Max e la Puglia, l'ultima via crucis di Peppino Caldarola
È da qualche anno che i viaggi pugliesi di D’Alema portano il bagaglio della sofferenza. Anche questa settimana è iniziata così, con il leader pd costretto a battersi in ogni provincia per sconfiggere Nichi Vendola e portare alla vittoria Francesco Boccia. Il risultato delle primarie pugliesi farà capire se la lunga egemonia dell’ex premier sulla regione che ama è destinata a durare o si è infranta sugli scogli del vendolismo.
L’identificazione fra D’Alema e la Puglia è stata una faticosa costruzione politica. Mandato in Puglia negli ultimi anni di Berlinguer, D’Alema venne accolto male dal gruppo dirigente del Pci locale. Napolitano lo aveva presentato ai comunisti pugliesi come un giovane promettente che avrebbe dovuto fare esperienza e lo affidò alle cure non propriamente amichevoli di una pattuglia di ex operai e di ex braccianti che guidavano l’organizzazione nella terra di Di Vittorio. Non gli diedero neppure un incarico di primo piano. Gli affidarono la “sezione stampa e propaganda” e la creazione di una tv locale da inserire in un network nazionale di partito. D’Alema si affezionò subito a una terra vicina a quella Basilicata da cui traeva origine la sua famiglia. Lavorò ventre a terra, trasferì a Bari la sua compagna Giusi Del Mugnaio, giornalista dell’Unità, e si fece amare dalla base del partito e da un gruppo di giovani militanti che poi anni dopo costituirono l’ossatura del suo potere. Divenne segretario regionale dopo un disastro elettorale che falcidiò i giovani dirigenti indigeni e dette subito una nuova impronta alla politica pugliese. Da Roma lo seguivano con simpatia e apprensione. Nilde Iotti chiedeva notizie di lui a Rino Formica che ne parlava bene. Nel volgere di poco tempo costruì una nuova rete di rapporti con il mondo dell’imprenditoria e con i gruppi politici. Il vecchio partito operaista e un po’ settario venne conquistato da questo leader freddo nelle relazioni umane ma capace di costruire un rapporto caldo con i militanti. Poi l’esperienza finì e D’Alema venne chiamato a Roma nella segreteria nazionale da dove cominciò la carriera che l’ha portato a essere un leader di primo piano. Molti al suo posto avrebbero abbandonato la terra di formazione. Non così D’Alema che scelse addirittura una provincia lontana, il leccese, e una contea elettorale “bianca”, Gallipoli, per rafforzare il suo legame con la Puglia anche per marcare la sua distanza con una Bari che gli era stata sempre ostile.
Dopo Moro è sicuramente il leader politico pugliese più rispettato, al centro di mille manovre, di molteplici relazioni e anche di un sistema di potere e di consenso personale impressionate. Le sue sfide pugliesi sono sempre state epiche. Nel 2001 lasciò il posto di capolista nel listino proporzionale (e designò il sottoscritto) per segnare la sua forza nel territorio. Berlusconi sbarcò nel Salento per liquidare la pratica D’Alema e costringerlo, come disse, con una sconfitta al ritiro dall’attività politica. D’Alema vinse contro tutti, alcuni dissero anche perché riuscì a convincere l’elettorato di destra e i suoi capi che lui era la migliore risorsa per la Puglia. Fino a Emiliano e Vendola le sue sfide pugliesi erano un po’ una lotta di pura supremazia. I suoi oppositori nazionali non riuscivano a trovare agganci in Puglia e il dalemismo era diventato un fenomeno politico con basi di massa: non solo leader indiscusso del maggior partito di sinistra ma un capo popolare che riempiva le piazze nei suoi comizi (ne faceva a decine della stessa giornata) alla cui corte si affollavano uomini dell’economia, intellettuali, politici di ogni tendenza.
Cinque-sei anni fa D’Alema sposa il populismo. Niente che lo riguardi direttamente, ma nel volgere di un anno, dapprima appoggiando la corsa di Michele Emiliano alla carica di sindaco di Bari poi (dopo averlo in un primo tempo osteggiato) Nichi Vendola nella gara con Raffaele Fitto, l’ex premier si mette in casa due convitati imbarazzanti e competitivi. Emiliano e Vendola rappresentano il contrario della sua politica. Due capi-popolo, con un ego persino maggiore di quello dalemiano, in grado di suscitare passioni e scosse nella pubblica opinione. Sia l’uno sia l’altro cercano sponde romane per reggere l’urto con il leader maximo. Emiliano più volte guarda a Veltroni. Vendola diventa la sponda preferita di chi a Roma spera di incrinare la leadership naturale di D’Alema in Puglia.
Il primo a scendere in campo contro Massimo è Michele Emiliano che cerca di guidare una fronda ma alle primarie per la segreteria regionale di partito viene battuto, di poco ma viene battuto. È il primo messaggio in bottiglia che annuncia una navigazione più procellosa nelle acque pugliesi dell’ex premier. Poi c’è la ribellione di Nichi Vendola. È la storia di questi giorni che si concluderà domenica.
