venerdì, 3 settembre 2010 ore 12:00

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Vertice a tre: Draghi, Berlusconi e Letta
di Fabrizio Goria

Banche. Ieri il governatore della Banca d'Italia ha incontrato il capo del governo e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Si è discusso di macroeconomia, di Bce, ma non di riforma fiscale. Sempre ieri a Palazzo Koch si è tenuto un incontro con le banche: al centro sofferenze bancarie, consolidamento del patrimonio e bonus ai manager.

© Roberto Monaldo / LaPresse 16-06-09 CRISI, DRAGHI: AVVIARE DA ORA STRATEGIE D'USCITA Nella foto Mario Draghi FOTO DI REPERTORIO

La giornata del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, si è conclusa ieri con una visita a Palazzo Grazioli, dove è stato ricevuto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal sottosegretario alla presidenza Gianni Letta. Secondo una nota di Palazzo Chigi si è svolta «un'analisi della situazione economica interna e delle prospettive internazionali». Ma fonti governative non escludono che si sia discusso anche di Banca centrale europea, a causa dell'intensificarsi delle voci sulla candidatura di Draghi alla presidenza e delle pressioni affinché Palazzo Chigi cominci a occuparsi della vicenda in via istituzionale. È stato escluso, invece, che si sia parlato di temi fiscali.

In mattinata Draghi aveva ospitato a Palazzo Koch, il vertice tra il Direttorio della banca centrale e quelli dei maggiori istituti di credito italiani. Ordine del giorno: le sofferenze bancarie, il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali e i bonus ai top manager. Quello che è emerso è uno scenario ancora fragile e in evoluzione, anche se ci sono alcuni aspetti positivi. Le condizioni di accesso al credito sono in miglioramento, ma permane una situazione di debolezza nel fabbisogno finanziario. Sul fronte della liquidità di sistema i livelli stanno tornando adeguati, ma non va abbassata la soglia di vigilanza.
All'incontro mattutino erano presenti i top manager delle sei principali banche del nostro sistema. Hanno partecipato quindi Alessandro Profumo (UniCredit), Corrado Passera (Intesa Sanpaolo), Alberto Nagel (Mediobanca), Antonio Vigni (Mps), Victor Massiah (Ubi) e Pierfrancesco Saviotti (Banco popolare). In rappresentanza dell’Abi c'era il presidente, Corrado Faissola. Giudizio unanimi sull'incontro, definito positivo. È servito anche per discutere dei proventi dello scudo fiscale. L’iniziativa di rientro dei capitali detenuti all’estero, voluta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha permesso il recupero di circa 95 miliardi di euro.

Uno degli aspetti esaminati è stato il grado di patrimonializzazione degli istituti bancari italiani. Lo stato attuale deve essere oggetto di un miglioramento generale, che potrebbe anche passare attraverso iniziative forti come il mancato stacco dei dividendi. In quest’ottica si è discusso dell’aumento di capitale da 4 miliardi di euro di UniCredit. Nonostante il clima congiunturale non positivo, il nostro sistema è risultato meno incline alle svalutazioni sui prodotti finanziari derivati. E proprio ieri la banca guidata da Profumo è stata parzialmente penalizzata dai mercati finanziari. Colpa della sua esposizione verso l’Est Europa, dopo che l’authority della Borsa austriaca ha espresso un outlook negativo per le banche operanti in quei mercati.

Le prospettive di sistema vedono un ulteriore deterioramento dei fondamentali economici. Tale aspetto inciderà negativamente sia sui conti dell’esercizio appena concluso sia per quelli del 2010. Colpa delle condizione di stress su molti crediti bancari, soprattutto per il settore delle piccole e medie imprese. Come ha ricordato l’Abi, le sofferenze hanno raggiunto quota 58 miliardi di euro nello scorso novembre, in aumento del 46,54 per cento su base annua. Giovanni Sabatini, direttore generale Abi, ha avvertito che per l’anno in corso è atteso un incremento di questi valori.

Sul versante delle remunerazioni, il sistema italiano è risultato essere in linea con la tendenza internazionale. Durante la riunione è emerso che entro il primo semestre dell’anno saranno attuati i programmi d’azione in materia di bonus, in linea con i principi internazionali dettati dal Financial stability board. L’organismo presieduto dal governatore Draghi ha infatti invocato una revisione degli standard di retribuzione della classe dirigente degli istituti bancari.

Niente di nuovo su Basilea 3. Lo stato delle norme sarebbe ancora in fase di studio e non è in previsione un’immediata discussione programmatica di nuovi parametri patrimoniali. Il direttore generale di Mps, Vigni, ha spiegato che «le nuove regole di Basilea III, se verranno introdotte così come oggi definite, potrebbero produrre sensibili cambiamenti sul modo di operare delle banche, con effetti non trascurabili sul patrimonio».

Dopo le prospettive sistemiche di Abi e Moody’s, tanta era l’attesa per la riunione. Ne è risultato un'analisi che conferma una valutazione di relativo ottimismo: il settore in Italia ha meno criticità rispetto agli altri Paesi. L’amministratore delegato di UniCredit, Profumo, ha ricordato a Palazzo Koch che «non c’è un problema di offerta di credito, ma di domanda». L'obiettivo per il 2010 sembra quindi essere il consolidamento non tanto delle condizioni creditizie, quanto del capitale bancario. E da quanto è emerso dal vertice il sistema italiano ha intrapreso le misure corrette, anche a fronte di una solidità superiore alla media europea.

mercoledì, 27 gennaio 2010

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