«Il nodo è l’articolo 18». È questo il titolo che campeggia su tutta la prima pagina di Avvenire che sintetizza una situazione per molti versi paradossale. «Quell’articolo non si tocca», gridano da una parte; «quell’articolo si tocca, non ci sono tabù», si grida dall’altra parte. E sembra che la sfida tra governo e sindacati si riassuma in quell’articolo. C’è di più: anche gli equilibri politici all’interno del Pd sembrano condizionati dal “18”. Ne scrive Stefano Menichini su Europa, quotidiano del Pd. La disputa chiama in causa anche il Prof. Pietro Ichino, senatore del Pd, studioso dei problemi del lavoro, il quale ha presentato un disegno di legge sul complesso delle questioni che attengono al mercato del lavoro, alla contrattazione, alla disciplina dei licenziamenti, alle tutele dei lavoratori e altro. I “riformatori”, lo chiamano come teste-amico e i “conservatori” come teste-nemico. Lo scontro ha assunto un’asprezza inaspettata con l’intervista al Corriere della segreteria della Cgil. Il fatto che su questi temi sia intervenuto il Presidente della Repubblica, ci dice che in discussione non c’è solo l’art. 18 ma il giudizio che si da sul carattere della crisi, non solo italiana, ma europea, e sulle prime misure adottate dal governo Monti. Se non si ha coscienza della gravità e drammaticità della situazione in cui versa il paese, non si capisce l’urgenza e la necessità con cui è stata approvata la manovra. Tuttavia, l’agitazione dei “riformatori” e dei “conservatori” dell’articolo 18, come spartiacque tra chi difende i lavoratori dalle rappresaglie padronali e chi si arrende, non ha senso. Ieri il Sole24Ore ha pubblicato l’ennesima intervista di Pietro Ichino. Il quale chiarisce che l’eventuale e paventata riforma dell’art. 18 si applicherebbe «a tutti i rapporti di lavoro dipendente, in materia di licenziamenti discriminatori». Cioè anche ai precari. Oggi si applica solo alle aziende con più di 15 dipendenti. La questione quindi si porrebbe solo per i licenziamenti per motivi economici, non si ricorrerebbe più a una valutazione dell’autorità giudiziaria, ma a una responsabilizzazione dell’imprenditore e agli ammortizzatori sociali. A questo proposito leggete l’articolo, che pubblichiamo oggi, di Michele Magno su cos’è la cosiddetta “flexsecurity” nei paesi scandinavi e quale possibilità ha di essere attuata in Italia. Se alle parole magiche a ai simboli non si sostituisce la realtà dura e cruda in cui apriamo, si fa solo agitazione e propaganda. Questo vale per chi, in questa occasione, veste i panni di “innovatore” e per chi indossa quelli del “conservatore”. L'attuale ministro del Welfare è persona competente, non ha l’obiettivo politico di dividere il sindacato, come l’ex ministro Sacconi, ma per la politica che propone, deve ricercare, un largo consenso sociale. Le Confederazioni, quindi, debbono essere coinvolte in una trattativa reale sui temi che riguardano il mondo del lavoro e il ruolo stesso del sindacato. Discutere, significa verificare, ciò che è giusto, necessario e possibile riformare, nell’interesse generale, senza pregiudiziali. La Marcegaglia dice: “la riforma si deve fare”. Bene, ma quale?
martedì, 20 dicembre 2011
commenti dei lettori
5 commenti presenti
Odescalchi
21 dic 2011 15:26
L'articolo 18 fu scritto a difesa del lavoratore, per aver constatato che dopo lo sciopero, il prestatore di opera poteva venir licenziato. A questo punto, se si vuol lasciare il diritto scritto in Costituzione, si deve cancellare quello preso a forza per convenienza che crea disparita'.
Tullia
21 dic 2011 15:19
Secondo me, non ci siete; ci fate.
lucianochiazzese
21 dic 2011 12:04
Cara Camusso, continuare a parlare per slogan si rischia di apparire la persona più sbagliata nel posto sbagliato nel momento più difficile. Sbaglliato è stato sostenere che due pensionati, marito e moglie, con 1.500,0 euro al mese, stavano per essere derubati dallo Stato. Questa coppia di anziani in ogni parte d'Italia hanno ancora e solo certezze. Alza lo sguardo e cerca di immaginare la vita di una giovane coppia, monoreddito, con figlio a carico e/o anche di un giovane insegnante, precario a 30 anni, che per 1.200,00 euro al mese parte dalla Sicilia (senza più la valigia di cartone ma di fabbricazione cinese) per andare ad insegnare in un paesino della Provincia di Verbania, di Cuneo, alta Bergamasca o nel Bresciano. ... partiamo da questi, ora e subito: "quale riforma vogliamo e quella che è possibile fare".
roberto
21 dic 2011 09:39
Senza riforme il Paese e' condannato e non potra' mai recuperare il drammatico gap competitivo. Arroccarsi in trincea serve solo a far proseguire la drammatica deindustrializzazione.
Senza riforme e una marcata inversione di tendenza le risorse per il sociale saranno sempre meno ed e' illusorio pensare che le risorse mancanti possano arrivare dalle varie patrimoniali, che anzi servono solo a fare ulteriori danni, come la fuga di capitali, oltre ad essere profondamente ingiuste perche' ritassano dove e' gia' stato tassato.
mirco
21 dic 2011 07:32
L'art. 18 cosi come è stato concepito negli anni 70 difende un gruppo sociale ( i lavoratori) ma se dentro al gruppo dei lavoratori esistono alcuni che hanno problemi discriminatori diversi o non si attengono alla linea dura e pura a loro volta vivono male sia il rapporto con l'azienda che con il sindacato. occorre distinguere come negli altri paesi. e se ti licenziano perchè sei comunista o perchè sei gay o andicappato è giusto bastonare l'azienda con l'art. 18 e percorsi in tribunale del lavoro anche molto veloci, ma se ci sono problemi economici, occorre contrattare tra sindacati e azienda e e mttere in moto dei meccanismi di sicurezza sociale ( assegno disoccupazione , formazione, preparazione per altro lavoro ecc).
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)