Veloce come internet, bello come una rivista. In edicola ti aspetta il nuovo Riformista
Il Riformista. Dalle otto pagine arancioni alle 32 pagine in full color. - L'addio ai monti di Fabrizio d'Esposito
«Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente». Addio quattro pagine, addio vecchio arancione. La formazione del primo giorno, attorno al tavolo delle riunioni, era composta da Polito, Cappellini, Contini, Cundari, Mania, Tonni, Ward e chi scrive. Si era in via della Scrofa e alla Camera si arrivava in un baleno tagliando per piazza delle Coppelle. Un lettore bilioso ci scrisse un lettera secca: «Auguri di pronto fallimento». Dall'Unità cugina, Padellaro e Colombo ci promisero «vivaci conversazioni». Il Riformista fu un neonato temuto a suon di sberleffi acidi. «Il succedaneo arancione del Foglio» (Cofferati prima di diventare papà). «Un Foglio di destra» (Ferrara prima di diventare papista). Il primo giorno Polito annunciò da subito il suo programma: «Come modello avremo il Financial Times». Il secondo modificò già la traiettoria: «Sono stato nel bagno di Berlusconi a Palazzo Grazioli e ho visto il contratto con gli italiani attaccato alla parete, faccio un rumours». Si viveva ai tempi dell'Ulivo e l'idea di un partito democratico era materia esoterica. Al massimo, i leader del centrosinistra si concedevano la trascendenza del gruppo interparlamentare di Artemide. Quattro pagine, poi diventate sei, poi otto. E ore di riunione. Adesso il Riformista fa sei anni e lascia le elementari di un giornalismo a volte felicemente anarchico. Ci toccano, tutte insieme, medie, superiori e università. Ma dentro è difficile soffocare fino in fondo il fanciullino delle elementari. Il puer aeternus dell'arancione rantola in una sana nostalgia e apre a caso il cassetto delle rimembranze. Il primo editoriale dedicato a Follini, allora segretario dell'Udc: ben dodici righe per dire quanto ci piaceva (e non a caso è poi finito nel Pd). Il biennio rossiccio di Peppino Caldarola. La Smart di Baldapadre alla Rai. Il sub-governo di Fini e Casini. Le parole del vecchio editore Velardi: «Il Riformista deve essere una boutique dove esporre gli articoli migliori». Gli ultimatum di Cingolani: «La pagina non c'è ancora, scrivi in word, hai capitooo?». Dalla microfisica del potere agli scoop veri e propri, il Riformista è stata una piccola e gioiosa zattera da guerra. Gioiosa veramente, non in senso occhettiano. E senza tabù. Dai cassetti continuano a uscire ricordi in maniera disordinata. Da un angolo spunta persino un origamo custodito gelosamente. Lo fece D'Alema durante un forum in redazione. Ricorda, manco a farlo apposta, una barchetta a vela. Accanto c'è una cartellina con su scritto «Russell Crowe». Fu quando uscì Master & Commander che la redazione si divise sull'interpretazione del capitano Aubrey. Qualcuno preferiva il Crowe del generale Massimo nel Gladiatore. E così in redazione arrivò una lettera da incorniciare: «Massimo è insieme realista e idealista: sa che le guerre si vincono con la preparazione degli uomini, l'organizzazione dell'esercito, l'abilità degli ufficiali. Certo il nostro eroe è vittima degli intrighi altrui: spodestato dall'ambizione di chi credeva amico, dal tradimento di chi doveva sostenerlo, esposto pubblicamente al ludibrio e agli insulti, una specie di fenomeno da baraccone. Ma proprio perché ridotto a prigioniero tra i prigionieri troverà alla fine la forza di combattere, saprà spingere gli oppressi a unirsi e a lottare per la libertà, e conquisterà con loro e per loro la vittoria. È con questa speranza, Polito, che leggiamo il suo giornale: perché un giorno dirà ai suoi uomini che il loro generale vive». Sei anni e tre direttori, passando dall'Inter alla Roma e di nuovo all'Inter. E l'arrivo dei nuovi editori della famiglia Angelucci. Oggi è l'ultima volta a otto pagine. Un San Silvestro arancione. Poi verrà il Capodanno a trentadue botti. La nostalgia dei monti si stempera nell'attesa del mare aperto. Curiosità. Ma anche mistero. Perché il titolo più azzeccato per la nuova impresa è quello di uno dei gialli più intensi di Agatha Christie: Nella mia fine è il mio principio.
