Silvio d'Israele attacca l'Iran (e la stampa) di Virginia Di Marco
Promesso un cambio di passo con Teheran
Israel's Prime Minister Benjamin Netanyahu waves during a joint news conference with his Italian counterpart Silvio Berlusconi (R) at Netanyahu's office in Jerusalem February 2, 2010. REUTERS/Ronen Zvulun (JERUSALEM)
Gerusalemme. Dure sanzioni contro l’Iran e un programma italiano di progressivo disimpegno economico nella Repubblica islamica. Si è parlato soprattutto di questo, ieri a Gerusalemme, dove il premier Silvio Berlusconi e sette ministri erano impegnati nel secondo giorno del vertice bilaterale italo-israeliano.
Proprio gli intensi rapporti economici che legano Roma e Teheran erano stati negli scorsi giorni motivo di perplessità da parte del governo israeliano, e di certo l’argomento più spinoso di questa visita di Stato. Ieri, durante una conferenza stampa, Berlusconi ha però dichiarato che «nell’ultimo anno, il volume degli affari con l’Iran è diminuito di un terzo. Dal 2007 Italia ha tolto ogni supporto governativo alle esportazioni verso quel Paese, e ormai la nostra presenza lì riguarda solo l’Eni, che ha un contratto da rispettare, altrimenti sarebbe costretta a pagare pesanti penali. Visto che si tratta di una società quotata in borsa è nostro dovere tutelare gli investitori, ma è stata già disdetta la possibilità di sviluppare la terza fase di un importante giacimento».
Sulle ambizioni nucleari di Teheran, Berlusconi ha rilanciato l’idea di dure sanzioni delle Nazioni Unite per risolvere in questo modo un dossier preoccupante, evitando «un’azione armata che nessuno di noi vuole». Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è espresso nello stesso senso: «Bloccheremo gli investimenti in Iran in petrolio e gas – ha assicurato –, del resto è già stata bloccata l’assicurazione Sace per chi investe in quel Paese: una misura di assoluta correttezza, che gli amici israeliani apprezzeranno». Frattini ha poi aggiunto che l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, «ha dato la sua disponibilità a incontrarsi con l'amministrazione israeliana».
Sempre riguardo all’Iran, il capo del governo israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ribadito l’importanza che l’Italia può giocare dal punto di vista diplomatico in favore di Israele, magari facendo pressioni a livello europeo per inserire i Pasadran nella black list delle organizzazioni terroristiche.
E a proposito di Europa, durante la conferenza stampa – che ha seguito la firma degli accordi bilaterali tra i due Stati – Berlusconi ha ribadito il suo «grande sogno: annoverare Israele tra i Paesi membri dell’Unione Europea».«Se Israele farà parte della Ue – ha detto – nessuno la potrà offendere, e questo metterebbe fine ai timori israeliani».
Oggi il premier vedrà il presidente dell’Autorità nazionale palestinese: e il conflitto mediorientale è stato uno dei nodi fondamentali e imprescindibili dei colloqui di ieri. Netanyahu ha dichiarato che Israele è pronto a tornare al tavolo delle trattative, ma che «come tutti possono vedere, i palestinesi non vogliono la pace».
Da parte sua, Berlusconi ha riproposto la sua idea di un Piano Marshall per per incoraggiare e sostenere la pace in Medio Oriente: «È un progetto che ho avanzato già nel lontano 1984, quando ho cercato di incentivare la collaborazione tra Cisgiordania e una decina di aziende italiane, per incoraggiare il turismo, soprattutto religioso. Solo il benessere può rendere la pace duratura». Il presidente del Consiglio si è poi detto disposto, «se può servire a qualcosa», a ospitare a Erice, in provincia di Trapani, un meeting tra le due parti. «L’Italia potrebbe sostenere anche il costo di questo incontro», ha aggiunto.
La mediazione diplomatica italiana potrebbe essere utile anche su un altro fronte: quello, ultimamente piuttosto accidentato, delle relazioni tra Stato ebraico e Turchia. A sollevare la questione è stato uno dei giornalisti, a cui Berlusconi – forte delle ottime relazioni personali con il leader turco Tayyip Erdogan – ha risposto di essere pronto a fare «tutto il possibile».
Ma oltre alla politica estera, come spesso accade quando il capo del governo è impegnato in un appuntamento internazionale, c’è stato anche spazio per alcune note più “personali”. La prima è stata una sorta di riflesso condizionato che ha fatto scattare Berlusconi quando un giornalista israeliano ha chiesto conto a Netanyahu di diversi scandali che hanno coinvolto negli ultimi tempi sua moglie Sarah. «Queste sono storielle – è scattato subito il Cavaliere, rispondendo al posto del suo omologo –, voi giornalisti se non avvelenate i pozzi non siete contenti».
