venerdì, 30 luglio 2010 ore 04:19

Prima pagina

Dopo il re, il reggente?
di Antonio Polito

Prima sentite il vostro popolo...(pubblichiamo integralmente gli editoriali di Antonio Polito)

Nella foto Walter Veltroni e Dario Franceschini

La democrazia, come è noto, è il peggior metodo di governo esclusi tutti gli altri. Ti manca quando non c'è. È paradossale che oggi manchi a un partito che si chiama «democratico», ma a furia di scrivere regole complesse e astruse, da dottor Stranamore, il partito di Veltroni se ne trova privo proprio quando più le servirebbero.

Dunque l'idea è Dario Franceschini reggente. Autoreggente, si potrebbe dire. Secondo la tradizione della casa, ci si passa il testimone di fratello in fratello (come tra Massimo e Walter alla guida dei Ds, e tra Francesco e Walter e Francesco per la guida di Roma). Ora tocca a Dario e Walter. Più che amici, si sono definiti fratelli. Dunque Walter ha chiesto al gruppo dirigente ancora sotto choc per le sue dimissioni di dare il partito al «fratello Dario», che ha subito ringraziato il «fratello Walter». L'Assemblea costituente, convocata per sabato, dovrebbe ratificare il passaggio dello scettro ta consanguinei.

Ci sembra un percorso oltretutto pericoloso. Primo: l'Assemblea costituente è un organismo lasciato cadere in disuso. Si è riunita solo tre volte. All'ultima si presentarono appena qualche centinaia di aventi diritto su 2800. Chi garantisce che stavolta saranno di più?

Saranno di più dell'altra volta i partecipanti all'Assemblea se sapranno che il loro compito è, come nelle tre volte precedenti, quello di alzare la mano?

Secondo: perché non un congresso, invece che la ratifica di un accordo raggiunto altrove? Veltroni l'ha detto chiaro e tondo, ieri mattina: c'è una divisione nel gruppo dirigente, sull'idea di partito, sulla sua identità e linea politica, sul sistema delle alleanze. Di fronte a questo problema politico grande come una casa, si convoca l'Assemblea e la si mette di fronte al fatto compiuto, senza non dico risolvere, ma nemmeno affrontare, tutti i problemi di cui sopra?

Terzo: perché Dario Franceschini? Massima stima personale, ma di tutto il gruppo dirigente del Pd Franceschini è forse l'unico che non è mai stato neanche eletto alla carica che ricopre. Fu nominato da Veltroni. In quest'anno ne è stato il braccio destro, dunque si presume che ne condivida tutte le scelte e le idee. L'unica cosa che lo differenzia da Veltroni è un minor carisma e una minore esperienza. In che cosa consisterebbe il salto di qualità del rinunciare a Veltroni per sostituirlo con il suo vice?

Naturalmente obiezioni analoghe possono essere mosse su tutti gli altri nomi che vengono in testa. Di Titani in giro non ce ne sono. Ma allora, tanto più varrebbe la pena di affidarsi all'unica cosa titanica che c'è in questo partito, a quei milioni di elettori che ancora lo votano nonostante tutto, a quelle migliaia di militanti che ancora se ne appassionano nonostante tutto.

È vero, il Pd non conosce ancora chi sono i suoi tesserati, o forse li conosce e non vuol dirlo, visto che girano voci secondo le quali il 70% sarebbe concentrato al Sud, il che autorizza i peggiori sospetti. Ma non è mica colpa dei militanti se in un anno il partito non è neanche ancora nato. Sarebbe un delitto continuare a tenerli fuori. Bisogna quanto meno sentirli, se proprio non si vuol dare loro il potere di decidere e scegliere. Non ripetete, in tono minore, la finzione unanimistica che portò Veltroni alla segreteria. Non cercate un compromesso di vertice, giusto per salvare la carriera di tutti. Non vi accontetate di trovare qualcuno cui imputare domani la sconfitta alle europee per poter ricominciare poi daccapo un'ora dopo. Un reggente si nomina nelle monarchie, quando il re impazzisce o è impedito (nel Regno Unito ne nacque uno stile, il Regency). Nei partiti politici, di solito, si elegge un segretario.

Di seguito l'editoriale pubblicato il 18 febbraio

L'ultimo Walter
di Antonio Polito

Il voto in Sardegna è stato un voto politico. Non poteva che produrre conseguenze politiche. Ha dunque fatto bene Veltroni, lo sconfitto, a dimettersi. Ha fatto bene a resistere alla solita manfrina del Gran Consiglio che gli diceva: ma no resta, meglio se le europee le perdi tu, non siamo ancora pronti a farti le scarpe. Veltroni non aveva più l'autorità per dirigere il maggior partito di opposizione. Nel lasciare ha mostrato una grandezza che gli era finora mancata nel restare. Perché al suo partito, ormai in caduta libera, uno choc serve più di una rassicurazione.

Da oggi sarà dura, sarà il caos, sarà lo sconforto. Ma se c'è una speranza di salvare il salvabile alle europee, sta proprio nel guardare in faccia il disastro e nel voltare pagina. Gli elettori del Pd non perdevano più occasione di punire deliberatamente una leadership in cui non credevano più. Ora almeno sanno che il segnale è arrivato, che nessuno farà più finta di niente. Può uscirne una corsa sotto le bandiere del Pd, per evitarne il collasso e la morte prematura. Oppure può uscirne la liquefazione. Ma adesso è chiara la posta in gioco: non la sopravvivenza di questo o quel dirigente, ma la sopravvivenza del partito.

La nettezza della scelta del segretario mette al riparo - almeno dovrebbe, mai dire mai - dal rischio di un ennesimo giro di Walter, magari a furor di popolo dei fax, dalla finzione di una «verifica» e di una conclusione unitaria. Speriamo che la sua dignità metta al riparo anche dalla tentazione dello scaricabarile, del «muoia Sansone con tutti i Filistei», cui già ieri indulgeva l'Unità, dando la colpa della sconfitta elettorale del suo editore a tutti i dirigenti del Pd tranne il candidato sconfitto.

Nella debacle in Sardegna, in effetti, non c'è molto di locale, se non proprio l'ostinata arroganza di Renato Soru, convinto di poter trionfare berlusconianamente sulle ceneri dei partiti, fino al punto di imporre le elezioni anticipate contro il suo stesso partito.

Ma il voto sardo è stato un voto politico perché la coalizione di centrosinistra è rimasta staccata di 18 (diciotto) punti percentuali dal centrodestra, perché il Pd è sceso di dieci punti rispetto alle politiche, perché l'opposizione ha dimostrato di perdere, indipendentemente dalla qualità del governo locale, sia dove se ne è vergognato (l'Abruzzo), sia dove se ne è vanagloriato (la Sardegna).

È un voto politico perché rivela un radicamento del berlusconismo nell'elettorato italiano di ampiezza e durata mai conosciuto prima nella Seconda Repubblica. L'equilibrio sostanziale tra i due schieramenti, che durava dal '94 seppure con leggera prevalenza della destra, sembra essersi ormai spezzato. Se neanche la peggiore crisi economica in due generazioni rilancia l'opposizione, che cosa potrà mai farlo?


