lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:24

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Referendum, la lunga notte
della Corte costituzionale

di Tommaso Labate

Retroscena. La Corte prende tempo perché manca un orientamento prevalente. In Aula alla Camera si diffonde una notizia falsa che porta molti deputati a mostrare le carte. In ogni caso, spaccatura in vista per Pdl e Pd.

La decisione di far slittare a oggi la sentenza sui referendum è il segnale che tra i giudici della Consulta non c’è un orientamento prevalente.
La partita sul destino della consultazione popolare è aperta. Ma non a tutti i risultati. La tripla 1-X-2, stando ai costituzionalisti (bipartisan) meglio sintonizzati con le antenne della Consulta, sarebbe stata accantonata. Lasciando due sole opzioni. La prima è quella che dà conto delle voci di una maggioranza (risicata) di giudici costituzionali orientati a giudicare «non ammissibili» entrambi i quesiti referendari. La seconda, che prende corpo nel pomeriggio di ieri, evoca la sensazio che la Consulta si muoverà su un doppio binario: non ammettere il quesito che prevede l’abrogazione totale del Porcellum (impedendo di conseguenza la reviviscenza automatica della legge precedente, il Mattarellum) e promuovere invece quello sull’abrogazione parziale. Magari inserendo, in calce alla sentenza, un esplicito invito al Parlamento a procedere in ogni caso a una riforma elettorale.
«Non so quale sarà il pronunciamento della Corte. Ma potrà essere positivo soltanto sulla base di motivazioni politiche, che dipendono dall’elevato numero dei sottoscrittori, dei media e dell’indebita invasione di campo dei sottoscrittori dell’appello dei professori di diritto costituzionale», mette a verbale il leghista Roberto Calderoli. Un pensiero che, paradossalmente, pare (silenziosamente) condiviso dalla maggioranza dei leader di partito della maggioranza. Non da Antonio Di Pietro, ovviamente, che spinge sull’acceleratore dei quesiti. E nemmeno da Arturo Parisi, altro frontman del comitato referendario, che si chiude in «rispettosa attesa» pur essendo «convinto delle nostre ragioni».
Domanda: com’è possibile dimostrare che la stragrande maggioranza dei leader di partito pensa quello che solo Calderoli ha detto? La risposta arriva direttamente dall’Aula di Montecitorio. Dove ieri pomeriggio va in scena, per almeno una decina di minuti, un film a metà tra il comico e il grottesco. Qualche onorevole mette in giro la notizia (falsa) che la Consulta si è appena espressa. E la voce passa di banco in banco fino a raggiungere le file nobili del gotha del Pd. Si forma un capannello al quale partecipano - tra gli altri - Massimo D’Alema e Dario Franceschini. «Era scontato che finisse così», «si sapeva che la Corte avrebbe respinto i quesiti», «era una decisione ovvia», è l’adagio pressoché unanime delle voci che si fondono nella discussione. Che termina soltanto quando lo scrupoloso segretario d’Aula Roberto Giachetti si prende la briga di farsi un giro sulle agenzie di stampa: «Ma qua non c’è nulla. La Corte non s’è ancora espressa». Il misterioso burlone che mette in giro la voce riuscirà a rimanere anonimo. Ma la storiella mostra l’aria che tira dentro un Palazzo in cui Pdl, Pd e Terzo polo sono pronti a sedersi a un tavolo seguendo la stella polare di un «accordo cornice» sottoscritto da tutti: il Senato si occuperà del passaggio dal bicameralismo perfetto al monocameralismo, mentre la Camera prenderà in esame la legge elettorale.
Già, ma quale modello? E soprattutto, che cosa succederebbe se la Corte ammettesse anche soltanto uno dei quesiti? E qui la spaccatura trasversale tra maggioritaristi e proporzionalisti - dentro Pdl e Pdl - si farebbe sempre più marcata. Pier Luigi Bersani, infatti, ha dato mandato a un tridente formato da Franceschini, Giarda e Gianclaudio Bressa di portare a casa una riforma prima dell’eventuale consultazione popolare. Un’ipotesi che va bene a Enrico Letta («La riforma va portata avanti a prescindere dalla Consulta») ma non ai referendari del Pd. Anche il Pdl vive ore d’ansia. Perché la truppa di Angelino Alfano, con la collaborazione degli scajoliani, è pronta a sedersi a un tavolo per ragionare sul proporzionale. Ma su una proposta diversa da quella dei maggioritaristi, il cui portabandiera è tornato ad essere il vicecapogruppo al Senato Geatano Quagliariello.

mercoledì, 11 gennaio 2012

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commenti dei lettori

1 commento presente

Moreno Lupi

12 gen 2012 15:08

La Consulta non ammette i referendum La Camera dice no all’arresto di Cosentino Abbiamo trovato abbondanti compratori dei nostri titolo di Stato annuali offrendo interessi fisiologici del 2,73%. Lo spread a 427. Abbiamo, in un colpo solo, risparmiato tanti milioni di euro. Quasi una festa nazionale. Perché qualcuno ha avuto un travaso di bile?

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)