venerdì, 30 luglio 2010 ore 04:25

Prima pagina

Gaza, la pace è possibile?

Nel nome del popolo palestinese (di Tariq Ramadan)
Un discorso di odio per Israele (di Antonio Polito)
Il dibattito su Gaza. Il direttore Antonio Polito replica all'articolo di Tariq Ramadan 

Nel nome del popolo palestinese
di Tariq Ramadan

È davvero sorprendente e disgustoso osservare come, quando si tratta dei palestinesi, memoria e obiettività vengano improvvisamente a mancare. La coscienza ebraica stimola, a pieno diritto, in qualsiasi potere e cittadino del mondo, il ricordo delle atrocità, dei massacri e dei genocidi del passato.
Ma quando abbiamo a che fare con la politica dello Stato di Israele veniamo invece invitati a giungere a valutazioni immediate, al di fuori di qualsiasi prospettiva. Da questo punto di vista, le parti in causa sarebbero due fazioni belligeranti di ugual potenza e, dopo sei mesi di tregua, una delle due parti in conflitto (ossia i palestinesi) avrebbe infranto la tregua mediante il lancio di alcuni missili. La parte aggredita (Israele) non avrebbe pertanto avuto altra scelta che difendersi, o almeno questo è ciò che viene venduto al mondo dal potere israeliano, amplificato dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione occidentali, sostenuti dall'amministrazione Bush e da molti governi europei. Solo i più coraggiosi osano a malapena rilevare, pur con riserva, la sproporzionalità della “reazione israeliana”. Che coraggio!
Ma soprattutto, quante menzogne! Sono ormai decenni, da ben prima della conquista del potere da parte di Hamas, che la dignità dei palestinesi viene calpestata ed i loro diritti legittimi negati. Dagli accordi di “pace” di Oslo alla moltitudine di negoziati (e, spesso, impegni), dalle tante promesse alle messe in scena di carattere “mediatico”, i rappresentanti palestinesi non hanno ottenuto nulla per il loro popolo. I governi israeliani, di destra e sinistra, prendono tempo, mentono, giustiziano sommariamente gli oppositori, non danno pressoché alcun peso alle morti di civili palestinesi (nient'altro che danni collaterali alla sicurezza di Israele) e continuano ad autorizzare gli insediamenti di coloni, spingendo sempre più in là la politica del “fatto compiuto”. Un gran numero di esperti, fra cui il relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Richard Falk, affermano che la politica israeliana non rispetta le convenzioni di Ginevra e che, di fatto, sta rendendo impossibile la soluzione dei due Stati.
Il governo israeliano ha deciso di costruire un muro che imprigiona la popolazione della Cisgiordania (facendosi beffa delle decisioni dell’Assemblea delle Nazioni Unite), obbligando inoltre gli abitanti di Gaza a dover sopportare un assedio e un embargo che hanno dato origine a una situazione di fame, mancanza di medicinali e cure mediche, disoccupazione di massa e condizioni di vita quotidiana miserabili e senza speranze. Alle associazioni umanitarie giunte da tutto il mondo è stato impedito di lavorare, provvedere alle prime necessità e far pervenire viveri e materiali. È altresì necessario ricordare che la tregua dal 19 giugno al 19 dicembre 2008 era stata accettata a determinate condizioni: la fine dell’assedio e dell’embargo a Gaza, nonché la parziale apertura della frontiera con l’Egitto. Israele (e l’Egitto) non hanno rispettato alcuna condizione, così che la popolazione palestinese è stata costretta a subire anni, mesi e settimane di trattamento disumano. Bisognerebbe forse dimenticare tali realtà e giustificare i massacri avvenuti in questi giorni? I palestinesi sarebbero quindi responsabili del loro destino poiché da Gaza sono stati sparati dei razzi?! Alla completa assenza di un sentimento di colpevole memoria, deve essere poi aggiunta la perdita del senso delle proporzioni: il numero di vittime israeliane va moltiplicato per cento, duecento o trecento per raggiungere quello dei civili palestinesi uccisi dalle decisioni prese dal governo israeliano.
Quest’ultimo, infatti, continua a prendersi gioco delle istituzioni e della cosiddetta “comunità” internazionale. Ormai, ciò che conta è assicurarsi il sostegno unilaterale degli Stati Uniti e il silenzio assenso dei governi europei. L’efficace lavoro di comunicazione e gli appoggi mediatici (con una buona dose di disinformazione mirata) del governo israeliano sono sufficienti per guadagnare tempo e sottomettere una popolazione di un milione e mezzo di anime a un assedio disumano, seguito da un intollerabile massacro. Siamo stati ridotti allo stato di spettatori che evitano di sentirsi colpevoli con la scusa della “neutralità”. Le proporzioni inimmaginabili ormai raggiunte dal cinismo sono ulteriormente dimostrate dalle affermazioni che collegano la morte di centinaia di civili palestinesi ai calcoli di matrice politica dei leader israeliani, desiderosi di mostrare la propria forza e determinazione in vista delle prossime elezioni. Era infatti necessario lavare l’onta della sconfitta libanese dell’Agosto 2006: a chi importerà mai della vita di innocenti, bambini e donne palestinesi? Ciò che conta è mobilitare i votanti e vincere le elezioni. Si tratta di un’operazione indubbiamente riuscita, giacché l’80% degli israeliani è a favore dei genocidi a Gaza. È spaventoso.
Possiamo forse aspettarci ancora qualcosa dalla “comunità internazionale” di Stati e governi, dopo essere stati testimoni della reazione di questa in Oriente e in Occidente? Il silenzio assenso, l’ipocrisia, l’attendismo, il disprezzo per la vita dei palestinesi, che qualcuno vorrebbe veder volatilizzarsi in Giordania, Libano o in qualsiasi campo profughi “temporaneamente definitivo”. È il momento di costruire un movimento internazionale globale di resistenza non violenta alla politica violenta ed estremista dello Stato di Israele. Bisogna mobilitare l’opinione pubblica, mediante la diffusione di un’informazione rigorosa e permanente circa la situazione della popolazione palestinese, moltiplicando articoli, conferenze e manifestazioni di sostegno al popolo palestinese, migliorando al contempo la sinergia fra sforzi e attività già portate avanti da numerose organizzazioni in tutto il mondo. I palestinesi, lo sappiamo bene, non cederanno e continueranno a difendere i loro diritti legittimi sul campo. Pertanto, è importante che, in tutto il mondo, la loro resistenza venga da noi sostenuta in modo determinato e pacifico. Contrariamente alle apparenze e alla sua incredibile potenza militare, Israele è ben lontano dall'aver vinto questo conflitto e la società israeliana è attraversata da crisi multiple e profonde. Lo Stato e la popolazione di Israele devono comprendere urgentemente che, senza il riconoscimento dei diritti e della dignità dei palestinesi, non vi sarà per loro alcun futuro di sicurezza e, semplicemente, di sopravvivenza. Prendere tempo, illudersi, impantanarsi in operazioni inverosimili e orribili massacri non serve a garantire la vittoria… al contrario.



