Assad. L’esercito bombarda un centro stampa. Muoiono l’americana Marie Colvin, il francese Remi Ochlik e il siriano Rami Al Sayed. Altri quattro reporter feriti. Per gli oppositori «l’intervento militare forse la sola soluzione rimasta».
Nella foto: Marie Colvin
«Qui le persone si chiedono come la comunità internazionale possa lasciare che tutto ciò accada», aveva detto ieri Marie Colvin alla Bbc in quella che è diventata la sua ultima intervista. La reporter del Sunday Times, statunitense di Oyster Bay, New York, è stata uccisa ieri a Homs, in Siria, assieme al fotoreporter francese Remi Ochlik, 28 anni, quando una salva di artiglieria ha colpito il centro stampa improvvisato dai ribelli anti-Assad nel quartiere di Bab Amr, devastato da tre settimane di offensiva dell’esercito regolare. Ieri è morto anche Rami Al Sayed, un giornalista siriano di Shaam News Network che trasmetteva dal centro media di Bab Amr le immagini che rimbalzavano sui canali internazionali, per riuscire a far arrivare all’esterno i terribili racconti degli effetti dei bombardamenti su Homs. Altri quattro giornalisti, inoltre, sono rimasti feriti. I gruppi di opposizione non hanno alcun dubbio: l’attacco è stato deliberato. Una tesi condivisa da Reporter senza frontiere: «Secondo le nostre informazioni, 11 razzi sono caduti oggi contro il centro stampa. Era di dominio pubblico che quel palazzo ospitava regolarmente giornalisti». Il centro era uno dei pochi squarci nella rete della censura che Damasco ha fatto scendere su quanto sta accadendo ormai da quasi un anno in Siria. La morte di Marie Colvin, 57 anni, da venti in giro per il mondo a raccontare le guerre dal punto di vista delle vittime e famosa per la benda nera sull’occhio sinistro, perso per una granata in Sri Lanka, ha scatenato su Twitter una valanga di commenti e reazioni. Jason Bourke, corrispondente del Guardian da New Delhi, l’ha definita «una fonte di ispirazione e un’amica». Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha scritto di essere «profondamente addolorato»; Mona Eltahawy, cyber attivista e blogger egiziana: «È terribile». «È una città fredda e affamata, che risuona delle esplosioni e delle raffiche - aveva scritto Colvin in uno dei suoi ultimi reportage - I telefoni non funzionano e l’elettricità è stata tagliata. Per paura degli occhi spietati dei cecchini, le famiglie si sono ridotte a lanciare il pane dai tetti o a passare da una parte all’altra aprendo buchi nei muri dei giardini». Ochlik era arrivato in Siria dopo aver seguito le rivolte della Primavera araba, dalla Tunisia all’Egitto fino alla guerra in Libia. È il secondo giornalista francese ucciso in Siria. L’11 gennaio scorso il reporter Gilles Jacquier era morto, ancora a Homs, in quella che è sembrata un’imboscata piuttosto misteriosa. E un’altra reporter francese, Edith Bouvier di Le Figaro, è la più grave tra i feriti del bombardamento di ieri. Assieme a lei un fotografo britannico, Paul Conroy, collega di Colvin al Sunday Times. La reazione di Parigi è stata molto dura: «Ora basta, il regime deve andare via», ha detto Nicolas Sarkozy, mentre il ministro degli esteri Alain Juppé annunciava la convocazione dell’ambasciatore siriano a Parigi per chiedere «l’apertura di corridoi umanitari per fornire sostegno alle vittime di Homs, con la collaborazione della Croce rossa internazionale». Una «condanna con fermezza» è arrivata anche da Mosca. Il presidente russo Dimitri Medvedev ha avuto ieri un colloquio telefonico con il re saudita Abdallah, che ha criticato il veto russo all’Onu sulla risoluzione anti-Assad: «Gli amici russi avrebbero dovuto coordinarsi con gli arabi prima di porre il veto - ha detto