lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:07

Prima pagina

A Micucci
non vanno
giù le critiche
del Riformista

Garantismi. Ci arriva una replica che, con qualche “compagno” di troppo, prova a spiegare le ragioni dell’appello di Velardi&co.

Nella foto: Massimo Micucci (presidente Reti spa) ©Alessandro Paris/Lapresse

Caro compagno Cappellini e caro compagno Caldarola, le critiche mosse all’appello firmato da Velardi, Rondolino e Sansonetti, cui ho contribuito, mi toccano personalmente e spiacciono perché vengono da una testata di cui mi considero uno dei “padrini” putativi. Non è la prima volta. In passato mi toccò una reprimenda dell’allora vicedirettore Cingolani, per aver difeso Chicco Testa dal reato di “connivenza in Cda” nella terribile “Spectre” della Carlyle, assieme a Letizia Moratti. Mi sembrava una presunzione di colpevolezza infondata. Tornando all’appello e alla morale che ci fate. Non possiamo dir “noi” solo perché c’erano a sinistra posizioni diverse? O non possiamo dire compagni perché non siamo di sinistra? Chi ha fatto parte di una comunità politica fa le sue battaglie, ma ne assume in parte la responsabilità di ciò che la sua comunità ha fatto. Ed essere comunità, al tempo in cui abbiamo fatto politica noi, era la parte migliore. Proprio quello che oggi manca del tutto. Ma non può andar bene solo per compiacersi nelle mostre rievocative con sofisticati distinguo. A meno di non avere ognuno una specie di “posizione previdenziale”, basata su un curriculum politico certificato dall’ufficio quadri “ma-io-non-ero-d’accordo”. La notazione ad personam sulle campagne per la Polverini, poi, riguarda anche me: il bene della sinistra non si fa se si lavora da professionisti per una candidata di destra? Evidentemente al Riformista hanno fatto breccia i “teologi” in crisi con Mondadori. Quelli che facevano le pulci a Saviano (problema risolto), ma non a Scalfari. Forse non bisognerebbe scrivere su Il Foglio, come il bravissimo compagno Cundari, pena non poter poi apostrofare accoratamente la sinistra, da sinistra, su Leftwing? Il Riformista ha sempre respinto (e io con voi) l’idea assurda secondo cui lavorare per un editore di centrodestra ,come il vostro, non darebbe il diritto di definirvi riformisti. E allora? O i giornalisti sono una categoria “eticamente indiscutibile” mentre i consulenti di comunicazione debbono una coerenza di fede politica?
Poi c’è la obiezione, secondo voi, più grave: manca all’appello il “premesso che Berlusconi se ne deve andare”. Il compagno Caldarola aggiunge “che i vizi privati del potere vanno sorvegliati”. Cioè: possiamo fare certe affermazioni semprechè facciamo “giurin giurella”, contestualmente, contro Berlusconi. Ma è proprio la priorità assoluta dell’anti-berlusconismo giudiziario uno dei danni che denunciamo nella sinistra: che hanno spinto a Veltroni a “preferire Di Pietro ai socialisti”, D’Alema a “chiedere” l’ingerenza del Vaticano, Bersani a temere Vendola. Così ha vinto, a sinistra, l’icona e la speranza nelle manette. Senza parlare di tante altre mostruosità di cui la sinistra stessa è stata vittima. In parte lo avete detto con forza (anche) voi e adesso? Perché dovremmo prima parlare di Berlusconi se il tema è così ampio e devastante. Vorreste un mantra da gesuiti per riconoscere il diritto a chiamare in causa la sinistra? Come quando, per poter sostenere una politica riformista nel Pci bisognava prima attaccare il capitalismo e gli Stati Uniti. Oppure vengono in mente le accuse che vennero rivolte ad Emanuele Macaluso di avere rotto il “fronte della fermezza” quando si adoperò, ottenendola, per la grazia a Fiora Pirri Ardizzone in carcere per reati di terrorismo. Cappellini conosce meglio di me la terribile storia del Pci e del terrorismo e Caldarola non si può appellare neanche al fatto generazionale. Gli schematismi sul tema giudiziario, poi diventato mediatico hanno paralizzato spesso la sinistra (e anche la destra, ma sono affari suoi). Lo spiegano molto bene Pellegrino e Fasanella nel libro “Il Morbo del Giustizialismo” che si chiama così nonostante Berlusconi. Un appello è un appello e serve a lanciare un allarme, una preoccupazione o una proposta e si rivolge ad una comunità, ed insieme è pubblico. Molti non lo condivideranno, ma si fa sentire e lo hanno letto sul nostro sito più di 30.000 persone. Tra questi anche diversi dei numerosi lettori de Il Riformista, giornale che, una volta, queste campagne se le inventava.
Massimo Micucci