Un discorso di odio per Israele
di Antonio Polito
 

Sapevamo che, prima o poi, avremmo gravemente dissentito dalle opinioni di Tariq Ramadan. L’articolo che pubblichiamo oggi è uno di questi casi. Ciò nonostante lo pubblichiamo. Perché di gente che la pensa come Ramadan ce n’è parecchia nel mondo arabo, e perché il dialogo culturale è utile se si fa tra chi è in disaccordo, non tra chi concorda.
Dissentiamo dall’articolo di Ramadan sulla crisi di Gaza perché il suo è un discorso carico di odio. L’odio verso Israele può essere più o meno motivato dal modo in cui ognuno di noi legge i sessant’anni di storia di quel paese. Ma in nessun caso può essere giustificato, e meno che mai utilizzato per risolvere il conflitto mediorientale. Un israeliano che odiasse i palestinesi sarebbe del pari inservibile, perché privo di ogni legittimità a discutere il conflitto israelo-palestinese.
L’odio verso Israele è evidente in un assioma del discorso di Ramadan. Per lui la politica di volta in volta seguita dai diversi governi che si sono succeduti in Israele è “Israele”. Che abbiano firmato accordi di pace o che si siano affidati alla guerra, come pure è accaduto in questi tormentati sessant’anni, i governi israeliani sono tutti uguali: «Di destra o di sinistra - scrive Ramadan - prendono tempo, mentono, giustiziano sommariamente gli oppositori, non danno pressocché alcun peso alla morti di civili palestinesi». Rabin o Netaniahu, per lui pari sono. E sono pari perché appartengono alla medesima entità sionista. Ciò che è inumano e barbaro è dunque il sionismo in sé. Ramadan fa un discorso antisionista, che a ogni curva logica rischia di slittare in razzismo antisemita. L’unico freno che potrebbe evitargli questa deriva sarebbe un esplicito e formale riconoscimento del diritto all’esistenza e alla sicurezza di Israele. Questo elemento, nel discorso di Ramadan non c’è.
Specularmente, Ramadan compie un’altra clamorosa omissione: non cita mai la parola «Hamas». Al suo posto, appaiono sempre «i palestinesi», come se la politica di Hamas e la sorte del popolo palestinese fossero un tutt’uno. Anche qui, nessuna differenza tra un movimento che fa esplicito e continuo ricorso al terrore e alla guerra, e il governo dell’Anp di Abu Mazen, che persegue una soluzione pacifica e diplomatica per dare uno Stato al suo popolo. Non conta che Hamas si sia liberata con un colpo di stato militare di quelle correnti del popolo palestinese che cercano la via della pace, uccidendo, imprigionando ed espellendo da Gaza chi non era d’accordo sulla via del terrore. Israele non «giustizia sommariamente gli oppositori», come scrive Ramadan. Ma Hamas lo fa. Israele è una democrazia dove il dissenso è lecito e il voto decide, la Gaza di Hamas no. Identificare il popolo palestinese con Hamas è un insulto al popolo palestinese, prima ancora che alle sue speranze di avere un giorno quello Stato indipendente e libero cui giustamente anela.
La terza, grave omissione nell’articolo di Ramadan riguarda la storia recente di Gaza. La Striscia, infatti, non è oggi sotto il tallone dell’occupazione israeliana, come vorrebbe farci credere. Israele, sotto la guida di Ariel Sharon, si è ritirata da Gaza. Gl insediamenti di coloni, la politica del «fatto compiuto», che Ramadan imputa a Israele, a Gaza si è risolta nel suo contrario: il governo israeliano ha cacciato con la forza i coloni ebrei dalla Striscia, pur di restituirla ai palestinesi. Se in cambio ne riceve piogge quotidiane di missili sui suoi villaggi, deliberatamente intesi a colpire i civili, ha buon diritto a ritenerla una minaccia permanente alla sua sicurezza, e dunque ha buon diritto a difendersi. Se non basta neanche ritirarsi da Gaza per non essere più attaccati da Gaza, vuol dire che si è attaccati per il semplice fatto di esistere, e che l’unico esito che potrebbe fermare chi ti aggredisce è la tua morte e la tua fine. E infatti nello statuto di Hamas si predica l’obiettivo della distruzione di Israele.
Ogni altra discussione sulla politica del governo di Israele, di ieri e di oggi; ogni richiamo al rispetto dei diritti umani e della incolumità dei civili; ogni dibattito sulla opportunità o lungimiranza delle sue scelte militari, compresa quest’ultima azione militare; ogni allarme e indignazione sulla terribile condizione umanitaria in cui vivono i palestinesi a Gaza è ovviamente legittimo e persino benvenuto (anche se definire «genocidio» il bombardamento di Gaza è provocatoriamente ignorare che cosa sia stato nella storia il genocidio, e nascondere che il «muro» della Cisgiordania è stato elevato per impedire che i martiri suicidi di Allah facessero strage tra i civili israeliani è complicità intellettuale con quelle stragi). Tutto si può discutere, purché si accettino i princìpi che le tre gravi omissioni di Ramadan nascondono e negano. Ramadan, e con lui una parte ancora troppo grande del mondo arabo, non lo fa. Non è dunque dal suo discorso che può venire un solo passo avanti sulla via della pace. Perché è un discorso di odio, e come tale va contrastato.
Tariq Ramadan è molto impegnato in Europa a costruire un islam europeo, che sappia convivere con i popoli di questo continente nel rispetto reciproco: religioso, politico e civile. Noi apprezziamo il suo sforzo. Ma deve sapere che l’odio verso Israele rende impossibile anche quel tentativo. Perché noi europei consideriamo Israele parte integrante della nostra storia e civiltà, stiamo e staremo sempre dalla parte del suo diritto a esistere e del diritto del suo popolo a vivere in sicurezza, e dunque non potremmo mai accettare né rispettare chi ne contempla la distruzione.

venerdì, 2 gennaio 2009

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commenti dei lettori

57 commenti presenti

Christian

05 gen 2009 20:49

Vorrei sapere cosa pensa il Signor Polito del presunto uso del fosforo bianco da parte di Israele come denunciato oggi dal Times...Temo di essere bollato come antisemita se lo definisco un crimine di guerra.

Daniele Coppin

05 gen 2009 18:02

Israele non ha attaccato il West Bank (Cisgiordania, per i più superficiali; Giudea e Samaria, per i pignoli), perché da lì non partivano razzi verso Israele. Ha attaccato Gaza, perché da Gaza, da cui Israele si è ritirato tre anni fa, vengono lanciati razzi verso Israele quotidianamente. Il cosiddetto assedio di Gaza, dura da circa un anno e fu il primo passo, non violento, di Israele per tentare di arrestare i lanci di razzi. D'altra parte Gaza confina anche con l'Egitto, per cui non si comprende come facesse Israele a "circondare" Gaza. Ma queste sono questioni ormai superate. Piuttosto gradirei sapere da amina salina, che nel suo commento n. 55 riferisce di "gas tossici contro la popolazione civile", da quale fonte indipendente presente sul posto avrebbe ricevuto queste notizie, dal momento che a Gaza non ci sono giornalisti che non siano arabi o legati ad associazioni filo palestinesi (e di conseguenza di parte)? Il problema è che molti seguono la questione israelo-palestinese con emotività e scarsa conoscenza dei fatti storici, accontentandosi di resoconti di parte che modificano i fatti, come è stato ormai accertato che accadde per la battaglia di Jenin, nel 2002, per la morte di Al Dura (divenuto simbolo della II Intifada), per il linciaggio di due soldati israeliani a Ramallah. C'è un problema di informazione ideologizzata che, purtroppo, si è prestata, più o meno consapevolmente, alla propaganda palestinese rafforzando, di fatto, fazioni estremiste, come Hamas.

amina salina

05 gen 2009 13:50

gentile direttore chi firmerà mai una risoluzione che riconosca finalmente il diritto all'esistenza ed alla sicurezza di uno Stato palestinese metterà fine alla guerra.Il resto e' propaganda spardsa a piene maqni per negare il diritto all'esistenz dello stato palestinese e dello stesso popolo palestinese che la destra israeliana non riconosce come tale.Ci sono moltissimi ebrei che stanno difendendo il diritto dei palestinesi ad avere una terra cosa che il sionismo nega alla radice.Non e' colpa di Tareq Ramadan se c'e' chi crede che tutta la palestina sia solo proprietà esclusiva dei figli d'Israele..Tra l'altro i cari amici con la stella di Davide stanno usando gas tossici contro la popolazione civile cordiali saluti di pace amina salina '

piero

05 gen 2009 08:45

Ho io la soluzione!!! Evitare morti dei civili, crisi umanitaria, reazioni "sproporzionate", "fallimenti" dell'ONU, inettitudine dell'Europa, incendio di bandiere? E' molto semplice: ASTENERSI DAL LANCIARE RAZZI SUI CIVILI ISRAELIANI. Tutto qui. PS. Amerigo rutigliano, perchè non prende qualche giorno di ferie e va a fare lo scudo umano? Gliene saremmo grati.

luciano ferrari

05 gen 2009 08:37

nè Polito nè Ramadan ma Rabin quello che fu ucciso per la pace

gapa

05 gen 2009 08:36

Complimenti Direttore, articolo dal contenuto ineccepibile.

Osvaldo Bentivegna

05 gen 2009 00:24

Giusto come chiariva il Sig. Federico Liberio: "Orgoglio, stupido orgoglio e frustrazione" come un cane che infuriato si morde la coda. Vuoi per il fenomeno Sindrome di Stoccolma, vuoi per sottintese simpatie di rivalsa beduina o di fascinosità di predicazione coranica, la maggioranza dei palestinesi vota o strizza l'occhio ad Hamas.Le belle parole di qualche dissonante afono le ho sentite anch'io, in loco, però con occhi e atteggiamenti sfuggenti. Siamo difronte ad un Neolitico post -moderno di un'umanità che genera in abbondanza e divora con altrettanta voracità i propri generati. Umanità de-generata di Kamikaze. Possiamo solo operare per " i cieli nuovi e la terra nuova", che verrà nonostante tutto,

Giovanni

04 gen 2009 23:08

Ho letto qualche giorno fa i due articoli, e sinceramente ho provato più volte a rispondere per esprimere il mio disaccordo con Polito e con le sue valutazioni su T.Ramamadan, accademico di valore che ho avuto la fortuna di ascoltare in alcune conferenze. Ma non trovavo le parole. Certo Polito mostra di non comprendere per nulla il dramma dei palestinesi, umiliati costantemente nel loro diritto ad avere una patria (sono stato recentemente nei territori ed in Israele ed ho potuto constatare questa frustrazione). Ma questo basta a spiegare l'odio di cui lui parla? Poi stasera vado su internet, leggo le ultime notizie su Gaza, e leggo una cifra 500 morti in 9 giorni di cui 87 BAMBINI, e capisco di più. Noi potremmo dire anche che è colpa di hamas, con una certo distacco, come suppongo lei farebbe Polito,scrivendo comodamente dalla tastiera del nostro computer, ma chi è sotto le bombe guarda a chi spara. Ormai la stragagrande maggioranza dei palestinesi accetta l'esistenza di Israele ed è pronta a vivere al fianco di israele. La frase che mi sono sentita dire più volte quando sono stato nei territori occupati è noi non siamo nè con Hamas, nè con Fatah, noi non odiamo Israele, noi odiamo l'occupazione (o l'assedio nel caso di Gaza). Le parole di Ramadan esprimono la frustrazione degli arabi e dei palestinesi, che per gli estremisti, ma mi creda anche per i non estremisti, si trasforma in odio. Avrà la madre di uno di quegli 87 bambini il diritto di odiare Israele, non perchè vuole negarne l'esistenza, ma in quanto il suo esercito ha ammazzato suo figlio? E secondo lei come si incanalerà quell'odio? Io la risposta ce l'ho spero anche lei ne abbia una valida...