Ma come è potuto accadere che un così lungo primato sia stato messo in discussione in modo tanto clamoroso? Probabilmente siamo di fronte a un logoramento del dalemismo che viene da lontano. In Puglia si consuma anche l’esperienza di una generazione di compagni di cordata, un vero clan, che non trova ricambi e che non ha portato a casa neppure grandi risultati. Il leader non ha costruito una vera corrente né ha improntato di sé il partito. Il dalemismo è stato una specie di network in cui sono confluite diverse opzioni politiche unificate dal mito del capo. D’Alema è stato un po’ il maresciallo Tito che teneva assieme la Croazia e la Serbia e tanto altro ancora, ma che non vedeva il fuoco sotto la cenere.
Un fuoco che veniva anche da una insofferenza di una parte dell’establishment locale e soprattutto di un certo mondo intellettuale verso al sua lunga egemonia. Più volte in questi anni D’Alema è stato costretto ascendere in campo prepotentemente e in prima persona per marcare il territorio, far fare carriera ai suoi amici, resettare quelli non allineati, promuovere o bocciare personale politico. Oggi si scontra con il “mostro” populista che, come un inesperto apprendista stregone, ha evocato. Nichi ha la stessa storia di D’Alema ma non ha la stessa cultura. Il primato di sé prevale sul primato della politica, è questa la cosa che lo distingue in modo particolare da Massimo. E in questa partita D’Alema parte svantaggiato mentre Nichi rafforza la sua connessione sentimentale con una certa Puglia. Molti voteranno Nichi per battere D’Alema, ma soprattutto D’Alema sta scoprendo che c’è un fenomeno Vendola che è irriducibile alla manovra politica anche alla più sapiente e ragionevole.
Se domenica perderà D’Alema, non solo probabilmente alle prossime regionali si perderà la regione Puglia, ma lo stesso esperimento del Pd sarà direttamente minacciato. Gli avversari nazionali di D’Alema troveranno un interlocutore in Vendola, i riformisti dovranno fare i conti con la seconda bruciante sconfitta (dopo quella del 2005) inflittagli dalla sinistra radicale e movimentista. Se D’Alema, cioè Boccia, vincerà il grande capo avrà messo all’incasso un’altra battaglia storica, ma dovrà prepararsi ad altri scontri. Il territorio ha ormai i confini fragili.
mercoledì, 20 gennaio 2010
commenti dei lettori
43 commenti presenti
lupimor@gmail.com
27 gen 2010 03:35
Nasce nebuloso l'orizzonte del patto Bersani-Di Pietro. Se esistono persone tra loro diversissime, per cultura, per storia, per identità e per visione della società, queste sono Bersani e Di Pietro. Diverse anche la credibilità e l'affidabilità. Tutte a vantaggio di Bersani. Farlo passare come un progetto a valenza nazionale è mistificatorio. Sono due partiti che si rubano voti a vicenda. Dove dovrebbe essere il valore aggiunto? Nella capacità, mettendosi insieme, d'attrarre nuovi elettori? Proviamo a tracciarne il profilo e la provenienza. Non si esce, dall'area dell'antiberlusconismo, ammesso che non abbia già dato quello che poteva dare. A complicare le cose è intervenuto Vendola che per gli elettori della sinistra radicale è molto più appetibile e attendibile del Di Pietro. Lo constaterà lui stesso alle prossime politiche. A livello locale, e in alcune circostanze la tattica può pagare, ma di tattica si tratta, non di strategia. Le strategie si costruiscono partendo dalle linee guida: Dove siamo (chi siamo, quanti siamo) - dove vogliamo arrivare (traguardo necessario per un risultato positivo) - cosa e come fare per raggiungere il traguardo (mezzi e risorse da impiegare e come utilizzarle), tempi stabiliti di realizzazione. Questo percorso non è pane per i denti dei nostri politici. Quando ci provano: PDS, Ulivo, Unione, Lingotto (PD), Puglia, e ora quest'ultima mossa, tutti progetti definiti strategici, il tavolo salta. Salta perché la nostra classe politica s'è culturalmente formata ed ha praticamente operato in chiave esclusivamente tattica: ribaltoni, congiure di palazzo, trasformismo, opportunismo, opacità di comportamenti, alleanze fatte e poi ripudiate, distinguo bizantini, ansia del tutto e subito, diffidenza reciproca, ecc... Tutte atteggiamenti che non hanno niente a che fare col concetto di strategia. Anzi la contraddicono. Il 90% dei vertici decisionali e politici dei vari partiti proviene dalla cultura della tattica e del "carpe diem". Naturalmente vale per tutte le parti che altrettanto naturalmente, quasi inconsapevolmente usano in due termini "strategia" e "tattica" come fossero la stessa cosa. Per tutti i problemi di cultura e di comportamenti connessi, il bandolo della matassa è intrigato, complesso, le variabili sono molteplici e interconnesse, il passato pesa e condiziona ancora, i rancori s'intrecciano, le convenienze pure, le tentazioni anche. Ma prima d'affrontare la realtà con la chiarezza e la determinazione imposte da una scelta strategica, si preferisce rimanere nel limbo dell'ambiguità, delle promesse, degli annunci e del faremo. Magari tutto ma forse il suo contrario. Cordialmente Moreno Lupi
