lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:12

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Dimissioni a tempo

di Alessandro De Angelis

CRISI. L’annuncio in un comunicato del Quirinale dopo il voto-verità (solo 308 a sostegno) sul Resoconto. Il colloquio con Napolitano che prepara le consultazioni.

Italian Premier Silvio Berlusoni waves to journalists as he leaves the Quirinale, Presidential palace, after meeting with Italian President Giorgio Napolitano, in Rome, Tuesday, Nov. 8, 2011. Berlusconi says his decision to resign after parliament passed economic reforms is for the good of the country, and to settle financial markets that have lost confidence in Italy's ability to rein in debt and spur growth. (AP Photo/Roberto Monaldo, LaPresse) ITALY OUT

«Dopo il voto sulle legge di stabilità mi dimetto. E a quel punto chiedo le urne». Quando Silvio Berlusconi sale al Colle, rottama la linea della resistenza a oltranza messa a punto coi suoi. E tratta la resa.
La resa è annunciata da un comunicato del Quirinale. Fatto irrituale, vincolante. Che suona come un impegno solenne: «Una volta compiuta l’approvazione della legge di stabilità - si legge nella nota del Colle - il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle proposte di ogni forza politica, di quelle di maggioranza come di quelle di opposizione».
Una mossa a sorpresa, il passo indietro, sia pur non immediato. Soprattutto perché per tutto il pomeriggio il premier, chiuso a palazzo Chigi coi suoi, aveva tentato di imbastire un ragionamento per andare avanti, digeribile per il Quirinale. Con l’obiettivo di prendere tempo. La tabella di marcia da proporre al capo dello Stato assomigliava a una linea del Piave: fiducia al Senato sul maxiemendamento alla legge di stabilità, poi passaggio alla Camera. A quel punto, o avanti o urne: «Non posso mollare con una pistola puntata alla tempia. Sono nato nelle urne, morirò nelle urne». Parole scandite di fronte a un gabinetto di guerra dove per la prima volta si è materializzato il dubbio. Con mezzo governo - l’ala più vicina a Letta - che vuole le larghe intese. E il Carroccio sempre più insofferente: «Napolitano - dice Calderoli - le elezioni non ce le darà mai subito. Dobbiamo fare un tentativo di un governo ponte, farlo fallire e poi puntare al voto».
È l’impasse pomeridiano. Col premier che davanti alla sconfitta sul Rendiconto spiega che resistere si può. Anzi si deve. Al Senato la diga tiene. E alla Camera le opposizioni non hanno quota 316. L’idea è di prendere tempo per recuperare distratti e traditori. Con l’obiettivo di arrivare alla fiducia, se non con la maggioranza assoluta, almeno con un voto in più delle opposizioni. Il ragionamento della disperazione suona così: a 308 vanno aggiunti Malgeri, che ha sbagliato a votare, Nucara che è malato, Strabella che si è astenuto. E poi c’è Papa che esce dal carcere, e siamo a 312, più altri quattro che hanno già votato la fiducia.
Ma di fronte a Napolitano, il premier non gioca la carta del pallottoliere. Sa che per il capo dello Stato è arrivato il momento della chiarezza. Lo spread vola a quota 500, dall’Unione europea arrivano segnali di preoccupazione per la tenuta dei conti. E alla Camera non c’è maggioranza. È caduta la rassicurazione data dal Cavaliere in occasione della scorsa fiducia proprio sul rendiconto, il 14 ottobre («Trasferirò i ministri in Aula - aveva detto - e andremo avanti fino al 2013»). Ecco che il Cavaliere fa un passo indietro oggi per farne due avanti domani. Pronuncia parole di buon senso, mostra preoccupazione sulle misure anticrisi, promette un appello all’opposizione per il bene del paese: «Il presidente del Consiglio - si legge nella nota del Colle - ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera. E allo stesso tempo ha espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione delle proposte della Commissione europea». La mossa del cavallo, insomma. Che si traduce in un comunicato che pare un armistizio: dimissioni, ma non subito, il premier che può mettere la faccia sulle misure anticrisi, anche se il dossier sarà seguito da Tremonti e Letta.
La mossa è concordata in un faccia a faccia con Bossi, prima di salire al Quirinale. Dopo aver constatato che tra i suoi in molti sono pronti alle larghe intese: «Se resistiamo a oltranza - è il ragionamento - duriamo poco, e quando cadiamo scappano tutti. Se facciamo un passo indietro bruciamo il governo tecnico e puntiamo sulle urne». Già, perché così il premier rimarrà almeno altre due settimane a palazzo Chigi. Ed eviterà il fuoco lento che lo stava già rosolando su tutti i fronti. A partire dal grande smottamento del Pdl. Ed eviterà pure che le opposizioni presentino una mozione di sfiducia. Era pronta. E conteneva un’indicazione per un governo di salvezza: «La mozione per consentire al presidente della Repubblica di verificare se esistono le condizioni per larghe convergenze». Rinviata sine die. E il Cavaliere la linea che terrà alle consultazioni l’ha già annunciata a Napolitano: «Le dico fin d’ora che chiederò le urne». E l’ha ripetuta in una serie di collegamenti con tutti i Tg, dopo la gelida risposta del capo dello Stato: «È legittimo, ma è prerogativa del presidente verificare se se c’è una maggioranza o meno». Sulla carta è possibile tutto, anche un reincarico. Ora, il premier prepara il grande appello alle opposizioni a votare le misure europee: «Dobbiamo preoccuparci di ciò che accade sui mercati finanziari che non credono che l’Italia sia capace di approvare le misure che l’Ue ci ha chiesto». Le opposizioni non voteranno. E sarà un motivo in più per chiedere le urne.