Federico Liberio

04 gen 2009 22:56

Ottimo metodo dott. Polito e pure condivisibile il suo intento di mettere le cose in chiaro per ragionarci sopra. Purtroppo la cultura islamica, privata del Kalashnikov, non può esprimere opinioni credibili per ragioni intrinseche alla sua stessa natura inforcando così il circolo vizioso di ricorrenti frustrazioni. Orgoglio, stupido orgoglio e frustrazione perpetuati da una geometrica progressione demografica. E' una disgrazia inevitabile sia per i vicini contigui (Israele) e sia per quei Paesi involontariamente coinvolti. Prepariamoci a fronteggiare questa ennesima disgrazia anche in casa nostra!

mauro1

04 gen 2009 20:23

Se lasciassimo che si scannino tra di loro una volta per tutte? Se evitassimo di mandare i nostri soldi ai palestinesi di Gaza, che così campano senza far nulla e spendono i soldi per comprare armi? In Europa ci siamo massacrati fino al 1945. Risolta la questione, 63 anni di pace. I tedeschi vengono a fare le vacanze in Italia, gli italiani vanno a lavorare in Germania... Tutto tranquillo. Forse la soluzione è più facile di quel che si pensi.

maurizio

04 gen 2009 17:45

sono d'accordo sui concetti espressi da Polito. se l'UE vuole proporre qualcosa di utile deve avere il coraggio di schierarsi e parlare chiaro circa le responsabilità di Hamas. non può continuare a far finta di niente come ha fatto negli ultimi mesi, mentre Hamas, rompendo la tregua, dimostra di fregarsene degli inviti al dialogo che gli sono stati rivolti da più parti. per rimanere in casa nostra ricordiamo a d'Alema che l'atteggiamento che ha tenuto quando era ministro degli esteri, ha solo dato fiati agli atteggiamneti di Hamas. basta rileggersi le affermazioni che faceva all'epoca. spero di essere smentito il più presto possibile.

giuliana

04 gen 2009 16:59

gentile Iaki, lei non legge bene e la sua critica per questo non è comprensibile: nel mio commento, seppur breve, ho citato le cause della presa del potere di Hamas e ne ho dato una definizione chiara. Penso che è meglio discutere su come evitare che gruppi come Hamas si formino e prolifichino e danneggino Israele e palestinesi, invece che guardare alle conseguenze di un estremismo che nasce dal fallimento dei negoziati. Possiamo definire Hamas come la peggiore dei gruppi estremisti esistenti sulla terra, ma ciò non toglie che i palestinesi, tutti i palestinesi, non possano accettare di vivere come vivono ora e che non abbiamo niente più da cedere: ci sono "fatti del mondo" che smentiscono questo? A me sembra non ci sia davvero più nulla. Possono smettere i razzi, ma qualcos'altro verrebbe fuori comunque finché non verranno loro riconosciuti i diritti all'autodeterminazione entro confini certi. Aggiungo inoltre che questo era il momento in cui si sarebbero dovute tenere elezioni per la presidenza dell'autorità palestinese, dato che il mandato di Abu Mazen scade proprio in questi giorni. Questo era anche il momento in cui i palestinesi, di fronte alla richiesta di andare a votare si sarebbero potuti chiedere che senso avesse ora, a 9 anni di distanza dal fallimento dei negoziati per la pace, votare ancora per un presidente di una istituzione che era stata istituita con gli accordi di Oslo per gestire i negoziati sulla pace. Questo era dunque il momento in cui i palestinesi avrebbero potuto optare in massa per l'unica soluzione possibile: richiedere in massa di far parte di un unico stato binazionale. A mio parere, questa è la cosa che più spaventa Israele, molto di più dei razzi qassam, e che nessun politico israeliano voleva affrontare in periodo elettorale. Hamas e questa guerra quindi giocano anche a favore di chi non vuole questa soluzione, perché, almeno fin ora, mantiene i palestinesi divisi.

Salvatore Francofè

04 gen 2009 16:28

Hamas ha ottenuto il mandato a governare la striscia di Gaza mediante elezioni regolari anche se avvelenate dall'odio covato nell'animo dei palestinesi e rinfocolato dalla propaganda integralista. Hamas ha mantenuto il potere, ma la popolazione vive ai margini della sopravvivenza. Per evitare l'insorgere della prostesta il movimento integralista ha ritenuto utile riaccendere il desiderio primario di vendetta, offrendo il diversivo dell'attacco giornaliero contro il nemico mediante il lancio dei razzi qassam.La risposta di Israele era scontata, ma gli integralisti sperano sempre in un allargamento del conflitto, complici L'Iran e il Libano. La diplomazia internazionale deve valutare un possibile ingigantimento dello scontro, intervenendo con decisione atraverso lo schieramento di una forza di dissuasione alla frontiera sotto l'egida delle Nazioni Unite.

Riccardo Perrone

04 gen 2009 12:10

Caro Tariq Ramadan, Saresti quindi tu quello che esorta i musulmani europei a sentirsi, dal punto di vista civile, membri della società democratica, partecipando alla vita politica e sociale e rispettandone i valori? E' così che dai l'esempio? Con il tuo articoletto pieno di falsità? VERGOGNATI.

Francesco Lotta

04 gen 2009 11:54

Molto brevemente qualcuno potrebbe spiegarmi perchè l'essere antisionisti di per se preclude il dialogo? Sarebbe come dire: le regole sono queste...i concetti di base pure...adesso discutiamo della pace. Ed e' questo il discorso portato avanti da Israele, come giustamente ha sottolineato Tariq Ramadan.

mario piccirilli

04 gen 2009 06:25

Amerigo Rutigliano nel suo piccolo, prova divertimento nell`effimero spettacolo di una bandierina cui si appicca fuoco .

franco messeri

04 gen 2009 02:19

Mah,tutta la simpatìa che molti buonisti hanno versi i palestinesi ,per me rimane razionalmente ,incomprensibile.... C'era una tregua tra Hamas ed Israele,..Hamas l'ha interrotta lanciando razzi contro Israele ed adesso ci si meraviglia se Israele "reagisce" ??? questa è ipocrisìa... L'altra fazione di palestinesei,al Fatah,in Cisgiordania,ha trovato un accordo di convivenza con Israele... Ovviamente ,Hamas usa le armi che ha,cioè razzi,piccolini ,kamicaze e poco più, Anche Israele usa quello che ha :missili,aviazione,carri armati ,artiglieria e volendo ,anche la marina militare...con una tale differenza di armamento,come pensano quelli di Hamas di poter cancellare Israele ??? con l'aiuto di Allah ??? Forse aspettano che l'Iran abbia pronta una atomica ??

sabino

03 gen 2009 22:40

io trovo vergognoso l'intervento di polito, osceno e vergognoso. perché: ricorre al solito trucco di tacciare di antisinonsimo-semitismo chiunque osi ricordare le "azioni discutibili" , per non chiamarle nefandezze, di israele; e perché mentre enumera le omissioni di ramadan, omette il piccolo e attuale dettaglio dei 500 morti causati da israele in una settimana.... 500 morti, mai ricordati da polito, un grande intelletttuale non si sofferma su questi dettagli. si vergogni polito. la sua ipocrisia fa ribrezzo

Daniele Coppin

03 gen 2009 22:27

Lucido e obiettivo, come sempre, Polito tocca il punto nodale della questione israelo-palestinese: l'odio verso Israele (a prescindere) dai suoi governi. Quindi odio verso Israele stesso. In questo caso credo sia necessario essere chiari: criticare un governo è legittimo, odiare un'intero Paese significa non riconoscerlo. Chi segue il pensiero di Ramadan avesse almeno il coraggio di dichiarare apertamente che, per lui, Israele non dovrebbe esistere. Almeno sapremo con che razza di gente abbiamo a che fare. Il conflitto israelo-palestinese è dominato da un dualismo micidiale odio-paura: odio dei Palestinesi per Israele, paura che pervade la società israeliana. Se non si elimina l'uno, sarà molto difficile cancellare l'altra. E, a tutti coloro che manifestano contro Israele (non a favore dei Palestinesi, perché in tal caso sarebbero dovuti scendere in piazza anche quando Hamas massacrò gli uomini di Fatah), credo sia il caso di ricordare che anche altrove nel mondo ci sono popoli ed individui che soffrono: Darfur (con un massacro dai numeri di alcuni ordini di grandezza maggiori dei morti di Gaza), Iran (dove si condanna a morte con facilità l'oppositore politico, l'omosessuale ed il delinquente comune), il Kurdistan (dove un popolo di milioni di persone vede il suo territorio diviso tra Turchia, Siria, Iraq e Iran). Questo tanto per fare qualche esempio. Se vi stanno a cuore i diritti umani le occasioni per manifestare non mancherebbero. Il punto è che, però, è contro Israele che voi volete manifestare perché è Israele, indipendentemente dalla questione palestinese che voi odiate, degni discendenti dei persecutori di Ebrei del passato.

