venerdì, 3 settembre 2010 ore 12:06

Prima pagina

La svolta di Salerno e i suoi critici
di Antonio Polito

Il nuovo Di Pietro

© Mauro Scrobogna / LaPresse 07-02-2010 Roma Politica Congresso Italia dei Valori IDV Nella foto: il leader Idv Antonio Di Pietro © Mauro Scrobogna / LaPresse 07-02-2010 Rome Politics Congress of Italy of Values political movement IDV In the picture: Antonio Di Pietro IDV leader

La svolta di Salerno. Se due giornali agli antipodi come il Riformista e il Fatto ricorrono alla stessa metafora storica (seppur con intenti opposti) per descrivere ciò che accaduto al primo congresso dell'Italia dei valori, vuol dire che la novità è grossa.

La svolta di Salerno, quella vera, naturalmente fu ben altra cosa. Forse cambiò la storia d'Italia e certamente cambiò quella della sinistra italiana. Ma in fin dei conti anche quella servì ad accettare uno status quo (la monarchia), per ottenere uno status futuro (l'ingresso nel governo). Divenne per questo sinonimo di realismo politico e di lungimiranza, di rifiuto dell'estremismo sterile e di una concezione della politica come pura testimonianza.

Che Di Pietro la sua svolta l'abbia pubblicamente sancita accettando il sindaco di Salerno De Luca, due volte rinviato a giudizio, come candidato in Campania, è per noi solo un dettaglio. Ma per Travaglio è la smentita di anni di predicazione intransigente e moralistica. I colleghi del Fatto hanno dovuto constatare, con indignato stupore, che la politica è fatta per vincere, non per vendere libri, e che perfino Di Pietro - che di suo è cinico quanto basta - per vincere è disposto a passare sopra qualsiasi petizione di principio.
Ma il punto cruciale della svolta è in realtà altrove: con quello che ha detto al congresso, con il suo ripudio della piazza per la piazza, con la sua affermazione che «di opposizione si muore, come dice il mio amico Bersani», con la sua scelta per un'alternativa di governo, è nato davvero un nuovo Di Pietro, spendibile per una politica riformista di centrosinistra?

Personalmente, io la penso più o meno come scrive Marco Follini a pagina 6 di questo giornale: Tonino può perdere il pelo, difficilmente il vizio. Come ha scritto il nostro d'Esposito, mentre Di Pietro «svoltava» continuava perfino a parlare come un pm: «Invitiamo il procuratore Bersani a fare un supplemento di indagine in Calabria... ho invitato De Luca a rendere dichiarazioni spontanee al congresso». Di Pietro quello è.

Però Di Pietro fa anche politica, e qualche settimana fa, nel retropalco di «Otto e mezzo» dove eravamo ospiti insieme, mi aveva anticipato le ragioni della sua svolta. «Hai ragione quando dici che con il giustizialismo non si vincono le elezioni. Anche tra i miei elettori la gente mi applaude quando parlo dei processi di Berlusconi, ma poi aggiunge: però c'è il salario, la disoccupazione, la crisi...». L'ex pm l'ha detto con estrema chiarezza dal palco del congresso: «C'è il nostro zoccolo duro, che può andare dal 2 all'8% a seconda del mal di pancia che c'è in giro». Ma più di quello non c'è. Il giustizialismo è una tigre di carta, un sentimento possente e radicato in una minoranza del popolo di opposizione, in grado di grandi performance di piazza o di teatro o di edicola, ma limitato nei numeri elettorali e alla lunga politicamente debilitante.

La novità è che Di Pietro l'ha capito. E a chi chiede - come ha fatto Stefano Ceccanti su questo giornale - che differenza c'è tra l'alleanza elettorale di Veltroni con Di Pietro e quella attuale di Bersani con Di Pietro, la risposta l'ha data Tonino stesso: con Veltroni, era l'ex pm a tirare il Pd verso la sua politica; con Bersani - complici le regionali - è il Pd a tirare Di Pietro verso una politica meno ossessionata dal tema dell'anti-berlusconismo.

Naturalmente, Di Pietro farà di tutto, nei prossimi giorni, per smentire la nostra analisi. Ne sparerà anche di più grosse di prima - ha già cominciato ieri con «il governo para-mafioso». Farà in modo di rassicurare la lobby giustizialista - che già minaccia scissioni in nome di De Magistris - che niente è cambiato, che lui è quello di sempre, un po' come faceva il Pci che esaltava il comunismo ogni volta che doveva fare un passettino verso la Dc. Ma la sostanza è quella: una politica di alternativa muore nel recinto angusto delle aule di giustizia. E la stessa Italia dei valori ha fatto il pieno di quella roba lì, su quella strada di voti al Pd non ne toglie più.

