«Tempi stretti». Comincia la triangolazione tra governo, sindacati e partiti in vista della riforma. Dalla prossima settimana, via al confronto tra Fornero e le parti sociali. Possibile che il primo intervento sia sugli ammortizzatori sociali. Bersani scrive la sua «agenda 2012».
Nella foto: Elsa Fornero e Mario Monti
«Si cominci dagli ammortizzatori sociali». Il primo tassello della grande partita sulla riforma del lavoro lo metterà oggi Pier Luigi Bersani. Che affida la sua «agenda 2012» a una lettera a Repubblica. La strada verso l’accordo è strettissima. «C’è un rischio reale di tensioni sociali nei prossimi mesi», ha scritto Susanna Camusso. «Senza concertazione il paese andrebbe allo sbando», dice il leader della Cisl Bonanni evocando, ai microfoni Rainews24, il rischio di «un clima torbido». Per questo, Mario Monti ha invitato Elsa Fornero a muoversi col massimo della cautela nel perimetro di un’agenda già fissata. Dalla settimana prossima, infatti, il ministro del Welfare incontrerà uno per uno - e poi, in seguito tutti insieme - i leader delle parti sociali. Dopo la fase istruttoria, sarà il presidente del Consiglio in persona a cercare la quadra insieme a sindacati e imprese. Il tutto con l’obiettivo di confezionare la riforma entro un mese, per portarla al vaglio del Parlamento entro la fine di febbraio. L’unica certezza, che emerge dai contatti informali intercorsi a ridosso di Capodanno tra Palazzo Chigi e i sindacati, è che la pre-condizione chiesta dal trittico Cgil-Cisl-Uil è che nel primo giro di tavolo ci sia la riforma degli ammortizzatori sociali. L’ex ministro Cesare Damiano, vicinissimo alle posizioni del sindacato di Corso d’Italia, lo dice con nettezza: «È fondamentale in questa situazione dare impulso alla crescita e difendere i lavoratori con un intervento sugli ammortizzatori sociali». Paolo Nerozzi, altro esponente del Pd che dentro il sindacato ha trascorso parte della sua vita, dà forza al medesimo concetto: «È dalla riforma degli ammortizzatori sociali che si deve partire. Altrimenti...». Oltre i puntini di sospensione di Nerozzi c’è quello che una parte del Pd, a cominciare dal segretario Pier Luigi Bersani, ripete da settimane: «L’articolo 18 deve rimanere fuori dalla riforma». Anche perché, è il sottotesto, il rischio che i sindacati mettano in agenda un altro sciopero generale è sempre dietro l’angolo. Il segretario del Pd sa perfettamente che il dossier divide a metà il suo partito. Per questo ha deciso di iniziare il 2012 fissando, a mo’ di linea del Piave, una serie di paletti in un lungo intervento che ha inviato a Repubblica. Nel testo, una specie di «agenda 2012», Bersani segue la stella polare del discorso di fine anno di Giorgio Napolitano. Ed elenca una serie di proposte seguendo tre diverse direttrici: «Europa», «agenda del governo» e «riforme». Nella parte dell’intervento dedicata al lavoro, Bersani evita di citare l’articolo 18. Ma, pur segnalando l’urgenza di togliere di mezzo «alibi e ideologie», spiega che la prima riforma deve riguardare gli ammortizzatori sociali. Un avviso al governo, naturalmente. Ma anche un messaggio a uso interno, per evitare il remake dello scontro andato in scena dentro il Pd dopo l’intervista rilasciata qualche settimana fa dal ministro del Welfare al Corriere della Sera. Non è tutto. Bersani mette a fuoco anche quelli che, secondo lui, dovrebbero essere i piani dei partiti all’interno del Parlamento. E fissa cinque punti di una «grande riforma»: riduzione del numero dei parlamentari, un ulteriore taglio ai costi della politica, la fine del bicameralismo perfetto, la riforma dei regolamenti di Camera e Senato e, soprattutto, la riforma elettorale. Il segretario del Pd, tatticamente, cita la proposta di legge votata mesi fa dall’assemblea nazionale dei democratici (proporzionale con collegi piccoli, che mantiene intatto il bipolarismo e garantisce l’alternanza uomo-donna nelle liste). Ma tutto, come Bersani sa perfettamente, è appeso alla decisione della Consulta sui referendum. Traduzione: se entro il 15 gennaio la Corte Costituzionale darà il via libera ai quesiti, a quel punto il tavolo della riforma elettorale partirebbe dopo una consultazione dal risultato scontato (quorum raggiunto e porcellum abolito). In caso contrario, come pensano molti dei costituzionalisti che hanno firmato l’appello alla Consulta pubblicato giorni fa dal Corriere della Sera, il rischio è che non se ne faccia nulla (e che il porcellum rimanga in vigore anche per le prossime elezioni). Nel frattempo, Monti continua a tenere contatti continui e costanti con i leader del partiti. Uno di loro, dopo l’ultimo colloquio telefonico col capo del governo, giura che lavoro e riforme elettorali finiranno - nei prossimi giorni - in secondo piano. Anche perché, scommette la fonte, «il premier sorprenderà tutti presentando un piano su liberalizzazioni e concorrenza che restituirà fiducia tanto ai mercati quanto ai cittadini». La lenzuolata di SuperMario è pronta per il varo?
lunedì, 2 gennaio 2012
commenti dei lettori
2 commenti presenti
antonio 25/11/1949
03 gen 2012 19:22
HO SEMPRE PAURA QUANDO I CERVELLONI PARLANO NON CHIARO,VORREMMO VEDERE VERAMENTE LA SECONDA PARTE DEL FILM DOVE CI DEVONO ESSERE I TAGLI SUGLI STIPENDI DEI MENAGER PUBBLICI,I TAGLI SUI PRIVILEGI DEI VITALIZI,LA PATRIMONIALE,LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI,L'ICI PER LA CHIESA,RINUNZIA ALLA COMPRA DEGLI AEREI MILITARI,RINUNZIA DEL PONTE SULLO STRETTO,
MAURO
03 gen 2012 09:48
SONO SPOSATO REGOLARMENTE DA PIU' DI 10 ANNI CON CITTADINA CUBANA,
CON LA QUALE HO AVUTO 2 FIGLI.....NATI COME ME IN ITALIA....................
ORA DOPO 11 ANNI QUASI DI MATRIMONIO , MI PIACEREBBE CHE ANCHE LA MIA CONSORTE,
POTESSE ACQUISTARE LA CITTADINANZA ITALIANA .....,
ANCHE PERCHE' CHI CAMBIA PAESE DI ORIGINE ( COME LA MIA CONSORTE....),
NON HA DIRITTO DI VOTO NE A CUBA NE IN ITALIA.
.....PRATICAMENTE E' 1 ATTACCAPANNI.
NON CREDO PROPRIO CHE SIA GIUSTO COSI'.
SE SBAGLIO RISPONDETEMI.
UN SALUTO MAURO SIOTTO
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)