lunedì, 28 maggio 2012 ore 16:43

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«La Cgil è uscita dall’angolo»

di Giuseppe Cordasco

Nella foto: il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso

«È finita l’illusione che si possano fare accordi senza la Cgil». Il segretario Confederale della Cgil, Fabrizio Solari, non usa giri di parole per commentare la sigla dell’intesa sul sistema di contrattazione nazionale raggiunta il 28 giugno scorso dai tre sindacati confederali e da Confindustria.
Un risultato che giudica positivo proprio perché sottolinea, «finalmente è venuta a cadere una conventio ad excludendum che da qualche anno pensava di poter tenere a bada il sindacato maggiore».

Lei vede dunque in questo accordo la fine di un preciso disegno politico?
È innegabile che in questi anni c’è stato il tentativo da parte di tutto il centrodestra di costruire un sistema di rapporti sociali in cui ci fosse un sindacato che non fosse apertamente schierato con la sinistra. Si è cercato di costruire dei soggetti ad hoc, puntualmente falliti, ma soprattutto si è puntato a spezzare il fronte unitario sindacale.

C’è stato qualcuno più di altri che ha perseguito questo progetto?
Sicuramente il ministro Sacconi, che tra l’altro conosco bene, è stato un interprete perfetto di questa strategia, probabilmente anche perché convinto intimamente della sua correttezza. Diciamo pure che se in qualche occasione c’è stato bisogno di aggiungere una virgola per far riuscire un accordo unitario, lui di certo non l’ha messa. Ma ripeto, la scelta generale è stata di tutto lo schieramento di centrodestra, che ha pensato inopinatamente di fare i conti una volta per tutte con l’opposizione sociale. L’altro giorno la Cgil è uscita dall’angolo e l’accordo siglato fa piazza pulita di questo scenario. Inoltre sancisce una volta per sempre che la modernizzazione delle relazioni sindacali senza il nostro sindacato non si può fare.

Entrando nel merito dell’accordo del 28 giugno, quale degli otto punti è secondo lei il più qualificante?
Ci sono più passaggi chiave. Innanzitutto il primo, che fa chiarezza in modo definitivo sul tema della rappresentanza, che d’ora in poi verrà certificata in modo oggettivo, sgombrando il campo dall’indeterminatezza attuale. D’ora in poi si potranno sottoscrivere oppure no accordi comuni, ma alla fine sarà chiaro chi rappresenta chi. Vorrei anche sottolineare il punto quattro, che affronta il tema delicato e fondamentale della democrazia. È il passaggio dell’accordo tra l’altro più criticato dalla Fiom. In realtà si fissa un concetto base: la democrazia non è solo referendum, come vorrebbe il sindacato dei metalmeccanici, ma è anche referendum.

Su questo punto trovare l’intesa è stato più difficile?
Diciamo pure che è stato un compromesso tra due culture, e non tra due visioni politiche, quindi ancora più complicato. Storicamente infatti la Cgil ha sempre ritenuto che un’intesa da applicarsi a tutti dovesse comunque passare dal referendum di tutti i lavoratori, iscritti e non. La Cisl invece ha sempre ritenuto che forte del consenso dei propri iscritti si potesse comunque chiudere qualsiasi accordo. Come si vede l’accordo trovato difende sia il concetto di rappresentanza che quello di democrazia.

Eppure su questo punto i suoi amici della Fiom non ne vogliono sapere. Come risponde?
Chiedo alla Fiom di mantenere comunque con tutte le forze le loro convinzioni, ma di farlo sempre rispettando le regole e soprattutto ricordandosi che siamo dalla stessa parte della barricata. Sono inoltre convinto che stiano portando avanti una battaglia sindacale, se poi c’è qualcuno al loro interno che lo fa per puro interesse politico, sono sicuro che si tratta di una minoranza.

In che cosa le relazioni industriali miglioreranno una volta che l’accordo sarà applicato?
Negli ultimi anni si è fatta sempre più stringente la necessità di aderire ai cambiamenti della realtà produttiva con la contrattazione. Un processo complicato da attuare con una contrattazione spesso ingessata. Ecco allora la svolta di immaginare un contratto nazionale che possa fare da contorno a possibili richieste specifiche. L’altro giorno si è stabilito con chiarezza che esistono delle precise regole, e che è il contratto nazionale che stabilisce cosa si può o non si può fare a livello aziendale: la gerarchia è molto chiara.

giovedì, 30 giugno 2011

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commenti dei lettori

5 commenti presenti

angela brunetti

01 lug 2011 19:38

Sono gli ultimi rantoli, il sindacalismo ha vita breve. C´e gente a casa per essersi affidata a loro, per cena mangiano tessere.

sfigelli

01 lug 2011 19:29

Si, la Cgil uscita dall´angolo. Ora esca completamente di scena, non c´e piu posto per le pretese. Fu sbagliato non educare il lavoratore. Fare gli interessi della ditta per ottenere i propri collaborando.

pIPPO

01 lug 2011 17:12

VERGOGNA !

Giustina

01 lug 2011 13:22

Certo che sentire certe affermazioni dalla rappresentante del sindacato che più di tutti ha fatto della battaglia eminentemente politica il suo marchio di fabbrica, strafottendosene del bene dei lavoratori, fa senso. Questa è gente che ormai ha raggiunto dei privilegi pazzeschi. Se gli tocchi l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori sono capaci di mobilitare un'intera nazione, dimenticando che quella tutela, tra gli altri, non si applica al loro sistema organizzativo, nel quale proliferano mangia pane a tradimento, ma anche tanti precari che possono cacciare quando e come vogliono. Spero vivamente che un giorno qualcuno metta seriamente il naso nella gestione del potere che sindacati applicano sopratutto a livello locala. Sono diventati un'agenzia interinale, nel senso che distribuiscono posti di lavoro ai loro protetti, fregandosene altamente dei lavoratori in genere. Solo in Italia i rapporti sociali sono così condizionati da un soggetto che pur sostenendo di fare il bene dei propri iscritti, in realtà - e ripeto, sopratutto la Cgl - agisce spesso e volentieri da centro di interessi politici, se non da vero e proprio partito. E' un sistema marcio, pieno di guarentigie e free zone, dove in troppi, spesso senza arte ne parte, mangiano alacremente.

venavaricosa

01 lug 2011 08:10

"...ma soprattutto si è puntato a spezzare il fronte unitario sindacale. C’è stato qualcuno più di altri che ha perseguito questo progetto? Sicuramente il ministro Sacconi,..." Mettiamoci pure dentro anche quei rottami arrugginiti del novecento che si ritrovano a bazzicare nei circoli della FIOM. Nessuno più di Landini e il resto della banda ha lavorato per spezzare il fronte unitario sindacale e per chiudere la CGIL nell'angolo. Ma nadassero a farsi il loro sindacato belligerante per conto proprio, sarà meglio anche per la CGIL liberarsi della zavorra.

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