Naturalmente il Pd, che ora può stringere alleanze con Di Pietro con un po' meno di imbarazzo di prima, non può considerare finita la concorrenza a sinistra dell'ex pm. Tutt'altro. Tonino è troppo furbo per non pensare anche alle sue fortune elettorali, mentre dice di pensare al Paese. E sa benissimo che c'è un altro campo libero da arare per togliere davvero voti al Pd, e infatti ha cominciato ad ararlo di gran lena.
Mentre si prende De Luca, e con ciò stesso rinnega un caposaldo del suo giuistizialismo, l'ex pm annuncia un referendum contro il nucleare e un altro contro la privatizzazione dell'acqua, puntando dritto dritto ai voti della sinistra radicale, non a caso uscita scornata dal congresso dell'Idv. Bersani, insomma, non ha da farsi illusioni: in questa veste, l'ex pm - populista d'istinto alla Vendola - può fargli anche più male elettoralmente. Per lui il problema Di Pietro non è svanito. Ma da oggi, almeno, può sperare che abbia cambiato di natura.

martedì, 9 febbraio 2010

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commenti dei lettori

28 commenti presenti

santangelo

11 feb 2010 04:06

Mancava Bertolaso. Si prendono per i fondelli gli italiani procedendo con gli indagati preelettorali. Questo sistema sfibra anche il piu ingenuo dei cittadini, puzza di disperato appello alle uniche forze a disposizione, nel contempo svilisce il valore che dovremmo avere della giustizia.

MAURO1

11 feb 2010 00:08

De Luca rinviato a giudizio 2 volte sarebbe un problema? Che affidabilità danno certi " rinvii a giudizio"? Come quello di Calogero MAnnino, che dopo 19 anni è stato riconosciuto innocente? O come quello dell'on. Berruti, assolto dopo 5 anni? Se certi pm lavorassero meglio, avremmo meno" rinviati a giudizio" ( forse sarebbe meglio chiamarli "nominati" alla Grande Fratello). E Avremmo contese politiche fondate sui programmi e non sulle presunte "fedine giudiziarie" dei candidati. Di Pietro, con il suo giustizialismo, avrà anche dato forma partitica ai giustizialisti, ma di sicuro si è SISTEMATO ( case, soldi, potere, prestigio...) Lui è un contadino con il cervello fino. Chi lo vota, invece, è fesso. Peggio di chi vota a sinistra, chiamato coglione da Berlusca.

molteni

10 feb 2010 21:50

Non essere dalla parte di Di Pietro si rischia un indagine. Costui e´capace di far imbustare milioni di avvisi di garanzia da spedire a i suoi dissidenti. Non spaventa tanto lui, quanto chi si adopera, nonostante il gioco sia stato scoperto dagli italiani.

luca

10 feb 2010 16:37

Mi chiedo fino a che punto il pragmatismo politico possa realmente spingersi. Nelle parole di Polito sembra che un De Luca rinviato due volte a giudizio non sia affatto un problema. Piuttosto Di Pietro é stato meritevole (o quasi) di aver finalmente compreso che a volte va bene pure un De Luca... Per inciso, De Luca é la versione salernitana di Bassolino, di cui é ed é stato necerrimo nemico politico ma che peró non certo si distingue dallo stesso nei metodi. Insomma Direttore, proprio nessun disagio?

andrea

10 feb 2010 14:27

dottor polito lei non mi pare un ingenuo, normalmente, ma questo articolo mi pare stilato se non da un ingenuo almeno da un grande ottimista! per quello che sento io, per strada, questo abbraccio non porterà bene a nessuno dei due, ne a di pietro ne a bersani, finirà di ucciderli entrambi. di pietro perderà pezzi, che raccoglierà de magistris, e il pd farà l'ennesimo buco nell'acqua. tutti vo, giornalisti e politici dimenticate troppo spesso gli elettori che al contrario di quanto pensate non sono tutti degli allocchi. i giustizialisti non seguiranno tonino, lo abbandoneranno e i moderati del pd non vorranno imparentarsi con chi gli ha rubato voti. sarà l'ennesimo, immenso pastrocchio che lascerà tutti con le ossa rotte a beneficio dell'odiato berlusconi.

febo50

10 feb 2010 13:05

come vorrei che Bersani avesse le palle di dire :basta con le alleanze ricominciamo a farepolitica e riprendiamoci i nostri elettori,il cammino sarebbe lungo,ma alla fine premierebbe,perchè come elettore del centro destra vorrei veramente per lademocrazika ci fosse un opposizione forte che potrebbe aiutare il paese,il PD ha un suo elettorato presente e volenterose ed anche numerose, che non capisce ed accetta leader che tentennano coraggio Bersani

FrancoPo.