il re secondo l’agenzia di stampa Spa - Ormai qualunque dialogo su ciò che accade in Siria è vano». E mentre l’Ue ha annunciato che lunedì al Consiglio dei ministri degli Esteri sarà studiato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Siria, Basma Kodmani, una portavoce del Consiglio nazionale siriano - il principale gruppo dell’opposizione - ha detto da Parigi che «inizia a sembrare che l’intervento militare sia la sola soluzione rimasta». «Ci sono due mali all’orizzonte - ha detto Kodmani - L’intervento militare o una prolungata guerra civile». Il Cns, secondo Kodmani, sta facendo pressione sulla Russia perché convinca Assad a consentire il passaggio di convogli umanitari, soprattutto per Homs, dove secondo i gruppi di opposizione mancano medicine, cibo, acqua. Secondo gli oppositori, gli elicotteri colpiscono gli edifici su cui sono installate parabole satellitari e la zona di Bab Amr è ormai in gran parte distrutta. I cannoneggiamenti si sono esteri anche ad altri quartieri della città, come Bab al-Sabaa, al-Khalidiya e Karm al-Zeitun. Solo ieri, le vittime sono state almeno 40. In questo clima, domani a Tunisi si apre l’incontro internazionale «Amici della Siria», sponsorizzato anche dalla Turchia. Per l’Italia dovrebbe esserci il ministro degli Esteri Giulio Terzi. L’agenzia di stampa turca Anadolu ha citato Khalid Hoca, componente della commissione relazioni estere del Cns, secondo il quale l’opposizione si prepara a chiedere «di dare all’opposizione la possibilità di difendersi». In pratica, nella nuova «iniziativa araba» che dovrebbe essere lanciata proprio da Tunisi, potrebbe esserci la previsione di appoggio logistico diretto alle milizie del Free Syria Army, che a Homs e in altre parti del Paese stanno cercando di tenere testa alle unità corazzate. Il regime, per parte sua, ha reagito alla notizia della morte dei tre reporter invitando «tutti i giornalisti che sono entrati illegalmente ad andare al più vicino centro per il controllo dell’immigrazione per risolvere la propria posizione secondo le leggi in vigore».
mercoledì, 22 febbraio 2012
commenti dei lettori
2 commenti presenti
Pierpaolo
23 feb 2012 10:22
Ma oltre all'occhio, le hanno anche strappato la lingua?
Pasquale Tomasello
23 feb 2012 10:17
Peccato per la signora Colvin. La sua bella foto con la benda picaresca ci consegna un flavour d'altri tempi, quando non esistevano i giornalisti e le cose erano molto più semplici. Con tutto il democratico e corretto dispiacere per la bella signora in benda nera, credo che sia la morte che ella cercava. Una sul campo che si sposa bene con la sua suggestiva foto. Tuttavia i giornalisti tutti sono schierati anti-Assad, fanno il tifo per i ribelli e partecipano alla lora maniera alle operazione militari di quelli. Stanno con loro, nei loro compounds e sparano le loro letali salve contro Assad. Si pretenderebbe assurdamente che questi e i suoi tanti seguaci non sparino contro un posto dove assieme ed in combutta coi rivoltosi fanno anch'essi la loro guerra ? E no ! Loro sono parte del gioco e credo che sia naturale che a volte ci rimangano secchi, loro lo sanno e accettano il rischio da bravi combattenti. E' però nauseante la reazione dei tanti loro colleghi in tutto il mondo che grida allo scandalo. perchè questi amerebbero lo stato di intoccabili che già possiedaono, che possano fare e scrivere quello che piace loro in nome del Moloch dell'informazione. Un giornalista, come il signor Zarligno, crede di condivedere questo status e compone così lo spezzatino di casta. Guai a toccarli ! Guai a toccarci ! No ! A me non sta bene così.
Pasquale Tomasello
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)