Secondo molti osservatori, l'origine di questo sisma politico è stata l'inconsistenza dell'opposizione. Non saremo noi a negare questa realtà. Lo dicevamo quando il Pd di Veltroni vantava il 34 per cento delle politiche, figurarsi se si può negarlo ora che è al 24 per cento. Fin dall'inizio il genoma del veltronismo recava in sé il Dna dell'insuccesso. I motivi sono molti e li abbiamo elencati in questi mesi. Primo tra tutti l'errore speculare a quello di Soru: immaginarsi in competizione con Berlusconi sul suo terreno, quello del cesarismo (seppur democratico), e del partito personale. Da questo errore concettuale nasce prima l'abbandono di ogni forma di opposizione e poi l'esasperazione di ogni forma di opposizione, l'andamento peristaltico che ha tolto ogni credibilità all'azione del Pd in questi mesi. Il Pd ha qualche speranza solo se riaccende la politica democratica in Italia. Invece ha contribuito a spegnere la luce, come se non sapesse che in quel buio Berlusconi è una belva capace di mangiarsi chiunque.

A questo va aggiunta un'evidente debolezza personale della leadership, che ha sorpreso anche chi conosceva Veltroni come un peso leggero, ma lo faceva smaliziato, professionale, capace almeno di fare il surf sull'onda mediatica. Neanche questa qualità è stata vista alla prova. Genericità di proposte, volubilità di umori, superficialità di approcci, hanno portato Veltroni al record di cinque elezioni perse su cinque, alla caduta di Roma, all'uscita di scena delle due più belle speranze locali (Illy e Soru), a una consistenza elettorale che ricorda quella del Pci prima del '68.


Ma detto tutto questo - e, ripeto, a noi non si può rimproverare di non averlo detto, e per tempo - resta però il problema Berlusconi. Che in poche parole è questo: è più forte di prima, è più forte di sempre. È emblematico che il suo personale trionfo in Sardegna - perché di trionfo personale si tratta quando scegli il figlio del tuo commercialista e lo fai presidente della Regione, dopo aver fatto governatore dell'Abruzzo un altro sconosciuto commercialista - abbia coinciso ieri con la condanna a Mills, che rappresenta il suo ultimo potenziale ostacolo giudiziario. In altri tempi, quella condanna avrebbe fatto sensazione. Oggi, al culmine del consenso elettorale, nessuno, nemmeno tra i suoi alleati, osa neanche più immaginare di potersi liberare del premier per via giudiziaria.


Voglio dire che Berlusconi sarà ancora più forte che mai anche quando un altro andrà al posto di Veltroni. È come se l'Italia avesse deciso, nella tempesta, di affidarsi a lui, perché è l'unico che pare avere l'autorità sufficiente per fare alcunché. Lo sfondamento che il centrosinistra cercava si sta verificando all'incontrario. L'elettorato che lascia il Pd verso l'astensione, verso Di Pietro, verso Casini, è il sintomo di chi non spera più in un cambio, non considera l'opposizione «electable», e dunque non si raccoglie più nel voto utile, rassegnandosi quasi a un lungo regno berlusconiano. Che sia per acquiescenza, stanchezza o sfiducia, l'Italia anti-berlusconiana si è ristretta. Il Pd deve dunque sapere che se nuoterà in quell'acqua soffocherà, e prima o poi morirà. Per liberarlo dall'incantesimo ci vorrebbe qualcuno che sia nato alla politica quando Berlusconi c'era già, così come Obama divenne adulto quando c'era già Reagan.

Qualcuno che non abbia vissuto l'arrivo di Berlusconi al potere come un'usurpazione e che l'accetti per quello che oggi è: un dato di fatto. Un Messia nato negli anni 70. Finché non ci sarà, e finché Berlusconi ci sarà, è meglio prepararsi a una lunga guerra di trincea, a salvare l'onore alle europee, e poi a rifondare in una lotta politica aperta e tra la gente quel partito riformista che non è mai nato. L'alternativa, lo so, è lo scioglimento. Però niente, neanche la prova data da Veltroni, mi ha ancora convinto che sarebbe un esito migliore per la democrazia italiana.

giovedì, 19 febbraio 2009

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commenti dei lettori

59 commenti presenti

Carlo

20 feb 2009 22:08

Berlusconi in campagna elettorale aveva visto lungo e, alla domanda "chi vincerà?" rispondeva: "vincerò io perche il mio avversario è un perdente"...questo è essere veri politici...vedere una spanna sopra tutti...può piacere o no ma il Berlusca vede lungo...molto lungo ...ed in questo paese di mezze calzette, scusate se è poco...

Paolo G

20 feb 2009 16:35

Da elettore di centrosinistra (per intolleranza verso Berlusconi più che per ideologia) l'idea di Franceschini reggente mi fa letteralmente rabbrividire: sarebbe l'ennesima riconferma di una inquietante staticità all'interno del Pd. L'unica possibilità per modificare un quadro politico che inesorabilmente ci allontanta da uno scenario di autentica democrazia (non stiamo parlando di olio di ricino o campi di sterminio, ma, ad esempio, di informazione drogata e di ripetuti di attacchi all'indipendenza della magistratura) è una reazione rapida e costruttiva - a differenza di quanto avviene con Di Pietro, molto reattivo ma soprattutto distruttivo - con l'apertura reale di una crisi nel Pd e la motivazione a risolverla il più rapidamente possibile. Il mantenimento delle date del congresso, la gestione "provvisoria" di un soggetto senza leadership e scelto da un leader dimissionario porterebbe a una debacle alle Europee e alle amministrative di primavera, e alla perdita di tempo prezioso per risollevare le sorti del partito. Speriamo che i quadri del Pd pensino al futuro (loro e del paese) anziché preoccuparsi di tenere le posizioni all'interno di un partito in fase di liquefazione!

Marcello Sollima

20 feb 2009 16:10

Caro signor PIPPUZZO, la mia opinione personale è stata a lungo simile alla sua. Però adesso che in Italia non esiste più opposizione, ho qualche difficoltà a pensare che l'International Herlad Tribune, l'Economist, Le Figaro o El Mundo siano pilotati da Franceschini... lei che dice? Io ho votato PdL e sono stato contento della vittoria, ma oggi vedo un paese interamente appecorato alla maggioranza. E con tutto questo potere? In un anno (che è un bel periodo) continuano ad aumentare gli barchi di clandestini, ho più paura di prima a mandare mia figlia a prendere un gelato a Roma, le banche mi hanno tagliato il credito senza ragione e sto per chiudere la mia attività, metà dei miei clienti ha azzerato la spesa in beni durevoli, la mia cartella esattoriale (se vuole gliela mando) è più pesante di quella dell'anno passato (altro che ICI)! Come faccio sig. Pippuzzo a non avere dei dubbi? Un saluto, Marcello.

pippuzzo

20 feb 2009 12:47

Signora SOLLIMA ...ma ormai è chiaro alla maggioranza degli italiani che le condanne di Berlusconi come le sue presunte gaffe sono delle BUFALE delle varie gandus unità rai3 e razzamglia varia di cui la sinistra è stata riempita dai suoi vertici...poi che la base creda alle palle che vengono diffuse dagli organi di disinformazione è un'altra cosa ma è il motivo per il quale si ingrossano le file di chi vota B.

ambri

20 feb 2009 12:37

fatela finita, avete perso tutto anche la dignità

francesco

20 feb 2009 11:42

Condivisibile l'analisi di POLITO. Veltroni è caduto perchè è stato "debole" politicamente. E' mancata non solo la strategia ma anche la tattica. L'unico che vedo capace di tenere le briglie con polso e intelligenza è D'Alema, uno dei pochi che non ha paura di pensare anche contro il pensiero dominante, ma sembra che sia "antipatico" e questo nell'Italia dello spettacolo sembre essere un handicap insormontabile!

