lunedì, 21 maggio 2012 ore 11:38

Prima pagina

«Un anno di Monti
basta e avanza»

di Alessandro De Angelis

Nella foto: Ignazio La Russa

Onorevole La Russa, tra Pdl e Monti è scoppiato l’idillio. Cosa è cambiato?
Emerge con chiarezza che la vicenda della crisi era ed è complessa, che il problema dello spread non era Berlusconi. Dovrebbe ringraziarci anche la Lega, che era al governo con noi. Ciò premesso, il nostro atteggiamento non è cambiato nel senso di un idillio.

In che senso, La Russa?
Il governo si è guadagnato la nostra fiducia su alcuni provvedimenti e dovrà continuare a guadagnarsela giorno dopo giorno. Nessun preconcetto: guai a dire che nel 2013 ci sarà ancora, guai a togliergli la fiducia con una trappola. Detto in altri termini: se fa le riforme che chiede l’Europa, e quelle che abbiamo chiesto noi, può contare sulla nostra lealtà. Ma l’operato di un governo si verifica quotidianamente. Vale per quelli eletti dal popolo, vale ancor di più per un governo tecnico.

Su liberalizzazioni e lavoro il vostro sostegno mi pare un dato acclarato.
Si è raggiunto un punto di equilibrio. La verità è che all’inizio il governo ha toccato solo categorie vicine al centrodestra. Ora, con i cambiamenti introdotti, e con i provvedimenti sul lavoro tutti fanno un sacrificio. La questione non è mettere in difficoltà la sinistra, ma si tratta di fare ciò che chiede l’Europa, e tutti devono assumersi la responsabilità.

E ora sull’articolo 18 avanti senza esitazioni.
Sì, senza esitazioni. Il vero problema del mercato del lavoro è la barriera tra gli iper-garantiti e i troppo precari, che sono soprattutto giovani. Una flessibilità equilibrata aiuta le aziende, i lavoratori, lo sviluppo. E l’articolo 18 rappresenta allo stesso tempo un tappo rispetto alla crescita e una bandiera ideologica, di cui sono consapevoli anche gli stessi leader sindacali che la innalzano.

Tra le richieste che avete fatto a Monti c’è anche la giustizia?
Se uno non legge il mondo con la categoria dell’antiberlusconismo, non può non vedere come una riforma sia necessaria. Non voglio dare suggerimenti al ministro Severino, ma qualche provvedimento va fatto con l’obiettivo di dimostrare che non c’è nulla di intoccabile per i magistrati e nessuna volontà di sopraffazione da parte della politica.

Onorevole La Russa, dica la verità: di fatto sta passando l’idea di una grande coalizione.
No, ed è sbagliato chiamarla così. Il governo Monti è un esecutivo tecnico sostenuto dai singoli partiti. Ma la coalizione non c’è: non c’è un vincolo di maggioranza, non c’è un programma condiviso, non ci sono provvedimenti che le forze politiche discutono congiuntamente prima che il governo le presenti.

Bene, quindi dopo il 2013 lei esclude un prolungamento dell’esperienza?
Nel progetto del Pdl non c’è un governo tecnico dopo il voto. Punto.

Ed esclude anche una grande coalizione politica?
Neanche questo è il nostro progetto. Poi nella vita può succedere di tutto. Quando vinse Prodi per ventimila voti nel 2006, fu Berlusconi a chiedere le larghe intese e la sinistra a rifiutare… È certo però che noi non aspiriamo a costruire una coalizione con la sinistra dopo il 2013. Anzi, è l’opposto dei nostri desideri.

Ma Monti è di destra o di sinistra?
Guardi, le rispondo così: usando le categorie della sinistra, rappresenta una certa destra, economica, finanziaria, tecnocratica. Che non rappresenta quella destra nazionale, sociale e popolare nella quale mi identifico io, e in nome della quale siamo entrati nel Pdl.

A proposito di Pdl: le amministrative avranno conseguenze politiche sulla segreteria?
Le elezioni hanno sempre una influenza politica, ma se qualcuno pensa che possano essere fatali non è così. Sono le prime senza Berlusconi premier, con un governo tecnico, in un contesto particolare. E Alfano è una risorsa per il Pdl. Berlusconi ha dato al partito un orizzonte, più lontano della vita politica dell’attuale classe dirigente.

È Alfano il candidato premier per il 2013?
Penso proprio di sì. Ma in ogni caso si sceglierà con le primarie, e per Alfano una grande investitura popolare sarebbe doppiamente utile per vincere le elezioni.

Insomma, per lei si va avanti col Pdl: né va sciolto in una casa dei moderati né rifondato.
La casa dei moderati siamo noi, faremo una politica di alleanze ma il Pdl con la sua storia deve essere riconoscibile. Un conto è pensare a un restyling del nome, dibattito che non mi appassiona, un conto è pensare che si possa dismettere un partito. Io sono orgoglioso del Pdl e delle storie che ci sono confluite. E contesto radicalmente la lettura strumentale di un presunto dibattito tra ex An ed ex Forza Italia. Se qualcuno pensa di poter liquidare il partito troverà pane per i suoi denti.

giovedì, 23 febbraio 2012

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commenti dei lettori

2 commenti presenti

Aldo Vitiello

24 feb 2012 18:27

Una democrazia malata, che ha preferito mettersi in vacanza e favorire una specie di dittatura con la scusa dell'urgenza dei provvedimenti, deve guadagnare la guarigione nel più breve tempo possibile. Una volta guarita, che cosa potrà proporre? Dipenderà dal quadro politico, ma dipenderà anche dal prossimo Presidente della Repubblica che, come si sa, dovrà essere nominato il prosimo anno. Napolitano mi pare che ha influito notevolmente nella politica italiana ma, d'altra parte, prima di lui anche altri avevano fatto altrettanto, come Ciampi e come Scalfaro, forse anche forzando un pochino la Carta. E i professori che cosa faranno? Davvero saranno pronti a farsi da parte? Forse si o forse no, dipenderà dalla grande finanza ma, forse, potrebbe dipendere anche da eventuali nuovi politici che, speriamo, possano avere finalmente le palle.

Angela

24 feb 2012 14:13

Scoperto che il sociale gratis era un debito, i raggiungimenti addirittura un freno, c'e poco da stare allegri; Berlusconi avanza.

foto del giorno

A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)