lupimor@gmail.com
26 gen 2010 14:40
Caro Direttore, usciamo un attimo dai nomi, dalle, persone, dai gossip e da tutta quella inconsistenza concettuale che abbonda nei dibattiti in cui l'esercizio preferito è il rinfacciarsi reciproche colpe, usciamo dalla tentazione della domanda, pruriginosa, di quanto il "sesso" influirà sulle regionali. in un Paese normale si fanno cose normali, anche in politica. Nei Paesi normali si possono fare governi d'unità nazionale, grosse coalizioni, alleanze tra avversari, ma tutto riconducibile a stati di necessità, ad emergenze, a situazioni particolari. Superato il momento contingente ciascuno ritorna a casa sua. In Italia le evenienze vengono trasformate in roboanti, immaginifiche visioni strategiche di fusioni, di confluenze, di nuovi pariti, di nuovi soggetti politici, usando però gli stessi ingredienti ed i metodi di sempre. Quello che abbonda è l'omologante nominalismo cui si ricorre per evitare d'affrontare i problemi veri che la visione strategica imporrebbe. Il Lingotto e il PD sono emblematici a riguardo. L'errore di fondo è stato quello di credere che i soggetti coinvolti potessero accettarne gli imprescindibili costi politici e di potere. Le conventicole, interne ed esterne, hanno privilegiato i loro interessi al posto di quelli necessari alla realizzazione del progetto. Anche il PdL è afflitto dagli stessi problemi che sono l'eredità di un sistema che non è mai riuscito ad accettare l'alternanza come fatto fisiologico e normale. Perdere le elezioni non è ritenuto un fatto derivante dalla libera scelta degli elettori , ma un affronto personale. Siamo ancora lontani da quella maturità politica necessaria per progetti strategici. Cordialmente Moreno Lupi
lupimor@gmail.com
25 gen 2010 22:18
Caro Antonioni, sarebbe opportuno spiegare cosa significano per lei le parole "moderato" e "riformista". Nella sua pregevole esposizione appaiono adattate opportunamente alla tesi che vuole sostenere, e cioè:<..perché mai il centro sinistra, il Pd, in questo paese dovrebbero rappresentare la moderazione o il neutralismo nel conflitto sociale?> In nessun paese democratico dell'Occidente esiste una sola forza politica "neutrale" nei confronti dei problemi sociali, tanto meno può essere considerato tale il PD. L'accusa di "moderatismo" fatta marciare di pari passo con quella di "riformismo" è la vulgata comunista che non poteva lasciare ad atri il compito di esprimere la "socialità", e poiché il riformismo indicava percorsi diversi dalla Rivoluzione suscitava l'avversione per le socialdemocrazie, definite moderate, riformiste e social fasciste.
gualtieri
25 gen 2010 22:01
Col cavolo, si svolgono primarie per scegliere tutte le persone che decidono per il partito. Ha avuto
ragione Vendola, nel dichiarare di non iscriversi al Pd, dopo averla spuntata col diavolo, quello che lo e`solo in casa.
pier giuseppe
25 gen 2010 20:59
oggi , a meno di miracoli, abbiamo riconsegnato la Puglia a Silvio Banana e compari.
ma siamo contenti perche' D'Alema ha perso.
Ma che razza di partito siamo? ho idea che abbiamo costruito un partito mostruoso.
savino
25 gen 2010 17:22
Massimo Dalema e Nichi Vendola, Il P.D. e sinistra radicale: - Io, ex P.C., sostenitore del P.D. e sia di Dalema che di Vendola, due alleati e non due nemici. - Sono ben felice dei risultati delle primarie inPuglia, credo nelle capacità di Vendola e del suo futuro politico, il suo discorso a urne chiuse della sua vittoria e straordinario, un messaggio di tranquillità, continuità, non un cenno di belligeranza contro il P.D. e M.Dalema, il quale dimostra la sua grande maturità politica, incompatibile con la parte più dura dei suoi agguerriti seguaci, belligeranti a sinistra, che non ahnno mai abbandonato la odiosa vendetta settaria e stupida contro tutti quelli che non stanno con loro, tanto comoda alle destre. Tanto che in questi manifesti opinionisti, e comune il deprecabile linguaggio di odio, insulti e delegittimazioni e che se dipendesse da codesti imbecilli, non so fino a che punto di sinistra, felicissimi sarebbero se il Massimo Dalema ed il P.D. sparissero d’incanto, come se fosse facile, finalmente potrebbero morire in pace a vendetta compiuta. - Ricordo a questa gente che gli stupidi di solito non vincono mai, neanche quando i propri lider vincono, poichè certe vittorie di Pirro o durano poco o isolate non sono mai risolutive e sempre gli rimane la frustrazione demolitora. – Mai ed in nessun caso tanto Dalema come il P.D. a visto o trattato Niki come un nemico, il che dimostra la straordinaria capacità culturale e politica, assente altrove.