Marcello Sollima

20 feb 2009 10:22

Direttore stimato, una domanda mi assilla. Possibile che tutta l'Italia parli delle dimissioni di Veltroni, fatto interessante ma non certo trascendentale, e nessuno spenda una parola sulla condanna di fatto del Primo Ministro in carica per corruzione in atti giudiziari? I molti amici stranieri mi domandano solo di questo. Solo di questo parlano le principali testate estere. Io ho votato PdL e non sono certo avverso a Belrusconi, ma il silenzio dei media italiani sull'argomento mi lascia stupefatto e preoccupato. Lei che ne pensa?

luciano ferrari livorno

20 feb 2009 09:47

berlusconi è il vecchio con la maschera del moderno e del decisiomismo,per ora il PD ha espresso il peggio delle fazioni,potrebbe vincere se divenisse laico e moderno al dilà della logica del mattone e desse vita alle lobbies moderne

giuseppe

19 feb 2009 21:36

il problema è grave ma il problema reale non è chi verra' dopo Walter ma quale partito sarà. Come sia possibile tenere insieme expopolari cattolici ed expci è una scommessa che solo Walter ha potuto gestire con i limiti di indecisione che si sono visti.Troppi leader ma troppo distanze su tante problematiche, eppure io cattolico non exdc non expci avevo tanto sperato che nascesse un grande partito riformista, un partito, però che non è riuscito ad affrontare le sue divisioni e contraddizioni storiche,.Sin dalle primarie cui ho partecipato si è notato che senza la base degli exds non ci sarebbe stato quel notevole afflusso e già questo ero un sintomo della logica egemonica tipica della loro storia anche se era forse necessaria in quella fase.: Vorrei che il sogno di Walter riprendesse il camino se si definiscono le questioni etiche e di coscienza e se si elegge un leader forte in grado di affrontare con ampio consenso le solite frantumazioni di una sinistra capace solo di farsi del male, anche se vedo molto difficile che chiunque vi riesca per cui condivido l'analisi di Calderola che vede il futuro del PD in una scissione in due partiti uno in grado di riunire e riassemblare la sinistra o come dice qualcuno riprendere, seppure con molti anni di ritardo, il cammino di Bettino per la creazione di un partito socialista in grado di entrare a pieno nella grande famiglia del socialismo europeo, dall'altra la creazione di un partito liberal democratico di ispirazione cattolico capace di raccogliere la grande famiglia dei cattolici progressisti, costruendo su questi due grandi partiti una alleanza in grado di costruire un futuro ricco di speranze per tanti che sognano una società diversa.

cumino

19 feb 2009 20:40

Alle volte non comprendo Polito, che di solito ha il dono della sintesi. Senza recriminazioni, accuse e confusione le cose sono semplici. Se fai un partito che vuole governare, a parte la quota di "fans-a-prescindere", devi prendere i voti degli altri, convincerli che il tuo partito è migliore, non solo urlare slogan contro. Inoltre non penso sia poi una gran strategia chiamare gli elettori di dx "antropologicamente e moralmente inferiori" o "mafiosi" o "buzzurri" e poi chiedere il loro voto. Questa è la strategia di un partito protestatario, che avrà perciò i voti di un partito protestatario. Nel caso del PD oltre a questi basta aggiungere solo quelli di chi campa del suo decennale apparato di potere e della capacità di sopravivenza del suo apparato di potere. Fatevi le somme e vedrete allora che forse c'è ancora spazio. In basso, intendo.

giuseppe Moncada

19 feb 2009 20:24

Le mie considerazioni su quanto sta accadendo vogliono partire dall'inizio dell'articolo di Polito. "La democrazia, come è noto, è il peggior metodo di governo esclusi tutti gli altri. Ti manca quando non c'è. È paradossale che oggi manchi a un partito che si chiama «democratico», ma a furia di scrivere regole complesse e astruse, da dottor Stranamore, il partito di Veltroni se ne trova privo proprio quando più le servirebbero." Questo accade , e ne sono profondamente convinto , perchè nel nostro Paese non si sono voluti regolamentare , così come previsto nella Costituzione gli articoli 39 e 40 relativamente al sindacato ; e l'art 49 relativamente alla vita dei Partiti. Penso ,come sarebbe semplice e fattibile il referendum che si auspica facciano ,oggi, i lavoratori per stabilire se il nuovo accordo sindacale è loro favorevole o no? Come ho già scritto in precedenti interventi, l'unico vero modello da applicare alla vita dei partiti è quello auspicato da Paolo Prodi in un articolo sull’Unità del 3/settembre /2006, e da Paolo Borioni in un ottimo articolo , dal titolo - Di cosa vivono i partiti-, sempre sull’Unità del 19/4/2007 , Ci ricordavano che era diventato urgente e improrogabile stabilire per legge che tutti i partiti fossero dotati di personalità giuridica. Solo così si può garantire una articolazione democratica interna degli iscritti, che certamente poi si trasferirebbe nell’articolazione dello Stato.Inoltre , come ha dimostrato Borioni nel suo intervento , la Politica costerebbe molto meno alla collettività, ciò perchè si creererebbe vera trasparenza sul finanziamento dei partiti. In altre nazioni Europee i partiti hanno personalità giuridica. Condivido in pieno l'analisi circa l'efficacia dell' Assemblea Costituente. L'ultima volta Parisi denunziò la non democraticità delle decisioni prese, che purtroppo furono avallate dal Presidente di turno, la senatrice Finocchiaro che, secondo il mio modesto parere da ex Magistrato non avrebbe dovuto avallare. Torno a Polito " Il Pd ha qualche speranza solo se riaccende la politica democratica in Italia. Invece ha contribuito a spegnere la luce, come se non sapesse che in quel buio Berlusconi è una belva capace di mangiarsi chiunque." Ciò potrà accadere solo se agli iscritti e ai non iscritti, qual io sono, si propone un progetto politico in cui siano chiare le rappresentanze sociali a cui ci si vuole rivolgere e se , con una articolazione democratica vera, quale quella che si verrrebbe a determinare con la Personalità Giuridica, il singolo sà che ha la possibilità di poter contare. Purtroppo le proposte imposte dall'alto non risolvono nulla. giuseppe.moncada@tele2.it Speranzoso che queste idee possano essere condivise .

cumino

19 feb 2009 20:13

Scusate la domanda, ma tantissimi sedicenti politologi si mettono in lista per il "tapiro di platino" o se considerano ancora valida la definizione ci dicano, tanto che ci possiamo orientare: "se FI era il partito di PLASTICA, di che era fatto il PD?" (Mi raccomando, educazione e niente volgarità.....)

stefano

19 feb 2009 17:54

Spero di non morire SOCIALDEMOCRATICO! D'Alema Komunista.

Salvatore z

19 feb 2009 17:04

Soru ha perso le elezioni col 43 per cento perchè molti capibastone del Pd locale, fatti fuori dalle liste che imponevano il limite dei due mandati e denominati in Sardegna col nomignolo di " sinistra immobiliare" oltre a non fare campagna elettorale in favore di Soru , in molti casi gli han votato contro La decennale confusione del centrosnistra nazionale lo ha certamente penalizzato, visto che lui ha preso il 6 per cento in piu' della coalizione di Cx I numerosissimi giovani e volontari che si sono riavvicinati alla politica non demordono e si discute se uscire dal Pd e fondare un partito autonomista sardo sul modello catalano Il PD è morto, la castacrazia ha compiuto il suo compito Da Veltroni a Rutelli a D'Alema etc etc non se ne puo' piu'

luigi

19 feb 2009 16:58

Forse siamo troppo sofistici, resistiamo al berlusconi padrone assoluto di tutti i media, resistiamo a un vaticano che se la prende anche con sanremo. A chi fa il signorino, a tutti i signor no, a tutti i nemici del pd, chiedo: quale altro paese si trova in queste condizioni di deficit democratico, vi prego se qualcuno lo sa mi dia una risposta