10 feb 2010 12:37

Dopo la svolta di Salerno oggi per la prima volta il "Giornale" non schiaffa Di Pietro in prima pagina. Ormai è anche lui come tutti gli altri.

pirgi

10 feb 2010 10:57

Cicli politici visti da una parte o dall' altra:Mani pulite ed i tantissimi che applaudivano di sinistra o di destra,alla pulizia;il centro meno,ed ora il centro ed il bersaglio sarebbero il premier o il PD. Ma il problema rimane soldi sporchi esentasse prigione poca e per pochi,ma poi restituiscono il mal tolto? Quando,e quanto? Ela classe politica si sta rinnovando o no?Cioe' con i vecchi vizi accentratori democristiani e socialisti poi con la compartecipazione parziale dell' opposizione post comunista?A me sembra che con Alfano,Gelmini, Scajola,Ronchi,per non parlare di altri anche peggiori si rinnovi 1 per interessi diretti del premier 2 che le "riforme" siano piu' tagli che vere novita' e siano a discapito dei cittadini e dei servizi(vedi poliziotti senza carta e auto) ma con infinite scorte ai pezzi grossi 3 imbarbarimento della societa' Riflettere su azioni governo.Senza partiti presi ne' settarismi

Alfredo Pascale

10 feb 2010 10:44

Credo, francamente, che l'analisi politica sul "nuovo"(?) Di Pietro, sia molto più semplice di quanto possa o si voglia far apparire. Premetto che condivido in pieno l'articolo di Sallusti su "Il Giornale" di lunedi scorso che raccontava di un Di Pietro, ormai "sgamato", che sceglie di mettersi non solo sotto l'ala protettiva del PD, ma che addirittura decide di appoggiare la candidatura De Luca alla Regione Campania con giustificazioni e distinguo più lessicali (da Di Pietro?) che veritieri, al limite del ridicolo, per intenderci. In ogni caso, fatta premessa, ritengo che il cambiamento, vero o presunto, dell'ex PM sia "colpa" di quell'irriducibile del Cav., che tra una difesa e una "scappatella" trova il tempo non solo di governare, ma di avere anche incontri bilaterali con Capi di Stato di tutto il mondo e di parlare anche alla Knesset, privilegio concesso a pochi Premier del mondo. Ecco, probabilmente, qualche "consigliore" di Di Pietro gli ha fatto notare anche questo e che forse, sarebbe opportuno cambiare prima strategie (contro un Berlusconi ormai internazionalmente riconosciuto a rango di Statista, un Di Pietro qualsiasi non serve a niente e a nessuno) e poi la pellaccia, alleandosi col PD. Tutto qua.

c signore

10 feb 2010 10:41

Egregio Direttore, del personaggio di Montenero di Bisaccia, il diminutivo "Tonino" rischia di dare l’immagine di un bonaccione, di un innocuo e simpatico burino di provincia, col quale si avrebbe voglia di fare una partitina a tressette e scambiere volentieri quattro chiacchiere, magari tra un pezzetto di pecorino e una pera matura… Il grazioso diminutivo rischia di far passare in secondo piano e far dimenticare la durezza, il cinismo e la pericolosità dell’ex Commissario di polizia di stampo boliviano, del giustizialista Antonio Di Pietro. Col cinismo e la furbizia che ne contraddistinguono il carattere, il nostro ha fatto la svolta. Le contraddizioni che, con una violenza priva di freni, egli rimprovera e rinfaccia agli altri, non lo riguardano: all’uomo della provvidenza, all’ex eroe nazionale di mani pulite che s’è preparato e assicurato un ignobile, demagogico successo politico sul cadavere di suicidi eccellenti, tutto è permesso. La tattica cambia, ma la natura paranoica, scaltra e pericolosa del personaggio, resta. Altro che legge, legalità e moralità! Il Magistrato Di Pietro dei "cento milioni" in una scatola di cartone, il Di Pietro della Mercedes, l’uomo dalle mille magagne e furbizie mai chiarite, l’individuo poco chiaro e spregiudicato che si fà capo indiscusso e assoluto del partito dell’"Italia dei Valori" per distinguersi dal resto dei cittadini che esitando a raggiungerlo nel suo delirio, danno prova di far parte dell’Italia dei Disvalori e dei Corrotti, non è che un cinico arruffa popolo, un tetro personaggio, un furbo Roberspierre di campagna, la cui smisurata ambizione si rivela pari unicamente alla sua desolante e primitiva rozzezza, un grave pericolo, non solo per il Pd di Bersani, ma, misuro le parole, per la stessa convivenza pacifica nel nostro paese. c signore

mapuerco

10 feb 2010 10:04

il problema non è dipietro sono gli italiani

FrancoPo.

