lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:01

Prima pagina

Per sua fortuna
Tremonti non ha cognati

di Peppino Caldarola

Giulio dice no ai ministri questuanti. Il governo ormai è soltanto lui

È  stato anche quest’ultimo, secondo le cronache, un Consiglio dei ministri sull’orlo di una crisi di nervi. Avremmo voluto esserci per goderci lo spettacolo di quei membri dell’esecutivo spinti all’accattonaggio di fronte al titolare del Tesoro che li respingeva con sarcasmo. Prima è toccato alla colomba rapace Sandro Bondi implorare fondi per i beni culturali negati da una frase spietata: «Con la cultura non si mangia». Poi è venuto il turno della fascinosa Prestigiacomo che non ha avuto una lira per l’ambiente. Infine è finita sulla graticola la reattiva Gelmini che ha chiesto soldi per l’università e la scuola ed è finita a mani vuote.
Le sedute del governo sono diventate una specie di sportello assistenziale con i questuanti a reclamare denaro e il cassiere Tremonti impietoso nel diniego.
I ministri del Popolo della libertà sono ormai fuori dalla grazia di dio soprattutto quando si accorgono che mentre le loro richieste sono bocciate quelle della Lega hanno una diversa accoglienza. Gli appelli a Berlusconi si moltiplicano ma il presidente del Consiglio è senza poteri di fronte all’inflessibilità del suo ministro più potente.
Mentre la scena pubblica è invasa dal conflitto con Gianfranco Fini, si approfondisce così la frattura fra la leadership berlusconiana e Giulio Tremonti. Il premier e i suoi ministri più fedeli battono cassa nella speranza di rimontare la china dell’impopolarità con provvedimenti che sanino i maggiori punti di crisi.
Sandro Bondi, Maria Stella Gelmini e Stefania Prestigiacomo non sono le uniche vittime del rigore tremontiano. Lo stesso Silvio Berlusconi deve fare i conti con il potere di veto del ministro dell’Economia ogni volta che annuncia provvedimenti di spesa. Durante il dibattito sulla fiducia alla Camera dei deputati le televisioni hanno immortalato i suoi sorrisetti ogni volta che il presidente del Consiglio annunciava stanziamenti e il lieve battere di mano quando citava gli adempimenti che accontentavano la Lega. Una situazione senza via d’uscita visto che, nel mare di chiacchiere sui risultati del governo, l’unico dato positivo inconfutabile che il premier riesce a citare è solo la corretta tenuta dei conti.
Il tremontismo incrocia così la fase senile del berlusconismo. Nelle numerose guerre che dilaniano il centrodestra, alcune visibili a occhio nudo altre sotterranee, quella ingaggiata da Tremonti è la più insidiosa. La lunga marcia del ministro dell’Economia nel cuore del potere del suo principale dante causa sembra inarrestabile. Tremonti ha preso il posto di Gianfranco Miglio nel cuore di una Lega priva di figure intellettuali significative. Il suo anti-mondialismo ospita la cultura delle piccole patrie, il suo statalismo di ritorno è compatibile con la destrutturazione federalista dell’apparato pubblico, la sua cultura sociale incontra il favore del solidarismo neo-cattolico. Mentre l’epopea berlusconiana è stata la messa in campo politico-ideologica di una grande armata anti-sinistra, la strategia tremontiana si prepara a guidare la nascita di un moderno fronte conservatore radicato al Nord e provvidenziale verso il Sud. È una partita difficile che Tremonti potrebbe perdere rovinosamente se la Lega gli ritirasse la designazione a premier del futuro blocco nordista ovvero se un insospettito Berlusconi decidesse anche per lui il “trattamento Boffo”.
Tremonti tuttavia non sembra avere timori. Il suo credito internazionale è cresciuto, l’opposizione lo guarda da molti mesi con un rispetto ricambiato, i suoi legami con l’Italia che conta lo hanno liberato dall’immagine del commercialista vorace e ambizioso che i poteri forti tenevano in poco conto. Tremonti ha anche la biografia giusta per candidarsi alla transizione. Arriva al centrodestra dallo schieramento opposto, conquistando la palma del primo ribaltonista dell’epoca berlusconiana, è stato socialista anche se i socialisti berlusconizzati lo detestano, è un “totus politicus” essendo totalmente dedito all’attività pubblica senza cedimenti a peccati privati. La congiuntura storica l’ha anche aiutato perché la grande crisi gli ha acconsentito di liberarsi dal fastidioso mito del prestigiatore della finanza creativa, favorendo la creazione di quello, del tutto opposto, dell’uomo di governo sobrio e oculato. Anche le sue scelte tattiche si stanno rivelando assai ben studiate. Ha dato a fine agosto il via libera al voto anticipatissimo, ma subito dopo ha fatto trapelare la sua contrarietà intimorito dai pericoli di speculazioni internazionali. È lui, in sostanza, il presidente del Consiglio ombra.
Quanto potrà durare questo dualismo all’interno del governo? Tremonti non ha fretta. Ogni semestre guadagnato nel differire il rischio tombale sull’economia italiana si trasforma in un’altra tacca sulla sua pistola. La gara per il dopo Berlusconi lo vede ormai come unico competitor titolato. Se la battaglia di Fini ha bisogno della deflagrazione finale del berlusconismo, quella di Tremonti ha un altro sviluppo. Il secondo “divo Giulio” della politica italiana ha, come il suo predecessore, il carattere curiale e trasformistico del sapiente traghettatore di formule politiche. Sarà il protagonista di una rivoluzione dall’interno che punta le sue carte sullo svuotamento del bacino berlusconiano e sul lento affiorare di un altro potere. Questo obiettivo oggi coincide con quello della Lega ma deve fare i conti con la sospettosità del Cavaliere e la rivolta dei quadri della ex Forza Italia. Finora il Cavaliere si è liberato di tutti quelli che aspiravano a sostituirlo ovvero a competere con lui, da destra, alla corsa verso il Quirinale. Per fortuna Tremonti non ha cognati.

venerdì, 8 ottobre 2010

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commenti dei lettori

11 commenti presenti

giorgio 2010

09 ott 2010 23:07

Se Tremonti è la miglior mente del centro destra,allora siamo messi veramente malissimo! Se si crede che negare a tutti i ministri i denari sia indice di capacità,mi sembra che anche i commentatori siano abbagliati da un fiscalista di provincia abile solo a non far pagare le tasse ai suoi abbienti clienti.