Certo e che i votanti del P.D. si possono votare a Vendola, senza i quali non vincerebbe niente, al contrario questa saggezza e impensabile nella sinistra radicale.
Peraltro sono convinto che molti opinionisti in questo dibattito quì espressi, sono furbetti Berlusconiani che si inseriscono tra noi come falsari di sinistra o ex P.C. e P.D., e un trucco che rende bene, quando la confusione e così grande, grande e il loro spazio, non lasciamoci fregare.- Dimenticavo la mia contrarietà definitiva a accordi forzati con l’U.D.C., inquanto tanto i suoi lider come il suo elettorato credo saranno sempre antagonisti al centro sinistra.
Larga vita a Massimo, a Niki, al P.D. e possibili e indispensabili alleati. -Con allegria, e ricordo, la politica sana e cultura che aiuta la cultura e migliora la vita collettiva.
SavinoRicco
lupimor@gmail.com
25 gen 2010 14:14
Caro Direttore, Vendola ha vinto alla grande le primarie pugliesi. Ha detto subito a D'Alema:<Siamo più forti tutti, io e te> Che sia più forte Vendola è indubbio, su D'Alema ho qualche riserva. Le conseguenze del PD, malgrado le capriole disinvolte della politica non sono incoraggianti. Conoscendo la persona non è possibile che Vendola esaurisca la sua visione e la sua azione politica a livello regionale. Essendo l'interlocutore più credibile per le sinistre radicali, e trovandosi rispetto a loro in posizione di forza, in prospettiva 2013, quest'ultime non potranno che essere attratte nella sua area, e alle sue condizioni. Sembra così venir meno, per il PD, un possibile potenziale elettorale. Proseguire, senza se e senza ma, il percorso dell'alleanza strategica con Casini, sempre in prospettiva 2013, è più complicato e incerto dopo la bocciatura pugliese. Questa, in un paese normale, sarebbe il segno inequivocabile che i tempi non sono maturi, che il progetto D'Alema è stato bocciato e che occorre ripensare il tutto. Ma noi non siamo un paese normale.
monica
25 gen 2010 12:52
ma quale riformista! apparatnick era e tale rimane.
non ne ha azzecata una 'sto d'alema
Enrico Antonioni
25 gen 2010 10:42
"Se domenica perderà D’Alema, non solo probabilmente alle prossime regionali si perderà la regione Puglia, ma lo stesso esperimento del Pd sarà direttamente minacciato. Gli avversari nazionali di D’Alema troveranno un interlocutore in Vendola, i riformisti dovranno fare i conti con la seconda bruciante sconfitta (dopo quella del 2005) inflittagli dalla sinistra radicale e movimentista. ".
Purtroppo caro Caldarola in questo articolo lei mostra il limite che grava sui "riformisti" formatisi nella cultura comunista (nulla di male per carità, in Italia il Pci ha avuto una grande funzione): lei, come quasi tutti gli ex comunisti, confonde riformismo con moderazione; ed è purtroppo questa una vulgata che si è diffusa irrimediabilmente nel mondo politico italiano. Ciò che ha impedito, impedisce e impedirà la costruzione di quella forza "sociademocratica" che è tanto necessaria al nostro paese e che rende il sistema politico italiano in perenne crisi.
Riformismo significa cambiare la società attraverso le riforme, è un metodo che, come tale non può essere fine a se stesso. Il segno delle riforme viene dato dalla cultura politica e dalla sensibilità sociale di chi le riforme le fà. Si può, ad esempio, essere reazionari nelle idee e riformisti nel metodo. E non è che i reazionari (sol perché riformisti) possanop essere ascritti al centro sinistra.
Questo limite le fà vedere la eventuale vittoria di Vendola come una sconfitta dei riformisti. Quando in realtà è una sconfitta dei moderati. Vendola è di certo un riformista (non ha di certo fatto la rivoluzione, non la predica e non ha, da presidente di regione, promosso la costituzione dei soviet), ma di certo non è un moderato.
