Partiti & Porcellum Come vent’anni fa? Forse anche peggio
di Paolo Franchi
La sensazione in questi giorni, è di ritrovarsi nella stessa situazione di vent’anni fa. Con una crisi di rigetto della politica da parte degli italiani.
Qui sotto Buffalmacco se la prende a modo suo con costituzionalisti, giuristi, politologi e via elencando, rei di assillarci da anni senza costrutto con suggestive proposte di ortopedia istituzionale ed elettorale che dovrebbero, nelle ambizioni, aggirare con ingegnosi éscamotage la crisi della politica; ovviamente senza riuscirci, e anzi aggravandola. Ha più di una ragione, Buffalmacco. E pone una questione che non si lascia affrontare soltanto a colpi di punture di spillo polemiche, e che va assai oltre il computo dei vizi e delle virtù delle categorie sopra citate. Tutto è cominciato, grosso modo, una ventina di anni fa, quando in un battibaleno venne giù, come un termitaio, la cosiddetta Prima Repubblica. La responsabilità più grave dei gruppi dirigenti politici dell’epoca fu quella di reputarsi, se non proprio eterni, intangibili e inossidabili, e quindi di non accorgersi nemmeno di quanto fosse cambiato l’habitat nel quale operavano: proseguirono nelle loro pratiche e nei loro riti fino all’ultimo, indifferenti al mondo che stava per crollargli addosso. Decisiva, e magari anche mirata, fu certo l’iniziativa dei magistrati. Ma nessun magistrato sarebbe riuscito a scoperchiare la pentola se il sistema politico (allora di diceva: il sistema dei partiti) non fosse già stato in preda a una vistosissima crisi di rappresentanza, anche se non ancora di legittimità. Fu allora (ricordate Mario Segni, e la stagione dei referendum?) che prese corpo l’idea, un po’ balzana, che una politica palesemente incapace di rinnovarsi e di riformarsi da sé sarebbe stata rinnovata e riformata (nonché ridimensionata) soprattutto tramite un radicale cambiamento, in senso maggioritario, del sistema elettorale. Fu allora che cominciarono ad avere uno spazio e un peso ogni giorno più forte quelle “mirabolanti proposte” di ingegneria (o di ortopedia) istituzionale ed elettorale su cui esercita il suo sarcasmo Buffalmacco. Ognuno aveva la sua, magari presa a prestito nell’altro capo del mondo. Tutte si presentavano come risolutive. Anzi: palingenetiche. Non posso e non voglio ricostruire qui, nemmeno per sommi capi, una storia lunga e a tratti surreale. Sta di fatto che tanto ardore ha prodotto prima il Mattarellum (all’epoca spernacchiato, oggi ricordato come età aurea) e poi l’orrendo Porcellum, nonché una quantità di leggi elettorali (nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni) ciascuna ben diversa dall’altra. Sarebbe da idioti mettere in conto tanti disastri ai politologi e ai referendari, ci mancherebbe. Ma non è intelligentissimo nemmeno far finta di non vedere che l’idea di surrogare la politica con la politologia, i contenuti del confronto elettorale con le norme che lo regolano, il merito con il metodo, non stava e non sta in piedi. La sensazione più sconfortante, in questi giorni, è di ritrovarsi grosso modo nella stessa situazione di vent’anni fa. Con una politica altrettanto cieca e sorda, e vittima in primo luogo per colpe proprie, esattamente come allora, di una crisi di rigetto da parte delle stragrande maggioranza degli italiani, di quella stessa stragrande maggioranza di italiani che fino a ieri ci era stata rappresentata come se fosse divisa in due gigantesche curve contrapposte, di qua i tifosi di Berlusconi (milanista sì, ma fidanzato d’Italia, come la Juve dei tempi andati), di là i suoi fieri nemici, divisi tra loro, certo, ma tutti uniti nell’avversione al tiranno (proprio come l’Italia anti juventina di una volta). Ma, a guardar bene, la situazione è persino peggiore. Perché allora una speranza di cambiamento, per quanto ingenua, per quanto rozza, per quanto mal riposta c’era. E adesso non c’è. O, se c’è, di sicuro non si affida alla politica, considerata nel migliore dei casi un peso morto, nel peggiore un prezzo intollerabilmente esoso. Qualcosa da togliere di mezzo, o comunque da ridurre al lumicino, piuttosto che da riformare. Io non so come i partiti, o questi ectoplasmi che ci ostiniamo a chiamare partiti, occuperanno il tempo che ci separa dalle elezioni. Come tutti ci credo poco: ma spero, naturalmente, che diano retta al capo dello Stato, l’unica vera risorsa politica e istituzionale di cui disponiamo, e provvedano a cambiare una legge elettorale, il Porcellum, che, anche se molti non se ne accorgono, si è tramutato in uno strumento potente della loro ulteriore delegittimazione. Se, con un soprassalto di senso di responsabilità lo facessero, si tratterebbe di un atto (dovuto) di decenza. Ottima cosa, perché di un minimo di decenza abbiamo tutti bisogno. Ma ritrovare un ruolo, una funzione democratica e nazionale, una ragione sociale di esistenza che non si esaurisca nell’istinto di autoconservazione, è un’impresa infinitamente più difficile e complicata. Che nessuno può sobbarcarsi al posto loro.
