Pure Prodi sfiorò la gaffe su Carlà di Stefano Cappellini
C'è chi pensa che le gaffe estere di Silvio Berlusconi, ultima quella con Nicolas Sarkozy al vertice italo-francese di questa settimana, siano irresistibili.
C'è chi le trova disdicevoli, se non disgustose. C'è, infine, una scuola di pensiero che non si appassiona alla querelle. E ritiene piuttosto che la tendenza alla gaffe sia l'unica vera grande continuità della politica estera italiana tra l'era Berlusconi e quella di Romano Prodi. Testimonial, per quanto involontario, di questa tesi sembrerebbe Antoine Bernheim. Secondo il presidente di Generali, quando Prodi e Sarkozy si incontrarono al vertice di Nizza, nel 2007, l'allora premier italiano scambiò per ovazioni alla sua persona gli applausi che la folla tributava al neoletto inquilino dell'Eliseo.
Silvio Sircana, che di Prodi è amico e collaboratore storico, e da portavoce dell'ultimo governo del Professore ha assistito a quasi tutti i suoi incontri coi grandi della terra, compreso quello di Nizza, ha scritto una letterina al Corsera per smentire la ricostruzione: «Nessuno della delegazione italiana pensò che fossero applausi indirizzati a noi».
«Una gaffe con Sarkozy la sfiorammo davvero», racconta però Sircana al Riformista:«Incontrammo di nuovo Sarkò a fine anno, proprio in contemporanea con l'uscita della versione in francese del calendario dell'Arma dei carabinieri». L'oggetto in questione è sulla scrivania di Sircana, nel suo studio da senatore. In copertina c'è una dama di profilo, coperta di un lungo abito tricolore. È Carla Bruni. «Che all'epoca - riattacca Sircana - era appena diventata la sua fidanzata. Chiedemmo con discrezione se per lui fosse un problema. “No, no, sono informato”, ci disse. Sarkozy è una persona gioviale, informale. Al vertice di Nizza ci aveva portato in un ristorante molto andante. A un certo punto era pure entrata a suonare un’orchestrina di strada».
Si fa fatica a immaginarlo amicone di Prodi. Il loro era un rapporto tra diseguali. Uno è in agitazione continua, l'altro è il ritratto della serafica contemplazione. Ma c'era chimica. Perché il Professore ha fama di gaffeur? Romano non soggiace volentieri agli obblighi del protocollo. Quando lo irreggimenti va in sofferenza, ma sa dissimulare. Sicuramente non è uno che per una battuta si gioca un incontro diplomatico. Talvolta è vittima di distrazioni. Tra le “distrazioni” rientra qualche pisolino durante gli incontri ufficiali? Di pisolini di leader ne ho visti tanti in questi anni. Si fa una vita stancante, ci si addormenta. L'abbiocco, come si dice a Roma, è uno degli aspetti dell'essere informale di Prodi. L'altro è la sua espressività colorata. Sono passate per gaffe anche cose che non lo erano, magari dette di corsa su questioni non in agenda. Come quando disse che alla sicurezza del papa in Turchia avrebbero pensato «le sue guardie»? Ho risentito venti volte quel nastro. Chiaramente Romano voleva dire “ci sono dei servizi di sicurezza, ci penseranno loro”. La domanda gli fu fatta a New York, in un corridoio, del tutto fuori contesto. C’entrava come i cavoli a merenda. La risposta, diciamo così, era a tono. Altri incidenti che ricorda? A un incontro ufficiale con gli ungheresi il cerimoniale di palazzo Chigi, tra i mille vini bianchi che si potevano scegliere, scelse il Tocai, sul cui marchio infuriava da anni una battaglia. C'è un leader di cui Prodi fosse amico? Il rapporto con Chirac era molto forte, quasi affettuoso. Si racconta che in un vertice del 2001, mentre Prodi teneva un discorso ufficiale da presidente della Commissione, Chirac trascinò tutto l'uditorio in un dibattito sull'assenza dei formaggi dal menu della cena. Questa mi manca. Chirac era un personaggio meraviglioso, un padrone di casa fantastico, Sceglieva personalmente i vini, ma poi non beveva mai nemmeno un bicchiere. Un altro rapporto splendido di Romano è quello con la Merkel. Stessa sobrietà, stesso pragmatismo. Con Blair invece cordiale e reciproca antipatia. Forse sì. Ma con Gordon Brown c'era simpatia e affinità. Brown è un altro cui piace parlare sommessamente e approfondire. Ai loro incontri partivano discussioni di alto calibro. Berlusconi sostiene che l'amicizia conta più di qualsiasi affinità politica e accademica. Non sono un fan della diplomazia in feluca o del bon ton. Ma non si può nemmeno accettare che sia affidata a relazioni amicali. I paesi non sono aziende. Non è che se i due capi si danno gran pacche sulle spalle allora si risolve tutto. La politica estera è una faccenda un po' più complessa. Con Bush le pacche funzionavano bene. Di tutte le vantate amicizie del nostro attuale premier con i leader esteri, quella con Bush è l'unica in cui la relazione personale ha fatto premio. E Bush ha ripagato l'amicizia. Non invitando Prodi alla Casa bianca