Mi chiedo, e le chiedo, perché mai il centro sinistra, il Pd, in questo paese dovrebbero rappresentare la moderazione o il neutralismo nel conflitto sociale? Andrà ancora avanti per molto questo equivoco castrrante?
filippo
25 gen 2010 10:13
Dopo la sconfitta di Boccia e la schiacciante vittoria di Vendola non si sa quale sarà la sorte politica di Massimo D'Alema. Sappiamo che si tratta di una personalità abituata a battaglie perdute ben più pesanti di queste. Ciò non impedisce di muovergli una critica. Secondo me stavolta ha sbagliato a sottovalutare il popolo pugliese. Quell' elettorato che lo ha portato in trionfo quando Berlusconi scendendo a sfidarlo nella sua terra aveva affermato di sconfiggerlo definitivamente. Quella volta vinse perchè strinse un rapporto stretto e diretto con i cittadini che non gli fecero mancare il loro appoggio. Questa volta ha perduto perchè tale rapporto è venuto meno e la sua strategia non ha riscosso la fiducia necessaria che serve ad un leader. Filippo P.
giovanni brancaccio
25 gen 2010 02:17
...si e' infranto.... si e' infranto... magari questa ennesima sconfitta umana e politica di d'alema potrebbe fargli capire che e' arrivato il momento di uscire dalla scena politica.... ma come rinunciare allo stipendio del copasir? mha... anche per lui purtoppo valgono le parole di umberto eco... ce lo leveremo di torno solo quando la sua anima volera' in cielo :D
sergio
25 gen 2010 01:03
VIVA VENDOLA! D?ALEMA E' SERVITO !
Domanda: Dove si piazzerà ora il Sig Caltagirocasini? Gli affari di famiglia sono sempre affari!
sergio de carlo
25 gen 2010 00:28
Abbiamo i risultati, Vendola vince. D`Alema perde, non lo da a vedere. Probabilmente conviene
cosi almeno per il momento, saranno guai quando in Puglia non ci saranno vincitori ne vinti, perche
solo allora si ribadira´chi comanda nella casa madre, e perche.
vittorio pugliese
25 gen 2010 00:23
D'Alema è un raro politico di razza, in uno scenario di brocchi più o meno di talento. La carriera politica di D'Alema non è stata però immune da errori, dovuti forse alla sua apparente freddezza.
Gli elettori non sono solo numeri, da spostare da una tabella all'altra. Gli elettori si esprimono in dinamiche che non sempre trovano espressione in mero calcolo aritmetico. L'uno più uno pugliese (PD + UDC) non darebbe con sicurezza il risultato di due.
Quanti pesano gli elettori di quella sinistra laica, idealista, post-marxista ma anche liberale e liberatria, un po' visionaria? Questi voti, all'accordo con il clericale e moderatissimo UDC (pugliese o nazionale), fuggirebbero a gambe levate.
Dante
24 gen 2010 19:01
penso che Vendola vincerà perchè la gente è stufa di alchimie politiche e di ricatti di partiti del 5%. e penso che Vendola vincerà non solo le primarie ma anche le elezioni a marzo, in quanto la gente sceglie le persone enon si fa condizionare dai ricattini dei vari politici.
maria
24 gen 2010 12:22
mi auguro con tutto il cuore che baffino prenda una bella sberla in puglia, la merita tutta! si, la merita tutta perchè ha contribuito ad affondare il più grande partito di opposizione d'italia, con le sue trame ci ha messi col sedere per terra e se questa ennesima lezione servirà per far capire agli altri esponenti del pd che è ora di rimboccarsi le maniche e di ricominciare da zero, allora ben venga la "svendola" pugliese!!!
loredana
24 gen 2010 09:23
condivido sostanzialmente l'analisi di Caldarola. Chiedo ai detrattori abituali di D'Alema (altro non sanno fare in mancanza d'altro): chi si è inventato la vocazione maggioritaria? chi il voto utile?
chi ha sradicato ogni logica politica o buon senso non perseguendo una alleanza con il partito socialista ma con Di Pietro? Chi ha fattoil vuoto alla nostra sinistra per poi con indifferenza sostenere non il nostro candidato ma altri? chi ha fatto delle primarie strumento di lotta politica per cui oggi non siamo più in grado di trovare soluzioni politiche ad alcun problema? Chi ha creato i tanti "mostri" che sono scomparsi non molto dignitosamente nel giro di una stagione ? Cofferati ad esempio? Dove sono finiti gli "I care"? In giro a presentare libri?I miei migliori auguri a Bersani, è davvero dura!!
febo50
24 gen 2010 08:25
gli elettori di centro-destra non vogliono alleanzew con Casini,mami accorgo che anche quelli di sinistra non vedono bene gli accordi con l UDC, con il quale hanno poco di politico in comune,non crede che sarebbe stato più onesto e più popolare non accordarsi con i furbi dell udc? Una poltrona vale veramente un ricatto politico?