10 feb 2010 09:48

Se Di Pietro non ci fosse la Destra dovrebbe inventarselo.

rita spaggiari

10 feb 2010 09:41

Al di là della svolta e delle analisi che se ne possono fare, io sono convinta che Di Pietro rimarrà sempre quello descritto perfettamente da Gianni Baget Bozzo nell’articolo “Tonino ricorda il peggior fascismo”, articolo che diceva, tra l’altro, così: “ .. Che cos’è il partito giustizialista che Di Pietro sta costruendo? È un partito che tende a dimostrare che la democrazia è essenzialmente corrotta e il corpo elettorale sbaglia. Che ci vuole un altro potere per guidare il Paese sulla via della salvezza e che il voto degli elettori deve essere presidiato da un partito dell’ordine. Il tema che lo Stato non possa essere affidato alla democrazia è la tesi fondamentale del pensiero reazionario. Che infine come in ogni fatto storico può rinascere in forma inattesa. Se un popolo sente frustrato il bisogno fondamentale di sicurezza, se non riesce a ottenere con il suo voto ciò che pensa gli sia dovuto, si ha la crisi della democrazia. E Di Pietro mira proprio a questo, a mostrare che un corpo elettorale capace di dare la maggioranza a Berlusconi è un popolo immaturo, il cui voto va corretto in modo adeguato. Bisogna dimostrare che il popolo ha torto e che Berlusconi deve andarsene, nonostante egli sia il soggetto su cui il popolo ha fatto investimento. E lo ha fatto proprio nell’intenzione di dare fondamento alla legalità nella vita comune, nell’ambiente, nei trasporti, nella costruzione del sistema Paese, nell’economia, nella finanza e nel lavoro. Di Pietro tira fuori il simbolo del duce appunto per mostrare la tesi che il voto democratico è imperfetto e che ci vuole una mano forte: quella che egli è convinto di avere ..”.

FrancoPo.

10 feb 2010 06:28

Di Pietro cerca di allargare i suoi orizzonti ad altre tematiche ma senza abbandonare il vecchio vizio di atteggiarsi a salvatore della Patria e della legalità in un universo dominato da corrotti e mafiosi. Per i più è solo una macchietta, altri ci credono perché semplicemente vogliono crederci, avendo perduto da tempo ogni residua speranza di matrice ideologica e, letteralmente, non sanno più a che santo votarsi.

stufo della politica

10 feb 2010 06:19

Per Roberto, quarto messaggio. Lei dice parlando di Berlusconi "se un inquisito non si fa giudicare è un colpevole". Le propongo di valutare la legge della statistica. Una persona che riceve 2000 comunicazioni giudiziarie, e piu' di 600 perquisizioni nei suoi uffici, mai trovata colpevole, non le dice niente? Sa di un evento simile nella storia politica? e' da libro dei Guinness. Io di questo inferno di odio sono stufo, non ho votato mai Berlusconoi, ma se avro' l'occasione lo faro'. Dall'altro versante adesso vediamo che l'anti-Berlusconi accetta inquisiti tra i suoi candidati, una svolta di real politik allucinante, son d'accordo con Polito, sta' preparandosi la strada per uscire dalla politica. tanto di case ne ha fatto parecchie e quatrini pure. Mi chiedono quelli che continuano ad apprezzarlo quando si sveglieranno, li ha presi per fessi dal primo giorno. Il piacere del ciuccio e' la gramigna.....

