Strategia. Risolvere la grana dell’articolo 18 e guadagnare un punto sulla fronda «montiana».
Nella foto: Pierluigi Bersani PD
Dopo aver parlato con il presidente del Consiglio Mario Monti, Pier Luigi Bersani s’è convinto di avere in tasca il primo punto del match contro la fronda ipermontiana del suo stesso partito. «Vedrete», ha spiegato ai suoi, «sul lavoro andrà a finire bene». Difficile pronosticare che tipo di riforma - soprattutto sul tema dell’articolo 18 - verrà fuori dal cilindro del tandem Monti-Fornero. Di certo c’è che Bersani, dopo essere stato rassicurato dal presidente del Consiglio in persona («Puntiamo all’accordo con tutte le parti sociali»), è molto più disteso. Al punto da concedersi una piccola difesa sul presidente del Consiglio, con cui aveva duellato negli ultimi giorni, anche sul terreno delle liberalizzazioni, lo stesso su cui il governo si trova costretto a difendersi financo dal Terzo Polo. Casini parla di «passo del gambero»? Il segretario del Pd replica: «Ci sono tantissime frenate ma ci sono anche tantissime accelerate. Quindi, non si può mettere tutto nel mucchio». E i cento giorni del governo? «Ne penso bene, siamo venuti via dal baratro, dal rischio Grecia». È un rapporto altalenante, quello tra Monti e Bersani. Il segretario del Pd sa che Super Mario rappresenta il jolly che un pezzo del suo stesso partito (da Veltroni a Letta, passando per Franceschini e Marini) è pronto a giocare tra qualche mese, proponendolo per un bis a Palazzo Chigi nell’ottica di una Grande Coalizione. Ma, allo stesso tempo, «Pier Luigi» s’è andato convincendo che col Professore si può trattare in maniera franca. Certo, Monti non prese affatto bene il veto che il segretario del Pd pose a novembre sull’ingresso dei politici (i nomi erano quelli di Letta e Amato) nell’esecutivo. Ma, un mese dopo, successe un cosa che riportò il sereno tra i due. Era una domenica di metà dicembre, il giorno in cui Elsa Fornero aveva rilasciato al Corriere della Sera l’intervista in cui per la prima volta apriva alle modifiche sull’articolo 18. Fu proprio quel giorno che, all’ora di pranzo, il presidente del Consiglio telefonò a Bersani per dirgli che «quelle parole non rappresentano l’orientamento dell’esecutivo». Scenario poi confermato dalla retromarcia che il ministro del Welfare mise nero su bianco nel giro all’inizio della settimana successiva. Da allora sono passati più di due mesi. Ieri, all’indomani del faccia a faccia con Monti, Bersani ha lasciato intravedere alcune delle carte finite sul tavolo durante il suo incontro col Professore. «Si può parlare di manutenzione dell’applicazione del concetto dell’articolo 18», ha spiegato il leader del Pd parlando a Bologna. «Ma al momento», ha aggiunto, «non è in discussione la sua cancellazione». Manutenzione sì, cancellazione no, insomma. E comunque, oggi «sono più ottimista», perché «c’è una consapevolezza che il paese è nei guai e dobbiamo cercare un progetto comune». Se la partita sulla riforma del welfare finisse con una spaccatura, il segretario dovrebbe far fronte a non poche difficoltà. Anche perché, come ha argomentato il direttore di Europa Stefano Menichini nel suo editoriale di ieri, il Pd finirebbe comunque per «stare su Monti». Ma la truppa dei giovani bersaniani che sta nella segreteria nazionale, adesso, conta su un nuovo “alleato”: Sergio Marchionne. «Dopo l’intervista rilasciata ieri al Corriere della sera, la manifestazione della Fiom del 9 marzo si trasformerà in un successo insperato», sussurra un esponente dell’esecutivo. «Dall’intervista a Marchionne arrivano notizie preoccupanti», si limita a dire il segretario. Nella pattuglia dei montiani doc c’è chi ha intravisto il rischio che la posizione dell’amministratore delegato della Fiat possa complicare la strada per la modifica dell’articolo 18, facendo tra l’altro risalire le quotazioni della sinistra di Vendola e Di Pietro. Non a caso è stato Francesco Boccia, il deputato-economista dell’area di Enrico Letta, a intervenire sul dossier con un interpellanza urgente. «Cosa pensa il governo dello stato delle relazioni fra i vertici del Gruppo Fiat ed i sindacati?». E ancora: «Non ritenga di riferire in tempi rapidi in Parlamento dopo gli ultimi episodi di negoziazioni contrattuali, al fine di scongiurare il protrarsi di un clima controproducente ed il proliferare del contenzioso giudiziario?». Perché, spiega Boccia, «da incontri diretti con i lavoratori Fiat di Pomigliano e dopo le notizie diffuse dagli organi di comunicazione, si è appreso che tra gli assunti presso lo stabilimento napoletano per la produzione della nuova Fiat Panda nessuno sarebbe iscritto alla Cgil».
venerdì, 24 febbraio 2012
commenti dei lettori
3 commenti presenti
Adriano
25 feb 2012 16:03
Caso Mills in prescrizione ma reato. Queste le cose da annoverare tra le malefatte della sinistra. Hai voglia blaterare Bersani, il socialismo ha fatto vittime ovunque si e' imposto senza il consenso di tutti.
franco mistretta
25 feb 2012 11:01
E ancora: Alfano incontra in gran segreto Fini. Ora Veltroni dirà che si deve regalare Alfano e Fini alla destra.
roberto
25 feb 2012 09:39
E' perfettamente inutile parlare di manutenzione dell'art.18 quando la magistratura reintegra sempre e comunque ladri e fannulloni. Il vero problema è la magistratura guercia che vede solo diritti e non i doveri !
foto del giorno
A group of people wearing the masks depicting (from left to right) Chinese President Hu Jintao, Russian Prime Minister Vladimir Putin, South Korean president Lee Myung-Bak, U.S. President Barack Obama, British Prime Minister David Cameron and French President Nicolas Sarkozy pretend to make a toast during a protest against the Nuclear Security Summit in Seoul, South Korea, Monday, March 26, 2012. A number of groups in South Korea oppose the expansion of nuclear development which they say the two-day nuclear summit promotes. (AP Photo/Eugene Hoshiko)