Graziano

19 feb 2009 16:28

L'analisi del direttore è pienamente condivisibile in tutto e per tutto. Ma ormai le analisi su Veltroni e sul PD al negativo si sprecano. Non può certo essere Franceschini il traghettatore, si chiami un Chiamparino, un Cacciari, o una Bresso perlomeno sono dei seri amministratori e si elabori immediatamente una linea politica e di programma prima delle Europee e si presentino dell facce nuove perchè siamo già fuori tempo massimo. Per l'autunno il PD potrebbe non esistere più! E se bagno di sangue ci deve essere anche con relativa scissione è meglio che tutto ciò avvenga subito, la politica mai come in questo momento a fretta, i tempi delle convergenze parallele, della non sfiducia, di preamboli e altre elucubrazioni fumose o bei discorsi fanno ormai parte dell'archeologia della politica.

cinzia

19 feb 2009 15:47

Caro Polito, se il nuovo leader del PD cominciasse oggi la sua carriera politica dovrebbe prendere atto del fatto che il suo rivale è, probabilmente, colui che ha corrotto Mills (la sentenza è di ieri) e, di conseguenza, esporre la posizione del partito sull'argomento. Sono, purtroppo, sempre piu' convinta che al populismo del centrodestra (con annessa invasione dei media) e al degrado culturale della società una buona politica, una buona opposizione e tutte le persone che cercano di muoversi in questa direzione (Lei compreso) non servano a nulla. Cordiali saluti

pierlu

19 feb 2009 15:26

be, veltoni ha sbagliato ,non ha fatto autocritica una vera autocritica profonda. ma come faceva e' buonista allora dire ho sbagliato su sicurezza garantismo giustizia non fondi alla ricerca ed ai giovani e oi non sannostare in TV -cosa al giorno d'oggi importantissima- e tante altre cose, monnezza , certe volte mi sembrano essre ottusi , la sinistra, di cui vorrei far parte e poi dc (poca)piu' pci -in crisi- non fa PD quando ora mancando soldi e lavoro la gente va dove ci sono :PDL. Poi l' uscita sulle raccomandazioni, e' cosi' non sentitissima dopo il fascismo e 60 anni di DC e' ancora qualcosa di agognante di sperabile per la parte piu' bisognosa della popoazione pierlu

cippirlimerlo

19 feb 2009 15:16

Tema dell'articolo: Dopo il re, il reggente? - svolgimento: Tutto questo gran c....o che da anni coinvolge il PD sembrerebbe ben orchestrato per far del Male Da qualcuno che al momento non si sa chi sia e/o cosa vuole. E' una trama che rispecchia la falsariga del romanzo "dieci piccoli indiani" di Agatha Christie. Non so esattamente quanti nel frattempo ne sono stati fatti fuori, ma sicuramente il prossimo sarà Franceschini. E' scritto.

Jambe

19 feb 2009 11:48

"Che sia per acquiescenza, stanchezza o sfiducia, l'Italia anti-berlusconiana si è ristretta. Il Pd deve dunque sapere che se nuoterà in quell'acqua soffocherà, e prima o poi morirà. Per liberarlo dall'incantesimo ci vorrebbe qualcuno che sia nato alla politica quando Berlusconi c'era già, così come Obama divenne adulto quando c'era già Reagan. Qualcuno che non abbia vissuto l'arrivo di Berlusconi al potere come un'usurpazione e che l'accetti per quello che oggi è: un dato di fatto." Questo e' il riassunto del fallimento del PD. Chiunque sia il prossimo segretario prendera' tante mazzate quante ne ha prese Veltroni. Bisogna aspettare la prossima generazione. Quella dei 20/30enni di oggi!!

EA

19 feb 2009 11:40

Sig. Pietro Ancona, Le costa molto essere un po' più sintetico? Io non condivido la sua impostazione politica, ma ciò non significa che non sia interessato a leggerLa. Mi faciliti il compito, per favore.

Valeriano Giorgi

19 feb 2009 11:33

Caro direttore, fare un congresso in due mesi, con regole kafkiane e senza sapere quanti e chi sono gli iscritti mi sembra arduo, e comunque qualsiasi risultato sarebbe provvisorio e non autorevole. Alle primarie poi non credo, viste le esperienze precedenti: potenziali elettori che non possono votare e militanti "cammellati" che votano molte volte, senza alcun controllo. E poi le primarie, a mio parere, valgono per i candidati alle elezioni - si veda Firenze - e non per gli incarichi di partito. Certo, l'Assemblea potrebbe scegliere un segretario provvisorio, ma solo dopo un dibattito crudo e democratico, senza intese e pastrocchi preventivi nei caminetti: non mi sembra però realistico. A questo punto "bestemmio": si segua una delle poche regole certe, e si lasci il buon, insignificante Franceschini, che più danni di tanto non può fare, fino all'election day. E si enga un'Assemblea programmatica seria, da cui scaturisca un Progetto su alcuni obbiettivi essenziali (non l'ennesimo libro dei sogni) e si decidano gli alleati con cui perseguirlo. E su questo progetto ci si presenti all'elettorato con candidati credibili. Cordialmente.

francoF

19 feb 2009 11:05

fatemi solo capire perchè "il riformista" da ieri è letteralmente sparito da 8 edicole di modena e provincia : solita risposta dell'edicolante " non lo hanno mandato". ci devo credere? o qualcuno vuol farvi pagare una encomiabile chiarezza?

controvento

19 feb 2009 10:48

Se anche questa volta D'Alema - dopo avere palesemente sgambettato il suo antico competitore - non se la sente di metterci la faccia, sarebbe ora che le redini del partito le prendesse il Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro.

antoniop

19 feb 2009 10:21

A una nullità si spera che arrivi qualcuno a cui sia permesso,avendo i giusti attributi, di governare la banda bassotti "amalgama non riuscita"

enrico secondo

19 feb 2009 08:10

Il problema non è Veltroni è il PD. In Italia non c'è mai stato e non c'è un partito progressista, laico all'americana e all'europoea. Lo stesso fatto che ci siano cattolici alla Binetti che sfigurerebbe in un partito moderato al dice lunga. Un partito ancora pieno di dirigenti ideologizzati che hanno nostalgia per i riti del passato che non ha mai fatto i conti con la propria storia che non è limpida e cristallina come ci è sempre stata propinata. Solo se il PD diventerà un partito tipo Labour o SPD o un partito socialista alla Zapatero potrà avere un futuro se sarà un po' tutto: Bersani e Rutelli, Finocchiaro e Rosy Bindi resterà un partito che discute e discute ma non arriverà mai da nessuna parte. Scarichiamo questi cattolici che stanno bene in un partito che incarna un certo tipo di valori e noi teniamoci i mostri e sicuramente avremo molte più chance di successo. Lo scrive uno che sente la necessità di un partito democratico all'occidentale ma cheè costretto dai fatti a turarsi il naso e a votare dall'altra parte. Non vorrei essere frainteso, penso che Bersani sia un galantuomo che se diventa segretario può solo far del bene al partito.

Giuliano

18 feb 2009 23:06

Caro SERGHIEVICH,perchè non ricominciamo con il signor ROSSI o il BIANCHI ? Proponi un rinnovamento con personaggi molto riformisi (FORSE TROPPO),ma dal mio punto di vista poco adatti a contrastare lo strapotere di Berlusconi . Proponi anche di allontanare i nostalgici marxisti e i furiosi leninisti persone che si sono dimostrate sempre leali con il governo PRODI. Forse vorresti riavvicinarti a i vari Masella o a i vari Dini. Spero tanto che i nuovi dirigenti del PD non seguino il tuo consiglio, altrimenti sarebbe la fine della sinistra italiana.