per un anno e mezzo. Dovevamo andarci a febbraio, poi Mastella decise di far saltare il viaggio... Ma il vero vulnus non è aver ritardato l'invito alla Casa bianca, è aver chiamato Berlusconi a parlare al Congresso due mesi prima delle elezioni italiane. Prodi è in buoni rapporti con alcuni leader controversi, per così dire. Due anni fa Gheddafi scelse lui per la telefonata in cui smentiva di essere in fin di vita. Sì. Prodi aiutò la Libia a uscire dall'isolamento. Gheddafi gli è riconoscente. Due anni fa Romano era l'unico leader europeo invitato alla festa panafricana, nel deserto di Sirte. Fu un vero blitz, andammo sotto la tenda a salutare Gheddafi e poi ci portò tutti a un matrimonio tra i figli di due delle più importanti tribù. Assistemmo a una corsa di cavalli indiavolata. Le strette di mano ad Ahmadinejad? Quando sei di fronte a un governo eletto, non puoi far finta che non ci sia. Prodi non è mica un suo fan, ma ne riconosce il titolo a essere interlocutore. Le telefonate con Karzai per liberare Mastrogiacomo? Quello fu un grande successo del governo. E parlare con Karzai non era semplice, perché aveva un modo molto prolisso e barocco di esprimersi, tutto da decifrare. Nel 2006 partiste per la Cina con una delegazione elefantiaca. Qualcuno ricordò la famigerata spedizione di Bettino Craxi con amici e famigli al seguito. Del tutto a sproposito. La Cina si affronta solo in quel modo. Se non porti tutta la prima linea, se non fai un po' di fiera, non ottieni nulla. Vorrei ricordare che, di recente, il premier Wen Jiabao ha voluto parlare con Prodi, soli per due ore. Ha pure cacciato gli interpreti. Di cosa hanno parlato? Della crisi economica. La Cina è padrona del debito americano. Quando temi che il tuo principale debitore sia insolvente, ti fai qualche domanda. Prodi ha anche tenuto una lezione alla scuola quadri del partito comunista cinese. Da premier disse a un quotidiano tedesco che i partiti comunisti del suo governo erano «folcloristici». Non era vero? I grandi successi della politica estera del Prof? La missione in Libano. Ma anche l'Expo 2015 a Milano. Chiunque incontrassimo, facevamo campagna per l'Expo. Una volta ci costò un quasi incidente con il premier turco Erdogan. Quando venne a Roma facemmo una cena ed Emma Bonino, ministro straordinario, ma un'altra che ogni tanto non sa cos'è la diplomazia, improvvisamente si rivolse a lui, “signor presidente, qualcuno sta pagando l'iscrizione di strani paesi al voto tra Milano e Smirne, ne sa qualcosa?”» Erdogan? Non rispose. Fece un sorriso soave. È il decennale dalla nomina di Prodi a presidente della Commissione europea. Ecco cosa scrissero in quegli anni alcuni giornali. Financial Times: «Manager incapace». Times: «Un problema per l'Europa». Libération: «Il peggiore presidente dell'Europa». Der Spiegel: «Non ha visione strategica». Io non c'ero e non mi piace parlare di cose che conosco poco. Dico solo questo. Gli inglesi li espungerei in blocco. Lì c'era un'ostilità dichiarata e un mandato a sabotare, a cominciare dal commissario inglese, Mandelson, che gliene combinò di tutti i colori. Gli altri, specie quando c'è di mezzo un italiano, hanno la tendenza a sottolineare i difetti con la matita un po' più grassa. A metà mandato Romano passò momenti difficili. Ma la parte finale fu riconosciuta da tutti come un grande successo. E il mandato africano all'Onu? Lui nei paesi africani ha una credibilità e una forza che non ha alcun altro leader europeo. C'è stima e speranza nelle personalità che lo avvicinano. Da quelle parti non ha rivali. Per questo noi amici, scherzando, lo chiamiamo il leader degli sfigati».
lunedì, 2 marzo 2009
commenti dei lettori
3 commenti presenti
luigi
02 mar 2009 13:25
La gaffe di Berlusconi su Carla Bruni è una bufala.Perchè non se ne prende atto?Perchè si continua a propalarla come se fosse vera?Chiedere un pò di onestà intellettuale è troppo?
Felice
02 mar 2009 12:36
La "gaffe" di Berlusconi con Sarkozy non e' mai esistita: e' una costruzione artificiale che genera una frase senza senso, in due lingue mischiate fra loro. La frase originale, del tutto plausibile visto l'argomento di cui si stava parlando, e cioe' le lauree minori, e' stata immediatamente chiarita.
Anche Il Riformista cade in queste trappole patetiche che sono l'unico pane quotidiano rimasto a Repubblica e l'Unita' ? Non e' la prima volta...
cheneso
02 mar 2009 12:17
Per Giove, Romano Prodi è il massimo. Solo noi italiani deficienti non l'abbiamo capito! Ma per favore!!! A proposito una delle tante gaffe, molti le chiamano battute, di Berlusconi (quella con Sarkosi sulla Bruni) bisogna cancellarla! Un più attento riascolto della registrazione rivela che il Cavaliere aveva detto:.....anch'io ho studiato alla Sorbona....!
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