lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:36

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Il tabù dei nemici
del tabù

di Emanuele Macaluso

Nella foto: Emma Marcegaglia

problemi che pone la riforma del mercato del lavoro sono tanti e rilevanti. Ma si parla solo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ed è curioso che proprio coloro che dicono di non fare di quell’articolo un tabù sono quelli che ne fanno un tabù.
Sembra che se non si cancella quell’articolo, nel mondo della produzione e del lavoro tutto debba restare come prima. In questo quadro le dichiarazioni della Marcegaglia sono sorprendenti e anche un po’ indecenti. Sorprendenti perché i suoi comportamenti, le trattative e gli accordi sulla contrattazione, non facevano certo pensare a una rinuncia alle riforme dell’articolo 18, ma sicuramente alla ricerca di una intesa complessiva con i sindacati. Indecenti perché fa di qualche caso di abuso (e ci sono stati) un’accusa che coinvolge il sindacato nel suo complesso. Non è un caso che i ministri più disastrosi del disastroso governo Berlusconi hanno alzato la voce proponendo, ancora una volta, la cancellazione dell’articolo 18 come uno spartiacque tra chi vuole le “riforme” e chi le nega. Ridicolo.
Debbo dire che la dichiarazione del presidente del Consiglio secondo la quale, se il governo non trova un accordo con le parti sociali, andrà avanti lo stesso è un’inutile sfida e un’imprudenza politica. Chi fa una trattativa deve solo dire che farà di tutto per concluderla positivamente. Se malauguratamente non riuscisse, decida il da farsi valutando la situazione nel momento in cui il fatto si verifica. Invece no: si discutono ipotesi e atteggiamenti muscolari. Bersani non poteva dire altro che quel che ha detto: se, nonostante la rottura con i sindacati, il governo presenta un testo è un fatto negativo ma valuteremo i contenuti per decidere come votare. E cosa doveva dire? Votiamo a scatola chiusa?
La reazione di alcuni giornali a questa posizione è solo strumentale. Tuttavia, il sindacato, che ha finalmente raggiunto una significativa unità, non deve restare sulla difensiva. È vero, oggi i licenziamenti si verificano perché le aziende chiudono o riducono drasticamente l’occupazione, e l’articolo 18 non c’entra niente.
Ma è anche vero che non ha senso rifiutare un confronto sul complesso dei problemi che quell’articolo pone, purché resti ferma la norma costituzionale di libertà contro ogni licenziamento per rappresaglia, per motivi politici, sindacali e razziali. I sindacati confederali hanno avuto sempre una moralità nella concezione del lavoro che contraddice radicalmente con la difesa dei “fannulloni”. Non scherziamo con il dramma che oggi attraversa tutto il mondo del lavoro.
La legittima preoccupazione di perdere il lavoro ha innalzato la produttività, anche dove non si verificano innovazioni tecnologiche. I tempi sono difficili per tutti e il governo opera per fare uscire il paese da una morsa che può schiacciarlo: per questo va sostenuto, ma esso deve anche operare per non perdere il consenso dei lavoratori. La ridicola campagna di “sinistra” contro il “governo delle banche” va respinta perché i fatti dimostrano il contrario. Ma chi pensa che quello di Monti poteva essere il governo della sinistra alternativa alle banche e al mondo dell’impresa, è un cretino. Del resto in passato chi ritenne che dovesse esserlo il governo Prodi, (classe contro classe!) provocò solo disastri e costruì autostrade a Berlusconi. La sinistra lavori e operi per essere se stessa e progettare un futuro diverso per questo paese.