Damiano De Carlo

10 feb 2010 03:59

Il bello dello spettacolo e´ a breve, quando il frutto della somma fara´ atterrare i due volatili. Ci vuole il cinquanta per cento per disturbare Berlusconi, oltre la capacita di saper tenere assieme una coalizione.

lupimor@gmail.com

10 feb 2010 01:53

Caro Direttore, le sue acute, puntuali affermazioni sono uno spaccato realistico di quello che ha in mente Di Pietro. Ha grattato il fondo del barile dell'antiberlusconismo e del giustizialismo. Quella strada non aveva sbocchi ulteriori, anzi. Un commento sul famoso 8,2% delle europee. L'evento si realizzò in coincidenza del massimo attacco, moralistico e mediatico contro Berlusconi. Lo sdegno istintivo muove i voti, ma essendo solo tale perde nel tempo il suo peso. E' successo. Allora Di Pietro ha fatto la giravolta. Non certo per perdere consensi ma per ottenerli in maniera diversa, aggiuntiva; naturalmente per sé. Il bacino elettorale di riferimento del centrosinistra è attualmente quello che è, cioè non espandibile verso il centro se non in termini insignificanti su scala nazionale. Il buon Tonino ha pensato: se smetto i panni del lupo, i panni, eh! "capisce a me", e indosso quelli del costruttore dell'alternativa di governo, il centrosinistra guadagna in immagine: più rassicurante, meno giustizialista, meno piazzaiola, meno viola. I delusi del centrodestra, gli scontenti, quelli che non hanno avuto i vantaggi promessi o sperati, si spostano verso di noi. Magari vanno dal PD, ma se lui guadagna qualcosa, io guadagno di più. I voti del radicalismo politico di sinistra, dei Verdi, dei Radicali, degli ambientalisti, dei movimentisti, degli eterni contestatori, dove troveranno casa? Da soli non possono andare e del PD, per ruggini antiche, per rivalità personali e per spirito di rivalsa, non si possono fidare, e poi anche tra loro sono cani e gatti. Allora? Eh! Capisce a me! Io i miei li conservo, ho provveduto subito a rassicurare i piazzaioli, tanto a loro basta buttare un osso che sono contenti; anche loro dove andrebbero? Io faccio il pieno e il PD dovrà venire a miti consigli. Casini? Lo useremo per lavorare ai fianchi Berlusconi. Poi ci penseranno Rutelli e company a indebolirlo se propendesse dall'altra parte. Questi i piani di Tonino. O forse è il buon samaritano? Anche se dovessero funzionare al 50%, sfuma non solo l'alternativa, tanto lui può aspettare anche il 2018, ma per il PD sarebbero dolori. Non può limitarsi:<... a sperare che abbia cambiato di natura> Cordialmente Moreno Lupi

quintino

10 feb 2010 00:09

Dovessimo affogare ci attaccheremmo anche a una fuscello, se spunta un altro naufrago, questo pone fine alla speranza. Ognuno vuol salvarsi mediante l`altro, invece finira´ male per entrambi.

Paolo

09 feb 2010 21:19

Di tutto tenteranno di fari i "sinistri" ma stra-perderanno e ogni giorno di più. Chi non impara a leggere i numeri, allora sogna e i sogni non fanno male a nessuno, ma nemmeno portano voti. Più attaccano il Presidente Berlusconi più aumentano i suoi consensi. Quando lo capiranno che l'avversario si sconfigge con proposte non con puttane, pentiti o altro?

Lorenzo De Caprio

09 feb 2010 20:48

Caro dottor Polito, lei ,forse, ci spera, ma per nulla ci crede . E dovremmo noi credere che il Tonino nazionale sia stato, come Saulo sulla via di Damasco, folgorato sulla via di Salerno? E folgorato da cosa e da chi? Forse.... improvvisamente mentre era a cavallo del trattore gli è apparso il santo volto di Bersani in una aura fiammeggiante? O forse, sempre mentre era a cavallo del trattore, accecato da luce abbacinante ha udito Berlusconi che gli urlava: Totonno, Totonno, perchè mi perseguiti? Lei, in realtà ha fiutato la trappola e la sua analisi è esatta. Però nella trappola può restare invischiato il cacciatore (di voti) che la ha preparato. I successi elettorali di Tonino sono il frutto di una ostilità viscerale gridata, urlata, ostentata in ogni occasione; soddisfano una platea elettorale che di questo si nutre, di questo gode e per questo lo vota. Se adesso improvvisamente il nostro Tonino adottasse modi appena più pacati, per non dire quasi civili, rischierebbe in termini elettorali. Insomma se moderandosi punta ai voti "moderati", rischia di perdere i voti e l'appoggio degli smoderati. Qualche piccola avvisaglia c'è già. Tra De Magistris e Di Pietro sembra che stia per aprire una contesa. Entrambi già sussurrano: << Codice, Codice delle mie brame, chi è il più giustizialista del reame?>>