L’episodio ha dato coraggio a una collega della tv pubblica israeliana – come ha raccontato lei stessa poco dopo, durante un programma di approfondimento – di chiedere al leader italiano alcuni chiarimenti sugli scandali che lo hanno coinvolto nell’ultimo anno. Domande che Berlusconi ha liquidato, come di consueto, con un’alzata di spalle e una battuta: «Dell’umidità – ha scherzato il premier – parliamo un’altra volta».
mercoledì, 3 febbraio 2010
commenti dei lettori
13 commenti presenti
FrancoPo.
05 feb 2010 12:15
Ora aspetto di conoscere la magica ricetta che porterà a risolvere (desiderio israeliano) senza colpo ferire (desiderio di Abu Mazen) il problema della presenza di Hamas e soci a Gaza. in Libano, in Siria, in Cisgiordania... Forse non ci riuscirebbe neppure l'improvvisa apparizione dei profeti Maometto ed Elia a braccetto sotto un ulivo.
Jordan
04 feb 2010 17:51
Ha fatto benissimo Berlusconi a difendere con parole chiare ,senza se e senza ma,il diritto di esistere di Israele.Naturalmente il coro della nostra sinistra becera,antiamericana e antisemita,
quella per intenderci che va a spasso con Hamas,parla solo di Gaza,del muro,dello stile non politically correct e del danno economico di aver detto a muso duro all’Iran di essere uno stato delinquente. Neanche una parola quando il Presidente Iraniano afferma di farsi l’atomica e di usarla contro Israele.Queste sono bazzecole se paragonate all’orrore del muro. Per fortuna che il nostro non ha la tecnologia e la determinazione del Terzo Reich. In ogni caso sarebbero pronti a sostenere che Israele se l’è voluta e nel frattempo si scaldano a bruciare bandiere. Si perché questi galantuomini sostengono che non sono antisemiti ma anti-israeliani e con questa bestemmia mentale si assolvono. Perché loro sono i depositari della morale,dell’etica e a furia di contarsela ci credono pure,loro sì sanno educare bene i nostri figli. Ricordiamocelo quando voteremo.
lupimor@gmail.com
04 feb 2010 15:48
Caro Direttore, è banalmente ovvio che Israele debba valutare gli atteggiamenti concreti nei confronti dell'Iran. Però, un po' di conoscenza di come procedono le cose nel mondo, specie nei rapporti tra stati, ci insegna che prima si "dice", poi eventualmente, si "fa". E non è detto che sia sempre la scelta migliore. Nel dire, piaccia o no, è impossibile non tener conto di tutti gli attori in campo. Se non siamo preventivamente schierati, se i pregiudizi storici, politici ed interessi economici non ci condizionano, emerge subito che la ragione o il torto, il giusto e l'ingiusto, non sono mai proprietà esclusiva di una sola parte. Berlusconi ha approvato la reazione israeliana ai missili, ma non poteva certamente chiudere il discorso senza sottolineare anche le conseguenze che questa reazione ha avuto sulla popolazione civile palestinese. Non sono capriole dialettiche, è il solo modo di richiamare i contendenti alla rispettive responsabilità. Per quanto riguarda azioni concrete sul piano commerciale, bisogna intendersi, possibilmente senza agitare scenari apocalittici. La tecnologia, di base ed avanzata, per sviluppare il programma nucleare, l'Iran l'ha ricevuta e la riceve da quei paesi che la posseggono. L'Italia non è tra questi. L'Italia fornisce alcuni componenti elettronici, sofisticati ma non esclusivi. Se cessassimo di fornirli, in una settimana li offrirà qualcun'altro. Potremmo essere condizionanti se tutto l'Occidente, ciascuno per la sua parte, decidesse di avere un atteggiamento fermamente comune nei riguardi delle relazioni commerciali con l'Iran. Berlusconi ha ribadito quello che "dicono", nei discorsi ufficiali tutti i suoi colleghi occidentali. Cordialmente Moreno Lupi
Bruno Pierozzi
04 feb 2010 15:24
E' positivo che siano stati rinforzati i rapporti di collaborazione e amicizia con Israele. Non è parimenti positivo il mantenere il "piede in due scarpe " rispetto all'Iran. Le esigenze comerciali non possono e non devono sottostare ad una retta condotta politica. Altrimenti si finisce per fare la stessa politica che fecero alcuni paesi democratici con la Germania di Hitler, che pur sapendo che era in atto una politica dittatoriale e ferocemente razzista, nulla fecero fino al 1939 e in alcuni casi anche dopo quella data. Per difendere la democrazia politica ed economica occorre coerenza nei comportamenti e ciò tradotto in lingua volgare vuol dire rompere i rapporti commerciali e diplomatici con l'Iran. Detto ciò rimane aperta la questione palestinese a cui va data soluzione con la nascita di uno stato autonomo e sovrano, anche al fine di sconfiggere chi usa strumentalmente questo problema per giustificare il fondamentalismo e il terrorismo. Israele sarà un paese più forte e sicuro proprio se avrà il coraggio di aiutare in tempi brevi la nascita dello stato palestinese al fine di far avanzare un modello di stato arabo democratico.
