lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:19

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Busta paga più ricca
per tornare a crescere

di Gianmaria Pica

Crescita. Allo studio una riforma del mercato del lavoro che modifichi lo Statuto del 1970: contratto unico in cambio di flessibilità. La rivolta dei sindacati e la spaccatura nel Pd.

L’Italia deve tornare a crescere. Come? Puntando sull’aumento dei salari: gli italiani guadagnerebbero di più, gli acquisti crescerebbero e le industrie tornerebbero a produrre. È il cuore della riforma del lavoro allo studio del ministro Fornero che preoccupa partiti e sindacati.
Elsa Fornero non ha dubbi: «In linea di massima è vero che bisognerebbe riuscire ad aumentare i salari perché sono bassi. Non è una cosa che ci sfugge. Conosciamo questo divario nella distribuzione dei redditi che si è creato negli ultimi anni, direi negli ultimi 15-20». Il concetto è chiaro: se la crescita del nostro Paese è legata alla riforma del mercato del lavoro, questa deve puntare su un aumento delle retribuzioni e dell’occupazione. Una riforma, ha sottolineato la Fornero, necessaria per le famiglie e le nuove generazioni. Certo, il tema è caldo, ma il governo ha dato piena disponibilità al dialogo con le parti sociali avvertendo però che la sensibilità «è totale, dopodiché le cose bisogna cambiate».
Quando si reclama un cambiamento in un settore delicato (e ingessato) come quello dello lavoro, il collegamento all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970 viene naturale. Che cosa prevede l’articolo 18? In sintesi, in un’azienda con più di 15 dipendenti, il licenziamento di un dipendente a tempo indeterminato può avvenire solo per giusta causa, in caso contrario il lavoratore va reintegrato. Quanti lavoratori italiani possono esercitare questo diritto? Pochi, la minoranza della forza lavoro del nostro Paese: su una platea di circa 23 milioni di lavoratori, solo 6-7 milioni sono assunti in un’azienda con più di 15 dipendenti. Gli altri lavorano con un contratto atipico (subordinato, co.co.pro, partita Iva eccetera), oppure sono occupati (anche a tempo indeterminato) in una società che ha meno di 15 dipendenti.
Il problema è che chi tocca quell’articolo si brucia. È un tabù. Il 2002 è stato l’anno clou dello scontro sull’articolo 18. Nel luglio di dieci anni fa, fu costretto alle dimissioni l’allora ministro degli Interni, Claudio Scajola, che in seguito alle polemiche sulla mancata assegnazione della scorta a Marco Biagi, che valse la vita al primo teorico italiano della flexsecurity, disse: «Fatevi dire da Maroni se Biagi era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza». Quattro mesi prima l’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati, riuscì a portare in piazza tre milioni di lavoratori per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Oggi la polemica non è mutata. I toni sindacali sono sempre gli stessi. Così come la spaccatura dentro il centro-sinistra. Da un lato ci sono una cinquantina tra deputati e senatori del Pd che sostengono il modello di flexsecurity ideato dal giuslavorista democratico Pietro Ichino. Ieri il senatore pd Giorgio Tonini ha affermato che l’articolo 18 «bisogna cambiarlo senza totem né tabù» e che «c’è la proposta Ichino che prevede il contratto a tempo indeterminato per i nuovi lavoratori, una specie di miraggio nella situazione odierna». Dall’altro il nocciolo duro del partito guidato da Pier Luigi Bersani (da Cofferati al responsabile economico Stefano Fassina) che difende lo status quo.
E se gli industriali aprono al dialogo e al cambiamento (il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, ha detto che il confronto sul mercato del lavoro «va visto nella sua complessità»), sull’articolo 18 i sindacati chiudono preventivamente ogni trattativa. Per la Cgil «l’articolo 18 non è un totem, ma una norma di civiltà che il ministro Fornero sembra dimenticare visto che ricalca il peggio del vecchio governo». Più duro il leader della Cisl Raffaele Bonanni: «Non capiamo che attinenza abbia l’articolo 18 rispetto ai problemi dei giovani e dell’occupazione. È una norma che serve solo a non far commettere abusi alle aziende. Toccandolo si mette a rischio la coesione sociale».

martedì, 20 dicembre 2011

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commenti dei lettori

3 commenti presenti

Franco

21 dic 2011 12:08

Credo che aumentare gli stipendi sia utile per arrivare a fine mese, pensare invece che questo aiuti la crescita dei consumi e di conseguenza la crescita del pil, mi sembra molto difficile......quando si aumentano gli stipendi, aumenta anche il costo dei prodotti e, visto che siamo già invasi dalla concorrenza globale e cinese con prezzi altamente competitivi..quindi se con gli aumenti degli stipendi ti rimane un po' di euro. li spendi per mangiare e per la famiglia...

luciano

21 dic 2011 11:30

Che differenza c'è tra il sen.Tonini e i rappreserntanti della destra economica?Comunque,come dice Bonanni,"non capiamo che attinenza abbia l'art.18 rispetto ai problemi dei giovani e dell'occupazione".

antonio 25/11/1949

21 dic 2011 08:09

Penso che in questo momento delicato,dove si parla di lavoro,pensioni,diritti acquisiti(persi) per alcuni e per altri no.Era ed è giusto un confronto con le parti sociali,i quali sono anche dei tecnici.Visto che da tempo dicono che siamo in recessione.Questo non è stato fatto ed è stato un grosso errore,ci potevamo risparmiare questi ulteriori scioperi e tornare ad una armoniosa prospettiva vera di equità,vedete questo è come un film,la classe operaia medio-bassa i pensionati,di questo veccho film,vedono sempre la prima parte che interessa loro,la seconda parte del film non l'anno mai vista,poichè succede sempre un qualcosa che impedisce la fine del film,Dopo un qualche periodo ecco che il film si ripresenta , peggiorato rispetto a prima,ma ancora una volta solo gli operai medio -bassi e pensionati riescono a vederlo,per il resto continuano gli schermi con la nebbia,vedi parafarmacie,liberalizzazioni in genere,vitalizi,privilegi,accumulo di più incarichi,pensioni d'oro,stipendi d'oro,intrallazzi delle cricche,evasione fiscale e quant'altro serve per riparare il culo a qualcuno,le lacrime della Fornero evidentemente non bastano più,dopo i 10 anni di malgoverno Berlusconi - Bossi,siamo veramente in lacrime.Ho sempre detto che lo scemo del paese sa dove andare a prendere i soldi poichè tanti in paese sfoggiano ricchezze,macchine di lusso,ma si Guardano bene dal dichiarare al fisco i loro introiti.Sarà lo zio di Bonanni lo scemo del paese?

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)