Il Cavaliere chiede a Monti garanzie su giustizia e Rai
di Alessandro De Angelis
Nella foto: Silvio Berlusconi e Mario monti
Rai e giustizia, le garanzie. Convinto che l’operazione grande coalizione, anche dopo il 2013, sia possibile, Silvio Berlusconi ha tracciato a Mario Monti, nel corso dell’incontro di ieri a palazzo Chigi, il perimetro per il grande patto col Pdl. Il sostegno su liberalizzazioni e lavoro c’è già. Certo, tutto si può migliorare. E il Pdl vorrebbe un pacchetto di emendamenti più incisivi sui grandi monopoli. Così come sul «superamento» dell’articolo 18 il partitone berlusconiano è pronto a sostenere la misura più dura possibile, senza far saltare il tavolo: «È quello che volevamo fare noi - ha scandito Berlusconi - e che non siamo riusciti a fare a causa dell’opposizione della Lega e di Tremonti». Durante il lungo pranzo a palazzo Chigi con Mario Monti, il Cavaliere, affiancato da Gianni Letta e Angelino Alfano non ha lesinato incoraggiamenti ad andare avanti senza esitazioni su queste riforme. Ma ora serve anche altro. Servono scelte più «politiche» per blindare il sostegno a Monti dopo il 2013. Almeno per un anno, ovvero fino a quando, secondo il piano del Cavaliere, l’attuale premier potrebbe andare a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio europeo, alla scadenza di Van Rompuy. E le garanzie politiche riguardano Rai e giustizia. Si parte dall’attuale assetto di viale Mazzini: per Berlusconi è intoccabile. Punto. Impensabile cedere alla tentazione di una rivoluzione in Rai. E non solo sul piano della modifica dei meccanismi di governance. C’è di più. Sono gli uomini che non vanno messi in discussione: né il consiglio di amministrazione, né il presidente, né il direttore generale Lorenza Lei. La squadra, secondo Berlusconi, ha ben funzionato in questi anni, gestendo tagli impegnativi, mettendo mano ai bilanci, e sarebbe anche ben rappresentativa di tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Poiché tutte le nomine dipendono dal consiglio di amministrazione, per non toccare l’attuale assetto l’idea proposta a Monti è di una semplice «proroga» di tutti i consiglieri. Con l’unica eccezione di quello espresso dal Tesoro, Angelo Maria Petroni, che è in scadenza ma la cui sostituzione non è così indesiderata a palazzo Grazioli, essendo vicino a Giulio Tremonti. Insomma, la prima condizione della trattativa consiste nel lasciare l’attuale assetto televisivo come quando il Cavaliere stava a palazzo Chigi. La seconda riguarda la giustizia. Capitolo su cui l’ex premier non si sente affatto sereno. Secondo gli spifferi che arrivano dalla procura di Milano, il processo Mills potrebbe arrivare a sentenza sabato, dopo che è stata respinta l’istanza di ricusazione avanzata dai legali di Berlusconi. Già, sabato, quando le borse sono chiuse e non ci potranno essere effetti di eventuali raffiche di ira in mondovisione del Cavaliere. Una decisione che ha prodotto una raffica di dichiarazioni dei fedelissimi. Come Sandro Bondi: «La decisione della Corte d’Appello di Milano è un altro colpo alla credibilità della giustizia». Ecco il punto. Le frizioni vere riguardano la politica. E in particolare riguardano il ministro Paola Severino, indicata insieme a Corrado Passera ai tempi della formazione del governo come uno dei nomi graditi al Cavaliere. Ebbene il guardasigilli non avrebbe interpretato il ruolo pensato dall’ex premier. Prima ha proceduto con la de-alfanizzazione del ministero attraverso uno spoil system nei posti chiave. Ora sta suonando uno spartito quasi minaccioso: ha dichiarato che non ci sono tabù sulla ex Cirielli, che non ci sono nemmeno sulla legge anticorruzione, e ancora non si pronuncia sugli emendamenti che ripristinano il falso in bilancio. Per non parlare della questione della responsabilità civile dei magistrati, dopo che alla Camera è passato l’emendamento Pini. Di qui la richiesta del Cavaliere a Monti di farsi carico di un atteggiamento più equilibrato del suo ministro. E di inserire nel pacchetto di riforme anche la giustizia. Almeno un «segnale» alle toghe, altrimenti sta passando l’idea di un cedimento, dopo un ventennio di conflitto al calor bianco. Chissà. Trapela che se Monti non ha intenzione di immolarsi sull’altare di viale Mazzini, la riforma della giustizia è un dossier più complicato. Anche se un «segnale» secondo i ben informati è possibile, certo non una riforma organica per questioni di tempo. E la trattativa sottotraccia viene coperta da segnali di aperta cordialità. Con Alfano che parla di «incontro costruttivo». E Panorama che diffonde un’anticipazione di qualche frase di Monti: «Sono molto riconoscente a Berlusconi, perché il suo atteggiamento è stato di grande responsabilità verso il paese».
mercoledì, 22 febbraio 2012
commenti dei lettori
1 commento presente
pino
23 feb 2012 11:05
Non si smentisce mai Berlusconi,ha tradito il pese per 20 anni,e continua a pensare ai caz....
suoi.
Non ha capito che ormai è finito e non ha più seguito.Speriamo nella sentenza di Milano che lo mandi dove doveva stare già da molto tempo.
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)