silvano cecchini
04 feb 2010 11:36
E' incredibile come ogni cosa che fa Berlusconi diventi motivo di culto della personalità alimentato molto dai Tg. Terremoto: L'Aquila è sempre lì diroccata e nessun progetto per ricostruirla. Solo casette provvisorie offerte da vari enti. Adesso Israele. Non c'è governante italiano che non abbia visitato quel Paese e ribadito i legami di amicizia, il diritto alla sicurezza, eccetera. Adesso lo fa Berlusconi e sembra che sia tutta una novità. Che s'intenda con un governo di destra israeliano molto duro lo si può capire! Il resto sono sciocchezzuole tipo Israele nella UE. Quanto ai problemi del M.O. sono ben altri i leader politici che possono influire. Berlusconi non conta niente nemmeno in Europa dove non riesce neppure a piazzare qualche suo candidato nei ruoli che contano...
giancarlo
04 feb 2010 11:30
E` sempre la stessa storia. Dai tempi di Enrico Mattei (ex partigiano che utilizzava, quando ne aveva bisogno il "taxi" missino, e allo stesso tempo finanziava la lotta di liberazione algerina) alla Sigonella craxiana. Quando c'e' qualcuno che cerca di dare un senso alla nostra politica estera, i suoi peggiori nemici sono gli "altri italiani", quelli che per cinquant'anni hanno trovato riparo e "cospicuo sostegno" sotto gli ombrelli di zio Sam o del baffone staliniano, condannando il nostro Paese ad un ruolo a dir poco marginale. Certo, Mattei e Craxi erano i "grandi corruttori" della Repubblica, si doveva toglierli di mezzo. Vendendoli allo straniero? Che importa.
Giampiero, sarai anche in buona fede, pero' quello che scrivi, la struttura del tuo ragionamento, sono terribilmente simili alle parole ascoltate decine e decine di volte dai "migliori", quelli formatisi alle Frattocchie o nelle scuole cattoliche.
Giampiero, non ho votato per il Caimano e mai lo faro'.
Midode
04 feb 2010 10:45
concordo con Maria e Virginia
Grazy
04 feb 2010 00:32
Giampiero, vorrei farle notare che il fanatico mussulmano del fallito attentato alla caserma Santa Barbara di Milano, non ha aspettato il discorso di Berlusconi! Avrà saputo che l'innesco era lo stesso usato nella strage di Londra, e per fortuna è scoppiato solo quello, se l'attentato suicida fosse riuscito, ci sarebbe stata una strage. Nessuno vuol fare l'eroe, e per fortuna nel nostro paese non ci sono stati attentati, ma in Europa i mussulmani estremisti con le minacce la bocca sono già riusciti a tapparcela, cosa dobbiamo fare ancora, metterci a 90°? Capisco il suo desiderio di pararsi il fondoschiena, ma attento a non guardare dalla parte sbagliata, potrebbe fare il gioco del nemico! Senza offesa, ma il suo ragionamento mi sembra decisamente contorto e l'evidente sintomo di un'ideologia rancorosa che rasenta la paranoia.
Giampiero
03 feb 2010 18:17
Mah....sarò prevenuto ma ci vedo un disegno chiaramento dettato da spin-doctors che hanno studiato sociologia con profitto, specialmente quella applicabile agli italiani (che è profondamente differente da quella di altri popoli, quelli anglosassoni in primis).
Partendo dalla premessa che "il nostro" non muove passo se non ha un proprio tornaconto, direi che stavolta sta giocando su un tavolo ben più ampio (...e soprattutto col nostro fondoschiena) per rafforzare la sua leadership interna sia nello schieramento di destra che soprattutto nel paese e non solo.
Sarà paradossale, ma nella mossa di procurarsi un "nemico" straniero ci vedo molto di ciò che fece a suo tempo Mussolini quando il regime cominciava a denunciare un calo di popolarità: si cercava un fronte esterno, un nemico comune per compattare i ranghi e arroccare il popolo nella sua italianità.
Diciamoci la verità: se questa sortita (Israele nella UE e le dure critiche all'IRAN) esporrà al delirio integralista di qualche fanatico il nostro territorio (miracolosamente rimasto immune negli ultimi anni di crisi internazionale, a differenza di Spagna e Inghilterra), il "nostro" beneficerà dei seguenti vantaggi:
1- in tempi di crisi (bellica o per terrorismo) la destra ha sempre maggiore consenso (viceversa è la sinistra ad avvantaggiarsi nei periodi di pace, perchè la ricerca del welfare diviene l'argomento dominante) - questa regola è valida in tutto il pianeta.
