La lunga e interessante intervista di Massimo Mucchetti, apparsa ieri sul Corriere, fa onore al giornalista che certo non era in ginocchio (come avviene spesso) davanti a un potente con il quale dialogava con competenza ed efficacia. Debbo dire che anche Marchionne non si è smentito nel ruolo di capo assoluto di una multinazionale che in Italia, storicamente, ha esercitato un potere straordinario sul terreno economico e su quello politico. Alla Fiat-Chrysler l’eredità degli Agnelli si è esaurita non solo come leadership pubblica, esercitata per tanti anni dall’Avvocato Giovanni, ma anche come interlocuzione diretta con i leader del sindacato: penso soprattutto al rapporto con Luciano Lama. Tuttavia, il top-manager Marchionne fa politica attivamente in Usa, in Italia e anche dove operano altri stabilimenti Fiat. In Usa, Marchionne ha trattato direttamente con Obama, dal quale ha ottenuto un sostegno eccezionale. Eppure quando Mucchetti gli chiede: «Tiferete per la riconferma di Obama che vi diede la Chrysler?» Marchionne risponde che si augura solo che ci sia la stessa maggioranza al Congresso e alla Casa Bianca, altrimenti non si governa. Insomma, non si sbilancia: Democratici o Repubblicani, ma con maggioranza certa. Quegli esponenti del Pd che l’avevano arruolato tra i democratici saranno delusi. Per quel che riguarda il rapporto tra la Fiat-Chrysler e l’Italia, Marchionne, ribadisce una posizione che ha sempre un brutto sapore ricattatorio. Le domande di Mucchetti volte a chiarire che un sindacato, anche se in minoranza, ha diritto ad essere rappresentato in azienda, ottengono risposte sempre elusive. E sono elusive anche quando si parla dei rapporti con la Fiom e la Cgil: «Meglio Rinaldini che Landini, meglio Epifani che Camusso». Insomma bene con chi non c’è più, male su chi è in campo. «Landini fa politica» sostiene l’ad Fiat, come se Marchionne non faccesse la sua di politica. Anche per la Confindustria è lui che sceglie: Bombassei va bene, e torno nell’organizzazione, Marcegaglia no, forse perché aveva la pretesa di fare la presidente della Confindustria e non l’impiegata della Fiat. Tuttavia, Marchionne da una notizia su cui occorre riflettere. L’indebolimento dell’Euro, rispetto al dollaro, agevolerà le esportazioni di auto italiane in Usa. Quindi, i cinque stabilimenti Fiat potranno essere tutti utilizzati. Però, c’è un però: «Se non cogliamo questa occasione - dice Marchionne - dovremo ritirarci da due siti dei 5 in attività». E, per “cogliere l’occasione” del mercato Usa occorre accettare senza discutere quel che decide Marchionne. Insomma, c’è sempre un sapore ricattatorio che, francamente, è pesante. Tuttavia, è chiaro, come ho cercato di dire ieri su queste colonne, che la linea intransigente adottata dalla Fiom, similmente a quella dell’adesione acritica adottata dalla Cisl e dalla Uil, agevola questa arroganza. Se guardiamo le tabelle sul costo del lavoro si capisce subito qual è la leva su cui agisce la Fiat di Marchionne. L’esigenza di accrescere la produttività oraria con la crescita delle tecnologie, ma anche con l’organizzazione del lavoro, è ineludibile. E su questo terreno che occorre lavorare e ricostruire una unità sindacale per trattare con la Fiat. Solo questa unità garantisce anche nel paese un’opinione pubblica e uno schieramento politico in grado di condizionare efficacemente la Fiat di Marchionne. Il quale ha una politica e un comportamento che raccoglie consensi, anche perché esprime alcune esigenze e verità che sono presenti nel quadro nuovo entro cui il sindacato opera, in Italia, in Europa, nel mondo. Se Landini e i suoi compagni pensano che la sfida può essere vinta con scioperi isolati come quello del 9 marzo, sbagliano. Lo sciopero così come si configura potrà segnalare un problema, in forme acute, ma non lo affronta e tanto meno lo può risolvere. Spero che si rifletta.
venerdì, 24 febbraio 2012
commenti dei lettori
8 commenti presenti
Gabriele
25 feb 2012 17:48
Caro direttore, rispetto il suo punto di vista ma non sono d'accordo. A me pare che l'estremista sia Marchionne e non la Fiom in questo specifico caso. A me sta bene introdurre un certo tasso di dinamismo economico, di mobilità nel lavoro ma non si può accettare l'arbitrio. Tanto più che l'art. 18 non è vero che non consenta il licenziamento. Lei evidenzia questioni legate alla produttività per giustificare in parte la condotta di Marchionne. Marchionne non è il diavolo, naturalmente ma incarna una concezione della leadership che va contestata. E' il solito management autoritario e paternalistico che puzza di stantio. Ma su questo la sinistra, i riformisti, sono capaci dire qualcosa di nuovo?
Enrica Tuminelli
25 feb 2012 16:32
Quando un'impresa vacilla, scioperare e' l'esatto contrario di cio che andrebbe fatto. Alla Omsa calze, hanno addirittura boicottato il prodotto. Totale, oggi le operaie devono rammendarsi le proprie.
Tullio
25 feb 2012 16:02
Spesso vediamo gente disperata in tv, vogliono quella mamma non piu in vita per via del creditore. Eppure si continua a fargli credere che tornera', sta grattando, prima o poi vincera'.
Angela
25 feb 2012 14:39
L'operaio che non arrivava a fine mese, oggi e' invidiato da quello sardo rimasto a casa. Si lasciarono i campi per andare a torino, invece tocchera' tornarci.