sabato, 14 gennaio 2012
commenti dei lettori
6 commenti presenti
Enrico Motta
20 gen 2012 07:54
Gent. Dott. Franchi, mi ha fatto piacere leggere che anche Lei ritiene errata la speranza che cambiando le leggi elettorali, o l'assetto istituzionale, si risolve tutto.
Secondo me dovrebbe essere tenuto ben presente, per non andare incontro ad altre delusioni, che in qualsiasi modo si elegge il parlamento, se uno o più eletti decidono di cambiare schieramento, la maggioranza uscita dalle elezioni può andare in crisi.
Mi sembra anche impossibile e inopportuno togliere ai singoli parlamentari la facoltà di uscire dal gruppo in cui sono stati eletti; per cui è inutile puntare tutto sui sistemi elettorali, e sperare che risolvano i problemi della politica.
Cordiali saluti Enrico Motta Milano
fuma'47
16 gen 2012 18:47
Partiti porcellum: come sempre!!!
Leonidas
16 gen 2012 17:27
Sinonimi di rigetto: intolleranza, rifiuto, disgusto, nausea, ripugnanza, vomito, repulsione, ributto, ripulsa, rigurgito. Credo che questo sia ciò che provano gli italiani per i politici attuali
Draguignan
16 gen 2012 10:46
Riduzione dei parlamentari? Ma se i comunisti hanno già boicottato una volta con il referendum e lo stanno già tentando una seconda volta con un disegno di leggina!!!! Il loro sogno è un' Italia alla bulgara o alla rumena (fate voi) di poveri in canna magari con il modello Piscia(su di noi)pia
Frederika
16 gen 2012 10:19
Mah mi sa tanto di politichese.Dire molto per non dire assolutamente nulla!Rinnovare è possibile...ma partendo dal basso,da illustri sconosciutti della attuale classe politica di vecchi babbione e dinosauri!!!
michela
15 gen 2012 20:02
Secondo me l'unica riforma elettorale che può dare di nuovo un pò di credibilità alla rappresentanza politica è quella che riduce drasticamente il numero dei parlamentari e i loro compensi,oltre la non rieleggibilità dopo due mandati.E' ormai molto chiaro a tutti gli Italiani che i loro rappresentanti non agiscono affatto per il cosidetto ^bene comune^,come hanno cercato di far credere,o almeno per il ^buon governo^per garantire agli italiani il benessere economico e sociale,ma a partire grossomodo dagli anni '70 il debito pubblico ha cominciato a cumularsi perchè si è continuato ad approvare e promulgare leggi a dir poco dissennate.I partiti hanno pensato solo a spartirsi il potere fine a se stesso,pretendendo addirittura il finanziamento pubblico,il rimborso delle spese elettorali in maniera esorbitante e scandalosa...e altro ancora.Quale riforma elettorale potranno produrre se effettivamente non si sono resi conto del cambiamento attorno a loro,del grado sfiducia e di impopolarità a cui sono pervenuti ?Nonostante tutto alcuni di loro pensano di sopravvivere contando,forse , sul detto:^Italiani,brava gente^?Non credo possa essere così,perchè basta leggere i commenti sui vari blog.
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)