Sfida sul nucleare, Khamenei promette «cazzotti al nemico» di Marco Innocente Furina
Persiana. Il regime annuncia che la nuova fase dell'arricchimento dell'uranio inizia oggi. Ma tiene aperta la porta a un accordo, secondo lo schema negoziale caro a Teheran. E la Guida Suprema perde le staffe in vista della sfida in piazza di giovedì.
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Iran's Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei greets clerics during a meeting in Tehran December 13, 2009. Khamenei issued a stern warning to the pro-reform opposition on Sunday, accusing it of violating the law by insulting the late leader of the Islamic Republic. REUTERS/Khamenei.ir/Handout (IRAN - Tags: POLITICS RELIGION) FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS
L’arte raffinata della trattativa è nata nei bazar mediorientali e Ahmadinejad sul dossier nucleare sta dimostrando di essere un interprete all’altezza della tradizione.
Ieri annunciando in diretta televisiva alla nazione l’intenzione di portare l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento, il Presidente iraniano ha lasciato pure aperta la possibilità della consegna all'estero di una parte del suo uranio arricchito a più bassi livelli, secondo la proposta già avanzata a gennaio e denominata dello “spezzatino”.
La doppiezza dell’annuncio del Presidente, a dispetto dei toni aggressivi, si spiega con la sua debolezza interna. Ahmadinejad sa di non poter procedere prima di un anno (tanto è il tempo che ci vorrebbe per riconfigurare l’impianto di Natans) all’arricchimento dell’uranio, e alzando il tono dello scontro spera di convincere i membri del consiglio di sicurezza dell’Onu ad accettare la sua proposta di “spezzatino”, ovvero l’invio all’estero di volta in volta di parte dell’uranio da arricchire in cambio di sbarre di combustibile da utilizzare per fini civili.
Se così non fosse entro la fine di febbraio arriveranno le temute sanzioni, che andrebbero a cadere in un clima reso incandescente dalle proteste dell’opposizione. Per questo già a ottobre Ahmadinejad si era mostrato più che propenso a firmare l’accordo proposto dal gruppo del 5 più uno (Usa, Cina, Francia, Russia, Gran Bretagna più Germania), di totale arricchimento all’estero dell’uranio in possesso dell’Iran. Ad opporsi fortemente fu Alì Larijani, presidente del Parlamento e ed ex capo negoziatore sul nucleare, che non voleva regalare il successo internazionale all’avversario. Faide interne alla Repubblica islamica, che tengono il mondo col fiato sospeso se è vero, come è vero, che ormai nella confusione generale che regna a Teheran non c’è più un capo riconosciuto nella stanza dei bottoni del nucleare.
L’unica consolazione è che arrivare a un accordo potrebbe convenire sia all’Iran, sempre più isolato a livello internazionale, che agli Stati uniti. Un Obama occupatissimo dalla riforma sanitaria potrebbe vantare un risultato da portare alla conferenza sulla non-proliferazione prevista a maggio. Anche perché da parte repubblicana si parla invece apertamente di azione militare.
E nell’isterismo che monta in attesa dell’11 febbraio, anniversario della rivoluzione islamica, la guida spirituale Khamenei si scaglia contro l’Occidente per minacciare l’opposizione interna: Il popolo «darà un pugno in faccia» ai nemici, ha tuonato l’Ayatollah, accusando le potenze occidentali di provocare disordini ma in realtà preoccupato dalle manifestazioni di piazza annunciate dai riformisti.
Dopo mesi di incertezze tuttavia, ora sembra giunto il momento della risolutezza nei confronti di Teheran. Ieri il ministro degli Esteri Frattini sul tema ha usato toni di inusitata durezza: «L'Iran deve smetterla con questa politica dilatoria» e la Comunità internazionale «non può accettare questa tendenza a prendere tempo».
L’Iran – ha insistito Frattini – «deve essere giudicata dai fatti e non ci si può fermare alle dichiarazioni. Non vogliamo un Iran con la bomba atomica, loro hanno diritto all'uso civile del nucleare ma non possiamo più accettare questa tendenza a prendere tempo». Subito dopo il titolare degli esteri, ha ribadito il concetto incontrando il segretario di Stato alla Difesa Usa, Robert Gates poi volato a Parigi dove ha incontrato il ministro della Difesa Francese Morin.
Argomento principe dell’incontro sempre l’Iran. «La nostra convergenza di vedute è totale», ha detto Morin al termine del colloquio. «Purtroppo è ormai necessario – ha proseguito - impegnarsi in un dialogo con la comunità internazionale che porterà a nuove sanzioni se l'Iran non ferma i suoi programmi» di arricchimento dell'uranio. E anche la Russia, finora piuttosto cauta sulla sull’ipotesi sanzioni ha chiesto con decisione al governo di Teheran il rispetto della proposta di arricchimento all’estero avanzata ad ottobre. In serata una nota congiunta Usa-Ue ha condannato la politica repressiva di Teheran. «Invitiamo il governo dell'Iran a rispettare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani - afferma la dichiarazione Usa-Ue - a mettere fine agli abusi contro la sua gente, a inchiodare alle loro responsabilità gli autori di tali abusi e a liberare le persone che hanno cercato di esprimere i loro diritti».
martedì, 9 febbraio 2010
commenti dei lettori
1 commento presente
Fulvio
09 feb 2010 15:49
Concordo con la necessità di impedire che l'Iran si doti di armamenti nucleari, quello con cui non concordo è sull'offerta che l'occidente fa per evitare che ciò avvenga. Io credo che l'Iran voglia la bomba per recitare un ruolo di potenza nell'area medio orientale e che l'unica offerta che possa avere un plauso universale è una moratoria su tutte le armi nucleari esistenti nell'area e che coinvolga chi ha la bomba e lo dice (Pakistan) e chi ha la bomba e non lo dichiara pubblicamente (Israele). Questa è la via che mi aspetterei L'ONU seguisse. Non si può continuare ad ergersi a giudice di comportamenti sbagliati e chiudere un occhio quando questi sono nel nostro campo. Non esistono bombe buone e bombe cattive, ma solo bombe da distruggere o impedirne la costruzione.
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