FRANCESCO
25 feb 2012 14:34
Ma non l'ha detto di Monti, che non bisognava regalarlo alla destra?
anna m
25 feb 2012 14:33
marchionne difende la casta e le lobby degli industriali così come fa confindustria e parlamentari imprenditori anche di sinistra Ciampi docet ed i risultati sono evidenti : Bisognerebbe che lo stato prestasse il denaro per ricerche ed applicazioni green economy prevedendo un rientro sia delle somme che degli interessi da reivestire su agevolazioni e posto lavoro mensile in modo tale che il badget rimanga sempre disponibile ma possa essere ampliato il numero di chi ne usufruisce ed il numero dei lavoratori : il rientro dell evasione o una tassa di solidareità dello 0 .5% potrebbero essere la partenza iniziali dada destinare esclusivamente alle industrie che pagano tasse in italia e chi ha sede all estero dovrebbe dichiarare i profitti relative all italia anche se per numerosi sedi ! melchionne e gli altri quando pensano di iniziare la produzione di veicoli a basso impatto ambientale anche per l esportazione ? gli altri paesi anche se per il loro paese hanno prodotto senza pensare alla globalizzazione e Malchionne stesso sa che gli operai hanno fatto turnazioni anche di notte per salvare l azienda con l accordo dei sindacati ora sia Marchionne che gli industriali dovrebbero chiedere ai tartassati contribuenti e precisare cosa ne avrebbero in cambio dato la mancanza di loro proposte al rilancio dell economia ! mI aspetto inoltre che giornalisti come te invitino i giovani di dare notizie verificando i fatti e chiedendo in via prioritaria la pace ed il rispetto della propria identitù Non state lò a chiedere interventi con chi usa pretesti il denaro speso in armi ci serve ormai per difenderci e non per essere insultati da chi soccorriamo perchè ci hanno coinvolto nelle loro beghe di sette con pretese di bruciature di Corano O HANNO COSTRETTO MILITARI A FORME DI SCHIZOFRENIA O SONO NOTIZIE FALSE DA CHI PROFITTA ANCHE DAI GIOCHI IN BORSA E GLI ILLUMINATI OCCIDENTALI SONO MENATI PER IL PER LALORO DABBENAGGINE UNO SCIOPERO o e una manifestazione in questo senso è urgente come quando nel 68 si manifestava per Mao o i colonnelli in Grecia Ed allora c era anche il centro destra ed i cattolici che manifestavano Muovetevi e mettete in moto richieste giornaliere significative non nel chiuso di conveghi
franco mistretta
25 feb 2012 11:10
Veltroni direbbe che non bisogna regalare Marchionne alla destra.
Io, chiedendo scusa per un certo settarismo dovuto non tanto a singole posizioni politiche quanto a una profonda disistima per le qualità umane del personaggio, regalerei Veltroni alla destra.
valerio caciagli
25 feb 2012 08:43
francamente non capisco bene cosa voglia dire Macaluso quando afferma "Se guardiamo le tabelle sul costo del lavoro si capisce subito qual è la leva su cui agisce la Fiat di Marchionne. L’esigenza di accrescere la produttività oraria con la crescita delle tecnologie, ma anche con l’organizzazione del lavoro, è ineludibile." Insomma il costo del lavoro è importante o no? I dati sembrano dire che il costo del lavoro non possa costituire il problema di Marchionne, infatti secondo Labour cost survey le cose stanno più o meno così:a) In polonia il costo del lavoro è circa 8 € l'ora mentre in Italia esso raggiunge i 25 €, eppure Fiat porta la Panda dalla Polonia a Pomigliano; b) in germania il costo del lavoro è circa 30 € l'ora eppure Volkswgen soprattutto grazie ai suoi stabilimenti tedeschi si avvia a produrre 7 milioni di autovetture l'anno e non risulta che voglia bbandonare la germania.
NO, IL PROBLEMA NON E' IL COSTO DEL LAVORO.
Il problema è l'efficienza del sistema di cui Marchionne si fa carico con gli strumenti classici del padronato (la repressione del dissenso) e di cui i sindacati non si fanno carico risultando meramente acquiescenti alla volontà padronali da una parte (cisl e uil, ad esempio) o portando la protesta su un piano ( i carichi di lavoro, le assenze e i relativi controlli) su cui si è sicuramente perdenti, come fa la Fiom, perché si dimentica il problema produttività del sistema. Produttività del sistema su cui Marchionne ha facile gioco ad impiantare il suo ricatto: " O si lavora come dico io, o me ne vado". Poiché con lui se ne andrebbero anche i tecnici che validamente sono in grado di costruire l'auto in Italia (Chrysler ha avuto successo perché ha importato in America la maniera italiana di fare l'auto) la prospettiva risulta esiziale non solo per i 20 000 lavoratori delle linee di montaggio Fiat in Italia ma anche per tutta l'economia italiana. Subire il ricatto allora? C'è un'altra strada: quella di un sindacato che riesce a mettere in connessione i 20 000 operai delle linee di montaggio con i tecnici e gli ingegneri della fiat e con la facoltà di ingegneria di Torino per la creazione di un piano di produzione almeno altrettanto efficiente di quello di Marchionne e che tenti di salvare tutto il salvabile sul piano dei diritti del lavoro ma sapendo chje questi non possono essere difesi nelle aule di tribunale ma solo nelle fabbriche, tutti i giorni, mentre la produzione va avanti. Fuori da questa prospettiva c'è solo l'impoverimento del Paese.
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)