Fausto

03 gen 2009 22:06

Plauso al dott.Polito per la lucidità e la schiettezza morale e deontologica. Il linguaggio del "semita" è ricco,vario, insidioso e suscettibile di mille interpretazioni nei contenuti: si dice una cosa, se ne pensa un'altra intendendone una terza, per poi accedere nel labirinto degli enigmi possibili...Tariq Ramadan, come altri, ne è il prototipo specifico. E' molto difficile per un non "semita" cogliere il vero significato di una relazione comunicativa, Israele, in questo deserto di insidie, sa leggere la realtà dei fatti e si adegua in merito... E, non dimentichiamoci, che lo stato di Israele è l'unica DEMOCRAZIA in tutto il Medio-Oriente. Ciò che stona è la inadeguatezza semplificata dei nostri veicoli di informazione a tutti i livelli, a volte grotteschi e, quasi sempre, stupidamente autolesionisti degli interessi legittimi dei nostri popoli.

naty

03 gen 2009 21:29

Credo che si stia facendo un po' di confusione: qui non si sta parlando di buonismo caro albinio vitrioli, che la guerra è cattiva e che in una guerra tutti si è colpevoli, tra l'altro in modo molto più degno questo principio lo espresse un certo Bertold Brecht, qualche decennio fa. E non si tratta nemmeno come fanno Francesco Cigna &CO di avercela con Ramadan, solo per una coalizione ancestrale (ma molto in auge di recente, diciamo dal 2001) anti-islamica. Qui si tratta innanzitutto di CONOSCERE LA STORIA DI 60 ANNI (penso che malagrado i tagli ci sia ancora nei programmi ministeriali) IN CUI L'EUROPA DOPO QUELLO CHE SUCCESSE, CAPEGGIATA DALL'ALLORA GOVERNO BRITANNICO SI SBARAZZÒ DEGLI EBREI SOPRAVISSUTI CONCEDENDO LORO LA PALESTINA. Si tratta di rileggere le lobbing ebraiche che in questi 60 anni si sono ampiamente arricchite grazie al senso di colpa occidentale, occidente che ha chiuso gli occhi sugli stermini di STATO PROTRATTI DA tutti i governi israeliani di qualsiasi colore come quello di Sabra e Chatila, giusto per fare un nome. Ci ricordiamo forse che per 60 anni il goveno israeliano con il bene placido degli stati occidentali ha portato avanti una politica di colonizzazione continua nei territori palestinesi? Ma ci ricordiamo di quando Arafat era tenuto in ostaggio da Israele poco prima di morire? L'occidente non fece nulla, per non parlare poi degli Stati Uniti. Risposta: elezioni DEMOCRATICHE in Palestina: Hammas viene eletto. Delle due l'una o si accetta la democrazia, oppure cominciamo a bombardare tutte quelle nazioni la cui la forza politica al governo non ci piace. E credo che ce ne siano tante.... anche nella civile Europa... Allora invece di prendersela con i palestinesi forse anche il governo italiano e gli italiani dovrebbero cominciare a riflettere sul perché si è arrivati a questo punto. Ma ahimè mi sembra che la lobbing ebraica sia forte anche in Italia no?

rigoletto

03 gen 2009 21:20

e basta col medio oriente,,,sono 50 anni che non si mettono d'accordo mi ricordo una vecchia gag di benigni (o icche ce' in medio oriente un ci si apisce niente.....) se veramente i loro Dii esistessero li avrebbero annientati tutti dallo scabasisi come direbbe montalbano..

Giulio

03 gen 2009 20:07

E' proprio vero che - come dice Ramadan - quando si parla dei palestinesi memoria e obbiettività vengono a mancare. E lo prova, purtroppo, il numero di commenti che condividono le argomentazioni ipocrite e in larga misura non pertinenti con cui Polito crede di aver replicato a Ramadan, previo il ridicolo artificio retorico con cui lo squalifica preventivamente perchè colpevole di "odiare" Israele (ma che significa?). Pazienza per Polito, si sa che il suo lavoro consiste nel traghettare a destra un pezzo di sinistra (facendo finta di essere di sinistra). Ma chi non ha secondi fini, come i buoni lettori, perchè non si informa sui fatti del mondo invece di portare il cervello all'ammasso?

Issam

03 gen 2009 19:59

Sforziamoci tutti di essere il più possibile oggettivi, e proviamo a parlare di fatti. In questo mondo le Nazioni Unite sono (anzi, dovrebbero essere) un punto di riferimento del diritto internazionale. Quando Saddam Hussein, ad esempio, invase il Kuwait, il Consiglio di sicurezza dell'ONU si pronunciò contro questo abuso; il relativo pronunciamento fu giustamente fatto rispettare con la forza. Nel 1967, con la risoluzione 242, il Consiglio di sicurezza si pronunciò contro la guerra preventiva di Israele (guerra dei sei giorni), che la portò ad occupare militarmente territori ancora oggi occupati. Nessun seguito ebbe quella risoluzione, tuttora vigente. Uscendo da Gaza Sharon non ha fatto una scelta coraggiosa. Ha solo adempiuto ad un obbligo ben preciso, che vige tutt'ora per la Cisgiordania e per le alture del Golan. Una volta lasciata Gaza, però, è contro il diritto internazionale sigillare un territorio impedendo l'entrata e l'uscita delle persone e delle merci(come avviene a Gaza da un anno e mezzo). Questo ovviamente rafforza contrabbando e malaffare. Molte altre risoluzioni seguirono, nelle quali si ricordava, tra l'altro, la necessità di rispettare i tattati di Gineva (sottoscritti da Israele) in base ai quali uno stato non può costruire né trasferire i suoi cittadini nei territori occupati. Anche queste risoluzioni (che videro ancora concordi persino USA e URSS) non sono mai state rispettate. Ricordare tutto ciò oggi equivale ad essere etichettati come anti-israeliani. E' giusto? Il problema è chi ricorda questi fatti storici oppure il fatto che un popolo sia da quarant'anni (quasi sette volte la durata della seconda guerra mondiale) in stato di occupazione e in campi profughi, laddove prima viveva? I conti con la storia devono essere chiusi davvero ed in modo giusto, se si vuole uscire dalla spirale dell'odio. La storia non può essere ignorata né riscritta a paicimento, se scomoda. Non contestando in nessun modo il diritto di esistere dello stato di Israele, si avrà pur diritto di argomentare che, allo stato attuale, è proprio lo stato ebraico che è in dovere di sanare torti che ha inflitto negli ultimi quarant'anni di occupazione illegale (a detta delle Nazioni Unite). Non con concessioni, ma adempiendo alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza. C'è una persona al mondo che può spiegare perché quelle risoluzioni non vengono fatte rispettare? E' proprio questo atteggiamento che ha esasperato i palestinesi: un popolo che, prima di questi fatti, era il più laico e tollerante del mondo arabo (con molti palestinesi di fede cristiana). Hamas quarant'anni fa non esisteva. E attacchi da 450 morti e migliaia di feriti (il che significa che nella striscia di Gaza, con 1,5 milioni di persone, ciascuno ha grandissima probabilità di avere almeno un parente o amico ucciso o ferito negli ultimi giorni) non possono che rafforzare gli elementi estremisti. Purtroppo.

Giovanni Perotti

03 gen 2009 19:41

Io trovo IPOCRITA l'articolo di Adré Glucksmann sul Corriere della Sera di oggi "L'ipocrisia della sproporzione" 1) Sicuramente ognuno ha diritto di giudicare un fatto tragico come la guerra, ma dovrebbe far sapere quando non è un cittadino "qualunque" chi è. Glucksmann essendo ebreo dovrebbe specificarlo nel suo articolo, daltronde non lo fannno mai, a loro piace essere obiettivi....... 2) Sproporzione c'è 4 israeliani morti contro 440 palestinesi ! Mi pare che anche i nazzisti non avessero questa proporzione nelle rappresaglie .... Forse gli ebrei vogliono far vedere che sono più bravi ?

