«Non credo che il governo presenterà la riforma senza un accordo con le parti sociali. Se andrà avanti da solo, come reagirà il Parlamento?». Raffaele Bananni, segretario generale della Cisl, è fiducioso.
Da quanto emerge, sembra prendere piede il modello di riforma studiato da Pietro Ichino, è così? Sono cose che dite voi giornalisti. Per il momento è solo una discussione.
Una discussione accesa però. La Fornero ha spiegato che la riforma si farà con o senza il via libera di sindacati e imprese. Sono affermazioni che qualcuno ha voluto edulcorare e forzare. Quello che ha detto il ministro del Welfare è che il governo deve presentare a breve una riforma del lavoro e la vuole fare con noi. Significa che se l’esecutivo non trova un accordo con le parti sociali si va avanti lo stesso. Non è però una provocazione. L’affermazione della Fornero non mi fa preoccupare, anzi mi responsabilizza. Dobbiamo trovare una soluzione? Bene, la troveremo. Questo il governo lo deve capire, come ha già capito che deve presentare la riforma del lavoro per rassicurare l’Europa. Ma ci sono modi differenti per arrivare alla stesura di questa riforma: può includere anche misure che si possono raggiungere semplicemente facendo lavorare le parti e individuando quegli strumenti che sono stati già sperimentati.
Si riferisce all’apprendistato? Sì. Mi sembra un buon canale per i giovani. Il nostro obiettivo è rafforzare l’esito finale dell’apprendistato con il lavoro a tempo indeterminato. Una proposta che ha trovato anche il favore delle imprese e delle Regioni. Sembra che anche il governo sia disponibile a trattare sull’apprendistato e sugli sbocchi lavorativi una volta terminato.
Il governo dice che l’Europa ci impone una grande riforma del lavoro che aumenti i salari, che abbatta il precariato e che rafforzi gli ammortizzatori. Che cosa succede se non si riesce a presentare a breve questo provvedimento? Non dobbiamo farci incastrare dalla fretta. Possiamo fare tante cose, ma con più tatto e con molta più umiltà da parte di tutti i protagonisti. È la prima volta che si trovano sindacati e imprese d’accordo su un’ipotesi di riforma così articolata. Il governo dovrebbe valorizzare proprio questa sintonia. Se la Fornero decidesse di andare avanti da sola, come reagirà il Parlamento? Con lo scavalcamento di tutte le parti sociali quale partito ci metterà la faccia nel momento del voto sulla riforma? Avete parlato di flessibilità in entrata e in uscita, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di menzionare l’articolo 18. Qual è il timore? Gli altri non ne hanno parlato. Io non ho nulla da nascondere.
Cosa proponete sulle partite Iva? C’è una piccola parte che è costituita da veri professionisti autonomi che fatturano le loro prestazioni. Bene, le partite Iva le lascerei solo a loro. Tutto il resto è fittizio. Si tratta semplicemente di stratagemmi contabili per pagare meno tasse e meno contributi. Per le finte partite Iva, ma la ricetta vale anche per i contratti in compartecipazione e per i Co.co.pro, bisognerebbe far pagare a tutti la stessa contribuzione a fronte del medesimo salario. Questo è l’unico modo. Per esempio, ci sono migliaia di partite Iva che hanno come unico cliente la stessa azienda che li fa lavorare. È un’assurdità.
Quando il prossimo incontro? Con il governo la prossima settimana e lunedì ci sarà una riunione tra le parti.
Che ne pensa dell’uscita di Monti sulla “noia” da posto fisso? Non credo che la pensino allo stesso modo quei lavoratori precari che guadagnano mille euro al mese. Forse la pensano come lui quei signori che hanno un enorme conto in banca. Per loro, probabilmente, lo stesso lavoro per sempre è una monotonia. Ma tutti i giovani che prendono pochi soldi e hanno un lavoro claudicante non si possono permettere il lusso della noia.
Quanti soldi si investiranno per la riforma? La cosa interessante è capire come detassare ancora di più la produttività.
Tra quante settimane vedrà la luce il provvedimento? Entro un mese credo. Il governo deve avere pazienza. Le parti, sindacati e imprese, ce l’hanno.
È un auspicio? Rispetto all’ultima volta ho ritrovato un po’ più di fiducia.
giovedì, 2 febbraio 2012
commenti dei lettori
3 commenti presenti
Denver
03 feb 2012 15:56
Caduto il comunismo, a ruota il sindacalismo delle pretese assurde. Le trentasei ore, la giusta causa, addirittura la casa un diritto, dividendi sul ricavo in fabbrica. L'ammanco e' grosso, non si colma in un annetto.
Andrea Pini
03 feb 2012 15:41
Una potenza come gli USA, e' divenuta tale anche per la scarsa influenza dei sindacati, polarizzati gia al loro primo altola'. La competizione comprende anche il lavoro, quest'ultimo appartiene al libero mercato. Regolarsi.
maria
03 feb 2012 12:07
Il Dandy Bonanni, si trova in questo momento in una situazione difficile.
Non può usare il solito e vecchio sistema dell'inciucio ( e gli accordi personali segreti) con il Governo attuale, non c'è l'amico Sacconi o il compare Brunetta per trattare.
Se perde (come accadrà) questa volta il vero perdente sarà lui e la Uil ovvio,la CGIL è abituata ad essere messa all'angolo (grazie al PD) e si sarà preso la responsabilità di affossare il Sindacato in generale.
Che è poi il disegno un po piduista in atto.
Rompere le reni all'ultimo bastione di opposizione in questo paese.
Bonanni sente questa responsabilità e terrà duro...finchè non otterrà la solita proposta indecente ( nel segreto delle stanze) per vendere i lavoratori e accetterà.
Accetterà tutto vantando vittorie sul campo e poi ce lo troveremo in parlamento con il suo bel ciuffo argenteo da Dandy.
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)