Se vinceranno i no sposteremo gli stabilimenti in qualche altro paese noi «torneremo comunque a Detroit a festeggiare». Marchionne dixit.
Se vinceranno i no sposteremo gli stabilimenti in qualche altro paese noi «torneremo comunque a Detroit a festeggiare». Marchionne dixit. Domani gli operai di Mirafiori voteranno sull’accordo già firmato da Fim, Uil e Fismic e rifiutato dalla Fiom. Sapremo i risultati venerdì, anche se non è difficile prevedere che vincerà il sì. Se l’alternativa è fra posto di lavoro o cancellazione dei diritti, fra chiusura della fabbrica o peggioramento delle condizioni di lavoro, chi guadagna poco più di mille euro al mese non ha scelta. La domanda riguarda il giorno dopo. Che cosa accadrà da quel momento a Mirafiori? Che cosa diventerà quello che è il luogo simbolo dell’impresa e del lavoro italiano? Sicuramente nessuno potrà né dovrebbe festeggiare. Non potranno certamente far festa i lavoratori che saranno sottoposti a turni massacranti, vedranno una riduzione delle loro pause e, soprattutto, si sentiranno e saranno costantemente sotto ricatto. Non potranno celebrare alcuna vittoria i sindacati che quell’accordo hanno firmato perché sanno benissimo che è stato approvato dai lavoratori obtorto collo. Tutte le interviste rese ai cancelli lo testimoniano, non dimostrano in alcun modo l’adesione e la fiducia in loro e nella loro politica. Certamente non potrà festeggiare la Fiom che viene estromessa dalla fabbrica e deve ricostruire una sua rappresentanza. Potrà allora celebrare la vittoria Sergio Marchionne? Sì lui potrebbe. Ma l’amministratore delegato della Fiat l’avrebbe celebrata comunque. Parlando a Detroit, ha detto una frase che solo qualche osservatore ha notato, ma che la dice lunga sul suo pensiero e le sue intenzioni. Il manager ha affermato che se l’accordo non fosse approvato con il 51 per cento la Fiat delocalizzerà gli stabilimenti in qualche altro paese e noi - ha aggiunto - «torneremo comunque a Detroit a festeggiare». Questa frase non è soltanto arrogante e di cattivo gusto (come è possibile che un manager che guadagna 38,5 milioni di euro l’anno possa pensare di festeggiare la chiusura di uno stabilimento che priverà del posto di lavoro chi non riesce ad arrivare alla fine del mese?), ma indica qualcosa di più profondo e importante. Nella sua crudele verità illumina sul dopo referendum e sul futuro degli stabilimenti torinesi. Dopo il referendum Mirafiori non sarà più la stessa. È chiaramente simbolico il rovesciamento delle parti: è Chrysler che investe in Mirafiori. Essa sarà una pedina, e neppure la più importante, di un impero economico finanziario che non ha confini e che ha come solo e unico fine perpetuare e ingrandire se stesso. Fiat Auto vuole raggiungere la maggioranza della Chrysler, Fiat Industrial punta ad acquisire i camion Volkwagen. Spostamenti, rivolgimenti e delocalizzazioni sono prevedibili comunque a breve. Lo stabilimento torinese con il referendum non esce dalla bufera, ma vi entra pienamente e per ripararsi ha solo l’ombrello - davvero piccolo - di un accordo che, per consentirle ancora un periodo di sopravvivenza, peggiora le condizioni di lavoro e lede i diritti degli operai (sicuramente, come nota anche Ichino, fa torto ai diritti di rappresentanza). Un ombrello che sarà strappato via dal vento dell’internazionalizzazione del gruppo - non è davvero difficile prevederlo - in tempi abbastanza brevi. Se un manager si può permettere di dire che festeggerebbe la chiusura di una stabilimento di enorme valore non solo economico, ma simbolico nella storia e nella realtà italiana non è solo perché è cinico (è anche cinico, ma questa è una conseguenza non la causa di quelle parole) ma perché ritiene superata ogni idea del ruolo sociale dell’impresa. Questo nasce - e per la Fiat più che per altre industrie italiane è stato così - da un radicamento nel territorio, dal rapporto con chi vi abita. La Fiat è stata Torino, il Piemonte, l’Italia. Certo le imprese fanno profitti, per farli spesso usano mezzi brutali, ma il loro legame, da una parte con il territorio, dall’altra con la nazione nella quale si trovano, crea inevitabilmente un rapporto con quel territorio e con lo Stato. Impone anche alle aziende mediazioni, compromessi, accordi. Favorisce uno scambio, che nella storia della Fiat c’è stato più che in quella di altre imprese, fra risorse della collettività, finanziamenti dello Stato e mantenimento dell’occupazione. Accreditano le relazioni sindacali. Costruiscono, insomma quel ruolo sociale che ha rappresentato per decenni un valore riconosciuto da tutti , anche da chi faceva del liberismo economico la sua bandiera. E che non era solo una prerogativa di imprenditori illuminati, ma apparteneva alla cultura degli Stati nazionali democratici. Sicuramente di quel capitalismo renano che tanto spesso viene citato, anche a sproposito, come modello di relazioni industriali e di responsabilità sociale. Il manager che festeggerebbe a Detroit l’eventuale chiusura di Mirafiori a qual ruolo non dà evidentemente nessun valore. La globalizzazione ha staccato l’impresa dal territorio e dallo Stato nazione. Essa vale per sé e solo in se stessa trova conferma del suo valore e del suo ruolo. Gli uomini le donne che vi lavorano, i loro figli, il territorio, le istituzioni sociali che sono attorno a essa non hanno nessuna importanza. Sono solo un impiccio, nel migliore dei casi un residuo storico sentimentale dal quale i manager più bravi sanno liberarsi velocemente. Sergio Marchionne, canadese-italo- svizzero, è bravissimo. Per questo, comunque vada il referendum, può festeggiare. Ma dovrebbe?