Amerigo rutigliano

03 gen 2009 19:38

L'ipocrisia della sproporzione I pregiudizi dell'opinione pubblica mondiale Davanti a un conflitto, l'opinione pubblica si divide tra coloro che hanno deciso chi ha torto e chi ha ragione e coloro che valutano con cautela tale o tal'altra azione come opportuna o inopportuna, anche a costo di rinviare il loro giudizio. Lo scontro di Gaza, per quanto sanguinoso e terrificante, lascia trasparire tuttavia uno spiraglio di speranza che le immagini drammatiche troppo spesso nascondono. Per la prima volta in un conflitto in Medio Oriente, il fanatismo del partito preso appare in minoranza. Il dibattito in Israele («È questo il momento giusto? Fino a che punto arrivare? Fino a quando? ») si svolge come di consueto in democrazia. Quale sorpresa constatare che un dibattito assai simile divide, a microfoni aperti, anche i palestinesi e i loro sostenitori. A tal punto che Mahmoud Abbas, capo dell'Autorità palestinese, subito dopo l'inizio della rappresaglia israeliana, ha trovato il coraggio di imputare a Hamas la principale responsabilità della tragedia dei civili a Gaza, per aver rotto la tregua. Le reazioni dell'opinione pubblica mondiale — i media, la diplomazia, le autorità morali e politiche — sembrano purtroppo in ritardo sugli sviluppi dei diretti interessati. A questo proposito non si può far a meno di notare un termine assai ricorrente, a ribadire un'intransigenza di terzo tipo, che condanna urbi et orbi l'azione di Gerusalemme come «sproporzionata ». Un consenso universale e immediato sottotitola le immagini di Gaza sventrata dai bombardamenti: la reazione di Israele è sproporzionata. Cronache e analisi non perdono tempo a rincarare la dose: «massacri », «guerra totale». Per fortuna, si è evitato finora il termine «genocidio». Il ricordo del «genocidio di Genin» (60 morti), ripetuto ossessivamente e poi screditato, è ancora capace di frenare gli eccessi? Tuttavia la condanna incondizionata e a priori della reazione esagerata degli israeliani regola ancora oggi il flusso delle riflessioni. Consultate il primo dizionario sotto mano: è sproporzionato ciò che non è in armoniosa proporzione rispetto alle altre parti, oppure non corrisponde, di solito per eccesso, al giusto o al dovuto, pertanto risulta eccessivo, esagerato, spropositato. È il secondo significato che viene accolto per fustigare le rappresaglie israeliane, giudicate eccessive, incongruenti, sconvenienti, che oltrepassano ogni limite e ogni regola. Sottinteso: esiste uno stato normale del conflitto tra Israele e Hamas, oggi scombussolato dall'aggressività dell'esercito israeliano, come se il conflitto non fosse, come tutti i conflitti, sproporzionato sin dall'origine. Quale sarebbe la giusta proporzione da rispettare per far sì che Israele si meriti il favore dell'opinione pubblica? L'esercito israeliano dovrebbe forse rinunciare alla sua supremazia tecnologica e limitarsi a impugnare le medesime armi di Hamas, vale a dire la guerra approssimativa dei razzi Grad, la guerra dei sassi, oppure a scelta la strategia degli attentatori suicidi, delle bombe umane che prendono di mira volutamente la popolazione civile? O, meglio ancora, non sarebbe preferibile che Israele pazientasse saggiamente finché Hamas, per grazia di Iran e Siria, non sarà in grado di «riequilibrare » la sua potenza di fuoco? A meno che non occorra portare allo stesso livello non solo i mezzi militari, ma anche gli scopi perseguiti. Poiché Hamas — contrariamente all'Autorità palestinese — si ostina a non riconoscere allo Stato ebraico il diritto di esistere e sogna l'annientamento dei suoi cittadini, non sarebbe il caso che Israele imitasse questo spirito radicale e procedesse a una gigantesca pulizia etnica? Si vuole veramente che Israele rispecchi, in misura proporzionale, le ambizioni sterminatrici di Hamas? Non appena si va scavare nei sottintesi del rimprovero ipocrita di «reazione sproporzionata », ecco che si scopre fino a che punto Pascal aveva ragione, e «chi vuol fare l'angelo, fa la bestia». Ogni conflitto, che covi sotto la cenere o in piena eruzione, è per sua natura «sproporzionato ». Se i contendenti si mettessero d'accordo sull'impiego dei loro mezzi e sugli scopi rivendicati, non sarebbero più avversari. Chi dice conflitto, dice disaccordo, di qui lo sforzo da una parte e dall'altra di giocare le proprie carte e di sfruttare le debolezze del rivale. L'esercito israeliano non ci pensa due volte ad «approfittare » della sua superiorità tecnologica per centrare i suoi obiettivi. E Hamas non fa da meno, ricorrendo alla popolazione di Gaza come scudo umano senza lasciarsi nemmeno sfiorare dagli scrupoli morali e dagli imperativi diplomatici del suo antagonista. Non si può lavorare per la pace in Medio Oriente se non ci si sottrae alle tentazioni di chi ragiona in base a pregiudizi o ad opinioni preconcette, che assillano non solo i fanatici oltranzisti, ma anche le anime pie che fantasticano di una sacrosanta «proporzione», capace di riequilibrare provvidenzialmente i conflitti. In Medio Oriente, non si combatte soltanto per far rispettare le regole del gioco, ma per stabilirle. È lecito discutere liberamente dell'opportunità di questa o quella iniziativa diplomatica o militare, senza tuttavia presumere che il problema venga risolto in anticipo dalla mano invisibile della buona coscienza mondiale. Non è un'idea «spropositata» voler assicurare la propria sopravvivenza. André Glucksmann (Traduzione di Rita Baldassarre) André Glucksmann (Traduzione di Rita Baldassarre) Ecco quanto scrive Mr. Gluckmann. Lasciamo ai lettori libero arbitrio circa eventuali commenti pro o contro. Per quanto mi riguarda solo una piccola riflessione di merito che potrà anche apparire "Qualunquista ? " onestamente "me ne frego". Ci dica Mr. Gluck.. saprebbe lei quantificare le vittime palestinesi ad iniziare dalla prima Intifada, e poi confrontarle con le vittime israeliane ? E' forse un calcolo alquanto macabro, ma rende esattamente l'idea della " Sproporzione" Sa una cosa Mr. Gluck... Ho sempre pensato e continuo a pensare che Israele sia un forte elemento di destabilizzazione di tutta quall'area medio orientale e che da quelle parti la contrapposizione non terminerà mai e che i reciprochi interessi dei contendenti non potranno mai fermare questo stillicidio mortale che dura da 61 anni. Quanto alla sproporzione in campo. L'esercito sionista è uno dei più forti e ben armati ( dall' America) di tutto il medio oriente, possiede anche un forte arsenale atomico e batteriologico ( sempre fornito dall'America) I palestinesi lottano al contrario con le pietre, qualche fucile e razzetti vari. Oggi i nemico giurato e Hamas ( eletto democraticamente dal suo popolo) ieri era Harafat, domani si inventerà un'altro nemico da abbattere. Israele non potrà abbattere tutto il popolo palestinese. Mr. Gluck. Israele non potrà mai assicurarsi la sua sopravvivenza ammazzando povera gente inerme e nemmeno massacrare civili per stabilire certe regole come lei afferma considerando che siete voi i primi a disattenderle. Tornate a riconsegnare tutti i territori palestinesi oggi gestiti dalla vostra amministrazione, compresa Gerusalemme. Riconsegnare i territori del Golan ai legittimi proprietari. Smettetela con gli assassinii mirati di dirigenti palestinesi. Il popolo palestinese ha il diritto di difendersi e di difendere la sua terra.. e non hanno un esercito, cannoni, aerei, atomiche. Hanno però qualcosa di molto più grande e potente: la voglia d'essere un popolo autodeterminato e libero. Israele la perderà questa guerra e non sui campi di battaglia, ma a causa delle culle. Per ogni famiglia sionista che mette al mondo un figlio, una famiglia palestinese ne mette al mondo dieci di figli. Nell'arco di trent'anni Israele non esisterà più come enclave - come giusto che sia. Non pretendete d'esser amati dal mondo. Come si può amare chi ha addirittura assassinato il suo Cristo.

ferny

03 gen 2009 19:12

Caro Direttore condivido ogni parola del suo articolo! Non può esserci nessun dialogo con chi mistificala storia! E' ora che l'Occidente reagisca in maniera forte ed autorevole: Hamas è solo un'organizzazione terroristica che usa la guerra santa per affermare il proprio predominio!

