lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:37

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«Vogliamo l’accordo»

di Gianmaria Pica

Riforma. Passi in avanti su apprendistato e ammortizzatori. A Palazzo Chigi si invidia la nuova legge spagnola.

Nella foto: Elsa Fornero

Dopo le dure polemiche dei giorni scorsi, il ministro Elsa Fornero ha tentato di placare gli animi: «È ferma intenzione del governo condurre in porto un accordo». Fine degli scontri tra esecutivo e parti sociali? La spaccatura tra sindacati e imprese si trasformerà in alleanza? È ancora presto per dirlo.
Ieri, presso la sede del ministero del lavoro di Via Veneto, si è tenuto il quinto incontro tra governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. Oltre alla Fornero, hanno partecipato anche il superministro dello Sviluppo, Corrado Passera, e il viceministro al Welfare, Michel Martone, il mondo delle imprese, i sindacati confederali e anche una delegazione delle Regioni con il presidente Vasco Errani. All’ordine del giorno: ammortizzatori sociali e flessibilità in entrata. Aprendo l’incontro la Fornero ha sottolineato la sua «ferma intenzione» e la sua «determinazione» di trovare un accordo. L’obiettivo è arrivare «a un accordo avanzato per il bene del Paese». Prove di intesa dopo la spaccatura dei giorni scorsi. Si tenta di trovare un paracadute per 7 milioni di persone attualmente escluse dagli ammortizzatori sociali. Il ministro ha specificato, settore per settore, il grado di copertura e il livello contributivo, per poi accennare alle risorse disponibili per questo e il prossimo anno.
Ma al di là di alcuni passi in avanti su apprendistato e cassa integrazione, il cuore del problema - cioè l’articolo 18 - ancora non è stato toccato. Ma un forte richiamo per un superamento della norma dello Statuto dei lavoratori è arrivato anche dalla Banca centrale europea (Bce). Il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, in un’intervista rilasciata al Wall Street Journal ha affermato che il modello sociale europeo «non è affatto morto», ma osservando gli alti tassi di disoccupazione giovanile in alcuni paesi si può dire che sia «superato». In sostanza, Draghi sentenzia che le riforme del lavoro sono «essenziali» e le liberalizzazioni «una priorità». Per in numero uno dell’istituzione di Francoforte, alcuni Paesi europei dovrebbero «rendere i mercati del lavoro più flessibili e più giusti». In altri, aggiunge, «c’è un mercato duale» che penalizza i più giovani «ponendo su di loro tutto il peso della flessibilità». Sono riforme, conclude, «necessarie per aumentare l’occupazione e di conseguenza la spesa e i consumi». Il riferimento all’Italia è chiaro.
Sempre ieri, il presidente del Consiglio, Mario Monti - durante una conferenza stampa congiunta al termine di un incontro con il premier spagnolo Mariano Rajoy - ha affermato di aver avviato un contatto tecnico tra i due Paese per uno «scambio di informazioni ed esperienze sul mercato del lavoro». Due settimane fa Rajoy ha varato quello che le opposizioni hanno spregiativamente definito il decretazo: la riforma del mercato del lavoro introdotta per fare fronte al tasso di disoccupazione record pari al 22,9 per cento, o 5,3 milioni di persone, (dati di inizio febbraio), con un picco particolarmente alto fra i giovani sotto i 25 anni del 48 per cento. Il decreto rende meno oneroso per le imprese il licenziamento senza giusta causa dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato (gli indennizzi sono pari al salario di 33 giorni di lavoro su ogni anno lavorato, e non più di 45). All’azienda basterà inoltre avere registrato perdite o anche solo diminuzione delle entrate per tre trimestri consecutivi per poter licenziare per causa oggettiva. In caso di crisi, le aziende potranno accantonare i contratti collettivi per definire orari di lavoro e mansioni dei dipendenti. Allo stesso tempo, sono stati introdotti significativi sgravi fiscali e incentivi per le imprese che assumono giovani.
Ma l’articolo 18 è veramente un “moloch” da depennare? Secondo qualcuno no. Anzi, si tratterebbe di una norma che tutela i lavoratori più deboli. Lo dimostrerebbe anche una notizia arrivata - a sorpresa - nel primo pomeriggio di ieri: la Corte d’Appello di Potenza ha accolto il ricorso della Fiom stabilendo che i tre lavoratori Fiat che erano stati licenziati perché accusati di aver bloccato un carrello durante uno sciopero nello stabilimento di Melfi dovranno essere reintegrati al lavoro. Per Giorgio Airaudo, responsabile nazionale auto della Fiom, «bisognerebbe che chiedessero scusa quelli che hanno ingiustamente accusato questi lavoratori e utilizzato quel fatto per imporre un contratto a tutti i lavoratori del gruppo». Domani la Fiom ha organizzato una manifestazione nazionale contro la politica della Fiat e per difendere l’articolo 18.