Skeight
23 gen 2010 23:16
"Mostro populista", "il primato di sé prevale sul primato della politica", ok ok... ma perché non si prova a fare una analisi un filo più approfondita, e provare a capire se con le politiche degli ultimi cinque anni Vendola ha costruito una coalizione di sostenitori che va oltre i confini dei simpatizzanti del suo partito? Facile parlare di populismo, più difficile governare da populisti con parole d'ordine che non sono sicurezza e detassazione, eppure se l'entusiasmo per Vendola oggi è come quello di cinque anni fa, qualcosa vorrà dire. o no?
fulvio fusco
23 gen 2010 19:45
In questi ultimi giorni la magistratura si e´particolarmente attivata, continuera´a farlo anche durante
il silenzio preelettorale. Fregandosene del parere che suscita, operando in modo ridicolo perche
infantile.
lectiones
23 gen 2010 17:38
Bene! Prova.
lectiones
23 gen 2010 16:57
Anche lui ormai conosce "i viaggi della speranza". Le sue valigie sono come quelle di cartone, mantenute con lo spago della disperazione. In fin dei conti gli è andata bene, la vita è così piena d'imprevisti: e lui è stato una vittima dell'imprevisto. A me non dispiace, se deponesse la spocchia sarebbe anche spiritoso.
CF
angelo
23 gen 2010 15:08
povero max...sta soffrendo? non mi dispiace neppure un poco, noi sono anni che stiamo soffrendo per la sua politica dell'intrallazzo e continuiamo a soffrire. lui non ha mai lavorato neppure un giorno guadagnando, sulle nostre spalle palate di soldi, possiede case, prebende e un veliero da centinaia di migliaia di euro alla faccia nostra! ha sempre tramato, non ne ha mai azzeccata una eppure è sempre li seduto in parlamento. ha contribuito non poco ha rovinare il partito, creando correnti e sottocorrenti che hanno falcidiato il pd. mi spiace che probabilmente il pd perderà la puglia ma è una lezione che i compagni pugliesi faranno bene a dare a baffino, la merita tutta, era ora che qualcuno avesse il coraggio di voltargli le spalle, anche se ormai e troppo tardi ed il partito è a pezzi.
Savino
23 gen 2010 14:44
DÀlema, Francesco Boccia, Vendola e la sinistra. - La storica capacità e onestà politica di D'Alema sono largamente riconosciute e dimostrate, in questa guerra fraticida a sinistra, si distingue fra l'utilità politica per il paese e la politica personalista settaria di parte, differenzia il contenuto dei due candidati. - Maledettamente la sinistra continua a non saper risolvere questa lacerante autolesiva piaga di infantilismo politco che la destra non ha. Se e vero che i due candidati sono validi, a me cittadino mi importa poco se sarà Francesco Boccia o nichi Vendola a rappresentarmi, più che un nome e cognome mi interesserebbero la necessaria stabilità, i contenuti di un programma e la coesione intorno allo stesso per lavorarci e portarlo a termine come meglio possibile. - Sono certo che con questi tafferugli, stupidi, tutta la sinistra perde anche se Vendola vincerebbe le primarie, che pur sono un grande strumento politico di democrazia. - Per ultimo, quale sarà il risultato, saranno capaci di rispettarlo l'uno e l'altro, o sarà la tomba politica a danno di tutti, i cittadini anzitutto.
paolo\
23 gen 2010 13:04
MI SCUSO PER IL COMMENTO, MA UNA COMMEMORAZIONE AI PERDENTI MI PARE FUORI LUOGO....CHE TRISTEZZA QUESTO ARTICOLO
PG
23 gen 2010 12:45
A ME SEMBRA CHIARA. SENZA L'UDC LA SCONFITTA E' PRATICAMENTE CERTA.
L'UDC NON ACCETTA LA CANDIDATURA DI VENDOLA.
IL PD PROVA A VINCERE LE ELEZIONI E PRIVILEGIA L'ACCORDO CON L'UDC.
E' UNA SCELTA . CRITICABILE CERTO MA E' UNA SCELTA.
SU MASSIMO D'ALEMA.
E' UN LEADER DELLA SINISTRA ITALIANA. CREDO ABBIA FATTO COSE GIUSTE E SBAGLIATE . PIU' O MENO COME TUTTI. E' INNEGABILE CHE LA SUA FORZA DERIVI DAI SUOI CONSENSI, LO ABBIAMO VISTO ANCHE ALL'ULTIMO CONGRESSO. E' LA DEMOCRAZIA QUESTA. MERITA RISPETTO LUI E I TANTI CITTADINI CHE SI RICONOSCONO NELLE SUE POSIZIONI POLITICHE.
Il Cardinale
22 gen 2010 18:05
Povero D'ALEMA, mi fa tanta compassione !
perplesso
22 gen 2010 17:22
D'Alema si o no ; Franceschini si o no; Marino si o no ; Bersani si o no ; Vendola si o no ; Boccia si o no ; Bonino si o no ; debbo continuare ? - Francamente dopo anni e anni di militanza, mai e' successo di trovarmi disorientato a questi livelli. Comprendo (?) e non comprendo questo gioco al massacro. A due anni dall'assemblea costituente ci troviamo ancora senza un'identita'. Sui candidati alle regionali e con chi andare ........................... lasciamo perdere! Berlusconi ringrazia!
