la tesi di Spatuzza mi sembra inverosimile. Ho un giudizio assolutamente negativo di Silvio Berlusconi, fa solamente danni al Governo, ma di qui a dire che ha ordinato delle stragi ce ne passa».

Foto Cosima Scavolini/Lapresse 30-09-2009 Roma Spettacolo Trasmissione Porta a Porta Nella foto Emanuele Macaluso Photo Cosima Scavolini/Lapresse 30-09-2009 Rome Tv program Porta a porta In the photo Emanuele Macaluso

Però una cosa Macaluso ce l'ha chiara: la questione va chiarita dai magistrati, altrimenti resterà l'ennesimo buco nero con il sospetto che si è voluto coprire qualcosa che c'era. «La strategia terroristica della mafia è sempre finalizzata a minacciare lo Stato - spiega - È stato così almeno dal '79 quando Cosa Nostra uccise Giuliano e Terranova, per costringere lo Stato a riconoscergli uno status che gli garantisse una tranquilla convivenza. È possibile che la mafia abbia incendiato la situazione fino ad arrivare alle stragi del '93, per dire “non ci fermiamo alla Sicilia”, come può aver valutato che i partiti tradizionali non erano più utili ai suoi interessi e abbia cercato nuovi interlocutori». Un'ipotesi che, Macaluso lo dice chiaramente, non può prescindere dai fatti che la magistratura ha accertato o da quelli che accerterà. Sicuramente, però, la relazione tra mafia e politica è innegabile: «Quando il sistema politico fa qualche compromesso con la mafia e pensa di usarla per ragioni elettorali, economiche o di qualsiasi altra natura, in realtà è usato dalla mafia. Il resto è ricatto». Macaluso ricorda Salvo Lima, ucciso perché si tirò indietro, in un rapporto i cui criteri erano stati stabiliti in precedenza: «Falcone era l'unico ad averlo capito: c'è chi pensa che possa esistere un'agenda politica che dà ordini alla mafia, mentre è vero solamente il contrario».

In questa analisi, il sistema berlusconiano non fa eccezione: «Ha ereditato il sistema di potere siciliano e indubbiamente ingloba anche la mafia». Questo, però, secondo l'ex senatore non significa necessariamente che Berlusconi sia mafioso: «Quando si vince con 60 parlamentari su 60, dentro ci si ritrova di tutto, il bello e il brutto. E può capitare anche che ci si ritrovi i soldi sporchi. I Bontade che andavano a giocare a carte al circolo della stampa di Palermo, li chiamavano investimenti». D'altra parte, il Governo difende se stesso e il proprio leader affermando che mai in passato la lotta alla mafia è stata così dura. E che per questo Cosa Nostra ha sferrato il suo attacco attraverso il pentito Spatuzza. «È possibile che Berlusconi sia attaccato per questo - conferma Macaluso - Non dimentichiamo quel che è successo ad Andreotti che, pur sostenendo che con la mafia bisognava convivere perché convinto del predominio della politica, ruppe quell'equilibrio, quando in un una notte firmò un decreto con cui riportava in galera i boss appena scarcerati dalla Cassazione, un decreto che un giurista come Stefano Rodotà definì un abuso. Ma era stata varcata la soglia di tolleranza, quella dell'identificazione tra mafia e Stato. E oggi può essere che alcune scelte del Governo abbiano irritato Cosa Nostra. Ma sempre perché in passato era stato raggiunto un compromesso».

Un crinale pericolosissimo per le istituzioni: «Sì, perché non c'è un partito di maggioranza che responsabilmente dica al proprio leader: noi ti difendiamo, ma difendiamo il Governo e lo Stato, dunque tu devi fare un passo indietro. L'anomalia in questo Paese non è la giustizia, ma un sistema politico basato su una singola persona». Un contesto in cui la piazza appare l'unico sbocco d'opposizione, come dimostra il No B-Day: «Una parte dell'opinione pubblica lo pensa davvero. Il Pd, che non ha arginato questa deriva, ora prova a smarcarsi con Bersani che, però, non è ancora abbastanza forte per opporsi a Berlusconi con le parole della politica».

sabato, 5 dicembre 2009

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commenti dei lettori

1 commento presente

fulvio gandolin

05 dic 2009 19:51

E del ridicolo, cosa ne pensa Macaluso. Che ne e` dei magistrati contro Andreotti, che ne dice delle cause perse della giustizia contro Mastella. Oppure meglio ancora; Unipol a quando le conclusioni. L`informazione funziona, altro che bavaglio, i cittadini hanno capito tutto in un baleno.

foto del giorno

Paramilitary policemen play games during a break in their anti-riot training at a military base in Suining, Sichuan province, March 9, 2010. Big on spit and polish and parades but short on experience, new technology and force coordination, China's military has far to go before its bite begins to approach its increasingly loud, and for some fearsome, bark. China has invested billions of dollars in its armed forces and is developing advanced fighters and missiles, considering building its first aircraft carrier and is trying to slim its bloated ranks down to a lean, high-tech military. REUTERS/Stringer (CHINA - Tags: MILITARY POLITICS) CHINA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN CHINA