lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:13

Prima pagina

«Fate le riforme
non le elezioni»

di Paolo Iorio

Apprezzamenti e avvertimenti. In visita al Quirinale, il presidente del Consiglio d’Europa parla di «giusta direzione» presa con l’approvazione della legge di stabilità, ma ammonisce: «L’Italia ha bisogno di riforme, non di elezioni».

Nella foto: il Presidente della Repubblica Napolitano e il presidente del Consiglio europeo Van Rumpoy

Bruxelles. La prima battaglia anti-crisi dell’Italia si gioca in un fine settimana. «È di fondamentale importanza che le autorità italiane approvino il pacchetto di misure nel weekend, per mandare un segnale ai mercati», ha detto ieri un portavoce di Barroso.
Non c’è altro tempo, avverte la Commissione europea, che continua il suo pressing e vorrebbe il ddl stabilità approvato quanto prima, meglio oggi che domani. Ma non solo, Bruxelles pretende le risposte al suo questionario da 39 punti entro domani sera, peraltro concedendo qualche ora in più dell’abituale. «La fine della settimana in Italia non è venerdì sera, vediamo cosa succede nelle prossime 48 ore», diceva ieri il portavoce Olivier Bailly. Al di là delle pressioni, per ora, dopo mesi di stecche, la musica che viene da Roma è finalmente di quelle che piacciono a Bruxelles, anche se non si tratta ancora certamente di una sinfonia. Tanto che, avverte la Commissione, la missione congiunta dei tecnici Ue-Bce rimarrà nel Belpaese a fare le pulci ai conti e soprattutto alle intenzioni di risanamento espresse dall’ormai dimissionario governo Berlusconi con la famosa lettera del 26 ottobre.
Per ora, pur mantenendo un controllo comunitario che potrebbe anche diventare permanente, arrivano note positive. Il rapido iter in Parlamento del decreto sviluppo e soprattutto i decisi movimenti che stanno portando Mario Monti in cima al governo, infatti, non dispiacciono per nulla in ambito Ue. Anche il Presidente del club, il belga Van Rompuy, ha sottolineato ieri, prima di incontrare il Capo dello Stato, che la legge di stabilità sarà un «passo fondamentale nella giusta direzione perché contiene le misure per rimettere l’Italia sulla giusta strada, cominciando a riguadagnare la necessaria credibilità». «La loro implementazione - ha insistito - è assolutamente cruciale».
Nessuna parola sul nome più gettonato a far da prossimo inquilino di Palazzo Chigi, ma una posizione netta su cos’è bene e cos’è male per il Belpaese: «L’Italia ha bisogno di riforme, non di elezioni». E per il nuovo governo ci sarà «molto lavoro da fare» in un panorama in cui in gioco, precisa il Presidente della Ue parlando poi all’Istituto universitario europeo di Fiesole, non c’è solo l’economia «ma un nuovo patto tra Stato e cittadini e tra l’Italia e gli altri paesi europei». Un patto che per gli italiani, com’è stato prima per greci, portoghesi e irlandesi (ma non solo), rischia di essere particolarmente indigesto, all’amaro gusto di austerità. Un punto, questo, toccato in parte ieri da Josè Manuel Barroso. «La crisi ha colpito duramente - ha affermato il Presidente della Commissione - ma l’Europa può uscirne rafforzata e ha bisogno di una maggiore integrazione». Quanto al contagiato di turno, Barroso si dice “fiducioso” su una rapida risoluzione dei problemi italiani.
E non è l’unico, adesso. Anche Nicolas Sarkozy spende parole di speranza, sintomo di questo nuovo patto Ue-Italia realizzabile in un futuro post-berlusconiano. Nel colloquio con Giorgio Napolitano, più che mai in questi mesi garante internazionale della tenuta dell’Italia, il presidente francese ha espresso la sua «fiducia in questo grande paese amico, nella prospettiva - insiste Sarkozy - che l’Italia si dia al più presto un governo capace di contribuire al superamento di una situazione che è altamente preoccupante per tutta l’Europa». Oltre che per le sue banche estremamente esposte. Non a caso, poco prima si era detto pronto a difendere l’Ue con «tutte le forze», sottolineando la necessità di «rimettere in carreggiata» Grecia e Italia.
Il presidente francese ultimamente faceva una gran fatica a nascondere il fastidio per la permanenza al governo di Silvio Berlusconi. Ora le sue parole di sostegno dimostrano un cambio di attitudine verso l’Italia, ma non collimano molto con la sua recente proposta di un euro a due velocità, una sorta di unione monetaria più unita e una meno unita, tenendo fuori i periferici, in particolare quelli del sud. Italia in testa. La proposta ieri è stata nuovamente bollata negativamente da Barroso e Van Rompuy, e la Merkel l’ha per ora snobbata. Secondo il Daily Telegraph, a Bruxelles si starebbe invece ragionando su un altro aspetto: rafforzare l’eurozona creando un proprio Trattato, un proprio Parlamento e proprie strutture e uffici. Un passo pericoloso nei già deboli equilibri della Ue e al tempo stesso un punto di arrivo estremo, ma non incoerente, per chi vuole un’eurozona più forte, coordinata e controllata. In questa Europa in crisi le idee non mancano. Mancano le iniziative concrete per uscirne.

venerdì, 11 novembre 2011

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commenti dei lettori

2 commenti presenti

zeno

12 nov 2011 17:18

AMMAZZA CHE FIFA IL SIGNOR IORIO,

Jimmy Connors

12 nov 2011 12:05

... e certo sennò non sparisce Abberlusconi.

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)