roberto

03 gen 2009 19:09

Sono di sinistra e di religione ebraica e debbo dire che sento un profondo dolore quabdo la sinistra italiana accecata da logiche che risalgono alla guerra fredda continua a sostenere le posizioni dell'estremismo islamico, che da 50 anni continua a soffiare sul fuoco dell'antisemitismo. Israele esiste e ha tutte le ragioni per continuare ad esistere. Purtroppo questi "sinistri" si chiudono gli occhi davanti al fatto che i veri massacratori del popolo palestinese sono i dirigenti di Hamas, degli Hezbollah, che con la loro politica di aggressione determinano la reazione di Israele. E' patetico chi misura l'intensità della risposta di Israele. Quando arrivano missili non certo di modesta fattura (gittata 40 km) la risposta non può essere con l'uso di fucili a tappo. Bisogna che la sinistra tra le tante cose che deve fare esnebbiarsi il cervello di anni di schieramenti precostituiti di amici scelti in base allauantità di antiamericanismo ed antisemitismo. Il rischio vero che il mondo ebraico vicino alla sinistra vede in Fini, nella destra, insomma nei suoi nemici di ieri i propri interlocutori. Una iattura per tutti, per gli ebrei, per la sinistra italiana, coniugando un matrimonio assurdo trail radicalismo di sinistra con il fondamentalismo islamico che senza dubbio ha una sola matrice quella della destra.

francesco Cigna

03 gen 2009 17:26

Ormai da troppo tempo, una certa Europa, demagogica e suicida, attribuisce a Tariq Ramadanun ruolo di rappresentante autorevole del cosiddetto islamismo moderato. Da tempo seguo questo personaggio e so per certo che egli, per quanto di tempo in tempo pronuncia, è degno nipote del fondatore del gruppo noto come "Fratelli Musulamani. Quella fazione terroristica, per intenderci, che assassinò, fra gli altri, un uomo di pace quale fu Sadat. Spero che ci si renda conto, prima che sia troppo tardi, che uomini come Ramadan sono il problema e non la sua soluzione. Normanno

albino vitrioli

03 gen 2009 16:56

Hamas o Israele? Da una parte c'è Hamas (che non voglio confondere con lo stato di Palestina) che lancia razzi artigianali, razzi cinesi e iraniani. Si potrebbe quasi dire per fortuna...sì; è una fortuna che Hamas lanci di questi razzi e che sia una milizia “popolare” a farlo, altrimenti per Israele sarebbe davvero un problema. Ormai è da mesi che dalla striscia di Gaza, questi “partigiani dell'islam”, bombardano villaggi israeliani, ma sono riusciti a fare più morti palestinesi che israeliani, insomma un disastro. Un disastro, perché se l'obbiettivo di Hamas è quello di distruggere Israele (come piacerebbe anche agli iraniani), per ora sono più lontani di prima, con un bilancio fortemente passivo. L'unico risultato che hanno ottenuto, con lo di stuzzicare per mesi Israele, a forza di cannonate, è che quello si è stufato e sta rispondendo. Non ci voleva nessuno per capirlo, bastava guardare la storia degli ultimi decenni per intuire. Dall'altra c'è Israele che per legittima difesa risponde agli attacchi, e ovviamente lo fa a modo suo, con continui raid aerei, minacciando un attacco via terra, con il risultato di centinaia di vittime sia civili che militari. Ci sono 3 motivi che spiegano la differenza nella modalità militare e nella decisione di rispondere. Per primo c'è una netta differenza con Hamas. Israele è uno stato (non una milizia di estremisti) e come stato risponde, in modo totale attraverso un esercito con armi più sofisticate e “regolari”, soprattutto grazie ai rapporti economici occidentali. Il secondo motivo è l'unità degli ebrei. L'unità è parte fondamentale della loro fede ed è sinonimo di unità nello stato. Quindi proteggere Israele dagli attacchi esterni significa proteggere il proprio credo, cioè quell'unità tra ebrei che è propedeutica e necessaria al futuro arrivo del Messia. Da ultimo il fatto che Israele abbia risposto con così tanta violenza militare è sintomo di una situazione che si protrae da troppo tempo, e che sta rendendo pericolosamente nervose e poco lucide le parti. In queste settimane in troppi casi giornali e gruppi politici hanno più o meno velatamente preso le parti di una o dell'altra parte, come se, difronte a tale situazione, si dovesse per forza sceglierne una e appoggiarla. Neanche fosse un dovere morale (o peggio un diritto) lo schierarsi. Come ad esempio il centro sociale Bruno che a Trento protesta in piazza contro la guerra Israelo-palestinese ma che in realtà sostiene la Palestina. È sbagliato appoggiare uno o l'altro come se l'uno o l'altro non avesse commesso errori. Tutti hanno sbagliato e i motivi dello scontro sono troppi. Fino a che si continuerà a scegliere tra Hamas e Israele si continuerà a fomenta l'odio tra le parti con il rischio di guerre per altri cinquant'anni, senza risolvere nulla. L'alternativa c'è, non appoggiare nessuno. Non si può continuare a stare da una parte o dall'altra, ci sono di mezzo dei morti. Se si amano veramente gli uomini come tutti uguali, se si vuole veramente che la guerra cessi, se si vuole veramente che gli uomini cambino, si deve stare dalla parte della pace e dei diritti dell'uomo. Si deve credere che anche quegli uomini possano capire che l'uomo non è fatto per la guerra. Albino Vitrioli

naty

03 gen 2009 16:07

Caro Polito, non è una questione di essere antisionisti, semmai è vero quello che dice Ramadan, ovvero che governi di sinistra e di destra che si sono succeduti in Israele non hanno fatto la differenza. Mi sembra che lo stesso Shimon Perez, del partito Labour, nonché premio nobel per la PACE (sic!) e presidente dello stato di Isreaele, nella sua longeva carriera politica non mi pare che a conti fatti si sia distinto per politiche che portassero avanti DAVVERO ad esempio gli accordi di pace di OSLO, tant'è che quale ministro degli esteri del governo Sharon non si distinse dalla linea politica di quest'ultimo. Forse è per questo che nell'eterna rivalità tra lui e Yitzhak Rabin è quest'ultimo che viene freddato da un giovane israeliano (non certo da Hammas). Amo operare una netta distinzione tra ciò che è stata la shoah, assolutamente e giustamente condannata dalla storia, da ciò che sono state le politiche di Israele con l'appoggio più o meno esplicito degli Stati Unti e dell'Europa da 60 anni a questa parte. Forse gli unici che non operano questa netta distinzione sono proprio gli israeliani e allora rileggersi le opere di un intellettuale di altissima caratura come fu Primo Levi e in particolare quel saggio che torna su ciò che è stata l'esperienza dei lager e non solo 40 anni dopo, come "I sommersi e i salvati" può tornare utile e istruttivo. Non solo, Levi criticò ferocemente il governo di Israele dopo i fatti di Sabra e Chatila.

Giacomo Traverso

03 gen 2009 14:58

Concordo pienamente con quanto ha scritto Antonio Polito. Certo mi aspetto molti irosi commenti, da parte di chi dovrebbe premettere agli stessi di odiare gli ebrei, Israele e tutto sommato "gli infedeli" occidentali, anche se dichiara di amarli. Nella nostra Europa spesso opportunista e falsamente moderata, ho avuto il piacere di leggere l'immediata e chiara dichiarazione del cancelliere tedesco: "Merkel gibt Hamas Alleinschuld" (Die Zeit). Non c'è altro da aggiungere mi pare, se non la speranza che questo colpevole trovi la maniera di fermare la sua aggressione, rendendo possibile la tregua.

Delia

03 gen 2009 14:45

Ottimo! Condivido, senza modificare una virgola, il commento di Polito. Gente che spara razzi dalle moschee non può poi pretendere che, in quanto luoghi sacri, siano inviolati. Quella arabo-musulmana è purtroppo una cultura che può essere assimilata solo a patto che rinneghi molta parte di se stessa, elimini il suo complesso di inferiorità nei confronti dell'Occidente, di quel Occidente di cui Israele è parte integrante.

laye(amo l'italia)

03 gen 2009 13:00

diretore lei parla di omissioni di tarik ma anke lei omette di dire ke israel existe come stato e la palestina nn ha omesso anke di dire ke eranno gli arabi ke mettevanno gli ebrei nelle camere a gas ma l'occidente ha omesso di dire ke siete voi da l'occidente gli avete cacciato de l'europa con le leggi razziali ne posso citare altri la cosa voglio dirvi e ke la pace di israel e imposssibile senza l'existenza di 1 stato palestinese xke nn hai detto questo???? magari xke 6 occidentale e loro arabi(musulmani)....

