I quartieri: dalla Stasi alla Linke di Tonia Mastrobuoni
12 dicembre 1989. “Zona segreta di Berlin-Hohenschönhausen. Segnalazione dell'area pubblica”. Con questo titolo il Pds, il partito erede del partito comunista egemone della Ddr, invita nel 2006 ad un incontro pubblico. Scopo dell'iniziativa: impedire che nell'ex area segreta vicino al famigerato carcere della Stasi di Berlino vengano eretti cartelli informativi.
Sull'invito non c'è scritto qual è la zona segreta, che ai tempi della Ddr non era neanche segnata sulle cartine di Berlino. Ma i vecchietti che affluiscono in un brutto edificio del quartiere sanno esattamente di cosa si stratta: è l'ex quartier generale del capo della Stasi, Erich Mielke. E nasconde una delle più temute carceri dei paesi dell'Est, Hohenschönhausen.
All'epoca dell'iniziativa, nel 2006, la prigione è già stata trasformata in un memoriale. E la direzione ha proposto di contrassegnare la zona segreta con quattro cartelli che informino su quel buco nero delle vecchie cartine. Ma invece di acconsentire al progetto, gli esponenti della Linke del quartiere protestano contro la definizione della Ddr come «dittattura comunista» che appare nel testo. Dunque, l'amministrazione del quartiere organizza assieme al senatore responsabile della cultura del Pds un incontro-dibattito.
L'incontro si apre con gli interventi di alcuni storici e urbanisti. Ma quando nella sala - gremita di ex funzionari del ministero per la Sicurezza - risuonano i resoconti degli orrori del carcere e un ragionevole intervento di una docente che ricorda che anche attorno al campo di concentramento di Sachsenhausen esistono cartelli informativi, qualcuno comincia a gridare «ma cosa ne sapete?». Quando una relatrice parla di “Luogo del terrore”, il brusìo in sala si trasforma in aperta protesta. Dalla platea, in tanti alzano la mano e pretendono di parlare.
In questa imperdibile occasione, possono di nuovo declinare le loro generalità. Il primo a intervenire è un ufficiale della Stasi che si lamenta del fatto che ex nazisti internati nella prigione vengano trattati come eroi. Un altro che ha premura di sfogarsi è Siegfried Rataizick, ex direttore di Hohenschönhausen. Trova riprovevole che ex detenuti siano stati assunti come guide e dipingano i loro ex aguzzini come aguzzini. Chiude la parentesi revisionista il senatore regionale del Pds. «Lo sviluppo (della Ddr, ndr) non può essere riassunto realisticamente e in modo veritiero come quello di una dittatura comunista».
L'inquietante dibattito ha avuto allora, comprensibilmente una vasta eco sui giornali. Scrive l'attuale direttore del memoriale di Hohenschönhausen, lo storico Hubertus Knabe in uno straordinario libro dal titolo “Die Täter sind unter uns” (“I colpevoli sono tra noi”, edito da Propyläen): «Il Paese si rese conto di colpo che i collaboratori della Stasi non si erano volatilizzati con lo scioglimento dell'apparato di sicurezza. Coloro che avevano oppresso un intero popolo nella parte orientale della Germania, quando non sono morti come l'ex ministro della Stasi Mielke, vivono tra di noi. E cercano con crescente aggressività di edulcorare 40 anni di dittatura della Ddr».
Non si tratta oltretutto di due o tre nostalgici irriducibili, ma di un esercito. Già nel 1953 i servizi segreti della ancora giovane Germania comunista contavano più funzionari della Gestapo nazista: 12mila. Ma nel 1989, tra collaboratoi ufficiali e non, il ministero di Mielke contava più di venti volte tanto, ben 270mila persone (su 16,7 milioni di abitanti). Più dell'attuale esercito della Germania federale.
A Berlino viveva un terzo degli impiegati a tempo pieno del ministero. Il paranoico apparato di partito fece in modo di non disperderli: li cotrinse ad andare ad abitare in determinati quartieri, come scrive Knabe, «perché si controllassero a vicenda a per tenere lontani i curiosi». Sono soprattutto due i quartieri in cui si concentrano ancora oggi gli ex agenti segreti: Lichtenberg, nei paraggi della centrale della Stasi e, appunto, Hohenschönhausen.