Mara
22 gen 2010 11:07
VENDOLA E' STATO UN OTTIMO PRESIDENTE E MERITA LA RICANDIDATURA, NON SI PUO' SACRIFICARE O MAGARI PERDERE UNA RISORSA PREZIOSA COME NICHI VENDOLA SOLO PERCHE' IL PD NON HA PIU', FORSE L'HA MAI AVUTA, UNA SUA IDENTITA' POLITICA.... IL POPOLO VUOLE VENDOLA, E NON VUOLE L'UDC, VISTO CHE BOCCIA E' GIA' STATO "BOCCIATO" 5 ANNI FA DALLO STESSO VENDOLA!!!!!!
SE VINCERA' VENDOLA AVRA' VINTO LA DEMOCRAZIA E LA MERITOCRAZIA, SE AL CONTRARIO VINCERA' BOCCIA TRIONFERA', IN QUEL CASO SOLO LA CONTA DELLE POLTRONE E UNA SOMMA DI VOTI (QUELLI DELL'UDC) STERILI E INUTILI!!!!!
Vittorio Continelli
22 gen 2010 09:14
Contrariamente a quanto sostenuto nella tentata apologia, Massimo D'Alema non è un grande condottiero; quanto al populismo: non basta da solo, non basterebbe, c'è dell'altro, ci sono cinque anni di sangue e sudore per lo mezzo ma comprendo che obblighi propagandistici e di appartenenza possano porre un freno all'obiettività. Cordialmente.
migrante italiano
22 gen 2010 05:28
Vi e' evidente contradizione tra centralismo democratico (CD) e primarie (P). Sono i 2 estremi destinati a non convivere, cioe', o uno o l'altro perche' un strada di mezzo risulterebbe il disastro finale per il PD. Tutti parlano male del sistema elettorale che consente di mettere pure una escort nelle liste e assegnarle un posto in parlamento, ma poi quelli che comandano trovano utile questo sistema perche' cosi si possono sistemare le persona che uno vuole, cioe' quelle che dovranno in futuro (preferibilmente non lontano) ricambiare i favori. Le primarie pugliesi saranno un fatto determinante per definire la sconfita di CD o P. Staremo a vedere, ma credo che i rancori pugliesi sono talmente forti che chi vincera' le primarie non avra' aiuti dal perdente delle stesse, se ne avvantagiera' il centro-destra (Roma persa da Rutelli per boicot da parte della nomenclatura pare non abbia insegnato nulla) e insomma si tornera' al centralismo democratico, ma non lo diremo perche' storicamenmte morto, purtroppo e' letteralmnete vivo in tutti, comunisti e non comunisti compresi. Come ha dimostrato De Mita non dando la carica de sindaco di Roma al piu' votato, Michelini, in tempi passati. Alla fine siamo italiani, no?
angelo
21 gen 2010 17:15
... e speriamo davvero che sia l'ultima via crucis e poi anche questa cariatide politica, che non ne ha mai azzeccata una, tolga il disturbo e lascia il posto a qualcuno che ha veramente voglia e capacità di dare a questo povero pd un poco di quell'ossigeno che gli serve urgentemente per non morire asfisiato. sarebbe ora che la finisse il buon baffino di mettere zizzania e di tramare e si imbarcasse sul suo veliero per mari lontani!
Fabio
21 gen 2010 16:41
Conclusioni lucidissime. Complimenti.
F.Panzi
21 gen 2010 16:11
Vorrei chiosare solo aggiungendo che Veltroni dopo aver sbattuto la porta in faccia alla sinistra radicale ora propende per Vendola: dove è la linea politica ? La prospettiva, anche temporanea, di agganciare l'UDC, è al momento l'unica disponibile, stante l'avaporazione della vocazione maggioritaria. Ma sembra che molti preferiscano una gloriosa sconfitta a una possibilità di vittoria con i moderati: la vocazione minoritaria, appunto. Anche Vendola si dimostra narcisisticamente un dilettante della politica.
Andrea
21 gen 2010 16:03
Nichi ha governato bene!!
Massimo non può fare sempre il burattinaio.. e dall'ombra cercare di fare ancora danni!!!
eduardo
21 gen 2010 14:57
E' da un po' di tempo che ho un sogno ricorrente: un folto schieramento di politici in marcia come una mandria di bisonti precipita in una gola attraversata da un fiume tempestoso, ed è capeggiato proprio da D'Alema e Berlusconi. Lo so, è solo un sogno, ma mi aiuta a dormire meglio...
Piero2
21 gen 2010 08:52
Leggere e parlare di D'Alema, oltre che abbastanza inutile, è anche una delle cose più noiose che si possa pensare di fare. Cordialmente
maggi
21 gen 2010 04:35
A furia di scalzare chiunque sappia fare una moltiplicazione a cinque cifre, D`Alema si e`chiuso con
i dalemiani, costituiti unicamente da se stesso.