2- NON si cambia il comandante in capo se è in atto una crisi bellica - anche questa è una regola generale.
3- Se Ahmadinejad non reagirà, allora Berlusconi avrà fatto il suo figurone accreditandosi il ruolo di statista (gli piacerebbe eh...) nello scacchiere più caldo del mondo e superando a destra altri leaders, sia interni (Fini) che europei...in caso contrario (speriamo di no!) varranno allora i punti 1 e 2 che ho sopra elencato.
Sinceramente, conoscendo il soggetto: ma veramente credete che al "nostro" freghi qualcosa di quello che succede in medio-oriente? Ma soprattutto: noi italiani che vantaggio tangibile ricaveremo da tutto ciò?
bergonzoni
03 feb 2010 17:12
L`unico col coraggio d`essere primo anche in questo. Berlusconi travolge le incertezze degli altri
con gesti semplici di rilevanza internazionale. Pensando in maniera diametralmente opposta a gli
oppositori, centra sempre obiettivi e risultati.
maria
03 feb 2010 15:30
ho appena letto su "affari italiani" il politologo Paniccia, dire del nostro presidente del consiglio:..".finalmente un capo di stato europeo intervenire per trovare soluzioni nel conflitto israelo-palestinese. berlusconi sta facendo a pieno titolo, con grande capacità e coraggio...non possiamo che condividere e apprezzare questo inedito nel panorama degli ultimi anni... dopo i rapporti con la federazione russa, dopo l'accordo con la libia per l'immigrazione, berlusconi sta completando iniziative strategiche che lo vedono unico capo di stato Ue in prima linea."
lucius
03 feb 2010 14:09
Come scrive Lucio Caracciolo, nel nostro rapporto con Gerusalemme saremo valutati soprattutto per quello che vorremo e sapremo fare contro Teheran. In particolare, bisognerà vedere fino a che punto saremo disposti a sacrificare i nostri tradizionali, corposi vincoli economici e commerciali con l’Iran. Spesso, in modo informale, gli alleati americani ci hanno fatto capire come sia necessario ridurre la nostra esposizione economica nei confronti dello Stato iraniano. Proprio nelle settimane in cui si discutono i dettagli di un nuovo giro di sanzioni contro il regime dei pasdaran e in cui l’America, per ordine di Barack Obama, rafforza la sua presenza navale nel Golfo, in funzione dichiaratamente anti-iraniana, questo capitolo diventa per noi specialmente delicato. Berlusconi ha fra l’altro sottolineato la necessità di sostenere l’opposizione in Iran. Non sarà facile. Innanzitutto perché l’“onda verde” sembra in fase di ristagno. In secondo luogo, perché i principali leader del movimento sorto l’estate scorsa per rigettare la rielezione di Mahamud Ahmadinejad alla presidenza del paese si sta dividendo. Terzo, perché non è detto che la nostra volontà di aiutare in qualche modo gli oppositori possa essere realmente di sostegno alla loro battaglia. Nel clima di nazionalismo parossistico in cui si trova oggi l’Iran, essere in odore d’intelligenza con l’Occidente può essere uno svantaggio, più che una risorsa.
Ancora, se le sanzioni non ci saranno o saranno inefficaci, è possibile che non solo in Israele, ma anche negli Stati Uniti torni a farsi sentire il partito del bombardamento, come unica alternativa alla bomba atomica iraniana. In quel contesto, evidentemente, noi italiani avremmo poco da dire. Ma certamente saremmo tra i primi a subire direttamente e indirettamente le conseguenze di una guerra. I nostri uomini in Libano e Afghanistan sono, di fatto, sotto un ambiguo ombrello di protezione iraniano. È ovvio che, in caso di conflitto, questa protezione cadrà. I nostri contingenti sarebbero probabilmente oggetto delle prime rappresaglie iraniane. Queste considerazioni sono state presenti a Berlusconi nel momento in cui si lanciava nell’offensiva verbale contro Teheran?.
virginia
03 feb 2010 13:47
porto il tuo stesso nome, peraltro bellissimo e abbastanza raro, e trovo che berlusconi sia stato grandioso! sono d'accordo con panniccia nel dire che con il berlusconi odierno l'europa ha trovato un vero leader, visto che obama, ultimamente fa acqua... oggi, io mi sono sentita orgogliosa del nostro capo del governo come mi sono sentita orgogliosa al momento del terribile terremoto all'aquila:il governo c'è e c'era! purtroppo non eraqvamo più abituati a sentire il governo vicino agli italiani, oggi me lo sento vicino e dice le cose che vorrei dire e fare anch'io
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