Cento anni fa la società inventava un luogo per rendere accessibili gli spettacoli a tutti i cittadini.
Nella foto: Il Piccolo Teatro (Mi)
Teatro per il popolo e del popolo. È quello che, nel 1911, vuole istituire la società Umanitaria perché la scena teatrale torni a coloro cui era destinata sin dal principio (e per tutto il ‘600 fino a divenire esclusivo appannaggio delle èlite aristocratica prima, alto borghese poi): i cittadini. A farlo non poteva che essere la società cui si devono scuole d’arti e mestieri, le case dei bambini (con il metodo Montessori), la Scuola del Libro. E la cui Camera del popolo-i creata insieme alla Camera del lavoro- fu, tra il 1910 e il 1926, il cuore pulsante delle “migliori sinergie proletarie del paese” (qui il 24 novembre 1914 viene decretata l’espulsione di Benito Mussolini dal partito socialista). Fu insomma Umanitaria a volere istituire una “cittadella del proletariato” e poi quel Teatro del Popolo, appunto, che nel 2011/2012 festeggia la centesima stagione con un calendario di concerti e appuntamenti (grazie a Piccolo Teatro di Milano, l’Accademia del Teatro Filodrammatici, il Conservatorio e la Camera del Lavoro di Milano). Mentre la città designata non poteva che essere quella Milano che ne accoglierà poi l’eredità ospitando anni più tardi il Teatro sociale di Paolo Grassi e Giorgio Strehler oggi, non a caso, Teatro d’Europa. E quale luogo più adeguato di un ex stabilimento industriale (il Tecnomasio Brown Boveri) come sede di un ambizioso progetto culturale: diffondere le rappresentazioni sceniche tra i lavoratori. Tuttavia non tutti, e non subito, furono d’accordo, tanto da dover tutelare il regolare svolgimento degli spettacoli visto che, in alcuni ambienti del movimento sindacale viveva ancora l’idea che assistere ad una rappresentazione costituisse uno svago post-lavoro. Così la sala di via Fanti diviene luogo dove assistere a concerti di musica classica, in collaborazione con La Scala (ma anche jazz e musica leggera con Domenico Modugno e le canzoni della mala di un’esordiente Ornella Vanoni, non per niente allieva di Strehler). E a spettacoli di livello con prezzi accessibili a tutti che avevano lo scopo di alfabetizzare e formare i cittadini. Vi si esibiscono le sorelle Gramatica, Ruggero Ruggeri, Ermete Zacconi per il teatro, Arturo Toscanini, Arthur Rubinstein, Igor Stravinskji, Arturo Honegger, Francis Poulenc, Arturo Benedetti Michelangeli per la musica. Ma il Teatro del Popolo ha avuto anche il merito di essere fra i primi a sperimentare le grandi manifestazioni teatrali e cinematografiche all’aperto (con le due stagioni all’Arena di Milano nell’estate del 1920 e del 1921), un antipasto di quelle che saranno le grandi rassegne contemporanee che, a partire dagli anni ’80, si muoveranno tra teatro, danza, video arte ecc. Il Teatro sopravvivrà anche al commissariamento fascista e continuerà fino agli anni ’60 in sinergia con il Piccolo di Milano, il “Teatro d’arte per tutti”. Scriveva Paolo Grassi sull’Avanti- come ci racconta volume edito in occasione dell’anniversario: Il palcoscenico insegna. Milano, l’Umanitaria, il teatro del popolo (1911-1967) creato grazie al vasto archivio della società Umanitaria- «Ragioni culturali ma soprattutto ragioni economiche tengono lontano il popolo dal teatro, mentre il teatro, per la sua intrinseca sostanza, è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività, mentre il teatro è il miglior strumento di elevazione spirituale e di educazione culturale a disposizione della società. Noi vorremmo che autorità e giunte comunali, partiti e artisti si formassero questa precisa coscienza del teatro considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno per i cittadini, come un pubblico servizio». Accolto non benissimo da Marco Praga che su Illustrazione italiana se la prende con la compagnia, gli allestimenti e persino la sala che definisce lugubre, il teatro nasceva tra non poche polemiche. A sintetizzarle ci pensa un articolo apparso sul Secolo il 22 febbraio 1922 che ricorda l’ ostilità degli intellettuali e qualche snobismo sul repertorio scelto: «Non è una cosa molto facile scegliere il repertorio per un teatro popolare» (ahinoi, se sapessero quali sono oggi i cartelloni propinati nei teatri popolari) con tanto di referendum tra il pubblico per sondarne i gusti da cui emerse, incredibile a dirsi, che il pubblico (troppo spesso sottovalutato) preferiva il dramma alla commedia. Dopo la guerra il Tdp ospiterà una vera e propria compagnia stabile diretta da Sabatino Lopez grazie al sostegno del mecenate Piero Preda ma il progetto comprendeva anche teatri rionali in cui far girare la compagnia: la prima forma di decentramento teatrale a Milano, come ricorda in un suo intervento Guido Lopez figlio di Sabatino. D’altro canto il progetto è di certo ambizioso se Augusto Osimo, suo fondatore, scrive il 16 novembre 1912 «….La spesa che può farsi dagli enti pubblici per l’elevamento del popolo è piccola spesa che può risparmiare spese ben più gravi: di prigioni, di giudici, di ospedali anche» infatti «è una spesa per la pace e per la civiltà». Non a caso sarà il Piccolo il prosecutore dell’idea del Teatro dopo la collaborazione che parte nel 1950. In seguito alla distruzione della sala di via Fanti a causa dei bombardamenti del 1943, le rappresentazioni erano riprese nel salone degli Affreschi e in altre sale e poi al Piccolo. Pasquale Guadagnolo, nello stesso volume ci ricorda dello “scontro” tra Grassi (direttore del Piccolo) e Bauer (direttore dell’Umanitaria) per la creazione di una scuola di arte drammatica per la formazione di attori e una scuola tecnica per falegnami, elettricisti ecc. diretta dallo stesso Grassi, Strehler e Lecoq. Bauer «di avventure non ne può correre» ma Grassi è impaziente. Il secondo finirà con il creare la scuola del Piccolo, attualmente una delle migliori nel panorama europeo, il primo perseguirà la sua idea di “consorzio” che metta insieme Umanitaria, Piccolo, Scala e Comune. Progetto che non vedrà mai la luce. Resta tuttavia questo del Popolo un esempio di quell’impegno civile che pervade la Milano del prima e dopoguerra, fonte di ispirazione per quello sviluppo culturale che porterà il capoluogo lombardo ad essere sede dei teatri d’Europa, lui e non altre città che avrebbe potuto essere più logicamente eredi della tradizione teatrale. Proprio perché Milano si farà portatrice di un’idea innovativa della cultura come impegno politico e sociale.
sabato, 4 febbraio 2012
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)