giovedì, 23 febbraio 2012

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commenti dei lettori

6 commenti presenti

Pier Paolo Castellari

24 feb 2012 18:39

Che Dio ci scampi dal detto e il non detto, dalle riserve mentali, dalle interpretazioni capziose di un avvicinamento ad un accordo, il secondo in quattro mesi, sulle spalle gracili dei lavoratori.

anna

24 feb 2012 17:22

c è sempre un gran parlare di riforme e di risorse o di malasanità quando per tre anni non si è agito sugli sprechi mma riduzioni del posto di lavoro per trasferire ai privati somme da usare come vogliono é una vergogna milioni buttati per intercettazioni ed accorpamenti di servizi giudizari senza il minimo di aumento di magistrati vincitori di concorso che darebbero risparmi per la detenzione nelle carceri si parla di lavoro e disoccupazioni ma queste regole non sono per l assunzione di extracomunitari e stranieri nè dell arbitrio della loro dimora e il costo in termini di benefici sia per l italia che per non favorire organizzazioni non certo umanitarie ALMENO L EU DOVREBBE METTERE CON FONDI PROPRI I NOSTRI CHE PERDONO LAVORO ALLA STESSA STREGUA LORO COSì COME DOVREBBE CONDANNARE MALTA PER NON AVERE RISPOSTO AGLI SOS E POI PERCHé TANTO BLATERARE BASTA SEMPLICEMENTE APPLICARE LE STESSE LEGGI ma agli alti burocrati non vengono dimezzati gli stipendi . . . uNa domanda con tutte queste creazioni di agenzie per trasporto etc che funzioni restano ai ministri e svice ministri ?

Angela

24 feb 2012 16:11

Conviene l'accordo, altrimenti con le assunzioni arrivano anche le prove dell'errore. Meglio l'umilta'.

nemesi

24 feb 2012 10:09

Beata lei. Milionaria,figlia a 34 anni supersistemata con reddito d'oro e prospettive luminose, marito nato professore universitario per divina provvidenza.Adesso la vediamo puntare il dito al cielo. Speriamo che l'Altissimo che governa tutta le cose,finalmente si accorga di lei e del male che produce gliene restituisca un bel pò.

maria

24 feb 2012 08:14

El Decretazo?...proprio la parte dei tre trimestri consecutivi,autorizza,qualsiasi datore di lavoro esperto in taroccare i bilanci (intanto esportare il profitto nelle Cayman) a poi ristrutturare e stravolgere i contratti di lavoro stipulati. E' il solito sistema per cautelare sempre il datore di lavoro,altro che modello duale... Ma forse tutto questo,cioè il colpo di coda del capitalismo ammaccato, sarà la benzina per nuove correnti di pensiero,ideologie,certamente più radicali e spietate che ripartiranno-cresceranno...ci si metterà un po, non vedremo l'assalto ai palazzi del potere per adesso,questo si vede...prima vanno sotterrati almeno in Italia quei settori della politica da cerchio magico del PD per esempio, che hanno favorito il pensiero unico e l'immobilismo totale. PS/ Ottima la foto della "maestrina" con il dito alzato.

mirco

24 feb 2012 06:49

Che una riforma del mercato del alvoro occorra è ormai palese. Secondo me il problema non è l'articolo 18 ma la reciproca fiducia tra sindacati e imprese. Tra gli imprenditori c'è chi vuole giocare sporco eapprofittare per deregolarizzare le normative e si immagina un mercato del lavoro cinese per fare concorrenza alla cina. Tra i sindacati c'è la Fiom che vorrebbe che l'art. 18 servisse ad esempuio anche per garantire i fannulloni. In medio stat virtus. dicevano i latini. Anche perchè il modello di sviluppo a cui dobbiamo puntare è un sistema di produzione di gamma alta come la germania non quello della cina e non abbiamo bisogno nè di imprenditori padroni delle ferriere come nell'800 nè di sindacati pronti alla rivoluzione bolscevica come la Fiom. Abbiamo bisogno di socialdemocrazia e di coesione sociale.

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)