lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:33

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Trattare senza ultimatum


di Gianmaria Pica

Riforma del lavoro. Anche le imprese hanno iniziato a vacillare. A Viale dell’Astronomia è scontro tra Marcegaglia e Bombassei («Le parole di Emma sono fuori luogo»). La Cgil attacca l’esecutivo.

Nella foto Elena Ugolini, Michel Martone, Elsa Fornero, Corrado Passera, Vittorio Grilli

Piace a pochi l’ultimatum di Monti e Fornero in merito alla riforma del lavoro: «Avanti anche senza accordo e consenso». Parole che hanno fatto tremare il tavolo tra governo e parti sociali: i sindacati inveiscono contro l’esecutivo e Confindustria implode sull’articolo 18.
Oggi riprende il dialogo (trasformato quasi in polemica) tra il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, i sindacati e il mondo delle imprese. Negli ultimi giorni, però, i rapporti tra le parti hanno iniziato a incrinarsi. Ieri, la Fornero ha affermato che se il consenso dei partiti «arriverà su una riforma del lavoro che il governo considera non buona, allora l’esecutivo si assumerà la responsabilità di andare avanti» con la propria riforma e il Parlamento «si assumerà la responsabilità di appoggiarla o meno». E Monti, in più occasioni, ha ribadito che la riforma del lavoro va presentata «entro marzo con o senza accordo tra le parti». Ed è proprio questa “frenesia” che ha mandato in fibrillazione sindacati e imprese.
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, pressata da una massiccia componente dei suoi associati (capeggiati da Alberto Bombassei, patron della Brembo), dopo mesi di silenzio ha commesso un maldestro scivolone. La questione è relativa all’articolo 18. La base confindustriale chiede l’abolizione della norma e la Marcegaglia - donna dedita più al dialogo che allo scontro - non ha retto il pressing e, intervenendo a gamba tesa, ha gridato che «i sindacati difendono anche ladri e fannulloni, andrebbero licenziati, invece sono tutelati dall’articolo 18». Dura critica di Bombassei: «Il tono di ieri del presidente Marcegaglia - ha detto - forse è stato un po’ esagerato, un passo falso. Ma l’articolo 18 è al secondo posto tra i motivi di non investimento».
Ma il tema non è avulso dalla guerra sotterranea che si sta consumando in Confindustria. Tra due mesi l’associazione avrà un nuovo presidente e la “pasionaria” Marcegaglia è stretta tra le posizioni dei due possibili successori: quella più dura dell’industriale di “ferro” Bombassei e quella del numero uno di Mapei, Giorgio Squinzi, più aperta al dialogo con i sindacati. Se Squinzi gode del forte sostegno del Mezzogiorno industriale, Bombassei conta però dell’appoggio di Sergio Marchionne, Ceo di Fiat-Chrysler. Il Lingotto non ha mai negato l’idiosincrasia nei confronti della politica di Marcegaglia, tanto che Fiat è uscita da Viale dell’Astronomia. Ma, a sorpresa, lo stesso Marchionne ha fatto sapere che se Bombassei sarà il prossimo presidente degli industriali si porrebbero «le basi per un rientro della Fiat in Confindustria». Insomma, una sorta di ricatto con tempistica discutibile: annunciato, infatti, in un momento molto delicato per le relazioni industriali e per la salvaguardia degli equilibri tra sindacati e imprese.
Non solo le associazioni datoriali. Anche i sindacati hanno i nervi scoperti. Dopo l’affondo di Raffaele Bonanni (segretario generale della Cisl), secondo cui il governo punta a rompere la trattativa con le parti sociali per realizzare la riforma del mercato del lavoro senza mediazioni, anche la Cgil è arrivata alla spaccatura con l’esecutivo. Ieri, su twitter, l’organizzazione guidata da Susanna Camusso ha tuonato contro Palazzo Chigi: «Un governo di ricchi, nella crisi, taglia i redditi dei poveri. Purtroppo è sempre così!». «Un governo di banchieri, nella crisi, alza i tassi di interesse. Sì è sempre così!». «Un governo di assicuratori, nella crisi, trasforma il welfare in polizze. Davvero è sempre così!». «Un governo di gente che non ha bisogno di pensione cosa fa? Taglia le pensioni perché “ce lo chiede l’Europa”». «Un governo di supergarantiti, nella crisi, abbassa le garanzie alla gente comune sempre perché “ce lo chiede l’Europa”». E ancora: «Un governo senza voti e senza maggioranza cosa fa? Decide da solo! Ma chi ce lo chiede? Il destino?».«Un governo di gente che non ha mai perso il lavoro cosa fa? Taglia la cassa integrazione! Ma questo chi ce lo chiede?». «Dal governo “ghe pensi mi” al “faccio da solo, schumpeterianamente”. Proprio un bel progresso per il Paese». Poi la stoccata finale: «Un governo che non ha mai frequentato il mercato del lavoro che fa? Lo riforma a “tavolino”».
Oggi la strada per una riforma del lavoro condivisa è in salita. Mancano le risorse per estendere gli ammortizzatori sociali e la questione dell’articolo 18 probabilmente sarà già discussa nella riunione odierna e non in quella del primo marzo come concordato con le parti. La Fornero ha spiegato che «il tema dell’articolo 18 non può essere messo da parte. Non abbiamo mai sostenuto che il tema della flessibilità del lavoro in uscita, il cosiddetto articolo 18, doveva venire per primo nel confronto con le parti sociali e infatti lo abbiamo illustrato in ultimo».