martedì, 8 novembre 2011

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commenti dei lettori

9 commenti presenti

carletto vistori

09 nov 2011 18:21

Ultimo avviso ai naviganti insomma. Quindi di molto curiose in un mese, ne vedremo di cotte e di crude. Che so´per esempio, presidenti della camera che per amor patrio camminano alla Michael Jackson, sindacalisti in crisi esistenziale, Partiti che ricontano i sondaggi. E´il mese in cui l´oste non si sposta dal tavolo se non ha riscosso.

gino spadon

09 nov 2011 18:19

Dopo che Lucia Annunziata, ieri sera a “Ballarò”, ha avanzato il sospetto che con le sue dimissioni, solo annunciate, Berlusconi si prepari a sferrare il classico calcio dell’asino, ho visto alcuni suoi colleghi giornalisti e molti lettori, condividere lo stesso sospetto. Senza volere entrare nel merito della questione, degna delle raffinatezze della Scolastica, mi permetto di avanzare, a mia volta, una doverosa precisazione. Il detto “il calcio dell’asino” presente in una favola di Esopo, ripreso da Fedro, e popolarizzato da La Fontaine ne “Il leone diventato vecchio”, si usa, per significare, in modo figurato, l’offesa che il debole o il vile rivolge contro chi, dotato un tempo di grande potere, si trova ridotto in misera condizione o comunque nell’impossibilità di difendersi. Ora appare chiaro che Lucia Annunziata ha stravolto il significato del celebre detto invertendo il soggetto e l’oggetto dell’offesa. Al suo posto io avrei parlato di “calcio all’asino” se non mi avesse trattenuto il rispetto per questo animale dolcissimo e umilissimo

guido laudi

09 nov 2011 18:13

Oggi il "geniale" Ezio Mauro titola sul suo quotidiano che i mercati sono crollati in dipendenza delle dimissioni lente di B. Immagino che, per Mauro, se fossero state veloci i mercati avrebbero invece preso il volo...Ma per davvero i lettori di Repubblica sono così fessi?

bartolomeo

09 nov 2011 17:58

Casini non tocca nulla che sia ala o petto. Dev´essere pollo intero, poi, una zampa qua l´altra la. Donna bellissima di cui nessuno degno tanto da morire zitella. Immaginarsi in Europa.

Giampiero

09 nov 2011 17:54

Le dimissioni non si annunciano, si presentano e basta. Ieri con questa mossa ha guadagnato due settimane per riorganizzare le truppe e meglio asserragliarsi nel fortino. Nel frattempo farà un pò di spesa rimediando qualche trasfugo avido di un posto in prima fila in qualche lista di collegio sicuro e alla fine si presenterà con un maxi-emendamento in cui ci sarà di tutto (dalle intercettazioni all'art.18, dal rimborso alla CIR alle successioni) e che l'opposizione non potrebbe votare mai.... proprio il pretesto per accusare gli avversari politici di anti-italianità e irresponsabilità, nonché il "casus belli" per rovesciare il tavolo e ritirare le dimissioni.

Giovanni

09 nov 2011 15:37

Approfitto di questo spazio per esprimere un grande stupore. Il Presidente avrebbe potuto prendere la decisione di ieri (posto che sia attendibile) un pò di tempo prima, salvando la propria dignità di politico e "statista" (posto che possa essere considerato tale). Adesso, invece, andrà via tra due ali di folla che lo lincia per gli errori fatti e per essere stato, in parte, responsabile della crisi di credibilità che ha investito il nostro paese al punto di, cosa questa ancora più deprimente, di essere bacchettati e "diretti" dal capo francese e dalla massaia che governa la germania. Mi chiedo: possibile che non ci arrivi da solo? possibile che chi lo consiglia, ammesso che ci sia, non lo abbia messo in guardia? Personalmente sono senza parole. E' ovvio che la migliore soluzione, a questo punto, siano le elezioni; è altrettanto vero, a mio modesto parere, che non è affatto scontato un trionfo del pd e compagni. Mi chiedo ancora: Alfano risolverebbe i problemi? Sembra un neolaureato della Bocconi che ha avuto la tesi pubblicata per amicizia del Rettore e si bei di farlo capire a tutti. E poi, qualcuno ha nominato Amato... ma ci si rende conto del significato di un governo guidato da LUI? Continuando ad essere senza parole, mi chiedo cosa potrebbe sperare chi, come tanti, aveva dato la sua fiducia all'imprenditore... onestamente sarebbe comprensibile un rifiuto del voto, dello stesso recarsi al voto. Comunque, rimane poco da fare. Invito chi può di mettersi al lavoro velocemente per "obbedire" all'Europa (visto che ci siamo ridotti così NOI che siamo tra le culle dell'intera umanità). Scusate la prolissità.... ma sono veramente senza parole....