Marco

03 gen 2009 12:58

Caro Direttore, sarebbe molto interessante avere una contro replica da Tariq Ramadan, alle sue puntuali osservazioni, potrebbe essere una grande opportunità per capire il senso della sua moderazione. Marco

giovanni

03 gen 2009 12:09

complimenti al direttore Polito per le risposte puntuali a Ramadan questo signore ha dimostrato e dimostra con coerenza la sua natura di estremista , va contrastato non censurato lei lo ha fatto benissimo

mimmo margariti

03 gen 2009 11:43

questo signore ha già, e in più di un'occasione, vomitato odio contro Israele e stupisce che lei, direttore, dia spazio a gente di questo calibro. Come giustamente lei scrive il dialogo avviene tra persone che la pensano in modo differente su una stessa questione e non rifiutando l'esistenza di una della due. Si spera che la sua ferma e purtroppo garbata risposta venga almeno non dico meditata meditata ma letta dal destinatario.

frison roberto

03 gen 2009 10:47

Un grazie sincero a Antonio Polito per la sua onesta intellettuale per interpretare il problema medio orientale. Quanto al signor Ramadan, sarebbe molto bene che i media europei limitassero i propri canali di informazione a questi "falsi" predicatori di pace.

alex

03 gen 2009 09:54

Bravo Antonio. Non potevi essere più chiaro. Leggendo l'inizio del servizio mi chiedevo : Ma che cosa dice sto' Polito? Non avevo compreso che erano parole di Tariq. Si censura Israele poichè i suoi razzi seppur diretti su obiettivi militari colpiscono anche dei civili. Invece i razzi di Hamas sono diretti solo e soltanto sui civili.

Alberto

03 gen 2009 09:21

Ringrazio il Riformista di dare voce a Ramadan, se non avessi occasione di sentirlo potrei cadere nella trappola dei "bambini massacrati da una bomba, che sfidano la morte col sorriso dell'innocenza" - ho trovato l'espresione in ina lettera sul "foglio". Ramadan ci racconta di quel sorriso, che non è innocente nei padri, se anche lo fosse nei figli.

Cino Casson

03 gen 2009 09:18

Concordo con le osservazioni del direttore Polito. Non ho mai capito come Tariq Ramadan sia considerato un interlocutore affidabile nel tentativo di far nascere un "islam europeo"; ricordo che, tempo addietro, Ramadan si fece promotore di una - ipocrita - petizione per sottoporre a "moratoria" le esecuzioni capitali e le pene corporali nel mondo islamico: ebbene, una delle ragioni addotte era la divergenza di opinioni al riguardo da parte degli "ulema". In sostanza Ramadan nulla avrebbe avuto contro la lapidazione delle adultere, se tutti gli ulema fossero stati d'accordo e, in ogni caso, Ramadan non potrebbe mai accettare che l'adulterio non venisse sanzionato penalmente. Che margine di intesa vi può essere con costui? Forse mettendosi d'accordo su una condanna a un giorno di galera per le adultere? Tutto è negoziabile, ma non il principio che la "legge di dio" non possa sovrastare le "leggi degli uomini".

Sergio

02 gen 2009 23:49

Hamas, la vipera nel giardino attiguo al proprio... E' strategicamente corretto procedere con decisione senza ripensamenti. Lasciare le cose come sono significa protrarre il continuo stillicidio criminale di Hamas...Iniziata l'opera bisogna portala a compimento subito e in modo radicale. L'Europa e le Nazioni Unite possono solo peggiorare la situazione: dopo tutto, come dice Desmeson, esse sono "entità pleonastiche sovrastrutturali precarie sia sotto l'aspetto politico che morale". Inutili separé dell'ipocrisia istituzionalizzata...Schiacciare la testa della vipera (Hamas) è un'opera morale e indilazionabile di sopravvivenza e di dignità a cui un Stato democratico non deve rinunciare.

gianni ruggeri

02 gen 2009 23:47

Quello di Polito, mi sembra un discorso da aria fritta.Quello che fanno tutti i partiti filoisraeliani. Dimentica con "ingenuità" quanto affermato dalle Associazioni Umanitarie internazionali e le molteplici prese di posizione dell'Assemblea delle Nazioni Unite in merito alla situazione in Palestina. Ovviamente dimentica di rispondere alle affermazioni di T.Ramadam. Di fatto si allinea alla linea politica vincente che vuole che uno stato appoggiato dagli USA e indirettamente dal silenzio di altri, porta avanti un genocidio da molti anni, del quale non sembra che la grande maggioranza dei media internazionali se ne occupi

gaetano paterniti

02 gen 2009 22:24

Tariq Ramadan: "I governi israeliani, di destra e sinistra, prendono tempo, mentono, giustiziano sommariamente gli oppositori..." Ma come si può permettere, in un giornale che ha una linea di ragionevolezza e moderazione, che un tizio scriva queste oscenità? I governi israeliani che giustiziano sommariamente... Ma siamo pazzi? Beh, a questo punto meglio abbandonare anche la lettura de IL RIFORMISTA, e tanto vale leggere la Repubblica, che non ti impressiona più se ti scrive cotante sconcezze.

Midode

02 gen 2009 21:40

Tariq Ramadan ....... deve sapere che l’odio verso Israele rende impossibile anche quel tentativo. Perché noi europei consideriamo Israele parte integrante della nostra storia e civiltà, stiamo e staremo sempre dalla parte del suo diritto a esistere e del diritto del suo popolo a vivere in sicurezza, e dunque non potremmo mai accettare né rispettare chi ne contempla la distruzione. Io sto con Antonio Polito e con Israele!!!!

marcoscud

02 gen 2009 20:23

E' più facile per me votare alle prossime elezioni Europee, Valeria Marini che leggere un articolo di Ramadan, noto equilibrato e pieno di amore per tutti (quasi, forse solo gli islamici, forse neppure tutti, beh diciamo quelli che piacciono a lui, e se gli piacciono è perchè sono tante copie da stampino di lui medesimo). Berlusconi forse sui crede Dio, ma Ramadan è sicuro di essere come...

Salvatore Indelicato

02 gen 2009 19:54

Gent.mo direttore Antonio Polito Ho letto altri scritti in internet di Tariq Ramadan intellettuale che si fa passare per moderato in occidente usando un approccio che in apparenza é ragionevole ma che adopera abbondantemente la tecnica delle omissioni e la tattica di sorvolare sugli aspetti incresciosi della politica mediorientale e del mondo islamico. Ho letto su internet lo statuto di Hamas che poco si vede citato dai media e che contiene norme e principi di oscurantismo medioevale. Sarebbe interessante chiedere a Tariq una recensione di questo documento e capire quale possa essere l'eventuale giustificazione che l'ala moderata e dialogante ne presenta. Senza il pieno riconoscimento del diritto di Israele ad esistere e senza un'esplicita ripulsa del metodo del terrorismo difficilmente Tariq può interpretare compiutamente il ruolo che si é assegnato.

iaki

02 gen 2009 19:42

A proposito del Muro, qui ci sono dei dati non delle sensazioni, sono convinto in perfetta buona fede, sperimentate in un viaggio. Il confronto fra il numero di attentati realizzati all’interno di Israele dopo la costruzione della barriera difensiva partendo da basi terroristiche poste nella Cisgiordania settentrionale e il numero di attentati realizzati dagli stessi gruppi terroristici prima della costrizione della barriera rivela un calo di circa il 90% della capacità di quei gruppi terroristici di realizzare attenti dentro Israele. Negli undici mesi trascorsi dalla costruzione del primo segmento di barriera tra Salem ed Elkana all’inizio del mese di agosto 2003, fino alla fine di giugno 2004, i gruppi terroristici che fanno base in Samaria (Cisgiordania settentrionale) sono riusciti a realizzare solo tre attentati mortali all’interno di Israele. Tutti e tre questi attentati sono stati realizzati nella prima metà del 2003, causando 26 morti e 76 feriti o mutilati. (In due casi, i terroristi erano penetrati in Israele dalla Cisgiordania settentrionale attraverso punti in cui la barriera non era ancora completata; nel terzo caso, una donna terrorista era entrata attraverso il passaggio di Barta'a, utilizzando un passaporto giordano). Per contro, durante i 34 mesi precedenti, dallo scoppio delle violenze dal settembre 2000 fino all’inizio della costruzione della barriera difensiva verso la fine di luglio 2003, i gruppi terroristici con base in Samaria avevano realizzato 73 attacchi mortali (attentati suicidi, sparatorie, auto-bomba) all’interno di Israele, provocando 293 morti e 1950 feriti o mutilati. Di questi 73 attentati, 32 (per un totale di 45 morti e 723 feriti o mutilati) erano stati realizzati dopo l’inizio dell’Operazione Scudo Difensivo (31 marzo 2003) con la quale le Forze di Difesa israeliane erano state rischierate in tutta la Cisgiordania per la prima volta dopo i ritiri del 1994-1999. Il confronto fra i dati sopra citati mostra dunque un calo di poco più del 90% nel numero di attentati nella parte di Israele protetta dalla barriera: da una media di 26 attentati all’anno prima della barriera, a una media di tre attentati all’anno dopo la barriera. A questo calo, corrisponde una diminuzione di più del 70% nel numero di israeliani uccisi negli attentati: da una media di 103 all’anno prima della barriera a una media di 28 dopo la costruzione della barriera. Analogamente, il numero di feriti e mutilati è diminuito di più dell’85%: da una media di 688 all’anno prima della barriera a una media di 83 dopo. Quindi é proprio così, il muro è stato costruito (e funziona) non per mettere in ginocchio i civili di Gaza ma per proteggersi da azioni che come si può ben leggere dai numeri sono drasticamente diminuite. Anche lei Giuliana sembra far parte di quel gruppo che criticando Israele (sia detto in modo inequivoco con pieno diritto) con aggettivi di evidente contrasto, scorda in modo doloso di parlare di hamas, sembra non esista, nemmeno lei la cita. Questo, mi pare l'abbia già scritto qualcuno nei giorni scorsi, non qualifica chi propone una lettura "one way" come una persona interessata a capire di più i fatti del mondo senza preconcetti, ma come un "tifoso" e fare il tifo in un conflitto non fa bene soprattutto a chi, incolpevole ed inerme da una parte e dall'altra, lo subisce.

