Da ieri mattina, Giampaolo Angelucci è agli arresti domiciliari. Per il padre Antonio, deputato del Popolo della libertà, i magistrati hanno chiesto al Parlamento l'autorizzazione ad applicare la stessa misura cautelare.
L'inchiesta che ha portato a provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di Giampaolo Angelucci, del padre Antonio (non eseguito perché parlamentare) e di funzionari del gruppo Tosinvest, ha molti tratti in comune con numerose inchieste recenti che questo giornale ha criticato: un'ordinanza di più di ottocento pagine, non molte meno dell'inchiesta-monstre di Napoli; il ricorso al capo di imputazione di associazione per delinquere che consente le intercettazioni, anche se il reato su cui si indaga è la truffa; la restrizione della libertà degli indagati che dovrà reggere alla prova dei giudici del riesame.
In sostanza, gli Angelucci vengono accusati di aver prodotto in una loro clinica cartelle inesatte, incomplete o false. I loro avvocati replicano che avevano già risposto esaurientemente a queste contestazioni nel 2007, e che dunque il provvedimento del Gip di Velletri è «ingiustificato e incomprensibile». Giampaolo e Antonio Angelucci hanno emesso un comunicato in cui affermano la loro «totale estraneità ai fatti addebitati e confidano di poter dimostrare a breve termine l'infondatezza delle accuse loro rivolte». In realtà sbagliano, perché è la Procura che dovrà dimostrare la fondatezza delle accuse. Il giudice è terzo, nel nostro ordinamento, proprio perché spetterà a lui, speriamo presto, decidere se i reati sono stati compiuti o solo ipotizzati dall'accusa.
Nell'ordinanza si afferma però che gli Angelucci potevano mettere in piedi un «sodalizio criminale» perché editori di due giornali, Libero e Riformista (in realtà sono i proprietari della testata di questo giornale, che è data in affitto a una società cooperativa con un suo consiglio di amministrazione e in cui il direttore, come in tutti i giornali, gode per contratto di totale libertà e indipendenza ed è l'unico dominus di ciò che si pubblica o non si pubblica).
Questa accusa dunque non ci riguarda. I nostri lettori devono infatti sapere che nelle ottocento e più pagine non è citato un solo caso in cui il Riformista - né sotto l'attuale direzione né negli anni cui si riferisce l'inchiesta, cioè fino al 2007 - possa essere stato usato. Di tutte le annate del nostro giornale si cita solo un corsivo, scritto nel 2006, nella precedente occasione in cui Giampaolo Angelucci era stato colpito da un provvedimento di custodia cautelare, in cui si esprimeva «piena fiducia nell'operato della magistratura» e ci si dichiarava «certi che l'estraneità dell'indagato ai reati che gli sono contestati emergerà rapidamente». Una posizione pubblica, trasparente e corretta: se questa è la prova del «sodalizio criminale» a mezzo stampa, il Riformista è assolto in partenza.
È del resto motivo di orgoglio di questo giornale, in tutte la fasi della sua ancor breve ma già intensa vita, di aver sostenuto solo le idee di cui è convinto.
Così è sempre stato, e così sarà.
mercoledì, 4 febbraio 2009
commenti dei lettori
11 commenti presenti
antonino marotta
05 feb 2009 19:11
Ritengo importante che alcune argomentazioni introdotte da questo articolo vengano utilmente focalizzate perchè si tratta dei fondamenti del giusto processo di cui all'art 111 della costituzione;
In Italia abbiamo tuttora un processo inquisitorio in barba al nuovo codice di procedura penale che vorrebbe, invece, un processo accusatorio:
Questo è possibile in quanto abbiamo un ordinamento giudiziario che prevede l'unicità della giurisdizione,giudici e P.M. facenti parti del medesimo ordine ed interscambiabili nei ruoli. Ciò determina il raggiramento del processo accusatorio e la terzietà del giudice, voluta dalla legge,non è assolutamente garantita.
La contiguità tra giudici e P.M., inoltre, non garantisce l'imputato sulla imparzialità del giudice in ordine, soprattutto, ai provvedimenti cautelari dovendo constatare la subalternità del giudice al P.M. ovvero una loro comunanza di intenti.
Il caso Angelucci racchiude tutti questi difetti ben evidenziati nel vostro articolo;non è buona cosa doversi difendere incarcerati , come non è buona cosa che l'inizio del processo avvenga con un provvedimento di custodia cautelare.
Il risultato è l'allarme alle imprese ed agli imprenditori,con un clima di caccia alle streghe che si riverbera sull'attività imprenditoriale, provocandone il detrimento..
Ogni accusa va provata prima ancora di suonare le trombe ed in ogni caso una giustizia di questo genere provoca danno all'economia con la libera impresa che si sente soffocata dallo stato che intende aprire la via maestra alla statalizzazione dei mezzi di produzione.alla pianificazione economica.
E' forse questo il surrettizzio intento dei giudici? perchè non si vuole cambiare in senso liberale la giustizia? è solo tendenza corporativa o vi è altro.