Giulio

09 ott 2010 19:51

@francesca varese. Attendiamo con trepidazione i tuoi giudizi su Del Turco, Fantozzi, Siniscalco, Visco, Padoa Schioppa. Non sono accettati i seguenti aggettivi: capace, competente, valido, mobile, intelligente, elegante, educato, ascoltabile e, dulcis in fundo, figo.

fuma'47

09 ott 2010 19:33

Che Tremonti sia diventato un titano, è solo grazie alle assolute mezze-calzette (alla Bondi, per intenderci) che un presidente del consiglio (tutto minuscolo) inconsistente ha raccolto in una novella "corte dei miracoli" al governo, eheheheh ... sic transit la gloria del berlusconismo. Amen!!!

stefano

09 ott 2010 17:31

In una situazione di crisi, è già gran merito non cedere alle lusinghe di chi, senza programmi seri e condivisi, chiede soldi solo in una logica elettorale. Che i ministri programmino e mostrino seria volonta di innovamento e che in piena condivisione presentino in Consiglio le loro proposte politiche, allora il "tesoriere" non avrà alibi e dovrà cambiare la gestione delle finanze. Fino ad allora, all'Italia, resterà il solo Tremonti a far argine al caos. Caos della politica (politichetta).

Rugantino

09 ott 2010 16:11

Peppino, Peppino...! E' possibile che Tremonti non abbia un cognato....Ma la sua fortuna non è di non avere cognati, ma di non averne uno come Giancarlo Tulliani.! Un tipetto ingordo che è riuscito a carpire la fiducia di un cognato innamorato, al punto di convincerlo a mettere le mani sui beni del partito! Non credo che Tremonti commetterebbe mai l’enorme ingenuità di esporsi a un rischio del genere! Saluti dar Ruga.

bubastis

09 ott 2010 16:06

Sono certo che Tremonti, se avesse un cognato, lo manderebbe a Santa Lucia in quel di Napoli, non nei Caraibi a fare affarucci ucci ucci. Per quanto riguarda la affermazione "l’unico dato positivo inconfutabile che il premier riesce a citare è solo la corretta tenuta dei conti" mi pare sia il massimo risultato di un governo visto cosa succede quando la tenuta dei conti crolla, tipo Grecia o Irlanda o Islanda. Infine, meglio un Tremonti come primo ministro ombra che un Bernanke, un emerito incapace primo ministro ombra di Obama.

francesca varese

09 ott 2010 14:30

FIOR DI ECONOMISTI HANNO SCRITTO LIBRI SULL'INCONSISTENZA DEL PENSIERO DI TREMONTI. E QUANTO ABBIANO RAGIONE E' SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI QUELLI CHE SANNO CHIAMARE LE COSE CON IL LORO NOME. INCAPACE INCOMPETENTE INETTO IMMOBILE INSULSO INELEGANTE INEDUCATO INASCOLTABILE

jonnybegood

09 ott 2010 13:13

ma basta incensare questo figuro! ha portato l'italia al disastro economico, non sa niente di programmazione e continua a gridare al lupo. vi ricordo i condoni anonimi, la finanza creativa, i buchi di bilancio e le bugie sui conti pubblici

renato

09 ott 2010 11:58

Non sono un economista mi e' impossibile dire se quanto fatto dal Dottore sia giusto o sbagliato. Certo come cittadino penso che per la scuola, universita' la ricerca la messa in sicurezza del territorio si poteva e si puo' fare di piu' perche' primo o poi si dovra' intervenire. Certo con la cultura nn si mangia ma sicuramente si accresce la stima internazionale verso un paese. Non l' ho invidio, fare le nozze con i fichi secchi deve essere arduo. Il tempo e' galantuomo, se ben ha operato gli verra' dato atto e merito al contrario il giudizio sara' impietoso.

maurizio

09 ott 2010 10:21

tremonti è l'unico sano di mente da quelle parti. L'unico che conosca come stanno le cose, che tenta di arginare lo schifoso strapotere bancario, che sa come muoversi, che vuole la sovranità del nostro paese rispetto ai domini dei poteri occulti internazionali contro il signoraggio.

augupaci

09 ott 2010 09:40

Giustissima la battuta ma con senso completamente diverso da quello malevolo di Caldarola! Non solo non ha cognatini in Ferrari ma neppure suocere interessate a contratti con la RAI. Visto che Tremonti è ministro di notevoli capacità, riconosciute anche da tutti gli organismi internazionali, e inattaccabile moralmente, Caldarola cerca di presentarlo come antagonista di Berlusconi e fantastica di contrasti e sospetti interni alla maggioranza che sono solo nella sua testa di inguaribile compagno. Berlusconi ha voluto fortemente Tremonti in questo delicatissimo compito e lo ha sempre difeso anche quando veniva attaccato dall'ottusa opposizione per il suo rigore sul risanamento dei conti!

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)