Per fortuna che siete rimasti voi a invertarvele, certe campagne. Non vi sono mancati, del resto, un paio di quotidiani – Libero e il Giornale - pronti a offrirvi spazio e visibilità, quindi non avete da dispiacervi della copertura mediatica. Ma lei, caro Micucci, con chi crede di parlare? Con Beppe Grillo? Con Gianfranco Mascia? Su questo giornale non c’è una battaglia garantista che non sia stata fatta. Non una. Tutte le rivendichiamo, tutte le rifaremmo e mai smetteremo di polemizzare duramente con la sinistra manettara e subalterna ai pm. Ma lei usa argomenti insulsi e insultanti, si rifugia in una infantile caricatura delle posizioni altrui («possiamo fare certe affermazioni sempreché facciamo “giurin giurella” contro Berlusconi») e non trova di meglio che rispolverare la trita polemica sull’antiberlusconismo che nuoce alla sinistra. Ma si può dire qualche volta che Berlusconi ha sbagliato? Oppure bisogna sempre e comunque evitare di criticare il presidente del Consiglio, qualunque cosa faccia e dica, per non incorrere nel rischio di passare per antiberlusconisti? Il caso Rubygate ha due piani: uno è quello penale, sul quale si possono fare molte considerazioni (alcune delle vostre sono in sé condivisibili) ed è bene conservare la massima prudenza, l’altro è il piano politico: in qualsiasi altro paese europeo il comportamento di Berlusconi sarebbe valso le sue dimissioni a prescindere da qualunque risvolto penale. E le dimissioni al premier le avrebbe imposte il suo stesso partito. Solo che in Italia il partito del premier è suo in un altro senso, proprietario, e dunque questo non può avvenire. Ne vogliamo parlare o dobbiamo aprire prima un dibattito sui guasti della sinistra, un «giurin giurella» sui ritardi del programma e bla bla bla? Voi preferite non accennare nemmeno ai comportamenti del premier che hanno originato l’azione della magistratura, e rifiutandovi di farlo rischiate di precludervi un posto non tanto nella sinistra, quanto tra i liberali degni di questo nome. Di questo passo, un posto lo troverete solo sulle pagine di Sallusti.
Lei si chiede ancora: «Il bene della sinistra non si fa se si lavora da professionisti per una candidata di destra?». No, non si fa il bene della sinistra se si lavora per la destra. Il che non significa che la vostra attività di professionisti sia disdicevole. Anzi, vi auguriamo sinceramente i migliori successi. Non c’è nulla di male a collaborare alla vittoria di Renata Polverini né a festeggiare con lei, ma poi non ci si può stupire se quando si lancia un appello per il «bene della sinistra» risulta meno credibile alle orecchie di molti. E quando lei traccia un parallelo tra giornalisti e consulenti a gettone, lì sì che dimostra di avere ancora ottimi riflessi piciisti. Perché la domanda cui rispondere per venire a capo della differenza non è “chi ti paga?”, che andava molto di moda nella sinistra che lei ha frequentato, ma “per cosa ti paga?”. Noi scriviamo quel che pensiamo, per contestabile o detestabile che sia, lei lavora per far vincere la destra. E se non vede la differenza, beh, allora sono sicuro che continuerà a inventare molte altre campagne di grande successo sui quotidiani della famiglia Berlusconi. (Stefano Cappellini)

mercoledì, 26 gennaio 2011

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commenti dei lettori

10 commenti presenti

Michele Mulazzani

27 gen 2011 15:57

Cari nostalgici di Polito, se invece di recriminare adesso aveste comprato in edicola qualche copia in piu' del Riformista in precedenza, forse Polito sarebbe ancora al suo posto. La verita' e' che il giornale vendeva la miseria di 2000 copie giornaliere, perche' quelli di sinistra non si riconoscevano nella linea filo-berlusconiana del Riformista e quelli di destra compravano Libero e il Giornale.

