Plauso. La cancelliera è «impressionata dalla velocità con la quale sono partite le riforme».
Nessuna «fonte di infezioni per la zona euro», l’Italia non è un virus, ma un elemento di stabilità in più per far uscire l’Europa dalla crisi. Mario Monti, da Berlino alla seconda tappa della sua tournée per le capitali che contano, non si spinge fino a definire il Belpaese un toccasana, ma rivendica con evidente orgoglio i meriti del suo governo nel declinare le riforme e la «maturità» degli italiani nell’accettare i sacrifici. Per poi partire al contrattacco e chiedere la dovuta protezione, oltreché considerazione. Il 20 gennaio a Roma, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy renderanno visita al premier, ansioso di trasformare il tandem franco-tedesco in un triciclo. È necessaria «una forte cooperazione di Francia, Germania e Italia che possa offrire vie per una soluzione» alla crisi, ricordava ieri Monti. Non si sa Berlino e Parigi vorranno ampliare il direttorio, ma per ora non lesinano i complimenti al nuovo governo. «L’Italia ha fatto cose straordinarie» ha detto ieri una Merkel «impressionata dalla velocità con la quale sono partite le riforme». «Noi - insiste la cancelliera - abbiamo seguito con grande rispetto la loro attuazione, credo che il lavoro del governo italiano in questo modo viene onorato». Il copione, almeno all’inizio, è lo stesso della visita di lunedì a Parigi, la differenza la fa il fatto che la crescita, visti gli umori dell’anfitriona, finisce in un secondo piano. Per Merkel, l’ha detto ancora ieri con chiarezza, non bisogna spendere denaro pubblico, ma produrre ricchezza e occupazione puntando solo sulle riforme strutturali, un metodo a metà destinato a condannare il Sud d’Europa ad anni di recessione. Tornando alla strategia diplomatica targata Monti, cambia l’interlocutore e in parte gli argomenti, ma la scaletta no: prima rivendica quanto fatto, incassa i complimenti e poi chiede un intervento europeo. A Berlino lo fa partendo da lontano. «I tassi di interesse sul debito italiano non sono più giustificati visto lo sforzo dell’Italia», apprezzato anche «dagli stessi mercati». Ma visti i tempi necessariamente lunghi per trasformare le dure manovre di aggiustamento in spread più magri, il premier lancia il suo affondo-appello: «Ci aspettiamo dall’Europa, di cui l’Italia fa parte, la messa a punto di meccanismi che facilitino la trasformazione di buone politiche in tassi di interesse più ragionevoli». Più tardi, chiuso l’incontro con la Merkel e parlando all’ambasciata italiana con le televisioni tedesche, Monti ribadisce il suo obiettivo con una battuta: «Mi interessa più il miglioramento dello spread che quello dello stile». Parole giustissime, che però si scontrano con la passività tedesca nel prendere le decisioni necessarie per blindare l’euro, al di là dei richiami alla disciplina. Il fatto è che per la Germania le cose al momento non vanno poi malissimo. I dati sulla crescita dell’ultimo trimestre non sono certo ottimi, anzi negativi, ma comunque si cresce al 3 per cento annuo mentre altre cifre fanno sorridere il governo Merkel. L’altro ieri il Tesoro ha piazzato 3,9 miliardi di titoli a 6 mesi a un interesse del -0,0122 per cento, ossia la Germania, grazie alla crisi e all’austerità (imposta agli altri), ci guadagna. «Il governo tedesco si muoverà, eventualmente, solo dopo l’approvazione del Trattato intergovernativo», spiega una fonte comunitaria, «al momento è lì che è concentrato, scordiamoci la crescita o altre concessioni». E qui si arriva al nocciolo del viaggio di Monti: premere su Berlino perché sia meno duro nei negoziati in corso a Bruxelles sul nuovo trattato intergovernativo. Il resto si vedrà dopo. Cominciata malissimo, la partita del Trattato si sta mettendo un po’ meglio per l’Italia, ma solo un poco. Nell’ultima versione presentata da Van Rompuy ai rappresentanti diplomatici dei 26 che si ritroveranno oggi a negoziare non si parla di crescita e gli eurobond vengono esclusi, ma si va verso una minore mano dura nella riduzione del debito. Si parla infatti di «fattori rilevanti» che possono limitare l’obbligo a limare il debito di un ventesimo all’anno mentre l’intesa produrrà i suoi obblighi solo a partire dal 2014 (anche se già da dicembre è in vigore il six pack, che prevede la stessa riduzione, per quanto calcolando il ventesimo su una media triennale e non su un valore fisso annuale). Altre limature, il ruolo più defilato della Corte di giustizia Ue e, andando in generale, la porta che rimane aperta per la Gran Bretagna, in caso di ripensamenti.
mercoledì, 11 gennaio 2012
commenti dei lettori
2 commenti presenti
honhil
12 gen 2012 11:13
Arrivano i saldi, evviva. Adesso francesi e tedeschi possono comprare con sconti del 40% , 50% e 60% le nostre banche e quello che ci sta dentro. Comprese le tonnellate d’oro nei forzieri di Bankitalia. Ecco le cose straordinarie dall’Italia. Ed ora che Merkel e Sarkozy hanno centrato i loro obiettivi possono vezzeggiare Monti.
guido laudi
12 gen 2012 09:44
...Mentre gli italiani sono impressionati dal fatto che alle tasche sempre più vuote fa da contrappunto uno spread sempre più pieno...A parte i flirt con frau Angela, che talvolta potrebbe anche risparmiarci, al momento non vedo tangibili risultati portati dal sobrio primo ministro. Anzi, le uniche note positive documentate riguardano la riduzione del rapporto debito/Pil avvenuta nel terzo trimestre dello scorso anno. Peccato che a quella data il nuovo governo non avesse ancora emesso i primi vagiti...
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)