mercoledì, 22 febbraio 2012

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commenti dei lettori

2 commenti presenti

giorgio

23 feb 2012 09:38

Dire che tutti, dall'altra parte del tavolo della trattativa sono sempre dalla parte dei lavativi,ladri,furbi e criminali sul posto lavoro, è un po troppo. Nessuno si nasconde dietro al fatto che ci sono molte diffuse situazioni assurde e ingiustificabili, però non si vuole ammettere che nei contratti,negli accordi e nei regolamenti c'è tutto e di più per poter essere licenziati per giusta causa. Se ti beccano con un prodotto/attrezzo sottratto riconducibile alla proprietà di dove lavori, sei fuori da lavoro! Se esci e vai a fare la spesa e non passi il badge.....hai commesso un reato e sei licenziato. Se picchi /aggredisci un collega (peggio un superiore) e sei recidivo,sei licenziato. Se ti rifiuti di fare il tuo lavoro,non lo fai in modo alcuno e non produci quello a cui sei preposto,alla terza o quarta volta sei licenziato!...Allora quale è il problema? Che poi spesso,sempre, nello Stato questi comportamenti vengono da una cattiva ed inefficente gestione del personale da parte dei Dirigenti...il problema forse è un'altro ed è questo: dirigenti incapaci di organizzare e gestire il lavoro e spesso partecipi e collusi con il mal comportamento dei dipendenti. Io parlo per il Settore pubblico,per il privato parlano i giornali e ne raccontano di tante,tutti e proprio tutti a questo punto riconducibili alla Confindustria ed alle altre associazioni imprenditoriali e di lobby? Eh Eh Eh Emma...questa generalizzazione allora vale anche per Voi! Tutti come Thyssen....Cragnotti, Callisto bla bla bla...? Comunque per la prima volta mi trovo pienamente d'accordo con i Twitter della CGIL sopra citati....pienamente. PS/Debole con i forti e i violenti veri come Taxisti del Circo Massimo di Roma(non i B,Block alla matriciana..de er Pelliccia che sono naif e quindi stanno in galera) farmacisti e lobbisti varii che hanno piegato Mister Monti sulle Privatizzazioni (come tutti sapevamo andava a finire)e forte e spietamente forte con i deboli. Equita? Comunque, credibilità zerooooooo!

silvia del guercio

23 feb 2012 09:16

Questo Governo è la massima espressione dell'antipolitica! Altro che Grillo!

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)