Di Fabrizio d'Esposito, sull'ultimo numero de il Riformista ad otto pagine.
lunedì, 20 ottobre 2008
commenti dei lettori
10 commenti presenti
Roberto
24 ott 2008 09:27
Dovete vergognarvi. Fate gli intellettuali di sinistra ma siete solo dei cagnolini del solito Berlusconi.
Abbiate almeno il coraggio di dichiararvi "giornale di destra".
Giuseppe
20 ott 2008 19:57
Ho acquistato oggi per la prima volta il Nuovo Riformista, dopo aver letto le cose pubblicate on line sul vostro sito. Complimenti proprio un bel giornale: d'ora in poi un punto di riferimento per l'informazione e la riflessione politica. Deciso, chiaro, equilibrato, costruttivo. Complimenti
Silvio
20 ott 2008 19:15
Un mio commento? Eccolo:
http://sportemotori.blogosfere.it/2008/10/il-riformista-ha-deluso-un-po-tutti-ma-lo-sport-non-e-niente-male.html
=)
Salvio Di Maio
20 ott 2008 17:15
Almeno la prima settimana il vostro nuovo giornale lo potevate mettere a disposizione in PDF gratuitamente. E invece no.
Non basta essere veloci come Internet: bisognerebbe anche ispirararsi ad altri valori, come la gratuità.
Antonio Zilli
20 ott 2008 15:49
Ma ci sono ancora in Italia i riformisti? E chi sono tra i politici? Tutti parlano di riformismo... Ma tra linguaggio e azione se ne vede ben poco. La parola riformismo esce dalla bocca della sinistra. In particolare da una parte del PD. Ma quale riformismo hanno messo in pratica? Negli anni che sono stati al governo... se n'è visto ben poco! Anzi... Se guardiamo il linguaggio politico beh! di riformismo non si snete per niente.. Basti ascoltare Veltroni... Dopo la campagna elettorale, il suo linguaggio è divenuto tutt'altro che riformista! Emulo prima di Di Pietro. Ora ne dichiara la rottura dell'alleanza. Ma da Fazio, ieri, ne esce un linguaggio vittimista e insultante verso gli italiani. ma come si fa a dire che il consenso del 70% a Berlusconi lo si deve alla esposizione della TV? Ma gli italiani sono così imbecilli da farsi condizionare da programmini e programmacci pseudopolitici che ci sono sulle varie reti per dare consenso o toglierlo? Non si chiede il veltroni che quel 70% è in gran parte merito [demerito] dell'opposizione? Ieri quando era maggioranza risicata... E ora. Che di fronte al fare, brutto o bello che sia, sa solo opporre il suo conservatorismo? Ma come si fa a dire che l'opposizione si fa nelle piazze, portando qualche milione di pewrsone al circo della politica, come è il Circo Massimo [non per niente in quel loco nella Roma antica si disputavano le gare delle "bighe" e ora delle "beghe"] perché è un senso di democrazia! In quale altro Paese d'Europa, l'opposizione fa manifestazioni oceaniche contro il governo! Tutti la fanno in parlamento... prima controllando l'operato del Governo evidenziando le cvose che non vanno. In tal modo lo si induce a governare correttamente, sia pure sulla base del proprio programma. E poi proponendo soluzioni concrete differenti, che andranno a far parte semmai del programma di governo per le prossime elezioni. Invece? Dalla nostra opposizione cosa viene? Solo Bla bla.
E poi, che razza di riformismo proprone questo PD? Il riformismo in Italia da Turati, a Treves e Buozzi fino a Nenni e Craxi. è sempre stato quello col marchio socialista. Ma dopo che si è distrutto il Partito dei socialisti, se ne è disperso il patrimonio, quale riformismo è rimasto? Non quello degli Ex PCI, che le hanno provate tutte per camuffarsi, cambiando nome PDS poi DS, dove la esse non era mai in riferimento a socialista ma a sinistra, Sinistra che in Italia, nel luogo comune che si è creato ha sempre significato Comunista, con le sue diverse varianti. Mai socialista. Anche se nella sinistra vi hanno fatto entrare quelli della sinistra democriostiana salvati dalla falsa rivoluzione medioatico giudiziaria del grande campio Antonio Di Pietro.