mercoledì, 22 febbraio 2012

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commenti dei lettori

8 commenti presenti

Moreno Lupi

23 feb 2012 13:31

Caro Direttore. Con tutta la simpatia e benevolenza possibile, quando si legge:" La sinistra lavori e operi per essere se stessa e progettare un futuro diverso per questo paese", lo scrollar del capo e le braccia che cadono sono conseguenze insopprimibili perché il cervello si rifiuta e urla:"Ma quale sinistra? E poi, con quali uomini? E poi, cosa significa essere se stessa? Identificarla con la Cgil, la Fiom e le impostazioni anticapitaliste? Rievocare lo "spettro che s'aggira per l'Europa?" E poi, per progettare è indispensabile avere in mente un progetto. Quale? Riscrivere la storia? E poi, quali fondamenta ha questo progetto? E poi, cosa significa, nei fatti "... anche operare per non perdere il consenso dei lavoratori?"; oltre la metà degli iscritti alla Cgil sono pensionati. E poi, sarebbe indispensabile che questa Sinistra immaginaria dicesse con chiarezza, esplicitamente, come pensa di poter produrre crescita, sviluppo e ricchezza, nella realtà data e, non in quella vissuta da Marx. Da redistribuire equamente, certo, ma dopo averla creata. In una democrazia due diversi progetti di società sono necessari, ma occorre una visione di fondo comune. E, ineludibile, un reciproca convinta legittimazione. La Sinistra, per Dna proprio, è sempre stata restia, o addirittura contraria a concederla. Il solito macigno culturale.

maria

23 feb 2012 13:13

Nella regola: un commerciante poco prima di ogni scadenza di contratto atto a dover incrementare posizioni e salari dei propri lavoratori,li licenzia e poi li riassume, esattamente nella stessa posizione e con lo stesso salario,ma incrementando a nero il reddito. Questo produce che queste persone che si trovano dopo 20-25 anni nella stessa medesima posizione iniziale ,percepiranno in prospettiva di un rateo pensionistico ridicolo. Così piccole aziende,officine e altre attività. Che fate? (nulla come sempre...) perchè ci vogliono anni studio e commisioni varie..... Poi ancora con i magistrati comunisti? Se ci fossero stati quei famosi magistrati comunisti,l'Italia era migliore di ora ,avremmo avuto sì un certo nutrito gruppo di carcerati per reati fiscali e di crimini sul lavoro ben più alto degli attuali spacciatori e scippatori di nonnette,presenti nelle carceri. Immagginate! Braccio 1 : evasori totali,Braccio 2:inquinatori del territorio, Braccio 3:mancato adeguamento al ex Decreto 81 Braccio 4:Discriminazioni razziali/sessuali/politiche verso i dipendenti, Braccio 5:Falso in bilancio,Braccio 6: Dichiarazioni false ed esportazione di capitali .....insomma troppi bracci e troppi edifici da costruire.... Scendere dal piedistallo buonista per.....far pagare caro a tutti quei brillanti imprenditori che con le loro azioni (truffe-elusione ed evasione fiscale-inquinamento del territorio-riciclaggio di proventi illeciti...) il dovuto. E basta con la nenia che non ci sono le forme per licenziare....è il sistema Italia che si regge su questo,non applicare le leggi. La realtà è far rispettare le leggi,gli accordi,i regolamenti.....basterebbe quello già esistente in materia di lavoro.

GIORGIO

23 feb 2012 11:00

Basta con le chiacchiere, la sig.Emma con questo sistema ha fatto i miliardi a più non posso. Lasciamola perdere. Macaluso spieghi agli itlaliani che cosa è il trattato ESM che se approvato dal Parlamento andrebbe a modificare la nostra Costituzione.Il trattato ESM prevede l'istituzione di un organismo internazionale al di sopra della legge per far pagare ai paesi della EU i loro debiti con le buone o le cattive. Esempio per tutti la Grecia. E' QUESTA IL MOSTRO EU CHE AVETE COSTRUITO PER TOGLIERE OGNI DIRITTO DEMOCRATICO AI CITTADINI EUROPEI. SONO QUESTI GLI ARGOMENTI CHE CI INTERESSANO NON I SPORCHI INTERESSI DI QUALCHE CONFINDUSTRAILE

Enrico

23 feb 2012 10:25

Purtroppo l'articolo 18 sembra un tabú oltre che per la Marcegaglia anche per i sindacati, visto che si sostiene sia uno norma di civiltà significa che i lavoratori esclusi e le nazioni che non lo hanno sono incivili? Personalmente per esperienza personale penso che l'articolo 18 serva alle piccole realtá e molto meno alla grande industria.Sono i magistrati che decidono il reintegro di lavoratori che non lo meriterebbero