Luca

18 feb 2009 22:10

Ripartire dal rinnovamento dei nomi, delle facce e degli entusiasmi. Veltroni ha fallito (per ora) il lancio del suo buon progetto (nelle intenzioni), vanificato nei fatti da una dirigenza che aveva cambiato nome ma non le persone. Anzi, il PD sì è arrichito di squali ex democristiani, affaristi mastelliani, ex diniani e pezzi di confindustria. Un disastro, un armatone costituito di affamati di potere senza scrupoli che con il popolo "democratico" dei lavoratori, studenti e pensionati avevano poco a che fare. Perdita quasi totale del contatto con la realtà delle persone comuni. I risultati sono evidenti, sia dal punto di vista giudiziario, che da quello elettorale (campania, abruzzo, sardegna) Tra inchieste giudiziarie e lotte intestine al partito questa è la conseguenza. Senza contare la mancanza di un opposizione forte al governo attuale. Cacciari, Chiamparino, lo stesso Soru, Vendola (perchè no?) e non ultimo l'esempio di Renzi (che deve ancora dimostrare qualcosa..), sono nomi ed idee innovative, gente che è abituata a lavorare nel proprio territorio e ben radicata in questo, a contatto con i problemi di tutti i giorni e con una impostazione mentale (si spera) meno partitica e più operativa. Un po' come sta facendo la Lega, con ottimi risultati. La forza di un partito a livello nazionale come il PD potrebbe, su questa scia, produrre ottimi risultati. A patto che parecchi veterani (e i loro delfini che giocano un ruolo molto pesante negli equilibri) vadano a casa dopo quasi 20 anni di dirigenza, in fin dei conti stanno cambiando i tempi, la loro stagione è super esaurita, basta vedere il tracollo unanime di tutta la sinistra. Purtroppo dalla loro volontà dipenderà il futuro del PD, se si faranno da parte con un pizzico di umiltà forse il progetto riparte, altrimenti continuerà questa tremenda agonia che non fa certo bene alla democrazia. Ricordate Nanni Moretti quando qualche anno fa diceva che "con questa dirigenza non vinceremo mai?" Appunto.

Antonio

18 feb 2009 21:48

Finalmente Polito si è accorto che il problema è Berlusconi e non Veltroni.

Benito Vailati

18 feb 2009 21:36

Veltroni e stato sconfitto perche meritava di essere sconfitto. Mi viene in mente certi bambini che giocando a calcio e non essendo bravi diventano stizzosi e litigiosi con i propri compagni oltreche con gli avversari e quando non riescono ad averla vinta dicono non gioco piu e isultando se ne va. Se non ci fosse Berlusconi benigni farebbe il ciarlatano e cosi molti altri.

orni

18 feb 2009 21:19

Walter è stato coraggioso ha dimostrato nei fatti di avere idee certo a lungo respiro, il PD è ancora un bambino di 16 mesi e noi lo volevamo già maturo è strutturato ma per questo ci vuole tempo perchè il cambiamento prima è in noi stessi, la possibilità di farlo nei prossimi 5 anni non era una cosa fuori dal mondo e invece il vecchio slogan del tutto subito ha colpito di nuovo, un peccato un grande peccato perchè diciamocelo il PD senza Walter forse sarà un 'altra cosa, e se qualcuno pensa ancora ad un partito socialista europeo bhè non è il PD io ho guardato con piacere con desiderio con fascino a questo PD ero in empatia con le cose che diceva Walter adesso mi dovranno convincere di nuovo se vale la pena spendersi .

angelo menel

18 feb 2009 20:16

certo che è un problema, fra tre mesi Europee e sopratutto centinaia fra candidati a Sindaco e per le provinciali praticamente allo sbaraglio... comunque l'aria era cattiva e quindi peggiorare è difficile; vorrei meno Bersani e meno Padoa Schioppa che odiano o peggio ignorano la classe media (che piaccia o meno la vera base del PD); vorrei che si rispettassero le promesse iniziali: primarie serie e non inflazionate, vocazione maggioritaria (le tessere che ci azzeccano?), un partito territoriale (qualcuno spera che Veneto e Lombardia altrimenti votino PD?). Per l'immediato Prodi ha il dovere morale di gestire le prossime settimane (o disgraziatamente mesi) di transizione

Serghievich

18 feb 2009 19:01

Ripartire si può, con Cacciari, Chiamparino, Politi, Renzi.., ma con veri riformisti, intelligenti ed equilibrati abbastanza per capire che di Berlusconi vanno combattute le azioni politiche, senza faziosità, e non le barzellette sulle donne. E mollando i giustizialisti reazionari come i romantici marxisti e i furiosi leninisti. Una bella sconfitta, a testa alta, nelle Europee, con un bel programma sereno, intelligente, moderno e con gente sorridente, ironica, non posseduta dalle Furie anti-berlusconesche, sarebbe già un passo avanti verso la vittoria del 2013. E comunque verso una opposizione veramente efficace ma in grado di dialogare con il Governo, se ne valesse la pena. Nell'interesse del Paese

salvatore zurru

18 feb 2009 17:58

Soru non è stato arrogante , Soru è vittima dello stato di confusione decennale del centrosnstra italiano Il fatto è che. in queste elezioni moltissima esponenti del PD, oltre a non fare una campagna elettorale in favore del candidato, hanno praticato il voto disgiunto Soru ha girato i paesi sardi uno per uno, centinaia di assemblee per spiegare i suoi cinque anni di governo e risvegliando, specie nei giovani, la partecipazione e la passione politica assopita da 30 anni Un terzo del PD, la cosidetta " sinistra immobiliare" durante tutta la legislatura gli ha remato cntro, erano come addormentati, in 5 anni non hanno spiegato ai sardi l'azione riformatrice intrapresa da Soru, che Ha cancellato decine di Cda, enti e consorzi utli a sistemate il corollario clientelare dei partiti, ha ridotto le auto blu da 740 a 40, ha dimezzato il deficit regiona etcetc Videolina e Unine Sarda in cinque anni non lo hanno mai intervistato, anzi hanno condotto una azione disinformativa che ha mortificato abbondantemente la loro deontologia professionale In occasione dello sbarco dei rifiuti napoletani, gli scateno' una guerra mediatica , con numeri manipolati e fomentando i disordini sotto casa Soru, condotti da ultras calcistici e delinquenti e convocati li con le mailing list di notabili di destra ( lo ha detto il qestore di Cagliari ) Non si dimentichi inoltre che Soru ha rinnovato le liste con il limite delle 2 legislature, decisione contestati dai capibastone esclusi e di cui l'opinione pubblic di cx non ne poteva piu' Il centrodestra , composto anche da gente sotto processo , con vecchi notabii screditati ( contano sulla mancanza di memoria di quest'epoca) non ha una visione politica come quella che aveva Soru , il suo scopo era rovesciare Soru e le sue riforme Tutto cambia perchè niente cambi, il Gattopardo non è solo siciliano Ad majora

antoniop

18 feb 2009 17:41

ed ora si presenta la riedizione del Nerlusconi-Mussolini??? Questa è stat la strategia dei NULLAFACENTI di allora e dei CATTO-COMUNISTI-DIPIETRIZZATI ATTUALI. Andate a nscondervi razzisti pervicaci ed eterni,prendetevi una vacanza nella Siberia Ibernizzante

cheneso

18 feb 2009 17:12

Non ha importanza chi prenda le redini del PD, importa che cambino sistema. Questo è il momento, ed il popolo lo ha capito, delle riforme, della lotta alla crisi,della pacifica convivenza. Basta con i muro contro muro, basta con i no a prescindere, basta con le urla di Di Pietro, basta con il buonismo fuori luogo,basta,insomma,con l'odio di parte, basta con l'antiberlusconismo. Le parole finali dello stesso Veltroni, riconoscendo i propri errori, andavano proprio in questo senso. Forse non tutti i mali (della sinistra) vengono per nuocere. Questo è il momento buono per una forte sterzata (la destra ce la sta mettendo tutta) per salvare questa nostra povera Italia! Per alleggerire un po' l'atmosfera, suggerisco ai dirigenti del PD un po' di ottimismo e,fisicamente, qualche sorriso (non ho mai visto sorridere la Finocchiaro, D'Alema, Franceschini ed altri di cui ora non ricordo i nomi!).