E poi... che razza di svolta riformista è quella di un'alleanza col peggiore e protervi dei giustizialiti, rifiutando invece la pattuglia [innoqua] degli ex socialisti? Una grande operazione riformista era quella? Veltroni si è rivelato tutt'altro che un riformista. Come in tutte le cose è un Finto: finto riformista, come è stato finto comunista, Un finto kenediano, come è stato un finto garantista; un finto buonista, come sarà un finto Obanista! E a furia di finte e contro finete, siamo l'unico Paese d'Europa senza un Partito socialista, e ora anche senza una forza politica riformista decente e degna di questo nome...
e.r.
20 ott 2008 10:27
"Veloce come internet". Quale internet? Per caricare questa pagina ci sono voluti quasi due minuti. Speriamo che non sia bello allo stesso modo.
In bocca al lupo
christian ricchi
20 ott 2008 09:17
Buon nuovo inizio, ma ogni tanto ricordate chi sta dietro le quinte, chi permise 6 anni fa di rendere reale qullo che è stato bene desctritto cioè "il riformista".
In bocca al lupo!!!!
fausto guadagnoli
20 ott 2008 09:03
complimenti.
franco d.
20 ott 2008 09:03
Eg. direttore, nel farle gli auguri per la nuova veste che indosserà il suo giornale, ritengo comunque ricordarle che molto spesso, anzi sempre, il bel vestito non fa l'anima bella. Io, però, le vorrei rivolgere un paio di domande, con la speranza di ricevere risposte dettate dalla sua ONESTA' INTELLETTUALE. si parla con tanta ossessione del GIUSTIZIALISMO e di Di Pietro come il suo più accanito rappresentante. Domanda: In un paese democratico, con un altissimo tasso di corruzione, di MAFIA e di suoi politici condannati, prescritti, amnistiati e indagati per reati che vanno dai più gravi di Collusione mafiosa, di concorso in strage sino ai più svariati crimini attinenti ai reati contro il patrimonio dello Stato; in un paese del genere non crede lei che ci vorrebbero 10, 100 giustizialisti come Di Pietro ( forse anche più giustizialisti, se fosse possibile) ? In uno Stato Democratico e civile governato da un presidente del consiglio che, a sua stessa ammissione, è stato indagato per una cinquantina di processi che, ripeto, abbracciano quasi tutto l'arco di reati contemplati nel codice civile e penale, in un paese ove siedono in senato delinquenti CONDANNATI a 9 e a 5 anni per mafia e favoreggiamento mafioso, che continuano, come niente fosse, a svolgere mansioni delicatissime per il paese, per non parlare della pletora di mafiosi che occupano tutte le istituzioni del paese; non crede lei che l'opposizione dovrebbe essere costtituita da un esercito di giudici? Lo scandalo italiano è che la stampa discute di queste paurose e tragiche anomalie politiche italiane com un fatto normale e legalmente ineccepibile. Io credo che finchè la nostra INTELLIGHENZIA sarà occupata a rincorrere affannosamente il carro del VINCITORE, per elemosinare spregevoli e personali interessi, il nostro rimarrà un povero paese incivile e retrogrado, bravissimo nei camuffamenti; e i miei figli, così come i suoi, saranno destinati a nascere servi dei SATRAPI mafiosi e corrotti; sperando che ,prima o poi, regiscano ricalcando le orme degli avi del RISORGIMENTO o dei PARTIGIANI che seppero liberarsi da ben altro SATRAPO.
Le auguro buon lavoro. Franco d.
Manlio Rizzo
20 ott 2008 07:53
Sto per recarmi all'edicola dove spero di trovare il nuovo Riformista.
Sono curioso di vederlo e di leggerlo. Mi spiace che venga meno l'arancione e guardo con attenzione alla Vs. sfida - in un periodo di crisi dell'editoria ed economica in generale - di proporre un nuovo quotidiano non più solo di nicchia o di opinione.
Sarà comptezione (forse impari...) con l'Unità, suppongo e con altri giornali di una certa area e vedremo se riuscirete, come auspico, a reggere nel tempo e ad aumentare significativamente il numero dei Vs. lettori.
I migliori auguri, ma, permettetemi, evviva l'arancione!!
Manlio