Giustino
21 gen 2010 01:39
Suggestivo, come sempre, l'analisi del bravo Caldarola, anche se la realtà, soprattutto alla luce delgli ultimi eventi, è un pò meno prosaica. Quì in Puglia, dalle parti del centrosinistra, si stanno verificando fatti inquietanti. In primo luogo c'è sicuramente la questione della fuga di notizie sul presunto avviso di garanzia al Governatore. E' evidente che un atto così grave non può non lasciare intendere che contro Vendola si stiano scatenando tutte le lobby politico, economiche e giudiziarie che fanno capo a baffino e al suo nuovo vassallo Emiliano. Inoltre appare abbastanza strano che il sig. Boccia, dopo la magra figura di cinque anni fa, abbia accettato di riproporsi alle primarie senza nessuna assicurazione di sorta. Non è che percaso stanno organizzando delle primarie stile elezioni Iraniane? Il progetto del Pd, o meglio dell'ultimo rappresentante di un certo spessore che gli è rimasto, alludo al succitato liderMaximo, è chiaramente quello di riproporre una specie di nuovo compromesso storico in salsa pugliese. Non dico nulla di nuovo, ma quello che nel resto del paese non si sa è che per realizzare il progetto in questione, essendo essenziale l'eliminazione politica di Vendola, il Pd sta facendo delle porcate pazzesche. Neanche il vituperato e odiato Berlusca sarebbe capace di tanto per far fuori un nemico politico.ma
johnny doe
20 gen 2010 22:21
D'Alema è il politico italiano più sopravvalutato rispetto a tutte le sconfitte che ha dovuto subire.Forse non è così intelligente come crede e ama far credere,almeno in politica.Mi auguro che perda pure stavolta in Puglia,perchè il candidato naturale e vincente era Vendola.Ha ceduto al diktat di Casini,un altro che ora si crede Craxi,ma senza averne la strategia,Spero che perda anche lui con tutti sti giochetti di forni,senza far i conti coi fornai elettori.
amerigo rutigliano
20 gen 2010 20:08
Iniziai ad interessarmi di politica proprio in Puglia ove risiedono le mie radici, nello stesso periodo in cui D'Alema ci venne spedito dal PCI.
Non ho mai visto tutte queste grandi folle al seguito di Massimo, certo, lui si è sempre interessato più che ai militanti, alle varie lobby di potere che detenevano il territorio pugliese.
é sempre stato un inciucista, il suo modo di far politica è sempre lo stesso è quindi prevedibile, importante è non credere alle cazzate che dice....e fa.
Forse per lui giunge il tempo per girarsi il mondo in barca a vela, farebbe un favore alla sinistra e agli italiani.
O.S.
pietro b
20 gen 2010 17:17
Gentile Caldarola, " la spinta propulsiva" della Persona oggetto del suo articolo è finita da tempo.
Le primarie non erano in calendario. Quindi gli affari sono andati male e forse andranno peggio.
Il popolo delle primarie saprà scegliere democraticamente; dubito liberamente.
Cordialità .Pietro
lupimor@gmail.com
20 gen 2010 14:14
Caro Direttore, la metafora della Via crucis usata da Beppino Caldarola per illustrare le mosse di D'Alema in Puglia, mischia il sacro col profano; tentazione sempre presente per descrivere operazioni di tormentato contenuto politico. La resurrezione, dopo la crocifissione, faceva parte di un disegno divino e come tale inevitabile e non contrastabile dalle azioni umane. In Puglia tutto è umano, esclusivamente umano, sconsolatamente umano, prosaicamente umano. Dopo la via crucis, la vittoria di Boccia potrebbe assimilarsi alla Resurrezione? Come significato simbolico, contingente e locale, forse sì. Come possibilità politica da sviluppare, certamente no. Almeno da qui al 2013. La data presumibile della verifica della sua efficacia. L'ingresso dell'UDC, che nel progetto Bersani-D'Alema, dovrebbe estendersi a livello nazionale, assegnando perciò un peso politico sempre maggiore a Casini, ha già nella Sinistra radicale, in settori dello stesso PD e in Di Pietro fieri oppositori. Non per divergenze ideali, ma per ragioni di bottega; le stesse che sono state il faro della Politica italiana degli ultimi 65 anni. Si ipotizza sul fatto che un PD Casinizzato, diverrebbe un polo d'attrazione per tanti elettori del PdL da compensare le perdite a sinistra. Questa strategia necessita di alcune condizioni: logoramento di Berlusconi, quinte colonne finiane, impotenza del Governo, mancata riforma fiscale, mancata ripresa economica, acuirsi dei problemi sociali, ecc... Senza queste condizioni la partita appare veramente in salita. La Sinistra ed affini non possono permettersi che il Governo attui anche solo la metà delle cose annunciate. Sarebbe notte fonda per loro. Cordialmente Moreno Lupi
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)