Teresa da Londra

27 gen 2011 15:29

Caro Stefano, la chiarezza delle posizioni puo' essere dolorosa e non piacere a chi vive in zone di ambiguita' di pensiero (figurarsi a chi si trova in situazioni di ambiguita' di interessi professionali ed economici). Abbiamo attraversato due decenni di cambiamenti storici profondi durante i quali a volte e' sembrato mancare il terreno sotto i piedi. Quante volte si e' detto che non c'era piu' differenza fra destra e sinistra? Oggi, il trionfo della finanza sulla produzione rende meno visibile i nuovi connotati della "lotta di classe". C'e' una grave insufficienza di conoscenza e di analisi di questi fenomeni mondiali e quindi spesso c'e' un limite ad individuare i percorsi su cui muoversi, ma, pur nel travaglio intellettuale ed a volte interiore, ci sono delle discriminanti evidenti, che nessuna crisi intellettuale puo' rendere evanescenti. Nel 1994 al nome Berlusconi potevano essere associate speranze di accelerazione dei processi di rimodernamento del paese. Oggi non piu'. Non volerne parlare e non voler spiegare il perche' non puo' essere addidato come segno di superiorita' intellettuale, ma rischia, purtroppo, di apparire come una evidente manifestazione di debolezza che vive situazioni di "ambiguita'".

davide

27 gen 2011 13:01

rivogliamo Polito e non questo gruppo di beceri anti berlosconiani che neache si rendono conto di esserlo. con l'aggravante di una certa patina di intellettualismo

Francesco

27 gen 2011 12:49

Egregio Cappellini, da quando Antonio Polito Vi ha lasciato Il Riformista è diventato una modesta succursale di Repubblica, mi chiedo se Campi revisiona tutti gi articoli o soltanto alcuni. Una proposta: perchè non arruolate anche Davanzo? Così la torta è completa! Francesco G. (ex lettore de Il Riformista)

luigi42

27 gen 2011 12:21

Si discute quanto si vuole su un tema di grande interesse come la giustizia e i comportamenti del capo del governo ma non tirate dentro sempre il pci. Se ritenete di discutere del passato fatelo nel contesto del tempo e senza strumentalismi . Oggi come oggi non è tempo di appelli ma di agire con qualche idea nella zucca e un pizzico di coerenza, quella che spesse volta manca per farsi ognuno i propri affari e le proprie conventicole.

Matteo L.

27 gen 2011 11:46

Condivido al 100% il pensiero di Giuseppe; da quando non c'è piu' Polito, il Riformista ha fatto una regressione preoccupante verso posizioni di retroguardia e chiusura pregiudiziale del pensiero della "vecchia sinistra" ormai superata dai tempi e dalla società ... Certi passaggi della sua risposta sono addirittura esilaranti: "Ma si può dire qualche volta che Berlusconi ha sbagliato?" .... qualche volta ? ma se si parla SOLO di questo ? il problema è che si colma il VUOTO di progettualità di sinistra con il PIENO di faziosita' anti-berlusconiana.

RUGANTINO

27 gen 2011 11:10

Egregeio Cappellini, quando all'indirizzo di Micucci lei afferma "Voi preferite non accennare nemmeno ai comportamenti del premier che hanno originato l’azione della magistratura, e rifiutandovi di farlo rischiate di precludervi un posto non tanto nella sinistra, quanto tra i liberali degni di questo nome", lei da tutta la misura della differenza che passa tra il suo pensiero e quello di un "liberale degno di questo nome". Lei mostra di non sapere o di non voler cogliere il nocciolo della questione sollevata dai garantisti. Come puo' non apparire, né apparirle evidente, che ad originare un'azione della magistratura (e che azione, degna delle più impegnative e imponenti battaglie contro la criminalità !), non si puo' invocare, come fa lei in accordo con lo spirito giustizialista e manettaro, un comportamento del premier sul risvolto penale del quale è obbligato ad ammettere che "è bene conservare la massima prudenza"? Come si fa a non capire che a scegliere questo metodo investigativo (illegale?), la magistratura, o meglio una parte politicizzata della magistratura, mettendo in atto un'ingente operazione giudiziaria, basata non sulla notizia di un qualsiasi reato, ma sulla speranza di trovare un qualsiasi indizio di colpevolezza, non è mossa tanto dal'l'invocata obbligatorietà dell'azione penale, quanto dalla precisa volontà di creare un enorme processo mediatico, atto a sputtanare il premier e a costringerlo alle dimissioni? L'operazione è semplice! Prima si mette in piedi strumentalmente un immenso polverone mediatico ai danni del premier, quindi se ne invocano le dimissioni a prescindere dalla sua colpevolezza! E con quali motivi? Pretendendo, da furbi, che la responsabilità di questa brutta pubblicità e del clima scandalistico nel quale siamo immersi (che poteva e doveva essere evitato), sia da attribuire alle sue debolezze e alle sue cattive abitutudini, e niente affatto ad una stampa e una magistratura, schierate con una sinistra priva di argomenti politici, le quali non esitano a mettersi al livello dei peggiori tabloid e si autorizzano a spiare e a registrare quanto avviene nel suo letto, per farsene il megafono nazionale e internazionale! Questo è l'argomento quanto mai sorprendente, ridicolo e inaccettabile che si mette avanti e che riesce a far breccia in tante anime semplici. E' questo che lei intende per l'aspetto politico della vicenda? Non sono servite a niente le lezioni del passato? I tanti polveroni finiti nel nulla? La differenza tra il pensiero dei garantisti, come Micucci, e il suo, sta appunto in questo: mentre essi non sono disposti ad accettare che la vita democratica del paese sia messa in pericolo da un settario spirito giustizialista e da iniziative e pratiche degne di altri regimi , lei sembra disposto ad accomodarsene. E in nome di che? Non in nome di un qualsiasi reato commesso da Berlusconi, che appaia evidente come alla luce del sole, ma invocando come solido argomento politico un moralismo bacchettone che non ha mai figurato tra i valori di cui la sinistra va da sempre fiera. Troppo facile, egregio Cappellini ! Saluti dar Ruga