martedì, 11 gennaio 2011
commenti dei lettori
18 commenti presenti
enrico
14 gen 2011 18:53
la signora dovrebbe spiegare non le barzellette ma perchè da noi non si può fare quello che in germania hanno fatto dieci anni fà, ho fatto l'operaio metameccanico per quarantanni e sono convinto che se oggi non abbiamo praticamente industrie la colpa è anche di sindacato e operai.nessuno si chiede perchè non viene nessuna lavorazione straniera? grazie
Franz
14 gen 2011 12:19
Il nulla di...Ritanna Armeni...Vede signora Ritanna, abbandonando per un attimo ogni giustificatissimo motivo e ogni importante opportunità di futuro certo e decoroso che Marchionne sta offrendo ai dipendenti di Mirafiori il solo fatto di scrollarsi dai "maroni" dei portasfiga, parassiti, disfattisti e calunniatori come lei & C. (per "C" legga pure comunisti o assimilati non importa se giornalisti o politici o...gregge al seguito) sarebbe un eccellente motivo per lui e la FIAT di spostarsi in Canada (non in Cina, Turchia o Brasile!!!). A proposito: mi è sembrato di vedere D'Alema, Bersani, Finocchiaro, La Torre, Franceschini, Boccia e...persino la Bindi con Santoro, Travaglio, Vauro, Floris, Dandini, Ezio Mauro, Valentini, Giannini, Padellaro, Barbaceto, Con-cita Di Gregorio,ecc. fuori dei cancelli di MIrafiori a contestare gli appannaggi di Marchianne esageratamente elevati rispetto al salario degli operai...i politici invece hanno prebende da...fame...e fanno lavori usuranti con tanta...responsabilità!
Giancarlo
12 gen 2011 23:08
Cara Ritanna, lei e la sinistra credete di giocare a Scala Quaranta mentre tutto il mondo sta giocando a Poker. Mandate la Fiom in Cina, Polonia, Stati Uniti, Canada, Taiwan, India (e chi più ne ha più ne metta) e cercate di convincerli a cambiare gioco, altrimenti tra un paio di lustri in Italia dovrete cambiare lavoro (!) perché non ci sarà più nessun operaio.
Franz
12 gen 2011 21:04
In Canada. Canadà. Nordamerica. Ottawa. Toronto. Montreal. Vancouver.
E' lì che aprirà la fabbrica al posto di Mirafiori. Non in Cina, India, Turchia.
Quello che va bene ai canadesi non va bene alla FIOM!