Di sicuro questi arresti hanno un valore politico in quanto si colpiscono società che sono in trapporto con la pubblica amministrazione e che devono fare i conti con la politica. Sta di fatto che operare con la pubblica amministrazione è a forte rischio e nulla si fa per eliminare o solo diminuire questa alea che contamina ogni contratto.
magiori controlli;una autority indipendente potrebbe fare al caso.
Il controllo di legalità della magistratura non è indipendente in quanto quest'ultima è parte interessata facente parte della p.a. e quindi non priva di interessi per uno dei contrarenti.
Occorre riflettere meglio su questi argomenti. a. Marotta Milano
Manlio
05 feb 2009 18:53
Non so che pensare.
mi ha amareggiato leggere questa notizia anche su altri quotidiani.
Non ho la minima idea se le accuse sono fondate oppure no.
Leggo Il Riformista e mi fido del suo Direttore, pur non conoscendolo personalmente.
Mi preoccupano anche le ripercussioni che tali fatti giudiziari avranno anche sulla credibilità del Riformista e sul numero di copie che venderà che già temo sia piuttosto scarso.
Vorrei un giornale con editore puro, ma confido nella autonomia, indipendenza e libertà di giudizio di Polito e dei suoi collaboratori.
Immagino come si coglierà l'occasione per gettare fango su un giornale non omologato nè a destra nè al centro nè a sinistra...
Giovanna Baroni
05 feb 2009 14:43
Il nostro è uno strano paese, quando un'individuo viene indagato per qualsiasi reato il concetto dell'onere della prova si ribalta: non è l'accusatore che deve produrre prove del reato, ma l'accusato che deve dimostrare l'innocenza. L'espressione "al di là di ogni ragionevole dubbio" non è contemplata. Di questo paese mi preoccupa la scala dei valori che diamo ai reati. Quelli dove la vita umana è considerata meno di zero (omicidi, violenze, stupri ecc.) il colpevole anche se reo confesso spesso è menzionato come "presunto", incapace di intendere e volere oppure la vittima se l'è cercata perchè ha reagito; gli altri come il caso di cui stiamo parlando sono colpevoli per principio e anticipatamente. Che bel futuro che stiamo preparando hai nostri figli.
Riccardo Scarpa
05 feb 2009 13:06
E' davvero singolare come i giornali italiani espressione di gruppi economici, come il vostro, cerchino di accreditare la tesi dell'assoluta libertà e imparzialità nella scelta delle notizie, ogni qual volta qualche esponente della proprietà incorre in guai giudiziari, come gli Angelucci. Sono stato invisto speciale del Il Tempo e nei lunghi anni di carriera non ho mai visto il mio giornale parlar male di Pesenti o dei proprietari del momento. Vi immaginate il Messaggero che attacca gli interessi di Caltagirone? O Il Sole 24 Ore che critica pesantemente la Confindustria o il Corriere della Sera che si mette di traverso con qualcuno del patto di sindacato? Perchè non ammettere apertamente che il giornalismo italiano ricorre all'autocensura con puntuale precisione, facendo grossi titoli d'apertura quando si tratta di sostenere i cosiddetti successi gestionali delle varie proprietà? Quel corsivo in prima pagina potevate risparmiarvelo.
Andrea giammarco
05 feb 2009 11:40
Mentre voi difendete a priori i vostri padroni vedo una vostra scarsa sensibilità verso i cittadini che hanno subito danni gravi in questa vicenda. I miliardi rubati alla sanità significano infatti meno cure, meno ambulanze, medici affaticati da turni massacranti che fanno diagnosi sui nostri figli.
Capisco che i piccoli pazienti che muoiono di malasanità non sono affiliati ai vostri circoli di potere.
A quando un risveglio di dignità giornalistica?
paolo
05 feb 2009 10:32
Addio per sempre a uno dei punti più bassi dell'editoria italiana degli ultinmi 20 anni, non sentiremo la vostra manacanza. Viva il riformismo quello vero!!!Ora chi vi salva Ligresti?
mauro ceccarelli
05 feb 2009 10:21
Conosco Giampaolo da diversi anni e credo nella sua totale estraneità dai fatti.
Credo che sia una montatura e l'ennesimo scandalo per fermare la sua ascesa nell'imprenditoria italiana.
Gregorio Viali
05 feb 2009 09:47
1.Gli Angelucci sono innocenti fino a sentenza contraria: nessuno può mettere in discussione questa verità garantista.
2. La trasparenza e la correttezza del Riformista sono evidenti e indiscutibili.
3. La frase citata in cui ci si dichiarava «certi che l'estraneità dell'indagato ai reati che gli sono contestati emergerà rapidamente», in occasione del precedente provvedimento di custodia cautelare, era e resta gratuita e incomprensibile.
STEFANO
05 feb 2009 09:36
100 MILIARDI dico cento miliardi (in lire) di barca a vela come se l'e' pagata......se non truffando??????????
lodovico jucker
05 feb 2009 08:32
Un giorno bisognerà riflettere sul fatto che in questi ultimi dieci anni grandi fortune e nuovi proprietari di giornale sono nati dalla gestione di cliniche private convenzionate con la sanità pubblica.
Antonio
04 feb 2009 22:53
Cari Riformisti mi preoccupa che, a difesa della vostra indipendenza, usiate la frase "come in tutti i giornali"(sic).
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