Tra Obama e Mourinho. Mauro vince con Facebook e la posa da antipatico di Luca Mastrantonio
GRANDE FRATELLO. Mai un social network era stato così determinante in un reality che somiglia sempre più a una fiction. I 250mila euro sono andati al salumiere veneto, eroe di un'edizione più che eccentrica, tra gay, bisessuali e principini. La Casa è un pollaio e la Gialappa's, con la presunta parodia, fa la volpe.
In Italia il metodo Obama per ora ha prodotto la vittoria di Mauro, il salumiere antipatico alla decima edizione del Grande Fratello, condotto dalla giunonica Alessia Marcuzzi, valchiria di Activia. Il concorrente veneto, che ha puntato da subito sull'antipatia per contrastare gli altri inquilini della casa, ha spopolato su Internet, in particolare su Facebook. La sua pagina, aperta sotto la categoria “artista”, conta 384.582 fan, anche se il grosso dei voti è stato catalizzato dai gruppi che si sono formati (qualcuno anche contro, ma irrilevante): decine, centinaia... È la prima volta che il popolo del social network più famoso del mondo ha contato così tanto nella vittoria finale. Molti difensori del valore democratico del reality sostengono che in alcuni paese africani il voto veramente democratico è stato quello per il GF.
Il premio è di 250mila euro. Ogni fan di FB, dunque, vale poco più di 60 centesimi. La trasmissione è stata seguita da 7 milioni e 460mila telespettatori, il 34,47 per cento di share. Dunque, ogni spettatore vale 3 centesimi e mezzo. Mauro ha annunciato che non vuole fare spettacolo, ma continuare a fare il salumiere. Nell'anno in cui spopola Win for life, un gratta-e-vinci che ti fa vincere 4000 euro al mese, non sorprende. I sogni sono pragmatici. E il mondo dello spettacolo, oggi, è soprattutto un modo per fare soldi. Non soltanto più fine - da grande voglio fare l'attrice, l'attore, il cantante - ma mezzo. Alcuni sanno che non si può scambiare l'improvvisazione per vocazione.
La tattica di Mauro, che ha vinto la finale sul conterraneo veneto Giorgio, è stata chiara sin dall'inizio: scontrarsi con gli altri concorrenti e ingraziarsi il pubblico a casa. L'edizione è stata tra le più movimentate della storia del GF (ovviamente i movimenti sono quelli dei criceti nella ruota), grazie a una formula aperta, con ingressi e colpi di scena sui concorrenti molto dinamici (compreso uno scambio Erasmus con i concorrenti spagnoli del Gran hermano). Abbondavano i personaggi eccentrici, come gay dichiarati, ninfomani bisessuali, principini savoiardi, cultori della castità, etc...
Tutti giocolieri da circo Barnum che regolarmente, e inutilmente, nominavano Mauro. Antipatico sì, ma propenso e così abile a fare il San Sebastian Contrario, da scatenare un meccanismo di difesa ed empatia con il pubblico a casa che, spesso connesso al computer dove si moltiplicavano i fan di Mauro, lo salvava con lo zelo di animalisti e militanti di cause giuste. Ma, in questo caso, non perse. In genere, i personaggi più rissosi - come ricorda Alessandra Comazzi sulla Stampa - erano quelli che lasciavano di più il segno, ma venivano anche puniti, non arrivavano a vincere il premio finale. Qualcosa, evidentemente, è cambiato. L'antipatia, come testimonia benissimo Mourinho, è un'arma comunicativa vincente. E Mauro, o Maurinho, ha dimostrato di saperla usare molto bene.
Forse è vero che non entrerà nel mondo dello spettacolo. Che continuerà a fare il salumiere. Credergli è, ontologicamente, un optional. Tutto è finto - non necessariamente falso - in questo reality. Attaccato con molta durezza da Aldo Grasso sul Corriere della sera: «Giunti infine alla decima edizione del Grande Fratello abbiamo una certezza. I protagonisti tutti, ormai, recitano. E se recitano, filologicamente, mentono». Proprio Grasso, sul Corriere, aveva lanciato un appello alla Gialappas'band, che fa Mai dire Grande Fratello, programma che dovrebbe parodizzare il Grande Fratello ma, essendo parodia di una parodia, sofisticazione di una finzione, lo invera, lo decanta, lo fiancheggia. Assomiglia più al dopofestival di Sanremo. A riprova di questa continuità antropologica, se il Grande Fratello ha ottenuto uno share del 34 per cento, Mai dire Grande Fratello ha fatto anche meglio, con il 44,47 per cento di share. Soli 2 milioni 761mila telespettatori, ma resistenti fino a notte fonda (la trasmissione è iniziata alle 0.34). A riprova di quanto siano inclusivi alcuni fenomeni culturali di massa, come appunto il Grande Fratello. Bene o male purché se ne parli? Meglio parlarne male. Così chi lo apprezza lo apprezza sempre di più e chi non lo apprezza va comunque volume, audience, massa critica.
La controprogrammazione della serata finale del GF non era molto forte. Per dire, al posto di Porta a porta di Bruno Vespa, inibito dalle regole sulla par condicio, è stato trasmesso The Hunted (La preda), di William Friedkin, con Tommy Lee Jones e Benicio Del Toro. È stato visto da un milione 179mila telespettatori, con l'8,44 per cento di share. Dimezzata la media di Porta a porta, viene proprio il dubbio che molti affezionati del talk show in stile Frau si siano convertiti alla Casa Ikea più nota di Cinecittà. Un pollaio anch'esso, che si ispira sempre più chiaramente alla versione - degenerata - della commedia dell'arte. Dove ognuno ha i suoi ruoli e c'è un canovaccio più o meno scritto. Pantalone paga bene, gli arlecchini si sprecano.