antonio 25/11/1949
12 gen 2011 18:39
certamente cane non mangia cane,una volta c'èrano le trattative vere tra sindacati confindustria e governo,perche è nella nostra costituzione cercare le risorse, le trattative per creare lavoro,occupazione per i giovani speranze per il fututo.invece quì con Berlusconi assistiamo ad una invertenza di comportamenti,mai un presidente del Consiglio si è compiaciuto se il più grande gruppo industriale italiano va ad istallare le sue fabbriche altrove,dove può sicuramente trovare lavoratori molto più bisognosi e più ricattabili, mi ricordo sempre che nelle difficoltà l'operaio ha sempre ceduto che ha sempre ragionevolmente dato qualcosa ,oggi assistiamo ad un ragionamento che nel paese dei più e come un ricatto di tipo mafioso-se ci stai è cosi oppure ti licenzio. molti piccoli o grandi imprenditori di mia conoscenza ti fanno firmare prima delle carte dove tu non puoi chiedere niente e sei costretto a lavorare tante ore per averne pagate neanche la mettà , nelle buste paghe si scrivono certi Euro veri ,ma poi in effetti non te li danno,la donna è la più sfruttatta in special modo se lavora nei centri commerciali e supermercati,se ti lamenti i provvedimenti sono quelli di cui sopra e cosi sei legato mani e piedi se vuoi lavorare.noi siamo un popolo che ha la memoria corta e spesso dimentica i sacrifici fatti dai nostri padri.Al sig piero 2 rispondo ,che la storia dell'uomo e fatta da sopprusi contro la classe operaia econdadina,colpevole solo di avere tanti bisogni tra questi quello del lavoro e non ho visto mai che i padroni ti danno qualcosa se tu non la chiedi organizzandoti in lotte ,tutto questo è rapportato da contratti e dalla nostra Costituzione ,che molti oggi calpestano in continuazione ,compreso quel signor cè lo duro (Bossi)che con il tricolore sa solo farsi dei pannolini a suo uso e consumo.Certamente borghezio se si affina un po riesce ad essere anche più cattivo questo antimedioneralista per eccellenza.lei mi perdoni ma non parli della sinistra ,ma parli di questi signori che ci mettono tanto in ridicolo nel mondo,perche essendo senza palle se la prendono sempre con i più deboli.
albatros
12 gen 2011 17:39
La signora Armeni si interroga se il sig Marchionne faccia bene a festeggiare,quale che sia l'esito del referendum.L'interrogativo è sicuramente retorico,ma è soprattutto angoscioso perchè in esso è scolpita la sofferenza di tanti lavoratori costretti ad accantonare i loro diritti elementari in cambio del pane quotidiano reclamato dai loro figli.Il senso della tristezza supera finanche il giudizio negativo che merita un comportamento ignobile da parte di un'azienda leader che non potendo più allattarsi alle poppe statali,non trova ora di meglio che scorticare la pelle sottile dei lavoratori. Il presidente del Consiglio(ma non è una notizia!) è con Marchionne,come del resto il ministro Sacconi e tutti quelli incaricati soltanto di diffondere l'eco della voce del padrone.Evidentemente riscuote apprezzamento l'operazione del cosmopolita a.d. della Fiat che con un solo colpo mette a tacere i lavoratori e toglie pure la parola ai sindacati che,favorevoli all'accordo(si fa per dire),non potranno più varcare i cancelli dell'azienda.
La ridicolaggine,se non fosse una tragedia per i lavoratori ed un gravissimo vulnus per lo Stato di diritto e per la democrazia,è stata la indizione del referendum che mistifica una squallida farsa,visto che se vincesse il "no" Marchionne andrebbe a festeggiare all'estero,ma appare invece scontato che egli farà festa entro le mura patrie.Dare però addosso a quei sindacati che hanno accettato il diktat di Marchionne sembra tuttavia eccessivo perchè in fondo è prevalsa la volontà di assicurare comunque la continuazione del rapporto di lavoro.Non c'è dubbio però che siamo in presenza di comportamenti scandalosi che soltanto la Lega ha stigmatizzato per bocca di un suo autorevole esponente.
Purtroppo non è questa la sola bruttura dei tempi che corrono.Il Paese attraversa una crisi profonda e quel che è peggio è il dover constatare la totale assenza della classe dirigente che continua ad occuparsi della propria sopravvivenza,galleggiando sui mali della gente.
sandro cuffaro
12 gen 2011 17:01
Ci vuole una bella tirata di cinghia ancora, poi ne riparliamo signora Armeni.
domenico fusi
12 gen 2011 16:46
Negli stati uniti lo sciopero viene considerato affronto alla nazione, quando il lavoratore non e'
soddisfatto del datore lo cambia. Idem, per l' impresa. Ma si sa', da noi abbiamo famiglia.
Vincenzo Cucinotta
12 gen 2011 15:45
E' davvero illuminante ed anche terrorizzante leggere commenti in cui tutto viene giustificato sulla base delle regole del mercato. Nessuno di costoro pensa che si dovrebbe entrare nel merito di tali regole, esse sono il dogma a cui magari l'umanità deve impiccarsi.
Eppure un residuio anche minimo di capacità critica dovrebbe spingere tutti ad entrare nel merito delle regole che una cupola internazionale ci detta. Se domani insomma il Marchionne o il Tremonti di turno ci dicesse che è necessario gettarsi a mare con una pietra attaccata al collo, anche allora dovremmo dire che è vano valutare le regole che ci vogliono imporre?
Questa è la follia a cui in troppi non si prova neanche a resistere: rimettere al centro della politica e dell'economia l'uomo, non credo che sia un proclama estremista, è solo quel minimo di buon senso che distingue una persona da un automa.