gio.vanni

09 feb 2010 20:42

Quando i suoi elettori capiranno che Di Pietro rappresenta la quintessenza del "mafioso", resa ben evidente da quello che dice, da come lo dice, dai suoi censurabili comportamenti, dall'incremento esponenziale e non documentato del patrimonio suo e della famiglia, e da tanti altri punti oscuri della sua vita, quando i suoi elettori, dicevo, capiranno tutto questo sarà comunque troppo tardi. D'altra parte nessun altro poitico vanta tra i suoi più acerrimi nemici i vecchi amici. I suoi elettori, ribadisco ancora, prima o poi si renderanno finalmente conto che per lui il termine 'amico' ha un qualche significato solo sulla base dei vantaggi che gli può procurare. Quando non serve più, lui gli amici li butta nel "cesso"... Perchè a lui interessa (oltre il danaro) solo comandare e l'ha detto chiaro: "...io aggio a cummannà..."

carolini

09 feb 2010 19:17

La fine di un ciclo storico, dura da far comprendere ed ammettere, che avra´coda fino al ricambio del corpo della magistratura attuale con uno vero. Ciclo politico esaurito, per avervi attinto.

bubastis

09 feb 2010 18:34

Se il Di Pietro è contro il nucleare, per coerenza dovrebbe indire un referendum anche contro l'importazione di energia nucleare da altri paesi. E poichè è saltata per aria una centrale a gas, dovrebbe indire un referendum anche contro tali centrali. E siccome l'escavazione del carbone è causa di centinaia di morti all'anno nella sua amata Cina comunista (visto che vuole i voti della sinistra radicale, è presumibile che anche lui sia comunista), via anche le centrali a carbone. Le uniche che potrebbero andargli bene sono le centrali eoliche, visto tutto il vento inutile che gli esce dalla bocca

giustina

09 feb 2010 18:11

Ma sarà che qualcuno tiene per le cosidette l'urlatore sgrammaticato di mani pulite? Non vi sembra così strana questa svolta inciucista, nonostante lui neghi di voler fare inciuci con niuno, del Tonino nazionale? A me tutto questo puzza. Credo che Di Pietro si avvii sul viale del tramonto, e quello a cui stiamo assistento negli ultimi tempi non sono altro che gli ultimi affannosi tentativi di reinventarsi. Sia all'interno, con il furbo De Magistris in testa, che all'esterno del suo partito si sta facendo in modo di farlo fuori. Ne è prova la strana pubblicazione da parte del Corriere di una foto datata ben diciassette anni, che dice tutto e niente. Per non parlare della improvvisa recrudescenza degli attacchi dei c.d. ex amici alla Di Domenico. Io sento puzza di epurazione. E sinceramente, se dovesse essere così, ne godrei come un matto. Perchè Di Pietro è ciò di più becero che l'oscura stagione di mani pulit ha prodotto. Diciamo pure che è il primo e peggiore aborte della sedicente seconda Repubblica. Uno di quei personaggi che ci fanno pensare che si stava meglio quando si stava peggio.

Roberto

09 feb 2010 17:34

Non sono un giustizialista, ma un legalista, ovvero credo che da quando si è incominciato a scrivere le leggi tutti sono tenuti a rispettarlo e non è concesso a nessuno trovare le eccezioni, ma migliorare le regole nel senso dell'uguaglianza si. L'IDV è l'unico partito che tiene fissa la barra, quindi non sarei contento in virate troppo repentine del timoniere, penso che Berlusconi debba andare a casa per quello che fa, ha fatto e non fa oggi e per me che sono un elettore se un inquisito non si fa giudicare è un colpevole.

Piero2

09 feb 2010 17:25

Imbarazzante è la parola giusta: imbarazzante il consenso, i sorrisi di circostanza e l'abbraccio di Bersani, così come imbarazzante è il suo silenzio "prudente" su quello che sta accadendo a Palermo. Ma il PD è proprio sicuro di aver bisogno di Morgan e Ciancimino? Cordialmente.

Midode

09 feb 2010 16:48

Ha già un limitato lessico e la parola "coerenza " manca sicuramente!

Manlio Rizzo

09 feb 2010 15:54

Neppure io credo che Di Pietro si sia convertito ad una politica non populista, demagogica e giustizialista. D'Alema e Bersani credono, forse, di essere più astuti di lui... Si vedrà. Triste trovarsi a scegliere il male minore tra Casini e Di Pietro.... Tra i due forni e i due ex (ma davvero ancora ex...) PM!