Agostina

18 feb 2009 13:17

Messia? Nato negli anni '70? Angelucci? Giampaolo? Così il vostro amato Silvio verrà sollevato dal peso di dover fare anche l'opposizione?

pietro ancona

18 feb 2009 12:08

allergia fatale ========== Ora tutta l'area che va dal PD a tutta la sinistra è devastata.. E' come la striscia di Gaza bombardata dagli israeliani solo che la destra non può dire di averne il merito. La causa, anzi le cause, sono tutte interne al PD ed alla sinistra malati per la degenerazione patologica di quel progetto politico che si diparte dalla Bolognina e per la perdità di identità subita dai socialisti dopo il terremoto giudiziario craxiano. Il PD era diventato un partito allergico, fortemente allergico a quanto di progressista ci fosse non solo nella storia del PCI dal quale viene e della sinistra DC ma anche dello stesso Ulivo che non era contraddittorio ed eterogeneo così come è diventato il PD. L'Ulivo è stato un serio, importante tentativo di unificare il PC e la DC in un partito, in una piattaforma rivolta al miglioramento delle condizioni sociali e all'avanzamento della democrazia italiana. L'Ulivo stava con i lavoratori, appoggiò il grande sciopero per la difesa delle pensioni e gli alleati dell'Ulivo come Dini accettavano di stare in un percorso politico, in un progetto se non di sinistra almeno democratico. Il PD invece è nato dalla rincorsa a destra di due gruppi dirigenti ex Margherita ed ex DS ed è diventato nel tempo un informe clone del PDL senza esserlo nella sua base elettorale. Quando i due gruppi dirigenti hanno smesso di rincorrersi a destra hanno cominciato a rincorrere a destra il PdL: siamo al punto in cui su alcune cose le posizioni di Fini risultano più accettabili alla sensibilità democratica di quelle espresse da tanti esponenti del PD. Ieri Rutelli ed un altro gruppo di fedelissimi del Vaticano hanno votato la norma che limita la libertà personale garantita da oltre duecento anni di rivoluzioni liberali. Il testamento biologico diventa il contrario di quello che è in tutto il mondo: l'alimentazione e l'idritazione forzata cozzano con la ratio che ne fa una manifestazione di volontà da rispettare. I lavoratori italiani manifestano contro il continuo degrado delle loro condizioni materiali e delle normative che presiedono il rapporto di lavoro e tre quarti del PD fanno sapere di non condividere e coloro che vanno in piazza si guardano bene dal compromettersi con dichiarazioni troppo "radicali" di appoggio. Il PD di Veltroni ha proseguito la corsa suicida iniziata da Fassino: prima dalla parte dei lavoratori, poi in posizioni di terzietà tra capitale e lavoro ed infine dalla parte della confindustria con un pegno importante dentro la elezione di Calearo e Colaninno (cosa ben diversa degli industriali progressisti di stampo olivettiano del vecchio PCI) e l'adesione alle scellerate scelte relative all'Alitalia, al precariato, all'abolizione del contratto nazionale. Ichino, deputato del PD, sostiene apertamente l'abolizione dell'art.18. Nella terribile vicenda dei bombardamenti israeliani alla striscia di Gaza non solo si sono abbandonati i palestinesi ed i pacifisti, ma si partecipa a manifestazioni di sostegno degli aggressori. Ognuno può ripercorrere per conto suo le scelte compiute in questi anni dalla Margherita e dai DS prima e poi dal PD: una corsa affannosa e sempre più accelerata verso l'asocialità della destra italiana e verso un neoconfessionalismo che desta perplessità e a volte anche rabbia negli stessi ambienti cattolici progressisti. Il PD ha inseguito la destra sul piano più repellente della xenofobia e lo ha fatto con ordinanze dei suoi sindaci odiose ed apertamente ostili verso i poveri. Il Sindaco di Padova si è spinto a rimuovere le panchine ed abolire i semafori per cacciare i lavavetri. Ha assediato con un muro allucinante un quartiere costringendo alla evacuazione i suoi abitanti in gran parte immigrati. Nella sua deriva a destra fino alla xenofobia è accaduto un fatto che riguarda lo stesso Veltroni: subito dopo l'aggressione della povera signora Giovanna Reggiani ha preteso la convocazione del Consiglio dei Ministri, allora presieduto da Prodi, rivendicando con acuti strilli immediati provvedimenti restrittivi dei diritti dei migranti. Il governo si è riunito ed ha fatto quanto chiesto dall'allora Sindaco di Roma. Questo fatto ha ben impresso nell'opinione pubblica l'idea e la necessità di una politica securitaria che ora con il governo Berlusconi già raggiungendo livelli maniacali e limiti alle libertà non solo degli stranieri ma anche degli italiani. Con la decisione di rompere con la sinistra che si era dissanguata per tenere in vita il governo Prodi chiudendosi alle legittime aspettative e richieste della sua base espresse con la manifestazioni del venti ottobre 2007, il PD ha voluto stabilire un confine nettissimo con tutto ciò che in parte era stato in passato e che è ancora il sentire comune dei partiti socialisti europei. Si è voluto proporre come partito di centro moderato non rendendosi conto che in Italia il centro non esiste e che la stessa congiuntura economico-sociale spinge verso posizioni di netta radicalizzazione: o stai con la Marcegaglia o stai coi lavoratori. Non dico con i Sindacati dal momento che questi dal patto per l'Italia in poi sono coinvolti ed in parte hanno coinvolto la stessa CGIL in una politica di progressiva inesorabile riduzione dei diritti dei lavoratori. Purtroppo non esistono punti di riferimento validi dai quali ripartire per ricondurre a "normalità" la dialettica politica del Paese: un partito di destra o moderato ed un grande partito di ispirazione socialdemocratica che si contendono il potere. Le cose non stanno così e la crisi di identità dei PD risoltasi in una adesione ai principi della destra ha contagiato aree della sinistra radicale. Credo che la scissione del gruppo di Vendola, il PSI, la sinistra democratica aspirano ad allearsi con il PD senza fare tante storie sulla sua vocazione centrista o di centro-destra. Il resto della sinistra, dai comunisti italiani al Prc, ha grossi problemi nella sua nomenclatura fatta da tante persone che stanno vivendo una dolorosa "sindrome occhettiana" e sono ancora in fase di elaborazione del lutto per la perdita delle proprie posizioni di prestigio che non consente loro una analisi della realtà. Il Partito di Di Pietro ha tratto vantaggio da questo enorme casino appropriandosi di posizioni di "sinistra" che pur non gli sono congeniali, ma comunque capendo che doveva stare vicino ai lavoratori. Di Pietro si è speso nella vicenda Alitalia e questo è stato notato ed ha dato speranza a tanti. Qualcuno mi dice: e se votassimo per Di Pietro? Ma Di Pietro non può coprire il vuoto oggi ingombro dalla rovine della sinistra. Allo stato delle cose c'è una destra che ha fatto diventare sentire comune il suo odio per i poveri e per la giustizia e restano poche testimonianze di un'Italia diversa rappresentate da persone come Gad Lerner che sta conducendo una appassionata lotta contro i pregiudizi razziali, come Santoro, come Pietro Marcenaro che ha scritto una bella pagine di passione civile su Lampedusa, il Prof. Marino con la sua proposta di referendum, il gruppo del Manifesto, tutto il popolo disperso della sinistra comunista e laica. Ma come dicevo si tratta di testimonianze e ci vuole ben altro. Temo che una parte dell'elettorato del PD convertito da Treu, Letta, Rutelli e tanti altri "modernisti" alla causa della destra italiana confluirà del PDL di Berlusconi che diventerà un Partito-Regime. Pietro Ancona http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ www.spazioamico.it