Giuseppe

09 nov 2011 14:59

Purtroppo siamo alla frutta, ma non mancano le tifoserie da stadio. Mortadella, Dracula, ecc. Non so cosa accadrà, ma so cosa sta accadendo e so anche che in frangenti come questi chi non vuole vedere e cercare nella nostra, dico la nostra, storia le ragioni di ciò che accade se ne cerca altre: i poteri forti, le banche, l'Europa tedesca e forse anche tra poco i banchieri ebrei, come nella crisi degli anni trenta. E' inutile urlare le colpe. Ci sarà da camminare gobbi. L'unica cosa da fare è ridurre le ingiustizie che una situazione come questa può portare. Ci sono tante categorie e condizioni sulle quali si può recriminare (baby pensionati, caste varie, fannulloni, ecc.), ma non è seminando odi come hanno fatto i Sacconi, i Brunetta ed il loro capo che si fanno le riforme. La politica è la cosa più imperfetta che si possa immaginare, ma è la strada con meno scorciatoie che esista.

carlomaria

09 nov 2011 11:42

Anche un bimbo scemo sa che non c'è il tempo materiale per arrivare alle elezioni(per quanto vicine sarebbero), ma sa anche che Berlusconi è in politica per suo esclusivo interesse quindi non c'è speranza di avere un governo di emergenza che affronti i problemi più urgenti(lui e la sua stampa si incancreniranno sulle elezioni anticipate per prendere tempo). Mettetevi il cuore in pace siamo davvero alla fine, la polpetta avvelenata delle dimissioni a termine ci porterà dritti dritti in fondo al baratro. Si salvi chi può

guido laudi

09 nov 2011 09:40

E adesso ci divertiremo. Premessa: chi ha dato la spallata definitiva al governo? I transfughi? La sinistra? Fli? La stampa? Nossignori, il colpo di grazia è stato sferrato dallo spread, a sua volta manovrato da poteri in parte occulti e in parte palesi (Francia e Germania). Come ha fatto lo spread in poco più di un mese a schizzare da 250 punti base a cinquecento, cioè raddoppiando? La nostra economia è crollata in quest'ultimo mese? Balle! Anche ieri la borsa ha chiuso in positivo, dopo essere arrivata a +2%. E chi ride adesso per il colpaccio lascerà entro breve il divertimento a chi potrà gustare fino in fondo l'inconsistenza di tutta "l'altra parte". E pertanto, pur consapevoli della tragedia del momento, ci sarà di che consolarsi con la farsa. Perchè sarei pronto a scommettere che il Capo dello Stato, prima di indire il voto, proverà a formare un qualche governicchio natalizio. Dunque, Letta e Alfano no perchè non li vuole il Pd. Ma l'Udc vuole il Pd nel governicchio e allora a Napolitano sorgerà un dubbio amletico: incarico un esponente dell'opposizione o un cosiddetto tecnico? A fare cosa? A fare il dito medio all'Europa in quanto la lettera monitoria va considerata al pari della carta da cesso? Si presenta l'occasione d'oro per fare capire al Resto del mondo il motivo per cui B. è stato eletto per tre volte presidente del Consiglio. Non tanto per la presunta capacità che di potesse condurre il suo governo a fare le auspicate riforme, ma, e qui sta il punto, nella certezza da parte dell'elettorato che le altre figure di fatto non sono nient'altro che degli "scartini" della politica, buoni a niente e incapaci a tutto. Vogliamo elencarli? Bersani, Fini, Casini, Rutelli, Di Pietro, Vendola, Veltroni, D'Alema: c'è fra questi qualcuno che merita di essere preso in considerazione per sistemare l'Italia e la relativa situazione economica? Solo se, come detto, vogliamo farci quattro sane risate! Ah dimenticavo, Prodi. Il Mortadella, l'unico che ha sconfitto B. per ben due volte! Peccato che ormai sa di muffa, anche se non è peregrina l'ipotesi che venga richiamato sul campo. Una mummia per quanto riguarda la verve e la comunicabilità. Ma vuoi mettere lo spasso nel vederlo all'opera?

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)