Bossi: «Berlusconi mi fa ridere» Berlusconi: «Lui mi fa piangere»
Ritorno di fiamma. L’ex premier critica la manovra del suo successore. Sulla Lega: «Da sola è destinata alla sconfitta».
«Monti è disperato, con il suo decreto sta facendo marcia indietro su tutto. Ma ha i giornali dalla sua parte». Sorridente. Carico, come non si vedeva da tempo. Silvio Berlusconi sceglie la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa per rompere il silenzio in cui si è asserragliato da settimane. Fa capire che è ancora in campo, eccome. La fiducia di oggi non è in discussione: «Voteremo la manovra perché in una situazione di emergenza va scelto il male minore». Epperò l’appoggio a Monti non è incondizionato. Il messaggio viene recapitato senza perifrasi: «Non c’è nessuna certezza sulla durata del governo, non è detto che questo governo abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura, in un momento come questo qualsiasi giorno può portare a cambiamenti importanti. Noi siamo pronti a votare». Per la prima volta da quando è in carica il nuovo governo l’ex premier scandisce la parola elezioni. E si rivolge al partito trasversale che vuole le urne. Abile comunicatore, non a caso cita gli ultimi sondaggi: «Se una forza politica vedesse che i sondaggi gli danno la vittoria sicura, avrà interesse a far sciogliere le Camere. Io credo che noi sapremo anche resistere. Io sono responsabile ma altri non hanno lo stesso senso dello Stato e la stessa responsabilità». Parole sprezzanti, sicurezza ostentata. L’ex premier gioca con parole e segnali nell’epoca del paludato Monti style. Ecco il colpo ad effetto, per far capire che pure i bocconiani si logorano in questo paese: «Sto leggendo in questi giorni le lettere di Benito Mussolini e Claretta Petacci. Mi ritrovo in molte di quelle situazioni. Diceva che è inutile governare l’Italia, e poi ha detto che è impossibile. Io mi ritrovo in questa affermazione». E quanto la svolta elettorale sia pensata e studiata, lo dimostra l’attenzione alle ultime rilevazioni che danno gli schieramenti alla pari, o i toni quasi elettorali usati verso la sinistra: «È divisa in tre tronconi: quello giustizialista di Di Pietro, quello estremista di Vendola e poi c’è il Pd che ha cinque leader in competizione l’uno contro l’altro». Il gioco delle parti prevede che il candidato ufficiale sia Angelino Alfano, bravissimo, lodatissimo, indicato come «futuro premier». Chissà. Tra la i parlamentari e i big del Pdl che ascoltano nessuno crede che il passo indietro sia vero. Perché Berlusconi, in versione scintillante, non parla affatto da padre nobile. Basta ascoltare il passaggio sull’Europa. Quando l’ex premier si toglie più di un sasso dalla scarpa, soprattutto sull’Europa: «Cameron - scandisce - ha fatto bene. Io avrei messo il veto contro questa politica recessiva. Mi ero già opposto diverse volte a questa volontà di introdurre come obbligo assoluto il fatto che i vari paesi puntassero, entro il 2013, 2014 o 2015 alla parità di bilancio eliminando il deficit. Questa è una cosa assolutamente assurda. E appena io non sono stato là a porre il veto è passata». Di lotta e di governo, Berlusconi fa pesare l’appoggio parlamentare a Monti, la generosità di un passo indietro fatto pur non essendo stato sfiduciato, toglie la faccia da un’operazione costretto a sostenere suo malgrado. Insomma, solito ritornello, la maggioranza è tecnica, il sostegno responsabile, nessun rapporto organico con i professori, che finito il compito «torneranno da dove sono partiti. Ed è proprio la tentazione delle urne che rende i toni verso la Lega ancora concilianti, al netto di un po’ di fuochi d’artificio. Osservazione di Vespa: «Bossi dice che si farebbe una risata se la incontrasse». Risposta: «Potrei dire che a me viene da piangere ma non lo dico. La Lega è tornata al suo carattere quello che sono riuscito a contenere in queste anni di alleanza. Bossi sta facendo il suo gioco, sta pensando a conquistare più consensi. Ma se vanno da soli alle prossime amministrative perdono». Il bersaglio, quello vero, non è l’(ex?) alleato. Piuttosto il governo. Altra raffica, alla vigilia della fiducia: «Non si possono toccare le pensioni, se si toccano i diritti acquisiti, o fare la patrimoniale continuativa per i capitali rientrati con lo scudo fiscale. Non ne facciamo una battaglia a difesa degli evasori, ma uno Stato non può fare queste cose». Gran finale: «Nel decreto ci sono molte disposizioni che potremo sicuramente cambiare in futuro se gli italiani ridessero a noi il governo del paese».
giovedì, 15 dicembre 2011
commenti dei lettori
2 commenti presenti
rebyjaco
16 dic 2011 18:24
Sono due mostri della ""Fantapolitica"", uno Sciamano"" o ""Stregone"" che dir si voglia, incapace di ""capire"" cosa sia LA POLITICA, ma fornito di furbizia e beceraggine sufficiente per attirare gli ""Idioti Inutili"" ,necessari per aver un peso politico, e un ""Ciarlatano"" o ""Istrione dell'imprenditoria"" che, trasformatosi per SUA necessità economica in uno Psicopatico della politica, e grazie allo squallore di dirigenti impresentabili dell'opposizione, è arrivato a Capo di un Governo composto dai peggiori soggetti in circolazione dopo Tangentopoli. Inquisiti e condannati, Mignottocrazia, Mercenari, e suoi Dipendenti, hanno composto un insieme di saccheggiatori che hanno portato il Paese al fallimento e al degrado morale, fornendo all'Europa e al Mondo, uno spettacolo talmente degradato, che ha obbligato il ""Mondo Civile"" ad intervenire nel tentativo di salvarci da un suicidio economico imminente e di dubbia soluzione. Questa è l'accoppiata Bossi /Berlusconi, dove l'uno ha venduto il partito all'altro in cambio di denaro e posti di comando in Comuni, Provincie e Regioni. L'agonia sarà ancora lunga, ma la morte economica e morale, rimane una certezza inevitabile. Solo la Distruzione di questa classe politica, può permettere un duro Rinascimento.
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)