Piero2
12 gen 2011 13:50
Lungi da me "difendere" l'insopportabile Marchionne, ma solo dei fenomeni come Landini, Camusso e Ritanna Armeni possono far finta di credere che la Fiat "festeggerebbe a Detroit l’eventuale chiusura di Mirafiori". Sanno benissimo che il senso della frase era che se anche non si chiude il contratto, Fiat può comunque festeggiare almeno il buon risultato ottenuto negli USA. Sono questi "garbugli" che allontanano le persone normali dalla sinistra.
49franco
12 gen 2011 12:47
Ritanna, diciamo la verità. Di economia ne capisci poco, eh ?
Gino
12 gen 2011 12:37
Gentile Sig.ra,
dica agli operai Fiat di non arrabbiarsi o litigare.Devono imitare il grande Totò.Capisco che occorre molto impegno e allenamento, ma con una sonora pernacchia al grande "manager internazionale"e ai suoi mandanti, credo che ai dipendenti Fiat darebbe molto soddisfazione.
La pernacchia dovrebbe essere organizzata magari alla presente della stampa internazionale
sopratutto,americana.
Davanti a simili personaggi occorre solo ironia.
Nino La Malfa
12 gen 2011 11:07
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Maurizio
12 gen 2011 10:59
Se ho capito bene, il solo paese che garantisce i diritti dei suoi lavoratori è l'Italia, visto che portare questi diritti al livello delle altre democrazie europee è una regressione. Mi si spieghi dunque come fà la sinistra ad essere cosi' critica con la destra che da (quasi) sempre governa questo paese.
La dialettica di quest'articolo si regge sulla frase :" l’alternativa è fra posto di lavoro o cancellazione dei diritti", dunque su un' affermazione mendace (per non parlare dell'informazione) . Se per fare valere le sue convinzioni servono tali baggianate, c'è da interrogarsi sul valore di queste convinzioni.
andrea
12 gen 2011 10:51
Salve Ritanna,
Dissento in parte sul suo articolo. Purtroppo la situazione che si e' creata a Mirafiori non e' solo dovuta alle scelte brutali e sicuramente in parte discutibili del nuovo management di Fiat ma e' soprattutto figlia della debolezza della stessa azienda a livello globale: e' solo negli ultimi anni che finalmente Fiat, senza sovvenzioni ed aiuti statali, e' riuscita a mettere sul mercato alcuni modelli di auto decenti. Purtroppo il modello renano di capitalismo ad esempio applicato in Wolksvagen sarebbe stato sicuramente preferibile se Fiat già 25-30 anni addietro avesse avuto sindacati e dirigenza piu' illuminati e tesi a mettere sul mercato dei prodotti eccellenti e appettibili per clienti italiani ed esteri (non solo a rivendicare aumenti e aiuti di stato senza creare valore aggiunto sui prodotti): adesso ho l'impressione che sia troppo tardi: le logiche del mercato globale piacciano o non piacciano passano sopra i sentimenti e le relazioni sociali locali: o sei capace di produrre prodotti eccellenti e competitivi e magari ti puoi permettere una politica sociale e stipendi piu' alti (come in wolkvagen) oppure arranchi.
Andrea
Pippo
12 gen 2011 10:23
La Fiat auto è solo una parte dell'impero Agnell in Italia.La sinistra vede sola una parte del tesoro?
Felice
12 gen 2011 09:28
Marchionne non dixit, manco per niente.
A Detroit si festeggia comunque, perche' li' ci sono sindacati diversi e la FIAT funziona, come funzionerebbe la VW o qualunque altra industria.
E perche' mai non si dovrebbe festeggiare quel successo con gli operai americani ?
"Festeggiare la chiusura di Mirafiori" e' un delirio della sinistra italiana, non un pensiero di Marchionne.
roberto
12 gen 2011 08:44
Ovviamente la Armeni esibisce il suo sinistro livore sul "cattivo" con arrogante sentimentalismo; purtroppo, il mondo obbedisce a regole che non sono le sue. La irresponsabilità di certi sindacalismi e politici ha permesso che la produttività italiana negli ultimi 10 anni calasse mentre in Germania aumentava del 1,4% ogni anno. Questi sono i veri fatti che veramente contano, con il sentimentalismo non si campa ! Vaneggiare di anteporre altri diritti a quello fondamentale di avere un lavoro é stupidamente suicida. Pretendere che gli operai polacchi, serbi o brasiliani mantengano quelli italiani é quanto di più antiproletario io abbia mai sentito. Certa sinistra ha, pretendendo di dare tutto a tutti, creato lavoratori di serie A, B, C, D, E ....Z: Con sempre meno diritti e retribuzione. Grazie agli utopici siamo riusciti a creare un debito statale individuale di 30.000 euro ed altri 20.000 degli enti locali. Si premia sempre la cicala a spese della formica, si fa sempre aggio sul diritto a carico del dovere e la situazione economica dell'Italia é lo specchio reale di queste discrasie.
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)