Se si aggiungono a questi quartieri quelli in cui all'epoca della Ddr erano concentrati i funzionari del partito comunista, che sono sempre Lichtenberg e Hohenschönhausen, ma anche Marzahn e Hellersdorf, salta agli occhi un fenomeno inquietante. Questi quartieri che pullulano di ex ufficiali della Stasi e funzionari della Sed, sono sin dalla riunificazione le vere roccaforti del Pds, oggi della Linke. Non solo.
Nel sistema elettorale tedesco si vota con due schede: la prima funziona con sistema uninonimale, dunque chi prende la maggioranza dei voti in una circoscrizione entra con mandato diretto nel Bundestag. Con la seconda si vota il partito e si determina dunque il peso dello stesso in Parlamento. Ebbene, alle prime elezioni libere della Ddr, nel 1990, il Pds, incassò un devastante 2,4%. Ma l'unica circoscrizione in cui un deputato del Pds entrò nel Bundestag con mandato diretto fu Marzahn. Nel 1994 si aggiunsero deputati degli altri quartieri preferiti dagli ex bonzi di Stasi e Sed. E otto anni dopo gli unici due parlamentari del Pds che riuscirono ad entrare nel Bundestag venivano da lì. Oggi la Linke è più popolare che mai, alle ultime elezioni del 27 settembre ha preso l'11% e ha sfondato anche a Ovest. Ma nei periodi di magra non deve temere di restare fuori dal Bundestag: l'altissima concentrazione della vecchia nomenklatura comunista in qualche quartiere di Berlino le garantirà sempre un posto al sole.
lunedì, 14 dicembre 2009
commenti dei lettori
2 commenti presenti
Wenders
15 dic 2009 10:41
Un ottimo articolo, che fa luce su una delle pagine più nere della storia dell'umanità
Goffredo
14 dic 2009 17:37
Accidenti quanti aggettivi, penso sia una cosa positiva che la Germania Occidentale, dopo avere reso illegale il Partito Comunista, riesca ad assorbire forze "nostalgiche" della ex-Ddr.
È sempre abbastanza semplice fare il virtuosista e denunciare le "malefatte" tutto sommato lo si potrebbe fare per il caso italiano dove venne attuata la strategia della tensione per impedire uno sviluppo troppo progressista della Repubblica.
Lo si può fare in blocco per i paesi occidentali che reclutarono ex-gerarchi fascisti e nazisti nella lotta contro l'impero del male.
Già... già, eppure qualche perplessità rispetto a questa seri di articoli sulla Ddr la mantengo.
È difficile dare un senso compiuto alle mie perplessità. Anche perché difendere la Stasi, accidenti, è troppo.
Ma la Ddr era solo la Stasi? Era solo una repressione mefistofelica?
Bonzi, nomenklatura, devastante... cosa si intende per fenomeno inquietante? Cosa c'è di inquietante?
Forse l'autrice auspica che venga messo fuori legge la Linke perché i nostalgici la votano?
Ah è carino anche il paragone tra Gestapo e Stasi, chedo scusa, è vero, l'autrice sostiene che la Stasi estendeva un controllo decisamente maggiore sulla società... ma sono la stessa cosa? L'autrice forse vuone sostenere che in fondo in fondo il regime comunista era simile a quello Nazista? O forse il regime comunista era peggio?
È buffo anche quando si passeggia per Berlino vedere con quanta decisione si distruggano tutti i simboli della vecchia Ddr, bello anche il palazzo delle FInanze... si quello costruito durante il regime Nazista... in fondo anche il Consiglio di Stato italiano (credo, ma potrebbe essere un'altra istituzione) trova sede in un palazzo dove su ogni finestra trova posto il volto mussoliniano.
Anche carino vedere a Berlino il prolificare di memoriali vari... mah forse un giorno ci dovremo confrontare con quella storia...
Certo è che di nostalgici ne conosco parecchi e, tra i non nostalgici molti vivono con fastidio questa criminalizzazione.
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