san so netti

18 feb 2009 11:50

SIAMO NEL XXI secolo. Il XX secolo è finito da dieci anni e questi Capi del PD non se ne sono ancora accorti. Ad ogni batosta giù piagnistei e spiegazioni assurde e poi avanti verso altre batoste. Esaminiamo da dove vengono questi Capi : Profumano di Sacrestia o di Sezioni politiche. Tutta la loro vita si è svolta lì. Mai a fabbricare un bullone, se operai. Mai a dirigere una fabbrichetta se imprenditori. Mai a condurre una bottega se commercianti. Loro si siedono a tavoli, promuovono incontri, partecipano a forum intanto il tempo è passato, si sono incanutiti e della vita che è trascosa fuori dai loro luoghi non hanno avuto alcun sentore. Se la vita non avesse una fine naturale continuerebbero a perpetuarsi nei secoli.

Bounty

18 feb 2009 11:31

Di Walter Veltroni ricordo la formidabile iniziativa editoriale quando era direttore de L'Unità: gli album storici delle figurine Panini allegati al giornale fondato da Antonio Gramsci.

clidas

18 feb 2009 11:25

Ascolto la diretta di Veltroni e mi rendo conto che è completamente annebbiato. Non sarebbe mai riuscito a portare il cambiamento perchè è molto confuso su che cosa vuole dire cambiamento. Mi fa tenerezza.

sardanapalo

18 feb 2009 11:06

Caro amico lo avete fatto fuori e va bene, ma sarà lei e il suo editore, non l'unità a portare il PD dove Craxi portò i socialisti.

Ennio Antonini

18 feb 2009 10:42

Mi dispiace per Veltroni persona che reputo un galantuomo. Il conto dovrebbe essere mandato pure alla pregiata ditta Santoro-Travaglio, ma non succederà. Temo che ciò che non funziona sia proprio la formula politica del partito misto laici/cattolici. Il significato di "laico" è oggi diverso, sinonimo ormai di non credente. Sui temi etici ciò significa rottura in partenza e depressione costante, paura di esprimersi per non compromettere inesistenti equilibri interni. La formula forse funzionerebbe in Canadà o in Australia, ma difficilmente in Italia. Tornare ai Partiti storici italiani. Ognuno raccoglierà il suo elettorato. A dopo le intese per governare.

riberto

18 feb 2009 10:18

Egregio Dott.Polito il PD non ha mai avuto un segretario,non è mai riuscito a coordinare le proprie idee e no ha mai avuto quella freddezza che avrebbe dovuto avere in segretario di partito, si è fatto trascinare da DiPietro, e dall'antiberlusconismo, che non ha mai pagato eppure il centrosinistra lo continua a cavalcare, anche la stampa,e perdono continuamente lettori, possibile che non vi entri nella zucca?se il PD funziona bene l'IDV torna a essere un partito da tre per cento,se va bene,e i voti tornano a casa, non è necessari fare degli esami pazzeschi per sapere come vanno le cose, i cittadini sono stanchi di clandestini e cavalcare il buonismo non paga,aumentare le forze di sicurezza a cosa serve se poi i Magistrati mettono fuori i delinquenti,bisogna suggerire al Governo di processarli in Italia e fare scontare la pene nei propri paese di provenienza ma questo a livello europeo,il PD fino ad oggi è andato contro il volere del popolo,e così continua a perdere voti,non è complicato da capire eppure....Dott.Polito qualche volta legga questi scritti anche le scialuppe possono salvare le grosse imbarcazioni

gian

18 feb 2009 10:16

Inutile. La tempra istituzionale dell'Italia postbellica si è completamente disfatta per essere sostituita solo da un velinismo di respiro comunale. Chi prova a innovare, a proprie spese, nella poltica (Veltroni) e nella amministrazione pubblica (Soru), viene spazzato via e deriso. Intanto la maggioranza, peraltro sempre più ampia, plaude acritica ad un Primo Ministro il quale, se non si fosse reso immune dalla legge, ieri avrebbe ricevuto una sonora condanna per corruzione in atti giudiziari. I trinariciuti commenti che popolano i forum delle principali testate ne sono innocente prova. Non è vero che l'Italia è la repubblica delle banane, piuttosto gli italians stanno arrivando alla frutta. Un ultimo biglietto (British Airways) sola andata per tutta la famiglia e... good luck!

Pier Luigi

18 feb 2009 10:04

Siamo alle solite. Un idea tra l'altro non nuova di zecca(v. Spadolini "Partito della Democrazia")che ha potenzialità buttata alle ortiche.Spiace constatare che il gruppo dirigente del PD non è stato all'altezza del progetto.L'idea era laici e cattolici possono convivere ed ammodernare il paese.come mai alla fine si sono "scartati" i laici , la loro storia.le idee e quindi un equilibrio naturale?Ritengo che ai più appare come una vecchia logica e in quanto tale destinata a perdere. Il paese,icittadini tutti ed i lavoratori hanno necessità di avere un forza politica riformatrice al plurale. Allo stato delle cose bene ha fatto Veltroni a dimettersi. E' obbligo del PD risolvere in tempi rapidi e definitivi la situazione che hanno prodotto.E' più devastante una soluzione transitoria che avere il coraggio per una soluzione definitiva.

Piero

18 feb 2009 09:25

Quanto scommettiamo che ora cercheranno di togliere voti all'IDV, aumentando il tasso di insulti a Berlusconi, magari con un nome "nuovo" come Bersani e una spintarella da qualche "giudice"?

Aurelio Desideri

18 feb 2009 09:14

Condivido pienamente quanto esprime Polito. L'Italia ha bisogno del Partito democratico e spero quindi che con più tenacia sia portato avanti quel rinnovamento (anche generazionale) che era implicito nella nascita del "Partito nuovo". Spero che le persone che fanno e faranno un passo indietro non facciano poi come Occhetto o come Prodi. La politica la intendo come un servizio al paese e penso sia un dovere civico di ogni cittadino e resto male quando sento dire " non mi interessa". Mi domando: io ho più senso civico di loro?.

Alessandro

18 feb 2009 08:19

credo che quanto sta accadendo non è altro che lo scontare dei troppi errori del passato, errori più che politici, etici, di troppa saccenza e di una contemporanea doppia identità. Anche di un modo di far politica forse un pò vigliacco , non fiero e coerente, ma a volte stafottente. Il tutto con alleanze, già di perse difficile, rese ancora più critiche da questo sistema bipartitico, non certamente proprio del modo di intendere la politica negli italiani, invece al momento molto valido per il PDL grazie al collante politico mediatico e economico di Berlusconi. Anche l' intendre il ruolo della politica in maniera passiva, cioè dettata dagli umori della gente anzichè essere coscienza e capacità di sintesi dei bisogni è stato certamente un handicapp rispetto al centro destra. Il tutto, come ho detto all' inizio, è nato nel tempo, perchè come si sa i tempi della politica sono lunghi.