Giuseppe

23 feb 2012 09:15

Caro Em.Ma., sono ormai convinto che la questione dell'art. 18 sia uno strumento di pressione negoziale. Per intenderci, alla pari della secessione nell'orizzonte strategico della Lega Nord. In realtà oggetto delle trattative è altro. E questo altro diviene oscuro per i diretti interessati (imprese, soprattutto piccole), lavoratori e cittadini che con le tasse contribuiscono in parte al sistema del welfare. Se si guarda agli oggetti del negoziato infatti i nodi sono ancora una volta quelli di un settore del capitalismo più esposto alla concorrenza (quello delle opiccolissime imprese) che è escluso da ogni garanzia e istituto di sostegno nella crisi. Oggi la CIG e la CIGS sono finanziate con i contributi delle imprese (in minima parte dei lavoratori), le piccole imprese sono organizzate in alcuni settori con i fondi di sostegno al reddito della bilateralità (poca roba, qualche mese di sostegno al 60% del salario) e oggi con la CIG in deroga fatta passare dai sindacati delle imprese monopolistiche come un loro regalo (in realtà pagano i cittadini). Dal negoziato con Fornero si sta profilando un bel colpo della terna sindacale: una estenzìsione della contribuzione per ammortizzatori sociali anche a commercianti e artigiani. Gran risultato per loro. Tutto resta come è con ulteriori risorse sottratte agli investimenti. Gli ammortizzatori in questo modo li pagano tutti, anche quelle imprese artigiane e commerciali che non se ne servono. Nella prposta di Ichino, ormai contrastata anche da Confindustria, gli ammortizzatori li paga l'impresa che licenzia. E' il solito welfare della fiscalità collettiva quello che sappiamo proporre noi della sinistra le cui azioni sono possedute dal sindacato. Un saluto.

Silvio

23 feb 2012 08:58

Susanna Camusso, la quale ogni giorno predica che l'art. 18 è una "norma di civiltà", dovrebbe spiegare perché propri i sindacati sono esentati dalla sua applicazione; applicando la proprietà transitiva, potremmo dedurne che i sindacati sono "incivili". Detto questo, va anche detto che la portata dell'art. 18 è sicuramente sopravvalutata, sia dai suoi sostenitori che dai suoi detrattori: dai primi, perché in realtà la reintegrazione nel posto di lavoro non è affatto garantita (tecnicamente, si dice che l'ordine di reintegrazione è "incoercibile", e quindi l'imprenditore reintegra il lavoratore solo se lo vuole; altrimenti monetarizza l'inadempimento; dai secondi, perché affermare che l'occupazione non cresce per via del temuto art. 18 non tiene conto del fatto che la grandissima parte delle aziende è fuori dal suo campo di applicazione (senza per questo essere il terreno dell'inciviltà).

michela

23 feb 2012 08:39

Un futuro diverso e migliore ce lo auguriamo tutti.E,dopo aver recuperato ciò del passato che non si può eliminare perchè frutto di lotte sociali progressiste,cerchiamo di progettare un futuro che rispetti il cittadino,che ,pur avendo giustamente dei doveri,veda rispettati i suoi diritti,che purtroppo sono stati con l'andar del tempo compressi e schiacciati da una classe politica ed istituzionale irresponsabile e corrotta

Roberto

23 feb 2012 08:28

L'impudenza politica di EMMA è non capire che il problema non è l'art.18 ma i magistrati che lo applicano per proteggere ladri e lavativi: dal cassiere di banca che viene reintegrato con l'affermazione di aver preso in prestito soldi dalla cassa e non rubati, ai "malati" che vanno alle manifestazioni in altra città. Tutto il problema viene amplificato da sentenze che arrivano 5-8 anni dopo il fatto e che costano al datore di lavoro la relativa retribuzione per il periodo e lavoro non prestato. Con quest'andazzo chi è così cretino da assumere in modo non precario? Egregio Macaluso, scenda dal piedistallo buonista dell'ideologia dei soli diritti e non dei doveri, entri nel mondo reale con senso pragmatico e consideri le aliquote fiscali ed i costi burocratici di un'azienda in Italia. Purtroppo nel nostro paese vengono sempre prima i diritti (pagati dagli altri) e forse (ben dopo) i doveri.

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)