lodovico

27 gen 2011 10:31

il comportamento di tutti gli uomini delle istituzioni, compresi i dipendenti pubblici, certamente devono essere criticati nel rispetto delle loro funzioni e con l'attenzione alla loro dignità umana. non comprendo i motivi per cui non si critica fini quando nella sua veste di presidente del senato (scorta....mezzi di trasporto) gira l'italia per fondare il fli. allora si parli di conflitto di interessi anche per fini o di una giustizia contabile assente

Giuseppe

27 gen 2011 10:12

Caro sig. Cappellini, da un po' di tempo, da quando avete imbarcato gli amici di Fini, da quando il Direttore è stato costretto a dimettersi, il Riformista sta cambiando natura e quasi non lo riconosco più. Se sta bene a voi cosi, amen. Poi, se le interessa sapere cosa ne penso dell'appello, ecco la mia risposta: l'appello è giusto e va sostenuto. Peccato che non l'abbiate capito e abbiate cercato di gettare fango addosso ai suoi promotori. E adesso le pongo io una domanda. Quando, all'inizio della corrente legislatura, si prospettò per Ichino la possibilità di fare il ministro del lavoro, fece bene il PD e la sinistra a mettersi di traverso? Ma del bene comune, del bene dell'Italia, a sinistra, interessa a qualcuno? Grazie per la sua cortese risposta, se deciderà di essere cortese.

maurizio

27 gen 2011 09:49

Sono d'accordo con Cappellini. Pienamente. Conosco dai tempi della Fgci Micucci e poi nel Pci ho conosciuto i suo soci attuali. Se ripenso alla loro storia politica, che è stata anhe la mia, devo dire che Capellini ha proprio ragione quando vede nelle parole di Micucci il tipico ragionamento "picciista" . Non mi piaciuto affatto il richiamo continuo alla comunità di un tempo e i richiami alla "comunità" di oggi perchè non tiene conto di quello che nel frattempo quel gruppo di politici comunisti e poi ex comunisti (Micucci, Velardi, Chicco Testa, Rondolino che fino al 1997 sono stati a prima a Botteghe Oscure e poi a Palazzo Chigi a fare da staff al più togliattiano degli ex comunisti Massimo D'Alema) sono diventati. Usciti da Palazzo Chigi hanno deciso di "capitalizzare" rapporti e conoscenze costituendo una attività di lobbying e comunicazione abbandonando l'ex capo e l'ex partito autoproclamandosi liberal di sinistra, innovatori della cultura di sinistra. Legittimo che abbiano scelto l'attività privata (ma se non fossero stati a Palazzo Chigi grazie a D'Alema e li avere rapporti con tanti soggetti economici e politici per suo conto), avrebbero potuto fare in seguito quella scelta? chissà, forse no. Forse non c'entra niente ma nelle parole di MIcucci o di Velardi e Rondolino (nelle loro ospitate televsive) o di Testa sul nucleare io non ci vedo nulla di "liberal" o di "innovazione" ma solo di difesa delle loro "commesse" e di biglietto da visita per i loro clienti. E se i loro clienti sono aziende pubbliche, agenzie energetiche parapubbliche, partiti poltici o candidati soprattutto di destra, questo spiega, per me, la loro "discesa in campo" in questo periodo in cui spendono tante parole contro l'arretratezza del centrosinistra ma non ne trovano mai una per dire che tre anni di governo Berlusconi di tagli indiscriminati, aumento del deficit pubblico, non permette la crescita, vuole "punire" i magistrati invece di proporre la riforma della giustizia e fa vergognare l'Italia agli occhi del mondo (non parlo solo di prostitute, ma anche di "cricche", crolli di Pompei, azzeramento dei contributi per la cultura e le ONG; etc..). Ma forse per i loro clienti non parlare di queste cose significa essere "liberal". E si sa che il cliente ha sempre ragione.

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)