ENRICO

18 feb 2009 08:15

Non credo che Veltroni abbia fatto bene a dimettersi, e credo che l'elettore democratico non abbia apprezzato più che la direzione di Veltroni lo stillicidio continuo di dichiarazioni e "suggerimenti" da parte di più esponenti del PD.Anche ieri dopo la notizia delle dimissioni tutti chiedevano a Veltroni di restare ma facendo cambiamenti oppure con maggior collegialità o con sferzate etc etc.Tutto questo detto da gente capace di perdere il comune di Roma (RUTELLI..) o da gente che pensa di imbarcare ancora quei partiti che dicono che tutto quello che dice confindustria è sbagliato senza avere una visione ampia dei bisogni del paese (DALEMA ).Le correnti avevano già delegittimato Veltroni da un pezzo ora vediamo cosa combinano.UN NUOVO ELETTORE PERSO PER LE SOLITE BEGHE INTERNE.LA LEZIONE DEL GOV.PRODI E DELL' "UNIONE" NON E' PURTROPPO BASTATA.......

silvia del guercio

18 feb 2009 06:44

NO AL BIPARTITISMO. DEMOCRAZIA!

Aldo

18 feb 2009 01:48

Ho letto qualche quotidiano rosso e vi giuro sono felice. Sono felice perche' sono di destra e godo nel vedere quanto rozzi siano i boss dei partiti anti berlusconiani. Continuano nelle loro crociate sessantottine quando e' cosi' semplice capire che se vogliono governare l'Italia devi fare i conti anche con il 60% di popolo Italiano che e'schifato dal 68. E sono felice! Si perche' vedere queste persone di cui non provo rispetto, autodistruggersi e' una delle poche cose divertenti e sane in questo periodaccio di crisi nera. La maggioranza della gente e'stufa di voi e la maggioranza della gente stufa di voi non e'fascista o estremista cari bananoni. Grande giornata e grande Sardegna che ha cacciato a pedate mister tiscali/l'unita' (oddio..).

Maria Stella

17 feb 2009 23:52

Veltroni e Soru sconfitti insieme. Entrambi hanno tentato di innovare. L'uno semplificando il quadro politico storico di questa nostra giovane Repubblica. Ha tentato di chiudere con le fazioni, le rendite di posizione, i ricatti, gli equilibrismi artificiosi. Non gratis: ha perso pezzi, elezioni, supporto interno. Ha tentato di guardare avanti e lo hanno fatto secco. L'altro ha gestito una Amministrazione raddrizzando la schiena ai potentissimi dirigenti della Regione, chiudendo la riserva aurea dei sindacati (formazione professionale), sbattendo in faccia la porta alla lobby del mattone (unica lobby influente dell'isola). Non gratis: uno ad uno i consiglieri hanno ceduto alle pressioni individuali cercando di incanalarlo verso più miti consigli e lui, contro i propri interessi, ha mandato tutti a casa e restituito la parola al popolo in condizione di oggettivo e prevedibilissimo svantaggio. Ha tentato di guardare avanti e lo hanno fatto secco. Ora ad occuparsi del futuro dei nostri figli restano i Di Pietro, i Berlusconi, gli Alfano, i Maroni e le Carfagne. Sono preoccupatissima. Su questo forum, viceversa, gioiranno in molti. Spero abbiano ragione.

Moreno Lupi

17 feb 2009 23:27

Caro Direttore. Non emetto giudizi sulle dimissioni di Veltroni. Il fatto riguarda solo lui, comprendo la sua grande amarezza. Non deve dire peò che l'ha fatto per salvare il PD e il suo progetto. Le sue dimissioni hanno, di fatto, consegnato il PD a tutti coloro, che erano, e sono tenacemente contrari, proprio alla linea del Lingotto. Ora assisteremo ad una lotta spietata per cambiare questa linea, che era strategica e innovativa, ma di cui nessuno, parlo della nomenclatura, era disposto a pagarne il necessario prezzo. Per aspera ad astra. L'errore politico è stato scegliere e poi accettare supinamente Di Pietro nel suoi vaneggiamenti di unico oppositore a Berlusconi. Solo una secca sconfitta alle Europee potrebbe rilanciare Veltroni e il suo progetto. Cordiali saluti. Moreno Lupi

bacciov

17 feb 2009 23:05

Povero Veltroni. Tutti addosso, da sempre. Comunque se non ci leviamo di torni le alleanze con i radicali e in maniera decisa quella con l' IDV, il PD non decolla ma resterà sempre dilaniato dalle sue lotte interne

il livornese

17 feb 2009 22:57

Sarà eletto segretario Bersani ? I più dicono di si. Ma chi comanderà veramente ? I più dicono D'alema

ferny

17 feb 2009 22:02

Sono d'accordo: il voto in Sardegna è stato un voto politico e questo ha sancito la definitiva sconfitta politica di Walter Veltroni. Deve andare via. Ioltre a lui deve lasciare tutto il gruppo dirigente che con lui ha condiviso quest'anno o poco meno di di segreteria.

Mattias

17 feb 2009 21:46

Le dimissioni di Walter non servono a niente se la guida del PD viene ridata ad un komunista; le dimissioni di Walter non servono a nulla se non viene data la possibilità di votare liberamente il gruppo dirigente a qualsiasi livello senza liste bloccate; le dimissioni di Walter non servono a nulla se non si sceglie chiaramente in europa da quale parte stare, o se si è popolari o si socilasti democatici; le dimissioni di Walter non servono a nulla se non si riaprono le porte all'area laica, socialista e liberale e non le si chiudono a doppia mandata a di pietro e grillini; le dimissioni di Walter non servono a nulla se non si favorise il ricambio dei dirigenti che sono stati Komunisti e troppo democristiani; le dimissioni di Walter non servono a nulla se non si promuove una legge elettorale preferibilmente proporzionale con le preferenze ed uno sbarramento del 3% le dimissioni di Walter non servono a nulla se l'unica linea politica unificante è la critica a berlusconi specie nei casi dove si è mostrato eguale o inesistente inerzia nei momenti in cui si è governato; le dimissioni di Walter non servono a nulla se si continua a nominare i figli di pap o dell'apparato senza guardare ai giovani migliori emergenti anche nelle amministrazioni locali o nella cosiddetta società civile; le dimissioni di Walter non servono a nulla se non la si smette di copiare male berlusconi ed i suoi metodi talvolta niente democratici - Soru docet .........................................................................................

Pier Luigi Betti

17 feb 2009 21:26

Ma sa, Polito, per uno che in piena crisi Alitalia si andava a comprare un loft a Manhattan, ed era così poco intelligente da precisare che i soldi gli venivano da quel libercolo, letto ahimé, di cui non ricordo il titolo; per uno, un pò come lei, Polito, che campa con i soldi che noi paghiamo di tasse, per dirigere un giornale che non esiste, se non per il suo stipendio; per uno così, diciamocosa vuole che sia dimettersi... andare a passare grosse esperienze in Africa?! Provi a chiederlo all'ingegnere Fiat, se tra i 50 e i 60 ci andrà. Veda, Polito, questa è in gran parte la spiegazione, Bossi direbbe la quadra, di quel che è accaduto n Sardegna e direi dal '94: non abbiamo un popolo di grandi pensatori, né di appena consapevoli elettori, ma di certo abbiamo un "popolo" di rapprentanti come lei, Polito, o cme il buon 'uolter, capisce, gente che dice "icare", e allora perché non election day ? Mi faccia sapere, se vuole, Polito