Serghievich

02 gen 2009 19:30

Sarebbe sciocco e vanitoso aggiungere qualcosa all'articolo di Polito, che è perfetto. Quello che mi preoccupa, soprattutto, nell'atteggiamento di Ramadan, è il suo tentativo di costituire "un islam europeo"..

aldo

02 gen 2009 19:22

Quando leggerò che Ramadam è pronto a difendere i bambini israeliani sotto tiro dei missili di Hamas cambierò idea sul suo conto, per ora continuo a pensare che si faccia malissimo a considerarlo un degno interlocutore per le ragioni della pace.

carla pecis

02 gen 2009 18:48

basta con la logica dei due pesi e due misure! Ha già tragicamente (per israeliani e palestinesi)sconfitto il Presidente Arafat. Due popoli - due Stati.

nisso

02 gen 2009 18:18

Caro direttore, io lo sempre ammirata, l`ho conosciuta tramite la televisione quando era un parlamentare: sempre rispettoso delle idee degli altri, mai aggressivo. Lo vista sempre in prima fila difendere Israele, Tibet ed altri. Una cosa non riesco a capire come e` possibile che l`occidente non sappia agire con una voce comune in favore di Israele? I comunisti qui` includo D`Alema per loro quando ci sono disordini in Israele e` una vittoria, possono far sentire la loro voce, scendere i n piazza sviscerare tutto l`odio verso Israele e l`America, oggi e` un dono che non siano piu` al parlamento e mi auguro che vengano cancellati definitivamente, non dimentichero` mai l`immagine di Sharon con la svastiche che sbrandieravano nei loro cortei.Perche` non fanno dimostrazione contro tutte quelle vere vittime di bombe suicide, atti terrostici, di mussumalmi contro mussulami? I bambini in fila per entrare a scuola trucidati da un auto bomba in Afghanistan? In Irak, Pakistan, in India tutte azioni di terrosti islamici perpretati sistematicamente? Hamas e` stato dichiarato gruppo terrostico dall`Europa, e come tale si comporta, che Dio aiuti Israele, lunga vita allo stato d`Israele e mi auguro che anche nella sua parte politica sia in tanti come Lei. Colgo l`occasione per porgerle auguri di Buon Anno!

giuliana

02 gen 2009 17:57

Gentile Polito, Personalmente non vedo odio nel testo che lei critica, ma l'espressione del disgusto e lo sdegno per una ingiustizia che si prolunga da molti anni. L'articolo parla dei governi e della loro politica, non parla di ebrei o sionisti, tantomeno critica una religione o chi ha deciso di tornare in quella terra per motivi religiosi. L'articolo fa riferimento ai testi dei negoziati di Oslo, durati fino al 2000, che mai hanno previsto esplicitamente una soluzione definitiva per i Palestinesi, né nella forma dello stato Palestinese né in quella di un unico stato binazionale. E anche la sua critica presenta, a mio parere, delle lacune: non cita le elezioni palestinesi ed il loro risultato, non parla della corruzione di Fatah e del ruolo che questa ha avuto, insieme alla esasperazione per il fallimento dei negoziati, in quelle elezioni che hanno visto questa vittoria dell'estremismo. Inoltre, lei parla del muro e, se ho capito bene, lo definisce uno strumento "per impedire che i martiri suicidi di Allah facessero strage tra i civili israeliani": beh per quanto ho potuto vedere di persona non è proprio così. Se lei visita Gerusalemme potrà vedere che ci sono palestinesi anche al di qua del muro e che il muro divide e frammenta il territorio dove vivono i palestinesi e include nella parte israeliana alcuni insediamenti israeliani acquisiti con la costruzione edilizia degli ultimi anni. Ancora, lei omette di specificare che Israele è una democrazia su base religiosa, non una democrazia laica. Infine, il suo articolo non parla del blocco di Gaza e del suo significato. Il blocco di un'area popolata è un'arma di guerra, perché viola diritti fondamentali della popolazione e perché semina odio per il futuro. Mi piacerebbe infine sapere quale sia la soluzione nel lungo periodo secondo lei: uno stato palestinese a fianco di quello israeliano oppure uno stato binazionale.

gino nebiolo

02 gen 2009 17:47

Polito dice cose sacrosante. Riconoscere lo Stato di Israele, come di fatto avviene con il governo di Abu Masen e come continua a fare l'Egitto di Mubarak dopo Sadat, è la condizione preliminare per discutere, criticare, accusare, dialogare di pace. Ma Tariq è un predicatore fanatico, un filo-terrorista en travesti (fratello di uno che applaude la lapidazione delle donne).

giuliana tiripelli

02 gen 2009 16:22

Gentile Polito, voglio esprimere il mio disaccordo con il suo articolo. Personalmente non vedo odio nel testo che lei critica, ma l'espressione del disgusto e lo sdegno per una ingiustizia che si prolunga da molti anni. L'articolo parla dei governi e della loro politica, non parla di ebrei o sionisti, cioà non critica una religione e nemmeno chi ha deciso di tornare in quella terra per motivi religiosi. L'articolo fa riferimento ai testi dei negoziati di Oslo, durati fino al 2000, che mai hanno previsto esplicitamente una soluzione definitiva per i Palestinesi, né nella forma dello stato Palestinese né in quella di un unico stato binazionale. E anche la sua critica presenta, a mio parere, delle lacune: non cita le elezioni palestinesi ed il loro risultato, non parla della corruzione di Fatah e del ruolo che questa ha avuto in quelle elezioni che hanno visto questa vittoria dell'estremismo. Inoltre, lei parla del muro e, se ho capito bene, lo definisce uno strumento "per impedire che i martiri suicidi di Allah facessero strage tra i civili israeliani": beh per quanto ho potuto vedere di persona non è proprio così, dai check point che lo interrompono si può passare e in Gerusalemme si circola abbastanza liberamente se si vuole farlo, anche se si è palestinesi. Infine, non parla del blocco di Gaza. Il blocco di un'area popolata è un'arma di guerra, perché viola diritti fondamentali della popolazione e perché semina odio per il futuro. Mi piacerebbe infine sapere quale sia la soluzione nel lungo periodo secondo lei: uno stato palestinese a fianco di quello israeliano oppure uno stato binazionale.

irpino

02 gen 2009 16:07

Le osservazioni del direttore Polito all'articolo di Ramadan sono condivisibili,anche se ritenerlo un complice di chi vuole la distruzione di Israele mi sembra eccessivo,e dirò perchè.Intanto davanti a tanta distruzione non mi pare opportuno cercare le ragioni dei contendenti;in guerra vince il più forte.Il punto è tutto qui:chi vuole la guerra c'è,in maggiore o minore proporzione,in entrambi i popoli.Rabin fu ucciso da estremisti israeliani.Giocare sull'orlo del baratro è il metodo dei guerrafondai,ciò che gli permette di avere la meglio sui concorrenti politici.Nel campo palestinese Hamas ha prevalso sfruttando il rancore e la frustrazione causato dall'inconcludenza di Arafat.In maniera più 'civile'anche in Israele vi sono forze che soffiano sul fuoco sperando di partecipare al potere.Pannella,da sempre filo-israeliano,sono mesi che condanna l'incapacità di questa classe politica israeliana a guardare oltre i ristretti recinti che si è costruita intorno:una Israele nazional-nazionalista che è la negazione degli ideali sionisti dei fondatori. Tornando a Ramadan credo che la sua confusione,con le falsità che il direttore giustamente evidenziava,sia lo specchio dell'impotenza ad accettare ciò che i non-intelletuali hanno sotto gli occhi:la convivenza fra i due popoli è il loro destino.Sta alle classi dirigenti,sia politiche che intellettuali,fare sì che si realizzi presto.Per non vedere morire i bambini.

Francesco

02 gen 2009 14:41

Sig. Polito, benissimo, sottoscrivo ogni parola che ha scritto. Spero che si smetta di essere ondivagahi su questo argomento (come praticamente tutti i ns. Governi, solo Frattini oggi sembra distanziarsi). F.P.