venerdì, 3 settembre 2010 ore 12:07

Prima pagina

A tavola con il nemico
di Tonia Mastrobuoni

8 dicembre 1989. «Adesso “giocate” pure tra di voi. Io credo che non esista un futuro senza riunificazione. (...) Sono stata orgogliosa di voi. Ho ascoltato Stefan Heym e Christa Wolf ma adesso non posso guardarmi allo specchio senza sentirmi un'ipocrita». La lettera di una ragazza al Neues Forum esprime l'angoscia di una parte consistente del paese.

La lettera è un vero e proprio appello al gruppo di opposizione che più si sta impegnando a organizzare un dialogo con i vecchi apparati di regime per garantire una “terza via” al paese, né comunista né capitalista. In sostanza, per scongiurare l'unità tra le due Germanie. La ragazza, che sta meditando di andare in Occidente, non condivide: «Vi prego, liberate la volontà del popolo(...). C'è la sensazione di essere abbandonati. Ma fate finalmente qualcosa. Tornate nelle Chiese, dove tutto è cominciato e ritrovate il dialogo senza bugie con il popolo. Perché lo state lentamente perdendo».

A ricordare la lettera, nel suo libro sull'89, è Ehrhart Neubert, cofondatore del Demokratischer Aufbruch, che proprio in quei giorni partecipa alla costituzione del “Zentraler Runder Tisch”, della “tavola rotonda centrale” di Berlino, punto di convergenza delle numerose iniziative locali che hanno già instaurato timidamente un dialogo con la Sed. Neubert ricorda l'accorata lettera della ragazza come un esempio lampante del fatto che «la radicalizzazione nel popolo si fondava sulla preoccupazione che una parte dell'opposizione non si impegnasse abbastanza a fondo per la fine del comunismo e per la riunificazione tedesca. Gli appelli ai gruppi di opposizione a non cadere nella trappola dei riformisti della Sed erano continui».

In questo clima di diffidenza di una parte del paese che fino al crollo del Muro ha sfilato fianco a fianco con loro, i principali gruppi di opposizione si ritrovano il 7 dicembre, a Berlino, attorno a un gigantesco tavolo quadrato, gomito a gomito con i loro più feroci ex nemici, gli alti papaveri della Sed e delle organizzazioni ancillari. E per un vecchio, insopprimibile riflesso, il primo tentativo - sventato - dei rappresentanti della vecchia nomenklatura è quello di conquistare la maggioranza della tavola rotonda per mettere il cappello sull'iniziativa, cannibalizzare l'opposizione e salvare se stessi dall'irreferenabile crollo del partito. Che subisce un'accelerazione micidiale proprio nelle prime due settimane di dicembre. Tra il 3 e l'8 dicembre cadono come birilli i più potenti uomini della vecchia Ddr. Già dimissionati dai vertici del partito e del governo, per gli ex temutissimi bonzi della Sed arrivano in quei giorni anche le manette.
Il 3 dicembre vengono arrestati l'ex capo del sindacato unico, Harry Tisch, il responsabile della Pianificazione economica, Günter Mittag, i dirigenti della Sed Gerhard Müller e Hans Albrecht. Due giorni dopo parte un avviso di garanzia anche all'indirizzo di Erich Honecker, accusato di alto tradimento e abuso di potere, cui si aggiungeranno l'anno successivo l'accusa di omicidio ai danni di 68 persone. Beffa del destino, quando il vecchio ex dittatore tenterà di sfuggire al giudizio, lo farà esattamente come le miriadi di persone che aveva perseguitato in quasi tre decenni di potere assolutistico: rifugiandosi in un'ambasciata. Infine, l'8 dicembre vengono spiccati mandati di arresto per l'ex numero uno della Stasi, Erich Mielke, per l'ex primo ministro Willy Stoph e per altri due esponenti di primi piano del Politbüro, Werner Krolikowski e Günter Kleiber. Ma in quei giorni cade anche il protagonista della finta “svolta” di metà ottobre, il delfino di Honecker che ha finito per pugnalarlo alle spalle: Egon Krenz. Un'animata riunione di partito lo costringe alle dimissioni, il 3 dicembre e obbliga al passo indietro anche l'intero Politbüro e il Comitato centrale. Per il quotidiano francese Le Figaro le dimissioni di Krenz «sono il suggello del crollo del comunismo nella Ddr». Al suo posto sarà nominato l'8 dicembre un giovane, talentuoso avvocato che farà una brillante carriera anche nella Germania unificata: Gregor Gysi.

Ma a Berlino gli oppositori che siedono il 7 dicembre attorno alla “tavola rotonda centrale” con la Sed pensano che insieme si possa garantire una transizione pacifica verso le prime elezioni libere, tutelando l'autonomia della Germania Est. Il ruolo del consesso “misto” sarà in effetti importante, nei mesi successivi. Sarà un argine alla minaccia di caos che graverà come una spada di Damocle sul paese, dopo l'implosione del regime. Sarà una sorta di pungolo, di governo parallelo, informale ma legittimato dal popolo per l'autorevolezza di molti suoi esponenti. Dalla prima riunione scaturiscono dunque la volontà di elaborare una nuova costituzione, una nuova legge elettorale, il trasferimento del controllo dell'ex Stasi a strutture democratiche e l'ipotesi di una data per le prime elezioni libere: il 6 maggio 1990 (quella effettiva sarà il 18 marzo).

Tuttavia, mentre i leader della “rivoluzione pacifica” discutono pacificamente con i bonzi della Sed del futuro della Ddr, sotto le finestre dell'edificio Bonhoeffer si scatena il pandemonio. Fischi, urla “fuori la Stasi!”, proteste contro i brogli delle comunali di maggio. Qualcuno, come la ragazza della lettera citata da Erhardt, non crede a questo “organismo di transizione” che si è posto l'obiettivo di traghettare la Ddr dalla dittatura a una democrazia parlamentare.

Col senno di poi, chi fischia sotto quelle finestre ha torto. Ma è difficile non dare ragione anche alla storica americana Mary Elise Sarotte. Nel suo libro sull'89 ricorda che la “madre della rivoluzione”, Bärbel Bohley, fondatrice del Neues Forum, il 7 dicembre prende contatti con i diplomatici della Germania Ovest per informarli del suo timore «che atti individuali di violenza possano far esplodere la situazione e distruggere la Ddr» e li implora di tacere sulla riunificazione, anche per facilitare i lavori della tavola rotonda. La “Giovanna d'Arco” della Germania Est, autrice della leggendaria frase «nella Ddr non abbiamo vissuto neanche cinque minuti di socialismo», è tra le più convinte sostenitrici di un'alternativa alla riunificazione. Ma paure identiche a quelle dell'eroina del popolo vengono espresse in quelle stesse ore anche dai funzionari della ex Stasi, che temono anche di diventare i principali capri espiatori del vecchio regime. Ironia della sorte, commenta anche lo Spiegel, nel momento del bisogno i famigerati agenti segreti della Germania Est chiesero aiuto all'opposizione, a coloro che erano abituati a perseguitare con i mezzi più atroci fino a un mese prima.

martedì, 8 dicembre 2009

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